Istituzioni totali a Bologna: programma per la demolizione

      Prigioni, un’ambigua psichiatria e un luogo – il Cie – che è più carcere di un carcere; le osservazioni di Vito Totire (*) su un rapporto semestrale dell’Ausl di Bologna

Vitocarceri-vignettaVauro

«Tra gli arrestati si trova la signora Sonia Lerck, moglie di un professore della Università di Monaco…Alle tre di notte giunse la polizia e la portò nella prigione di Stadelheim. Gridò giorno e notte: celle e corridoi echeggiavano delle sue grida. Ai carcerieri e ai prigionieri si gelava il sangue. Il quarto giorno la trovarono morta: si era impiccata». Ernst Toller, «Una giovinezza in Germania» (Einaudi).

A partire dalle osservazioni critiche al rapporto semestrale (il secondo del 2015) dell’Ausl sulle carceri di Bologna

Dopo una pausa, riprendiamo il commento ai rapporti semestrali della Ausl sulle carceri di Bologna; è un lavoro che facciamo con regolarità dal 2004 con risultati alterni e che ha subìto una pausa anche per le difficoltà riscontrate nell’andare oltre un rapporto generico con gli organi di informazione e quindi con la opinione pubblica democratica; l’obiettivo era e resta quello di innescare “azioni di miglioramento”. Questo obiettivo occorre creare sinergie adeguate con la popolazione detenuta e con altri soggetti orientati a disimpegnarsi per il superamento delle istituzioni totali e, in sostanza, per il rispetto delle norme costituzionali che vedono nella limitazione della libertà individuale un evento assolutamente eccezionale e che comunque non deve comportare la violazione dei diritti umani .

CARCERE ADULTI (Dozza)

Le persone detenute sono 683 uomini e 55 donne; dunque 738 persone; abbiamo avuto picchi peggiori di sovraffollamento: dai dati che abbiamo in archivio il picco massimo di “ospiti” fu almeno di 1045 persone nel secondo semestre 2005; il sovraffollamento rimane tuttora e la recettività effettiva è sempre quella di prima. La capienza del carcere è infatti di 483 persone; di conseguenza permangono condizioni di sovraffollamento nonostante il calo notevole di detenuti che si è verificato negli ultimi anni.

Da alcuni semestri la Ausl ha adottato un criterio di descrizione delle presenze diverso da quello precedente; si tratta di una modalità “fotocopiata” dal Dap – cioè Dipartimento Amministrazione Penitenziaria – che rende meno evidente la condizione di sovraffollamento; infatti viene definita, assieme alla capienza ottimale, una capienza tollerata; di conseguenza in quelle che erano prima definite celle per una persona diventa “tollerabile” la presenza di due.

Dalla prima pagina del rapporto “sparisce” completamente il riferimento al rapporto fra italiani e stranieri. Sostanzialmente il rapporto semestrale è diventato meno informativo, a meno che la Ausl non ritenga che definire la presenza e la percentuale di stranieri non abbia nessun significato. Si può però escludere questo poiché, come vedremo, il riferimento a italiani/stranieri nel minorile viene conservato. A ogni modo il dato deve essere riportato: la presenza di stranieri pone esigenze diverse, a esempio la problematica dei luoghi di culto, tema su cui è intervenuta la garante regionale guadagnandosi i soliti insulti dai soliti esponenti politici. Nella pagina successiva a quella intitolata «requisiti strutturali» per esempio la Ausl alla domanda «esistono sale per il culto religioso» risponde «Sì». Come interpretare questa risposta? La domanda è formulata usando il plurale. A noi però risulta che ci sia solo uno spazio per il culto cattolico; come la mettiamo? Dobbiamo pensare a una risposta frettolosa e superficiale da parte della Ausl o ci sono “sale” per il culto religioso? E se sì quali?

Un altro dato che manca è quello della superficie della cella; desumiamo dai vecchi rapporti che la cella standard, progettata per una persona, è di 10 metri quadri più due per il bagno. Non citare più questo dato può avere solo il senso di assecondare la operazione di maquillage operata dal Dap nel momento in cui il ministero di Grazia e Giustizia doveva rispondere alla procedura di infrazione del Consiglio d’Europa. Per far quadrare il cerchio il Dap ha inventato una capienza regolamentare e una capienza tollerabile ed ecco che la “vecchia” ricettività per 490 persone circa va bene anche per 912!

