Ilaria Salis, A(l)LER-ta abitazioni e il nuovo DDL sicurezza

L’attacco ai movimenti di lotta per il diritto all’abitare, le mobilitazioni in programma

Venerdì scorso 21 giugno Ilaria Salis, sulle sue pagine social nate a sostegno della sua candidatura, ha rilasciato un comunicato a proposito del suo impegno nel movimento delle lotte per la casa a Milano.

L’intervento di Salis va ben oltre la risposta all’incredibile e squallida campagna di alcuni quotidiani filogovernativi sulla vicenda del credito che avrebbe reclamato Aler, di fatto è un ulteriore tassello (importante perché mediaticamente efficace) della mobilitazione  dei movimenti per il diritto alla casa contro la volontà di inasprire in maniera abnorme le pene per chi occupa case sfitte contenute nell’art. 8 del DDL 1660 in esame alla Camera[i], anche con risvolti ridicoli e inquietanti, con norme che potrebbero coinvolgere anche chi si trovasse semplicemente sotto sfratto, come segnala la stessa Unione Inquilini[ii].

La mobilitazioni è ovviamente contro l’intero assetto del “Decreto Sicurezza di Piantedosi” come previsto dal Disegno di Legge 1660/D, finalizzato a inasprire la repressione dei movimenti antagonisti e dissidenti in tutti i campi del sociale, dai migranti alle carceri, dai movimenti in difesa dei territori dalle speculazioni e dalle devastazioni. I movimenti per il diritto all’abitare chiedono anche la cancellazione dell’articolo 5 del decreto-legge n. 47/2014, il cosiddetto Piano casa Renzi-Lupi. vita.it/un-articolo-di-legge-da-cancellare

Andrea Pagliaruolo (dal post di I. Salis)

Riportiamo il post di Ilaria Salis; alcuni link e notizie sulle mobilitazioni previste nei prossimi giorni, a cominciare da quelle per lunedì 24 giugno a Roma, e sui lavori della Commissione giustizia della camera sul nuovo decreto sicurezza[iii].  Infine alcuni materiali storici sui movimenti di lotta per la casa.

il post/comunicato di Ilaria Salis

Sì, lo confesso! 

Sono stata una militante del movimento di lotta per la casa che negli anni ha dato battaglia sul tema del diritto all’abitare, a Milano e in tutta Italia.

Se qualcuno pensava di fare chissà quale scoop scavando nel mio passato, è solo perché è sideralmente lontano dalla realtà sociale di tale movimento, che si compone di decine di migliaia di abitanti delle case popolari e attivisti, i quali, per aver affermato il semplice principio di avere un tetto sulla testa, sono incappati in qualche denuncia.

Sarebbe auspicabile che l’informazione, piuttosto che gettare fango sul mio conto, si dedicasse al contesto di grave povertà e precarietà abitativa nel quale si ritrovano ampie fasce di popolazione.

Daniele Longoni, Cagliari, anni 70

Le pratiche collettive dell’occupazione di case sfitte, il blocco degli sfratti, la resistenza agli sgomberi, gli sportelli di ascolto e la lotta per la sanatoria rappresentano un’alternativa reale e immediata all’isolamento sociale e alla guerra tra poveri, strumentalizzate tanto dalle forze politiche razziste quanto dal racket.

Dare una risposta concreta al bisogno dell’abitare significa non solo trovare qui e ora una soluzione, benché precaria e provvisoria, ad una questione lasciata irrisolta dalla politica istituzionale, ma anche indicare una prospettiva politica di trasformazione delle condizioni materiali di vita nel segno della giustizia sociale.

Tano D’Amico Lotte per la casa a Roma

È con grande orgoglio, dunque, che rivendico di aver fatto parte di questo movimento e di continuare a sostenerlo!

Voglio anche fare chiarezza sulla mia situazione. 

Come è stato ampiamente sbandierato sui media di destra, Aler reclama un credito di 90.000 euro nei miei confronti come “indennità” per la presunta occupazione di una casa in via Giosuè Borsi a Milano, basandosi esclusivamente sul fatto che nel 2008 sono stata trovata al suo interno. Sebbene nei successivi sedici anni (!) non siano mai stati svolti ulteriori controlli per verificare la mia permanenza, né sia mai stato avviato alcun procedimento civile o penale a mio carico rispetto a quella casa, Aler contabilizza tale credito e non si fa scrupolo a renderlo pubblico tramite la stampa il giorno prima delle elezioni. 

Un gran numero di individui e famiglie, spesso prive dei mezzi necessari per reagire adeguatamente, sono tormentate da richieste infondate di questo genere. Il totale dei crediti contabilizzati da Aler ammonta infatti ad oltre 176 milioni di euro! La pratica di richiedere esose “indennità di occupazione” agli inquilini, basata su presupposti a dir poco incerti, è una strategia utilizzata sistematicamente per spaventare gli occupanti e tentare di fare cassa.

