Iran: l’esecuzione segreta di Hedayat Abdollahpour

Con un dossier sulle uccisoni «legali» nel mondo. A seguire la presentazione e il sommario del nuovo «Foglio di collegamento» del Comitato Paul Rougeau

 

L’ONU SULL’ESECUZIONE SEGRETA DI HEDAYAT ABDOLLAHPOUR IN IRAN

L’ONU ha condannato duramente l’Iran per la fucilazione del dissidente curdo Hedayat Abdollahpour, avvenuta in segreto il 10 giugno scorso. Il certificato di morte di Abdollahpour, reso disponibile il 24 giugno, riporta come causa del decesso una “collisione con oggetti duri o taglienti”.

Il 3 luglio quattordici esperti dell’ONU per i Diritti Umani hanno rilasciato una dichiarazione esprimendo indignazione riguardo all’esecuzione segreta in Iran di Hedayat Abdollahpour – nella foto – un oppositore membro della minoranza curda (*). L’esecuzione è avvenuta in una base militare a Oshnavieh, nella provincia dell’Azerbaigian occidentale.

“Condanniamo l’esecuzione di Hedayat Abdollahpour con la massima fermezza”, hanno dichiarato gli esperti. “Qualsiasi condanna a morte eseguita in violazione degli obblighi di uno stato in base al Diritto Internazionale equivale a un’esecuzione arbitraria ed è quindi illegale. Il fatto che l’esecuzione sia avvenuta in segreto dopo una scomparsa forzata è un’ulteriore aggravante”.

Abdollahpour è stato condannato a morte nel 2017 – in un processo definito da Amnesty gravemente ingiusto – per aver “preso le armi contro lo Stato” durante uno scontro armato tra il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) e membri del Partito democratico del Kurdistan iraniano (DPIK), un partito fuori legge, il 14 giugno 2016. Abdollahpour è stato condannato nonostante la sua confessione sia stata estorta con la tortura ed egli si sia rifiutato di dichiararsi membro del DPIK.

Dopo la condanna la Corte suprema iraniana ha ordinato un nuovo processo per carenza di prove, sulla base del fatto che Abdollahpour non era in possesso di armi né si trovava nella zona al momento dello scontro, ma è stato nuovamente condannato a morte il 18 gennaio 2018.

Il 9 maggio 2020 Hedayat Abdollahpour sarebbe stato trasferito dalla sua cella in un luogo segreto. Il 10 giugno, nonostante le assicurazioni fornite da altre autorità sul fatto che egli fosse ancora vivo, il Centro per l’Esecuzione delle Sentenze ha informato che Abdollahpour era stato giustiziato. Il certificato di morte, reso disponibile il 24 giugno, riporta la causa del decesso come “collisione con oggetti duri o taglienti”.

Gli esperti hanno affermato che le preoccupazioni da loro presentate alle autorità iraniane il 15 maggio e il 17 giugno in merito alla scomparsa di Abdollahpour e alla sua esecuzione segreta sono sempre rimaste senza risposta. Le autorità non hanno fornito informazioni ufficiali sull’esecuzione e il luogo di sepoltura di Abdollahpour non è stato reso noto.

“Ci rammarichiamo di constatare ancora una volta che non sono stati rispettati nemmeno i requisiti della legge nazionale, ed evidenziamo l’estremo dolore e l’angoscia che il non sapere il destino del loro parente infligge alla famiglia”, hanno dichiarato gli esperti. “Chiediamo alle autorità di restituire il corpo alla famiglia e di fornire informazioni ufficiali sull’esecuzione”.

Gli esperti hanno espresso la loro preoccupazione per il fatto che l’esecuzione sarebbe avvenuta a seguito delle pressioni dell’IRGC (Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran) e per il fatto che autorità giudiziarie e un rappresentante dell’unità di intelligence dell’IRGC erano presenti all’esecuzione.

“L’esecuzione del signor Abdollahpour fa purtroppo parte di un sistema più ampio di arresti, sparizioni forzate ed esecuzioni segrete di prigionieri politici, in particolare di membri di gruppi etnici minoritari. Chiediamo alle autorità iraniane di porre fine al ciclo di risposta al dissenso con la violenza”, hanno dichiarato gli esperti.