Poiché alla prima occasione di questo operazione i detenuti sono 703 ecco che STANNO MOLTO LARGHI!!! Non si capisce tuttavia per quale motivo la Ausl continui a parlare di sovraffollamento?!

Il rapporto continua con la compilazione burocratica delle risposte alle domande del questionario standard. Alla domanda sulla presenza del refettorio la risposta, come sempre, è «NO». Nella pagina precedente si conferma che è consentito l’uso dei fornelli autoalimentati: è ben noto che questi fornelli, in alcune circostanze, sono stati usati per azioni autolesioniste. Ma la “concessione” dei fornelli non è correlata alla rinuncia da parte dell’istituzione a una strategia custodialistica; in un clima sereno , senza rischi di autolesionismo, non v’è motivo di non consentire il possesso di fornelli. Tuttavia in questo caso la “concessione” ha un altro significato ed è l’escamotage per tentare di far quadrare il cerchio della assenza di una gestione igienica della somministrazione del cibo nel carcere.

I detenuti possono contare su 5-6-ore d’aria al giorno. Le “ore d’aria” sono spesso considerato un fattore da considerare in relazione allo spazio fisico. Vale a dire: più sono le ore d’aria e più si può tollerare condizioni di maggiore ristrettezza di spazi; la “accettabilità” di soli 9 mq. per persona è associata a una fascia temporale di ore d’aria ben più ampia delle 5/6 fotografate dal rapporto Ausl.

Operano nella struttura 11 medici; una 24/24 ore; gli infermieri sono 21, oggi sono tutti dipendenti della Ausl. Per quel che riguarda gli infermieri c’è stata una evoluzione. Il cambiamento, da noi più volte auspicato e sollecitato, è positivo. Lo status di dipendente Ausl pone il lavoratore in una condizione di minore precarietà. Occorrerebbe valutare più compiutamente la situazione in particolare in relazione al monte ore complessivo, ai carichi di lavoro, alla sicurezza per la salute psicofisica in quanto, in passato, si sono verificate lacune e ritardi. Per esempio a una certa data gli infermieri sono stati 12 Ausl e 13 della cooperativa, il che fa 25 (primo rapporto semestrale 2014); identici erano numero e ripartizione degli infermieri alla data del secondo rapporto 2014; nel primo semestrale 2015 erano 11 Ausl e 12 della cooperativa il che fa 23. A ogni modo la condizione attuale (cioè al secondo rapporto semestrale 2015) è una novità assoluta e va nel senso che noi abbiamo sollecitato. Occorre stabilire o meglio ristabilire contati con questi lavoratori al fine di definire azioni di miglioramento per la sicurezza e la salute psicofisica. Si potrebbe a esempio discutere assieme a loro i contenuti del documento di valutazione del rischio per valutarne la fondatezza e la congruità.

Esiste un reparto infermeria: esiste … ma è spesso non chiaro se funzioni da infermeria effettiva o da “normale” area di reclusione.

Esistono locali adibiti a polo di accoglienza. Esistono… ma le modalità di gestione della accoglienza sono tutte da discutere e approfondire anche alla luce degli ultimi due decessi verificatisi nella Dozza nel corso del 2016. In sostanza il problema non è solo di locali ma di gestione complessiva: in primis monitoraggio e prevenzione del rischio suicidario e autolesionistico, monitoraggio delle condizioni di disagio e di disorientamento del “nuovo giunto”.

Effettivamente i suicidi nelle carceri italiane sono diminuiti (secondo alcune fonti da 60-70 a 30-40 all’anno ) ma non si è certamente fatto abbastanza in quanto ovviamente anche un singolo episodio è una irreparabile sconfitta per un progetto che sia di effettiva risocializzazione, secondo gli obiettivi della Costituzione repubblicana. L’idea che certi comportamenti non siano prevedibili (tesi che qualcuno ha di recente ritentato di accreditare) non è fondata. Nel caso degli ultimi due decessi: il primo aveva rifiutato l’ora d’aria (segno che può essere banale ma non in circostanze come quella); per il secondo esisteva, come dire, un certo “tifo” giustizialista a favore della morte dell’aggressore incarcerato.

