«La città dell’orca»

db incontra il romanzo di Sam Miller, un autore che «crede nel potere sovversivo delle storie»

«La gente diceva che l’orcamante era arrivata a Qaanaaq su un catamarano trainato da un’orca imbrigliata come un cavallo». Sono le righe iniziali di «La città dell’orca» (Zona 42 editore: 368 pagine per 16,90; traduzione di Chiara Reali) primo romanzo tradotto in italiano di Sam J. Miller.

Suppongo che molte persone saranno colpite dall’orca «imbrigliata come un cavallo» ma io ho apprezzato soprattutto il nome palindromo. Poi mi sono fatto catturare da personaggi, cambi (e colpi) di scena e buona scrittura.

In questa città palindroma alla fine del mondo (più non vi dirò) «ci vuole saggezza per sapere come e quando piegarsi». Sembra che laggiù il potere non sia nelle mani dei “soliti pochi” ma chissà. Però «la mancanza di immaginazione dei ricchi era una macchina a sé stante, una particolare specie di intelligenza artificiale»; definizione che va letta in parallelo alla “cugina” o quasi «il denaro è una mente, la più antica intelligenza artificiale». Leggiamo anche: «la rabbia è un’armatura troppo pesante per poterla indossare a lungo». Fra le attività di Qaanaaq resiste quella della «fabbricazione e impiego strategico dell’idiozia di massa». Non fatevi sfuggire (a pagina 335) «l’epitaffio perfetto per il capitalismo».

Quanto ai nano-legati, al Frantumo o ai «Caccialettori»… pnvd (più non vi dirò). E su cosa sia davvero «la famiglia» – con annessi ruoli sessuali – c’è una discussione aaaaaaaaaperta e non solo a Qaanaaq. L’affermazione «i cattivi sono una semplificazione eccessiva» suona bene, però nella «nota dell’autore all’edizione italiana» (scritta nel settembre 2019) proprio Miller ricorda che l’estrema destra Usa è un gran guaio. Dargli torto non si può. E neppure si può rifiutare il suo invito a «fare qualcosa per cambiare ciò che del mondo sembra destinato al peggio».

In sintesi Sam Miller sa il fatto suo e seppure questo «La città dell’orca» non passerà alla storia fa venire voglia di leggere altri suoi libri. La nota dell’editore lo presenta così: «Con i suoi racconti e romanzi ha vinto ed è risultato finalista ai più prestigiosi premi dedicati alla letteratura di genere… Crede nel potere sovversivo delle storie e nel potere delle comunità di cambiare le cose». Benvenuto fra noi.

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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