#00000a;">(*) Vedi: https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=26036

 

UCCISIONI “LEGALI” NEL MONDO (**)

Nel mondo un certo numero di Paesi ha ancora il potere di imporre la pena di morte come punizione per i crimini ritenuti più gravi. Vediamo quali sono tali Paesi e diamo uno sguardo a ciò che avviene in essi.

Quali Paesi hanno la pena di morte?

Nel 2020, 53 Paesi hanno ancora la pena di morte e la infliggono utilizzando una varietà di metodi tra cui l’impiccagione, la fucilazione, l’iniezione letale, l’elettrocuzione e la decapitazione.

I Paesi che hanno ancora la pena di morte sono: Afghanistan, Antigua e Barbuda, Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados. Bielorussia, Belize, Botswana, Ciad, Cina, Comore, Cuba, Repubblica democratica del Congo, Dominica, Egitto, Guinea Equatoriale, Etiopia, Guyana, India, Indonesia, Iran, Iraq, Giappone, Giamaica, Giordania, Kuwait, Lesotho, Libia, Malaisia, Nigeria, Corea del Nord, Oman, Pakistan, Territori Palestinesi, Arabia Saudita, Singapore, Somalia, Sud Sudan, San Kitts e Nevis, Santa Lucia, San Vincent e Grenadine, Sudan, Siria, Taiwan, Tailandia, Trinidad e Tobago, Uganda, Stati Arabi Uniti, Stati Uniti d’America, Vietnam, Yemen, Zimbabwe.

La pena capitale è legale in Pakistan che, in quanto Paese islamico, deve seguire in primo luogo le leggi penali islamiche.

Il codice penale pakistano elenca 27 diversi reati punibili con la morte. Tra di essi la blasfemia, lo stupro, i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, l’aggressione alla virtù delle donne e il traffico di droga. Dopo vari emendamenti apportati dai governi pakistani, il Codice Penale Pakistano è ora un misto di legge islamica e inglese. L’impiccagione è l’unico metodo di esecuzione previsto.

Passiamo agli Stati Uniti d’America in cui nel 2019 sono state giustiziate 22 persone in 7 Stati.

Il metodo utilizzato per uccidere è stato principalmente l’iniezione letale, ma in 2 casi si è usata l’elettrocuzione.

La Malesia nell’ottobre del 2018 ha annunciato l’abolizione della pena di morte, il che significa che più di 1.200 persone attualmente nel braccio della morte dovrebbero essere salvate.

In Bielorussia, l’unico Paese europeo a non aver abolito la pena capitale, 2 persone sono state messe a morte nel 2017, e più di 200 dal 1991 (anno dell’indipendenza dalla Russia).

Quante persone sono state giustiziate nel 2019 ?

Amnesty International ha registrato almeno 657 esecuzioni in 20 Paesi nel 2019, con un calo del 5% rispetto al 2018 (almeno 690). N. B. questi dati non comprendono le numerosissime esecuzioni avvenute in Cina sulle quali il governo cinese mantiene il segreto di stato.

Si tratta del numero più basso di esecuzioni che Amnesty International abbia registrato in un decennio.

Nel 2019 ci sono state almeno 2.307 condanne a morte in 56 Paesi, rispetto al totale di 2.531 condanne segnalate in 54 Paesi nel 2018.

Almeno 26.604 persone risultavano sotto sentenza di morte nel mondo alla fine del 2019.

Quasi il 90% delle esecuzioni note è avvenuto in soli 4 Paesi: Iran, Iraq, Pakistan e Arabia Saudita. In più vi sono le esecuzioni in Cina e in Corea del Nord, paesi nei quali sulla pena di morte è imposto il segreto di Stato.

L’Iraq ha più che triplicato le esecuzioni continuando a combattere contro l’ISIS, mentre l’Egitto e il Bangladesh hanno più che raddoppiato il numero delle persone messe a morte.