Esistono celle di isolamento per malati infettivi. Esistono ma … occorre verificare con attività ispettive circostanziate se hanno le caratteristiche tecniche per ridurre-azzerare i rischi di contagio. Prima di entrare in carcere i detenuti vengono visitati e fanno rx torace; i tossicodipendenti vengono visitati dal Sert. L’ultimo caso di decesso pone dubbi sulla efficacia del monitoraggio delle condizioni di rischio dei “nuovi giunti”. Da un lato l’esame rx per tutti, coerente con le disposizioni regionali, non si configura certamente come “trattamento personalizzato” e comporta una esposizione indebita, per alcuni, a radiazioni jonizzanti.

I tossicodipendenti sono 194 maschi e 9 femmine; dunque 203 persone. Dobbiamo pendere atto che il numero di tossicodipendenti sta crescendo. Per dare una idea al primo rapporto semestrale 2014 risultavano 100 più 10 (789 detenuti) ; risultavano 135 e 10 nel primo rapporto 2015 (703 detenuti); 104 e 10 nel secondo rapporto 2014. Appare dunque questo trend di crescita dal 2014 ad oggi: 110, 114, 145, 203. Tornando al secondo rapporto semestrale 2015: 10 maschi sieropositivi per HIV e 3 femmine positive; 44 positivi per HCV e 4 femmine; 13 HBV positivi e nessuna femmina.

MALATTIE TRASMISSIBILI

Si sono verificati 2 casi di scabbia sospetti; nessuno nel semestre precedente; 4 casi di scabbia nel secondo semestre 2014. Poi 1 caso di tubercolosi accertata; 1 caso nel semestre precedente; 1 ancora nel secondo semestre 2014. Dunque negli ultimi tre semestri monitorati si è verificato un nuovo caso di tbc ogni sei mesi; se fosse possibile e facile il dialogo con i redattori del rapporto potremmo avere conferma che si tratti, come pare, di dati di incidenza (cioè nuovi casi) e non di prevalenza. Poi 1 caso di polmonite pneumococcica (torniamo al secondo semestre 2015). Sono state inoltrate le relative notifiche al servizio di igiene pubblica. Viene fatta la profilassi antinfluenzale (discutibile, da approfondire).

ATTIVITA’ LAVORATIVE

Lavorazioni su profilati metallici, rilegatura libri e stampa tipografica. Ma quanti sono i detenuti che lavorano? La Ausl non mostra nessun interesse sulla questione e sulla necessità di monitorare la auspicabile crescita della percentuale degli occupati.

In cucina lavorano 21 persone (tre femmine): questi lavoratori detenuti hanno un loro rls (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza)? O siamo nella “terra di nessuno” ?

VENIAMO AI COMMENTI DELLA AUSL

Deduciamo che le attività di vigilanza sono state espletate in una sola giornata, il 14 dicembre.

LA STRUTTURA SI PRESENTA NEL COMPLESSO IN CONDIZIONI IGIENICHE SUFFICIENTI!!!

Questo commento della Ausl è stupefacente. Così la Ausl abdica a qualunque ruolo di controllo ispettivo; infatti, dopo aver “fotocopiato” la versione “aggira-Bruxelles” del Dap – vedi sopra – la Ausl riesce a dire contemporaneamente due cose opposte: che le condizioni igieniche sono sufficienti e che c’è sovraffollamento.

Il sovraffollamento è infatti la prima osservazione critica nelle conclusioni. Sul sovraffollamento come fattore di rischio psicosociale e come fonte di distress e (potenziale) di aggressività, la letteratura scientifica ha prodotto osservazioni inequivocabili. Il sovraffollamento, in quanto tale, è un fattore di disagio che contrasta le finalità costituzionali della sanzione detentiva che sono quelle della risocializzazione e non della mortificazione della persona.

Gli altri punti critici (sempre secondo la Ausl – segnalati come carenze) sono i seguenti.

Nella cucina uomini: “permangono” intonaci e rivestimenti sbrecciati; pavimentazione rotta o staccata in particolare nella zona “lavaggio”. L’amministrazione penitenziaria ha dichiarato che sono stati stanziati i fondi per i suddetti interventi. E’ opportuno ora programmare i tempi di esecuzione dei lavori in quanto devono essere definite le modalità operative per fornire i pasti ai carcerati nei tempi tecnici necessari.

Evidente la presenza di problemi sia igienici che di sicurezza del lavoro.

