«La cospirazione dell’inquisitore» di Giulia Abbate

db si sorprende e ve lo dice

«L’avevano presa di mattina presto». La sua amica Gisella è in carcere: «stregoneria per mala fama». Elisa è spaventata, adesso toccherà a lei? Una vedova che ha rifiutato di entrare in convento è mal vista in partenza se siamo all’alba del XIV secolo, «in un feudo isolato fra i boschi della marca papale». Una vedova “fortunata” fino ad allora che può pensare: «ma guarda sono riuscita a stare sotto un marito senza prendere botte nemmeno una volta».

Cammina da sola Elisa e «il rumore dei suoi pensieri» copre quello dei cavalli in arrivo. Per poco non viene travolta da uomini in armi mai visti prima guidati da uno sconosciuto on un ampio cappuccio nero. Ancora non lo sa Elisa ma si tratta di Riccardo, «uno dell’Inquisizione, un giudice della fede. Col mandato del papa, niente meno. Ha la faccia di un diavolo». Infatti è un domenicano – Domini canis – cioè «un mastino di Dio». E per incarico del «Sommo pontefice e vicario di Cristo, Bonifacius Octavus» questo Riccardo dall’oscuro passato deve «liberare le genti di queste terre dall’infestazione del Demonio». Il diavolo nella visione del papa-re non ha coda e zoccoli ma è questione politica. E di peccati carnali contro i quali l’antico, ipocrita consiglio resta «se non casti almeno cauti». E ovviamente da ogni dove spuntano eretici, «i veri nemici della Chiesa»: soprattutto i Catari, sempre pronti a «far sedizione».

Sulla trama non dirò altro.

Ah, «il liquore di miro rinforzato con miele» mi sa che devo provarlo.

«La cospirazione dell’inquisitore» (Leggere editore: 350 pagine per 16 euri) è un bel tourbillon di verosimili avventure storiche – ma anche piene di amori non stucchevoli, non maschiocentrici – che l’autrice, Giulia Abbate, controlla con maestria.

Quando ho cominciato il romanzo i piatti della mia bilancia erano alla pari: sul lato positivo il conoscere l’autrice e sapere che scrive benissimo – dalle parti della fantascienza però – mentre sul lato delle perplessità c’era la non molta (mia) voglia di piombarmi nel Medio Evo. Già dopo poche pagine Giulia Abbate mi ha preso al lazo e non mi ha mollato sino al finale.

Chi mi frequenta sa che sono più incorruttibile di Eymerich, dunque nel giudizio non mi fa velo il conoscere l’autrice: se scrivo che mi è piaciuto molto dovete credermi.

Ah, «il liquore di mirto rinforzato con miele» mi sa che devo provarlo. Forse però ve l’ho già detto.

DOPPIA NOTA

L’autrice è spesso in “bottega” (anche con preziosi consigli di scrittura) il Marte-dì, ovvero il giorno che qui è in parte dedicato al fantastico e dintorni.

Una bibliografia – ricca di romanzi, manuali e saggi ai quali l’autrice si sente debitrice – è alla voce librisulmedioevo.it nel blog di Giulia Abbate.

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.