Il numero di esecuzioni portate a termine negli Stati Uniti è stato il più basso da 25 anni a questa parte. Per la prima volta dal 2006, gli Stati Uniti non sono rientrati nella rosa dei 5 paesi che hanno fatto più esecuzioni. Ciò è dovuto alla crescente pressione degli abolizionisti e anche, in parte, alle difficoltà degli stati di procurarsi per vie legali i farmaci adoperati nelle esecuzioni.

Quali Stati USA hanno ancora la pena di morte?

Ci sono ancora 28 stati USA che hanno la pena di morte: Alabama, Arizona , Arkansas, California, Florida, Georgia, Idaho, Indiana, Kansas, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, Carolina del Nord, Ohio, Oklahoma, Oregon, Pennsylvania, Carolina del Sud, Sud Dakota, Tennessee, Texas, Utah, Virginia, Wyoming. In tre di tali stati – Pennsylvania, California e Oregon – vige attualmente una moratoria delle esecuzioni imposta dai governatori.

Il Colorado ha abolito la pena di morte nel marzo 2020, dopo il New Hampshire che l’ha abolita nel 2019 e lo Stato di Washington che l’ha abolita nel 2018.

Al 1° gennaio 2020, secondo le ultime statistiche, negli Stati Uniti c’erano 2.620 detenuti nel braccio della morte, con una media di 15 anni di attesa dell’esecuzione.

(**) Riportiamo, in una nostra traduzione e in un nostro adattamento, un articolo pubblicato il 13 luglio dal giornale irlandese The Irish Sun

PRESENTAZIONE DEL NUOVO «FOGLIO DI COLLEGAMENTO»

Una parte rilevante di questo numero è dedicata alla ripresa delle esecuzioni in ambito federale negli Stati Uniti d’America: dopo 17 anni di moratoria sono ricominciare a pieno ritmo le iniezioni letali nel carcere federale di Terre Haute nell’Indiana.

Il Texas, lo stato USA che compie più esecuzioni capitali, ha ricominciato ad uccidere dopo una pausa di 5 mesi imposta dall’epidemia di coronavirus.

Vari articoli parlano dell’Iran: il paese degli ayatollah è uno di quelli che uccidono di più e più ingiustamente, ricorrendo alla tortura per estorcere ‘confessioni’ che diano una parvenza di legalità alle condanne a morte e alle esecuzioni.

C’è anche un articolo ‘storico’ che ricorda Gary Graham, innocente condannato a morte in Texas: sono passati vent’anni dalla grande mobilitazione cui partecipammo per tentare di scongiurare l’esecuzione del nostro amico afroamericano che si faceva chiamare con il nome africano Shaka Sankofa.

Dopo la chiusura di questo numero ci è giunta la notizia di altre due esecuzioni programmate a livello federale negli Stati Uniti: per il 24 settembre è fissata l’iniezione letale per Christopher Vialva, per il 26 settembre quella per William LeCroy.

Vi ricordo che gli articoli comparsi nei numeri precedenti del Foglio di Collegamento, ai quali rimandano le note in calce ad alcuni articoli di questo numero, si trovano nel nostro sito www.comitatopaulrougeau.org

Giuseppe Lodoli per il Comitato Paul Rougeau (13 agosto 2020)

 

FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

Numero 273 – Luglio 2020

SOMMARIO

Stati Uniti: tre esecuzioni federali nell’arco di quattro giorni

Il Texas torna ad uccidere dopo 5 mesi “giustiziando” Billy Wardlow                

L’ONU sull’esecuzione segreta di Hedayat Abdollahpour in Iran                        

Uccisioni “legali” nel mondo                                                                                         

Sono passati vent’anni dall’esecuzione di Gary Graham                                         Notiziario: California, Iran                               

 Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 31 luglio 2020

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Giuseppe Lodoli
Ex insegnante di fisica (senza educazione). Presidente del Comitato Paul Rougeau per il sostegno dei condannati a morte degli Stati Uniti.
Lavora in una scuola di Italiano per stranieri di Sabaudia (LT) (piu' che altro come bidello).

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