Sbarre nei corridoi: si presentano nella quasi totalità tuttora arrugginite; l’amministrazione penitenziaria ha dichiarato che sono stati stanziati i fondi per i suddetti interventi di manutenzione.

Docce comuni: quelle al secondo e terzo piano delle sezioni giudiziarie presentano ancora muffe diffuse nei soffitti e nelle parti alte delle pareti dovute al fatto che gli aspiratori per il rinnovo dell’aria non sono funzionanti a causa delle frequenti rotture non tanto tecniche quanto intenzionali da parte dei detenuti. Pertanto visto che gli interventi effettuati fino ad ora non sono stati risolutivi per la eliminazione dell’inconveniente si propone di eseguire lavori di impermeabilizzazione per evitare assorbimento dell’umidità e la conseguente proliferazione di muffe.

Tracce di guano di piccione: riscontrate in qualche punto dei passeggi per cui sono auspicabili interventi di pulizia periodica. Il problema delle aree di svago sembra risolto in quanto i detenuti non gettano più dalla finestra residui di cibo e materiali vari. Il problema delle blatte sembra essere risolto così come quello degli insetti degli ambienti umidi (Psycodidae) presenti in grandi quantità nei corridoi di passaggio del piano terra giudiziario nella stagione estiva per cui si raccomanda che la ditta continui gli interventi di disinfezione con maggiore frequenza.

Sarebbe auspicabile il ripristino dei dissuasori meccanici antipiccione sulle superfici maggiormente esposte alla posa, allo stazionamento e alla nidificazione dei volatili che si presentano ancora numerosi.

PROPOSTE DI MIGLIORAMENTO PER IL CARCERE ADULTI

Siamo consapevoli del fatto che alcune di queste proposte necessitano di un cambiamento normativo a livello nazionale. Non vogliamo continuare a fare la “vox clamans in deserto” ma il fatto di rimanere inascoltati non ci pare inficiare la fondatezza delle proposte. Qualcuna delle questioni sollevate è stata recepita: per esempio il ruolo degli infermieri che oggi risultano tutti dipendenti Ausl; gli infermieri, a nostro avviso, in quanto dipendenti di cooperativa erano in condizione di maggiore vulnerabilità e precarietà anche occupazionale. Il cambiamento non è nostro “merito” né rivendichiamo la paternità della proposta; tant’è comunque che: nel secondo rapporto 2015 gli infermieri diventano 21 e sono tutti Ausl; come abbiamo detto trattasi di novità assoluta e positiva.

Tornando alle nostre proposte:

  1. formalizzare una dichiarazione di inagibilità igienico-edilizia della Dozza;
  2. varo di un progetto di ristrutturazione complessiva con criteri ecologici di bioedilizia con garanzie di evitamento della esposizione a fumo passivo;
  3. separazione netta fra area cibo e area servizi igienici; realizzazione di refettori di settore o raggio;
  4. abrogazione del VISAG – ovvero l‘Ufficio per la vigilanza sulla sicurezza per l’Amministrazione della giustizia presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – e passaggio delle competenze ispettive alla Ausl;
  5. definizione di un piano di incremento delle attività lavorative fino alla piena occupazione;
  6. elezione dei “rappresentanti sicurezza” dei detenuti lavoratori;
  7. elezione da parte dei detenuti del garante/i; i garanti devono affiancare la Ausl negli interventi ispettivi (sul modello della legge regionale 33/1979 Regione Emilia-Romagna sui luoghi di lavoro);
  8. specificare nei rapporti semestrali la provenienza territoriale, anche regionale, dei detenuti al fine di monitorare il rispetto del criterio di territorializzazione delle pene;
  9. varo di un progetto organico sul tema “carcere e salute” finalizzato a garantire pari speranza di salute e di vita per tutti (detenuti e non); il secondo rapporto semestrale diventi un report esaustivo sulla stato di salute della popolazione detenuta e dei lavoratori penitenziari con esplicitazione e valutazione degli effetti delle azioni di miglioramento messe in campo;
  10. miglioramento delle relazioni tra interno ed esterno; il carcere è meta di vari pellegrinaggi di personaggi famosi che lo visitano per ribadire criteri giusti ma che stridono con la realtà materiale; la Dozza è stata visitata anche dalla allora ministra Cancellieri… ; è ben evidente che nessuna delega alle istituzioni potrà dare risultati positivi; occorre costituire un comitato carcere-territorio che possa fondare su relazioni di scambio tra interno ed esterno; le proposte concrete sono diverse e alcune sono state già avviate con risultati alterni ma ancora insufficienti.