Mentre molte, troppe persone non vedono garantito il proprio diritto all’abitare e non hanno alternative dignitose se non occupare – in una della città con gli affitti più cari, ricordiamolo sempre -, l’ente che dovrebbe tutelare questo diritto sembra essere più interessato a criminalizzare il movimento di lotta per la casa e gli inquilini piuttosto che a trovare soluzioni concrete.

Nei prossimi giorni condividerò alcuni dati e spunti di riflessione sulla questione abitativa a Milano e in Italia.

Ringrazio Libero & co. per avermi servito questo assist per riportare l’attenzione mediatica su un tema che mi sta molto a cuore, perché così cruciale per le classi popolari e i giovani.

MAI PIÙ GENTE SENZA CASA, MAI PIÙ CASE SENZA GENTE![iv]

https://ilmanifesto.it/salis-alla-destra-lo-confesso-ho-occupato

le mobilitazioni in programma

CONTRO IL NUOVO DISEGNO DI LEGGE SICUREZZA CHE CRIMINALIZZA LE LOTTE SOCIALI

fermiamoli ora-mobilitazione nazionale

24 giugno 2024  Appuntamenti:

ROMA H.16, PIAZZA CAPRANICA

MILANO H.15, PREFETTURA

ANCONA H 16, PIAZZA DEL PLEBISCITO 13

BOLOGNA H.18, PREFETTURA

REGGIO CALABRIA H. 17.30, PIAZZA ITALIA

fermiamoli ora-mobilitazione nazionale

USB: Fermiamoli-ora-24-giugno-mobilitazione-nazionale

unioneinquilini: sia stralciato o soppresso l’articolo 8

unione inquilini chiede l’intervento del relatore ONU

amnesty-impatto-sui-diritti-umani/

meltingpot:una nuova minaccia allo stato di diritto

ilfattoquotidiano:due iniziative nazionali

il manifesto: La destra produce mostri, fino a sette anni per chi lotta per il diritto all’abitare

CNCA: nasce il social forum dell’abitare

da Altraeconomia: resta-senza-casa-anche-chi-ha-un-reddito-stabile/

milano-il-movimento-per-la-casa-si-organizza-e-scende-in-piazza/

 

Il link (sul sito Inventati.org ) al pdf di un classico Feltrinelli del 1974: Le lotte per la casa in Italia, a cura di Andreina Daolio  https://www.inventati.org/apm/archivio/P6/14/P614_022.pdf

In Bottega, di recente:

piantedosi-e-la-criminalizzazione-della-lotta-per-la-casa/

le-parole-del-pnrr-e-il-diritto-alla-casa/

Note

[i]

Articolo 8: Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, per il contrasto dell’occupazione arbitraria di immobili destinati a domicilio altrui” Di fatto Inasprimento delle pene, da 2 a 7 anni,  per le occupazioni abitative ma anche per chi resiste allo sfratto e chi partecipa ai picchetti.

 [ii] https://www.unioneinquilini.it/2024/05/29/contro-il-decreto-sicurezza-che-promette-la-galera-al-posto-delle-case-popolari/

[iii] https://www.antigone.it/news/3543-ddl-sicurezza-antigone-e-asgi-una-minaccia-per-il-nostro-stato-di-diritto

[iv] https://www.instagram.com/ila_salis/          https://www.facebook.com/profile.php?id=61559837297779

 

 

 

