Italia sempre più armata

L’analisi di Gregorio Piccin, un appello da Bergamo e alcuni link

 

Resilienza atlantica

di Gregorio Piccin (*)

L’atlantismo va «rinforzato» ha dichiarato Draghi al vertice straordinario europeo tenutosi lo scorso 25-26 febbraio. La riconferma nella nuova compagine di governo di Lorenzo Guerini (PD) al ministero della Difesa ha rappresentato senza dubbio una garanzia in questo senso. Nel presentare il bilancio pluriennale del suo dicastero il ministro competente in “atlantismo rinforzato” ha infatti chiarito che vi sarà «continuità, una naturale prosecuzione del lavoro iniziato col precedente governo» e che «l’azione promotrice dell’Italia, verso lo sviluppo e l’acquisizione di capacità militari europee, assolutamente necessarie, deve essere interpretata quale naturale e coerente azione di rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza, a conferma dell’indissolubilità del rapporto transatlantico». No quindi alla “radicale” visione francese della così detta «autonomia strategica» europea che Macron vorrebbe sganciare progressivamente dallo stretto legame atlantico mettendo sul piatto le proprie capacità nucleari e di proiezione di forza, «meglio impiegare i fondi nella ricerca e nello sviluppo e garantire il posizionamento strategico e la competitività dell’industria nazionale, nei principali consessi operativi europei» chiarisce Guerini.

Nel pieno di una crisi socio-sanitaria epocale l’Europa, e con essa I’Italia in prima fila, preme quindi l’acceleratore sul riarmo. Lo dimostrano gli stessi budget per la Difesa dei singoli Stati membri in decisa e disinvolta crescita e i vari fondi e programmi comunitari rivolti al sostegno dell’industria militare.

Il bilancio della Difesa italiano conferma il trend: 24,6 miliardi di euro (+1,6 rispetto allo scorso anno) con una particolare attenzione alla “Funzione difesa” che comprende principalmente gli investimenti in tecnologia. Tutto ciò senza considerare i dati definitivi che dovrebbero arrivare dal Mise (sempre rivolti all’industria) e dal Mef per ciò che riguarda il sostegno alle missioni internazionali.

Le analisi di scenario che dovrebbero giustificare questo riarmo hanno per fondamenta un grottesco capovolgimento della realtà: la nostra “sicurezza” sarebbe insidiata dalla Russia, dalla Cina e da una generica «instabilità internazionale». Ma questa instabilità internazionale, questa “guerra mondiale a pezzi” è nella maggior parte dei casi il risultato diretto o indiretto dello spregiudicato e aggressivo interventismo euro atlantico. Basta un dato per spazzare via la narrazione tossica secondo la quale Europa e Stati Uniti (più una variopinta gamma di alleati impresentabili) sarebbero minacciati dall’aggressività russa e cinese. Il dato in questione ce lo fornisce uno studio pubblicato lo scorso dicembre dal Sipri di Stoccolma: il mercato mondiale di armi e sistemi d’arma nel 2019 (quindi l’ammontare delle vendite delle industrie belliche) è controllato da multinazionali occidentali per l’80,4% mentre Russia e Cina si contendono il rimanente 19,6%. I ricercatori del Sipri sostengono inoltre che «le compagnie cinesi e quella russa comprese nello studio esprimono una presenza internazionale molto limitata». Niente di paragonabile insomma con ciò che fa il blocco atlantico che coinvolge direttamente nella propria filiera industriale militare decine di Paesi in ogni continente. Chi minaccia chi?

Di certo questo dato non viene preso in considerazione da Guerini quando parla di «riqualificare il dibattito politico sulla Difesa» perché sarà invece necessaria «la riqualificazione della spesa, la certezza delle risorse finanziarie (…) in un’ottica di valorizzazione e sviluppo delle capacità tecnologiche e industriali nazionali, nonché di supporto all’export, in un trend di crescita graduale e strutturale degli investimenti».

E’ l’ennesimo assist all’industria bellica di bandiera, di cui il ministero della Difesa è diventato formalmente agente di commercio con la norma Government to Government introdotta dallo stesso ministro nei primi mesi di attività nel governo Conte bis.

Alessandro Profumo, ad di Leonardo, nel presentare lo scorso 9 marzo il bilancio 2020 della multinazionale che dirige, ringrazia implicitamente per ciò che è stato e per ciò che evidentemente sarà nonostante la crisi generalizzata: «I fondamentali di business e le prospettive di medio/lungo termine rimangono invariati (…) e Leonardo conferma la sua resilienza con una performance commerciale che si mantiene sugli stessi livelli dello scorso anno, beneficiando di ordini in ambito governativo/militare da parte dei clienti domestici».