CARCERE MINORILE

I detenuti sono risultati 19, di cui 18 stranieri; la capacità ricettiva della struttura sarebbe per 44 persone. In tempi come i nostri in cui pare riaffiorare una discussione sulle tesi lombrosiane, questi dati sono un pugno in un occhio. I riscontri evidenziano ancora una volta il carcere come strumento usato contro i poveri per le solita politica del grande “internamento”.

Tuttavia l’universo carcerario minorile va studiato meglio e non aiuta a farlo la scarsità di dati e di informazioni con cui il rapporto Ausl descrive le due strutture per minori oltre il vero e proprio carcere del Pratello. Approfondiremo.

Richiamiamo due questioni: a) in tempi migliori si è ipotizzato il superamento totale delle reclusione per i minori; a Bologna fu ventilato il progetto di una struttura di accoglienza in via Lombardia (assessore alla sanità Leonardo Ancona) che non andò avanti anche per la dura opposizione dei soliti residenti “democratici” e perbenisti; b) successivamente si ventilò la chiusura del Pratello (abbiamo commentato la vicenda nelle osservazioni al primo report Ausl 2014 sulle carceri); la ipotesi prevedeva la realizzazione di una struttura – comunque sempre carceraria? – presso la ex-caserma Mazzoni; verosimilmente non se ne farà nulla.

Nel carcere minorile l’uso dei fornelli autoalimentati non è consentito; la differenza rispetto al carcere per adulti conferma che la “concessione” dei fornelli alla Dozza è una decisione opportunistica motivata dalla esigenza di tenere bassa la tensione causata della cattiva gestione del problema del vitto.

Esiste un refettorio per i detenuti.

Vi sono due persone tossicodipendenti: 1 HCV positivo / 1 caso accertato più un caso sospetto di scabbia. Vengono effettuati interventi di profilassi di malattie infettive: antinfluenzale, antitetanica, antiepatite B.

Si svolgono attività lavorative all’interno del carcere.

C’è una mensa per i detenuti (qui sì!).

IPM in via de’Marchi n. 5 (è il “vero e proprio” carcere minorile del Pratello)

19 ragazzi “ospiti”, diciotto stranieri. Installate grate alle finestre del primo piano. Il risultato: non ci son più rifiuti alimentari nel cortile. Pare essere stata adottata la stessa “procedura” attuata nel carcere della Dozza; piuttosto che tentare di giungere a una modifica dei comportamenti, si oscurano le finestre?

CENTRO DI PRIMA ACCOGLIENZA (CPA ) VIA DEL PRATELLO 38/3 PIANO TERRA

Destinato alla accoglienza per massimo 48 ore. Ricettività 4 minori; presenti 3; nessun rilievo di lacune igieniche.

COMUNITA’ MINISTERIALE PER MINORI –PRIMO PIANO VIA DEL PRATELLO 38/3

5 minori presenti; la ricettività è per 8 persone.

Numerosi rilievi: necessità di rifare la tinteggiatura, di sostituire arredi, in particolare armadi in quanto danneggiati o vetusti; mancanza della porta in uno dei bagni e box doccia rotto, necessità di ripristinare la “cipolla” di erogazione dell’acqua in tutte le docce in quanto occlusa da calcare o mancante.

Come già evidenziato altrove, le osservazioni non hanno il tono della prescrizione ma della “bonaria” raccomandazione; se al prossimo semestre le cose risulteranno non modificate…non succede nulla.

REMS – Residenza per la esecuzione della misura di sicurezza

A Bologna esiste una Rems che è localizzata in via Terracini. Ha preso sostanzialmente il posto di una preesistente struttura pubblica di accoglienza psichiatrica (Casa degli Svizzeri). Dove siano i potenziali utenti di quella struttura non è chiaro ma è probabile che siano “ospiti” nella Rtp di cui parleremo in seguito; la “casa degli svizzeri” era tuttavia gestita direttamente dalla sanità pubblica mentre le Rtp sono gestite da cooperative.