Benigno Moi on Email
Benigno Moi

Un commento

  • Parliamo di case popolari, occupazioni, questione abitativa. di Ilaria Salis
    Come promesso, veniamo alla situazione milanese e lasciamo parlare subito alcuni dati, che sono di per sé sufficientemente eloquenti.
    A Milano le case popolari sfitte sono più di 12mila, di cui oltre 5mila appartengono a ERP (gestite da MM) e più di 7mila ad ALER – in tutta la Città Metropolitana arrivano a quota 15mila.
    Gli alloggi non allocati di ERP rappresentano il 19,5% delle circa 27mila case popolari gestite dall’ente comunale, mentre quelli di ALER il 21,7% delle 32.022 in capo all’ente regionale (dati Confedilizia, sett. 2023).
    Dunque, un quinto (!) delle case popolari non è assegnato.
    Eppure non sono affatto poche le persone che hanno bisogno di una casa popolare, in Italia ci sono quasi un milione di persone che non riescono a pagare l’affitto. Per quanto riguarda Milano, dalla somma delle graduatorie di ALER e ERP risulta che a fine 2023 erano in lista d’attesa oltre 10mila famiglie (Sole 24 ore, giugno 2024).
    Di queste, sono in tante ad attendere a lungo – spesso invano – l’assegnazione, che potrebbe non arrivare mai pur soddisfacendo tutti i requisiti. Nell’ultimo triennio, di fronte a 5.894 assegnazioni di alloggi permanenti previste dalle due aziende, le abitazioni effettivamente assegnate sono state meno della metà, ovvero 2.818. (dati SICET, aprile 2024)
    Davvero è tutta colpa degli occupanti?
    Innanzitutto, si sappia che le case occupate – circa tremila (dati Confedilizia, sett. 2023)​​​​​​​ – rappresentano solo una piccola parte delle case sfitte, un numero di gran lunga inferiore a quello di abitazioni lasciate vuote. L’abbandono è letteralmente ovunque. Tutti abbiamo gli occhi per vedere, ma non tutti hanno l’onestà intellettuale di ammettere questa verità, triste e scomoda per chi è incaricato di gestire l’edilizia pubblica.
    Quando viene occupata una casa non assegnata, che generalmente si trova in condizioni fatiscenti ed è abbandonata da anni, l’accusa di sottrarre il posto ad una persona in lista d’attesa semplicemente non regge. Chi entra in una casa disabitata prende senza togliere a nessuno, se non al degrado, al racket o ai palazzinari. Affermare il contrario, è bassa retorica politica volta a mettere gli uni contro gli altri, affinché nulla cambi.
    Qualsiasi abitante di un quartiere popolare di Milano sa benissimo che a seguito di uno sgombero non avviene mai una riassegnazione. Le case vengono chiuse, murate e lamierate, alle volte sono anche distrutte dagli addetti agli sgomberi. Di regola, fanno il deserto e lo chiamano legalità.
    Dunque, incolpare gli occupanti per il dissesto dell’edilizia popolare pubblica sottolinea o la malafede di chi ben conosce il vuoto pneumatico delle politiche sull’abitare, l’incompetenza degli enti gestori e la speculazione sul mattone, o l’ignoranza abissale di chi non ha mai messo i piedi fuori dalla circonvallazione.
    Delle due, francamente non so quale sia peggio.
    Vivere in una casa occupata non è una svolta, non è qualcosa da “furbetti”.
    E’ logorante. Ti fa vivere quotidianamente nella paura che ti vengano a svegliare e ti buttino fuori di casa, o di ritrovare tutte le tue cose sul marciapiede al ritorno dal lavoro, sempre che le ritrovi. Occupare vuol dire entrare in una casa abbandonata, murata, coi sanitari rotti e i buchi nelle pareti, lasciata al degrado anziché essere assegnata. Essere occupante vuol dire abitare questo spazio precario e faticosamente trasformarlo in un luogo che si possa chiamare casa, cercando di sistemarlo coi pochi mezzi a disposizione che si hanno.
    Con l’introduzione dell’ art.5 del decreto Lupi (2014), un occupante non può più avere né l’allaccio alle utenze (acqua, luce, gas), né la residenza e i diritti ad essa legati – ad es. il medico di base, l’accesso a un nido pubblico vicino a casa per i bimbi, l’iscrizione ai centri per l’impiego. Inoltre, alle persone non italiane viene così impedito di maturare i requisiti per ottenere la cittadinanza e anche il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno è ostacolato.
    Essere occupante è uno stigma sociale, vuol dire essere trattati come criminali per aver cercato di vivere in modo dignitoso. Mettetevelo in testa, nessun occupante vuole essere occupante.
    In questo contesto di strutturale emergenza abitativa, i movimenti di lotta per la casa agiscono per aiutare il prossimo, con costanza e dedizione, senza scopo di lucro, perché il valore che li anima e guida è la solidarietà.
    Aiutano individui e famiglie in stato di forte bisogno e recuperano luoghi abbandonati da anni, ristrutturandoli e rivalorizzandoli.
    Promuovono la diffusione di una cultura della partecipazione, del rispetto e del mutuo aiuto.
    Sono in prima linea a scontrarsi con il racket che specula sulla povertà, così come a prendersi le denunce quando si tratta di difendersi dalla violenza degli sgomberi.
    Non mi stancherò mai di dirlo: tali movimenti rappresentano un baluardo di resistenza contro la barbarie della nostra società, ed è da qui che dobbiamo ripartire.
    “Però occupare è illegale…”
    Il concetto di legalità, nella sua versione più rozza e strumentale, diventa spesso il buco nero dove collassano i discorsi pubblici sulle grandi questioni sociali che riguardano le classi popolari e i giovani, come l’emergenza casa. D’altro canto, si sente parlare molto poco di legittimità.
    La legittimità riguarda la giustificazione etica, morale e politica dell’azione. Come ci insegna la Storia, non sempre le azioni legittime sono necessariamente anche legali in quel dato momento – ma in una società sana possono diventarlo successivamente. Spesso, infatti, sono proprio azioni oltre la Legge a spingere la Legge stessa a mutare, a modificarsi in meglio, prendendo in considerazione le istanze di bisogno e desiderio che vengono poste dai gruppi subalterni.
    Il movimento di lotta per la casa ha sempre agito con la forza della legittimità data dal semplice principio che tutte e tutti dobbiamo avere un tetto sulla testa.
    Questo è il nocciolo della questione, l’argomento su cui tutti siamo chiamati ad esprimerci e a decidere cosa vogliamo collettivamente.
    Vi piaccia o meno, c’è chi continuerà a lottare in nome di tale principio, richiamandosi alle lotte del passato ed entrando in contatto con quelle del futuro.

    Ilaria Salis, post sulle sue pagine Instagram e FB del 23.06.24 https://www.instagram.com/ila_salis/
    https://www.facebook.com/profile.php?id=61559837297779

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