Una resilienza “dorata” e atlantica, quella di cui parla Profumo e garantita da porte girevoli: generali dei servizi segreti posti alla presidenza dell’industria, export blindato dal ministero competente e da alleanze strategiche con i peggiori regimi, ricerca finanziata con denaro pubblico, commesse assicurate da una belligeranza permanente, ma soprattutto sigillata da un parlamento trasversalmente muto.

(*) pubblicato anche sul quotidiano «il manifesto»

PIU’ SALUTE MENO ARMI, UN APPELLO DI DONNE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO (**)

Riportiamo la lettera aperta di gruppi di donne di Bergamo (e non solo) cui aderiscono le donne e gli uomini di Medicina Democratica.

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MARIO DRAGHI in occasione della sua visita alla città di Bergamo di giovedì 18 Marzo 2021

Egregio Presidente del Consiglio,
qualche semplice parola per chiederle coerenza per il bene di tutte e tutti noi.
PIÙ SALUTE MENO ARMI.
Notiamo che il suo piano di ripartenza nazionale prevede un notevole aumento per le spese di armi e sottolineiamo che, ancora oggi, nessuno dei nostri governi ha firmato il trattato contro la proliferazione degli armamenti nucleari, come invece hanno fatto già molte altre nazioni.
… Lei sarà in visita a Bergamo, città dalla quale i camion militari hanno trasportato centinaia di bare delle vittime del virus Covid19. Ebbene, Presidente: cambi il servizio dei militari in servizio civile. Le strade, i ponti, le colline, i fiumi, le coste, le città e i loro abitanti gliene saranno immensamente grati.
Non si costruiscano più armi e non si vendano più: distruggendo Paesi interi le persone saranno sempre costrette a fuggire. E sappiamo quali trattamenti riserva ai profughi la polizia di un’EUROPA egoista e ipocrita.
Brescia e Bergamo hanno avuto un triste primato di morte e dolore durante la pandemia che ancora ci affligge. Ciononostante, le fabbriche di armamenti sono rimaste aperte perché classificate essenziali, mentre nel resto del Paese venivano chiusi i servizi per l’infanzia, scuole di ogni ordine e grado comprese le Università.
Ci domandiamo, in maniera tutt’altro che retorica, quale sia la logica sottesa a queste decisioni.
Spendiamo un’enormità di denaro pubblico per confinare in lager disumani chi fugge da conflitti causati dei nostri stessi armamenti.
Presidente, ascolti anche le nostre voci:
Apriamo le frontiere e investiamo seriamente in AMBIENTE, PREVENZIONE E SALUTE.

Bergamo, giovedì 18 marzo 2021
Donne in nero di Bergamo e di altre città italiane
Donne Per Bergamo
Nonunadimeno Bergamo
Collettivo Donne Bergamo
UDI Velia Sacchi
Centro Documentazione Rigoberta Menchù di Sondrio

(**) ripreso da www.medicinademocratica.org

 

Pochi giorni fa l’ultima vergogna… di una lunga lista

Rete disarmo: «Armi ai militari birmani, si apra … – il manifesto

NOTA DELLA “BOTTEGA”

L’import-export delle armi in Italia continua a crescere. Ma non si deve sapere. I partiti (5stelle inclusi) e i “grandi” media fanno di tutto per non vederlo o addirittura per dire che è buona cosa armarsi e/o vendere armi. Qui in “bottega” ci collochiamo invece nella piccola area che denuncia il riarmo e la diretta connessione fra l’aumento di spese militari e il calo di quelle sociali. A beneficio di chi passasse da qui per la prima volta ecco alcuni dei nostri ultimi post intorno all’infame groviglio di armi e soldi.

L’Italia addestra in segreto la polizia di Al Sisi (18 marzo)

La pandemia non ferma il mercato delle armi (17 marzo)

L’Italia con l’elmetto, l’Europa pure (12 marzo)

Ambiente: una crescente militarizzazione (11 marzo)

Raidue: la propaganda militare si fa reality (14 febbraio)

La militarizzazione della pandemia (30 gennaio)

All’Italia non piace il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (29 gennaio)

STOP RWM-FERMIAMO LA FABBRICA DI BOMBE IN SARDEGNA (1 gennaio)

 

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • Sarebbe opportuno che Gregorio Piccin ricordasse che è da D’Alema in poi che il PD è diventato il principale referente politico della lobby militare e di polizia italiana … Guerini incarna la continuità su questa strada e accentua il servilismo rispetto agliUSA perché così spera di avere un po’ più di spazio rispetto alla Francia nella corsa ad accaparrarsi le “terre rare”, l’uranio, il petrolio ecc. (tutte risorse naturali che interessano anche agli Agnelli)

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