Cosa dire della REMS? Il rischio che la chiusura degli OOPPGG (cioè gli ospedali psichiatrici giudiziari) desse adito ad operazioni trasformistiche è stato denunciato da molti. Peraltro, quantomeno dal 1978, nessuno di noi comprendeva come il “manicomio” – definito nocivo per i “pazienti psichiatrici” – potesse andar bene per quei pazienti psichiatrici che sono stati imputati di reati o che sono stati dichiarati «incapaci di intendere e di volere». La assurdità logica e giuridica degli OOPPGG ciononostante è sopravvissuta fino al momento in cui, a seguito di una commissione di inchiesta parlamentare, il Palazzo è giunto a constatare quello che in verità sapevano già tutti circa le disumane condizioni di vita degli internati.

La transizione da OPG a REMS è stata caotica e disomogenea, accompagnata da resistenze, ostruzionismi, opportunismi.

Se vogliamo focalizzare la situazione su Bologna possiamo fare alcune considerazioni che ci derivano dall’aver seguito una persona sottoposta a misura di sicurezza e per questo internata prima a Castiglione delle Stiviere e poi a Bologna;

su questa vicenda altri (Telefono viola in testa) hanno fatto critiche aspre, legittime e condivisibili.

Quello che possiamo dire per Bologna è:

  1. La struttura ovviamente non è lugubre come i classici OOPPGG ottocenteschi: rimane ben nascosta agli occhi della “società civile” e in una zona abbastanza inquinata da traffico veicolare ma questo è “il meno”;
  2. La gestione non pare essere propriamente “sanitaria” in quanto l’immobile è presenziato da personale armato. D’accordo: il livello del presidio armato fa pensare più a una banca che a un carcere, ma c’è. C’è anche all’Inail si può obiettare: è vero, ma non è un caso;
  3. Quel che non può essere accettabile è comunque una impostazione comunque di tipo custodialistico che conduce la gestione della struttura più al modello carcerario che a quello residenziale; PARE ASSURDO IN CONCRETO CHE PER I RINCHIUSI VIGANO PREROGTIVE INFERIORI A QUELLE DELLE PERSONE SOTTOPOSTE A TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio)! Vige una condizione di forte deprivazione socio-sensoriale e relazionale. A proposito della persona che abbiamo seguito : a) i colloqui col coniuge erano consentiti una volta ogni due settimane; b) i colloqui senza vigilanza degli operatori erano consentiti solo allo psichiatra esterno (di fiducia) e non ad altri visitatori, familiari compresi; c) la persona ha subìto un trasferimento coatto da Castiglione delle Stiviere a Bologna a prescindere dal fatto che per il coniuge Castiglione fosse più vicino che Bologna; d) il trasferimento da Castiglione a Bologna ha comportato una notevole riduzione della possibilità di contatti per “regolamenti” diversi tra le due sedi di REMS; in verità la situazione presenta margini di ambiguità e scarsa chiarezza; la limitazione dei contatti risulta molto peggiore che non per una persona in tso; e) non è emerso con chiarezza la fonte delle limitazioni nei contatti; a parere del personale esiste un input della magistratura di sorveglianza finalizzato a consentire solo colloqui con controllo a vista; sarebbe questa, secondo gli operatori la motivazione della maggiore possibilità di colloqui a Castiglione delle Stiviere; f) abbiamo riscontrato due contraddizioni nella condotta “terapeutica”. La prima è una sorta di adesione all’idea secondo cui la “pericolosità sociale” effettivamente “esiste”; chi crede che possa effettivamente esistere la “pericolosità sociale” alla domanda standard del giudice (possiamo fare uscire questa persona?) tenderà a rispondere con l’atteggiamento della “psichiatria difensiva” (se accettasse di prendere i farmaci, la sua “pericolosità sociale” sarebbe molto ridotta); in questo modo, fortemente timorosi, giudice e psichiatra, si lasciano convincere che la persona può uscire benché, secondo un altro parere (il nostro) non v’era neanche motivo che “entrasse”. La seconda contraddizione cui accennavamo consiste nel fatto che (ancora una volta viene evocata la mancanza di personale e di risorse) ci si orientava a consigliare-proporre (o imporre?) non il farmaco più opportuno ma quello più facile da gestire (per i servizio psichiatrico). IN CONCLUSIONE: I REMS CHE ABBIAMO POTUTO VISITARE SONO “MEGLIO” DEI VECCHI OOPPGG; ci voleva poco. OCCORRE TUTTAVIA UN LAVORO ENORME PER SUPERARE VERAMENTE LA LOGICA MANICOMIALE E CUSTODIALISTICA. A questo fine bisogna mobilitare energie e risorse critiche per abolire le REMS e sostituirle con residenze gestite con i criteri della presa un carico, dell’accoglienza e della consensualità; e occorre farlo solo quando i percorsi di risocializzazione (se ce ne è davvero bisogno) non possono essere gestiti a domicilio.

