«La Cosa – Inferno di ghiaccio»

Fiorella Iacono si (e vi) inquieta attraverso John Campbell junior

Sei certo che le persone che incontri non siano alieni? Che il tuo amico fidato sia umano al cento per cento? Come puoi esserne sicuro, soprattutto dopo aver letto «La Cosa»?

Arriva in edicola con Urania una versione inedita del celebre «Cosa di un altro mondo» di John W. Campbell jr. (who goes there?): più che fantascienza è un romanzo profondamente horror ambientato in Antartide.

Gli scienziati della spedizione non immaginano il pericolo che faranno correre all’intera umanità riesumando dal ghiaccio la Cosa proveniente dagli spazi siderali e che per ere sconosciute è rimasta ibernata in una navicella spaziale sepolta dal ghiaccio.

La Cosa, di aspetto conturbante, può prendere qualunque sembianza, mettersi al posto tuo, confonderti le idee, farti deragliare la mente che non sa più cosa è reale e autentico. Nel crescendo di terrore, perchè è di paura folle che si va parlando, vengono alla mente gli scenari agghiaccianti del Richiamo di Cthulhu del “Maestro dell’horror” Lovecraft: il risveglio incautamente provocato dell’essere proveniente dallo spazio che giace assopito in un luogo del Pianeta… E per quanto riguarda la sensazione di straniamento anche la filosofia che guida la storia di Matrix per cui, alla fine del film, non sai più se la realtà è vera o se tutto ciò che hai sempre creduto vada messo in discussione.

Uno dei momenti più scioccanti è il momento in cui McReady racconta il suo sogno premonitore: «ho sognato che quel figlio della natura aveva serbato una torpida vita inerte… stava comprendendo tutto quello che gli stava succedendo intorno… una torpida vita che non è stata distrutta nemmeno quando la piccozza gli ha squarciato il cervello». La Cosa aliena si insinua nel sogno di Mc Ready, che disperatamente la vede rimodellarsi nel viso del suo amico Vane. Ma ogni cosa vivente può divenire aliena.

Come nelle storie horror più autentiche, il Male non ha nessuna pietà: Chtulhu risvegliato è davvero il terrore per antonomasia. La “vera realtà” di Matrix non fa sconti a nessuno. La Cosa, braccata dagli umani, «urla tutto il suo odio ferino» perchè vuole scindersi, replicarsi e vivere per creare il suo mondo distruggendo il nostro.

 

Redazione
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Un commento

  • Mariano Rampini

    Un romanzo che ha dato origine a ben tre versione cinematografiche (una è in verità un prequel). Tutte comunque meritevoli di attenzione. Da quella di Carpenter (appunto, “la Cosa”) dove gli elementi orrorifici della narrazione (la stazione polare isolata, la “creatura” che si insinua nella vita pacifica della base stravolgendola, le sue mutazioni terrificanti) sono parte integrante dell’orrore dell’anima dei sopravvissuti. Ma la versione b/n (1951) di Howard Hawks, “La cosa da un altro mondo” ha un suo gusto speciale non fosse altro perché l’orrore ha un corpo, si muove come noi e agisce colpendo con ferocia coloro che l’hanno sottratta alla sua tomba di ghiaccio. Hawks – in realtà – lo diresse non accreditato: il film, infatti, porta la firma di Christian Nyby. E va ricordato soprattutto per la frase finale – “Scrutate il cielo, scrutate il cielo!” – che in qualche modo e maniera riecheggia i timori della classe dirigente americana in procinto di affrontare gli anni scuri del maccartismo. Anni nei quali il “nemico” poteva essere chiunque e poteva nascondersi dovunque. Proprio come fa l’alieno (il diverso, il comunista assassino?) protagonista del film.

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