Abbiamo inviato una istanza al Garante regionale dei detenuti su un problema specifico: congruità della inclusione delle REMS nel report semestrale delle Ausl; nessuna risposta, al momento.

Ospedali psichiatrici privati “accreditati”

Bologna l’abbiamo sempre considerata una città “basagliana” solo a parole; ovviamente oltre ai “basagliani parolai” esiste una folta schiera di veri manicomialisti. Come si può infatti spiegare che in questa città nel 2016 esistano almeno due “ospedali psichiatrici privati”: sono strutture che ammiccano intelligentemente alla etnopsichiatria, al contrasto delle nuove dipendenze, ecc.. Fatto è che questi ospedali psichiatrici sono anche convenzionati col pubblico. In uno di questi si pratica ancora l’ESK cioè l’eletttrochoc; è ben evidente che nessuno auspichi una mera operazione trasformista che cambi la etichetta lasciando immutate le condizioni materiali. Tuttavia in altri territori, in Italia, i posti letto “psichiatrici” convenzionati con il pubblico sono uguali a zero. Questo apre il discorso da seguire anche per Bologna e l’E-R; altrettanto occorre tenere come riferimento queste esperienze territoriali per giungere anche a Bologna alla abolizione dei ttssoo e degli aassoo.

RTP – residenze per trattamenti prolungati e CASE ALLOGGIO

Risultano essere tre per una capienza di 60 posti letto complessivi; sono strutture accreditate dalla Regione E-R ,il che non pare essere una grande garanzia. Devono essere messe sotto i riflettori al fine di monitorare la linea di confine tra volontarietà e coazione. Abbiamo una testimonianza relativa a un “ospite” di una di queste strutture, morto suicida , la cui esistenza è stata segnata di “divieti” e costrittività che fanno pensare non a un ricovero volontario ma a una condizione coatta. Non sappiamo se i familiari abbiano deciso di ricorrere alla magistratura. Abbiamo dato la nostra disponibilità a seguire le eventuali indagini come consulenza di parte. La situazione tuttavia è complessa e difficile in quanto magistrati e pm si affidano a consulenti che esprimono orientamenti, diciamo culturali e professionali, che noi non condividiamo e che hanno frequentemente portato ad archiviazioni o a sentenze di condanna alquanto legate a vecchi stereotipi.

CIE – CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE , IN CUI VIENE ESPULSO ANCHE IL “MEDICO DI FIDUCIA”

Come è noto la struttura è stata convertita a altri usi; se il problema non è più all’ordine del giorno nel territorio di Bologna tuttavia la strategia di evitamento adottata dalle istituzioni statali sui problemi sollevati, anche di costituzionalità, è una strategia che non può che essere deleteria. La Ausl, con l’avallo della Regione E-R , ha sempre evitato di includere il Cie fra le strutture da includere nel rapporto semestrale carceri; infatti la Regione ha formalmente asserito che “ il CIE non è un carcere”.

Se per le istituzioni non è carcere un luogo in cui la persona è trattenuta contro la sua volontà dobbiamo dedurre che esistono strutture che sono più carcerarie del carcere nelle quali non valgono le prerogative che le leggi e la Costituzione garantiscono ai detenuti.

Una cartina di tornasole in questi anni è stato sperimentare il diritto di scelta, per il detenuto nel Cie, di un medico di fiducia. Per due volte abbiamo tentato l’accesso al Cie-carcere di via Mattei: l’accesso stato sempre negato. Rinviati al prefetto per la “autorizzazione”, il prefetto non ha mai risposto, Né hanno risposto: Regione, ministero di Grazia e Giustizia, presidente della repubblica. Vale a dire non hanno neanche risposto: “il diritto di accesso è negato perché…”. D’altra parte questi rappresentanti istituzionali sono sempre molto impegnati in altre attività da poter dare ascolto ad istanze di questo genere.

E’ evidente tuttavia che i nodi non affrontati non si sciolgono da soli.

Dunque il Cie effettivamente non è proprio un carcere nel senso che è più carcere del carcere.

REPARTI PSICHIATRICI OSPEDALIERI PUBBLICI

La nostra proposta è che il monitoraggio delle condizioni delle persone private della libertà venga esteso alle strutture ospedaliere psichiatriche pubbliche e private. Nel pubblico solo recentissimamente si è giunti a metter al bando i mezzi di contenzione fisica. Infatti ancora nel 2013 la rivista «Fogli di informazione» (numero 27-28) pubblicava la mappa nazionale dei servizi psichiatrici “dalle porte aperte” che avevano messo al bando i mezzi di contenzione fisica. La prassi in questi reparti deve essere monitorata per valutare la effettiva volontarietà dei “trattamenti”; è nota la prassi locale del “volontario col cuccio” come lo chiamano alcuni psichiatri: «volontario col cuccio» significa estorcere alla persona il “consenso” con la minaccia di attuare il Tso in caso di rifiuto del ricovero “volontario”.

Ovviamente occorre monitorare se tra gli effetti della abolizione dei mezzi di contenzione fisica non vi sia stato un incremento della “contenzione chimica (cioè farmacologica)”.

USO MEZZI PSICHIATRICI COATTI IN STRUTTURE SANITARIE

Come è noto nel dicembre 2015 è morto un giovane uomo di 37 anni mentre era “seguito” dal pronto soccorso del sant’Orsola (**). L’attenzione si è concentrata sulla somministrazione di un farmaco che peraltro viene utilizzato in Oklahoma per le esecuzioni capitali; ovviamente c’è un problema di dosaggio, che per le condanne a morte è superiore. Sta di fatto che Michele Mignano è entrato vivo al pronto soccorso del sant’Orsola e ne è uscito morto. Buio totale sulla inchiesta della procura della repubblica; non abbiamo ricevuto alcuna risposta sulla nostra istanza di costituzione di parte civile. Probabilmente il sant’Orsola sta trattando un “risarcimento del danno”; con la speranza, da parte nostra, che sia comunque dignitoso per la persona deceduta (a differenza di quanto è successo in altre circostanze).

Nulla è dato di sapere del decesso di un giovane, minorenne, morto durante – così si presume – una manovra di contenzione in una casa di accoglienza di Casalecchio qualche hanno fa.

Sono episodi gravissimi che vanno seguiti e facciamo appello a familiari ed amici per costituire una rete per l’informazione e il monitoraggio.

CONCLUSIONI

L’obiettivo di questo dossier è fare proposte finalizzate a creare attività e sinergie che portino a ridurre lo spazio e l’invadenza delle istituzioni totali la cui cifra comportamentale principale è costituita dalla violenza e la coazione contro i poveri.

E’ realistico supporre che comportamenti inaccettabili e violenti di persone contro altre persone non siano magicamente eliminabili o sempre prevenibili. Tuttavia la frequenza, la portata, la gestione della prevenzione e della risposta sono elementi socialmente ed economicamente determinati: possono cercare di andare alla radice del problema tendendo poi alla risocializzazione oppure guardare solamente agli effetti facendo affidamento soltanto sulla repressione violenta.

Dobbiamo mettere in campo una azione collettiva tesa a ridurre i tassi di coazione e costrittività delle prassi istituzionali nella consapevolezza, da parte nostra, che – ritornando allo slogan del convegno che festeggiò la chiusura del manicomio di Trieste nel 1977 – «la libertà è terapeutica». Questa almeno è la nostra ferrea convinzione che, dal 1977, non ha mai vacillato.

Documento redatto da Vito Totire e presentato al convegno del 9.4.2016 contro “carcere e tortura” presso la casa del popolo Venti Pietre di Bologna.

(*) Vito Totire rappresenta il Centro per l’alternativa alla medicina e alla psichiatria “Francesco Lorusso” e il Circolo “Chico” Mendes di Bologna.

(**) cfr Bologna: morte in carcere

 

LA VIGNETTA, scelta dalla redazionbe della “blottega” , è di VAURO.

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