La dialettica dell’incomprensione

di Gianluca Cicinelli

Giorni fa, in un gruppo social in cui si parlava della morte (sono cresciuto in una famiglia di vecchi e quindi vado a funerali da prima della scuola dell’obbligo, credo di avere un rapporto sereno con l’argomento), ho esposto la mia tesi secondo cui preferirei che non ci fosse nessuno intorno a me quando sarà il momento. Amo stare da solo da vivo e non vedo perchè dovrei cambiare attitudine l’ultimo giorno. L’ho scritto con la stessa leggerezza con cui potrei dire che preferisco la pasta col sugo a quella in bianco, mio il pasto e mio il decesso, invece si è scatenato il finimondo. Tutti volevano convincermi di quanto è bello morire in compagnia, la discussione ha preso toni cattivi e alla fine uno mi ha dato direttamente dello stronzo. Il che sarà anche vero ma non per questo motivo. Non me la sono presa, anche se mi auguro naturalmente di andare io al suo funerale e non il contrario.

Adesso però la questione che volevo proporre non è relativa al tema della morte, anche perchè difficilmente pianificabile nel concreto, ma a quello della discussione, del senso del discutere con gli altri. Intanto va notato che la quasi totalità dei partecipanti a quella discussione aveva firmato il referendum sull’eutanasia. Cioè coloro che volevano a tutti i costi convincermi di come si deve morire avevano firmato per modificare la legge e consentire a ognuno di morire come gli pare. E questo è un primo punto di riflessione. Mi sembra la risposta laica alla contraddizione dei bravi cattolici che vanno a messa la domenica e poi tifano per far affogare gli immigrati nel mediterraneo. E’ come l’idraulico che si lamenta che il problema dell’Italia è l’evasione fiscale e poi si guarda bene dal rilasciarti la fattura. Una buona parte dei problemi nel discutere con gli altri è costituita da questo sdoppiamento di personalità, che rende interminabili e poco utili gli scambi perchè falsati in partenza.

La seconda questione è: perchè dovremmo convincere tutti? La domanda si può leggere anche in un altro modo ovvero il giusto peso da assegnare alle critiche degli altri verso le nostre idee e affermazioni. Da un punto di vista logico non c’è motivo alcuno per cui tutti dovrebbero essere d’accordo con noi sulle nostre scelte di vita e di morte, eppure, ce lo dimostrano tredici anni di facebook, da molto prima del covid, persino i più miti arrivano a combattere guerre sante, fosse soltanto per stabilire la grandezza o meno di un regista. So che è poco carino da dire e può essere equivocato come mancanza di rispetto verso gli altri, ma mi sarà accaduto al massimo un paio di volte in circa sessant’anni di aver cambiato opinione al termine di una discussione. L’unico modo per vincere a questo gioco infatti è non giocare.

Infine quello che ritengo il problema principale, la contraddizione più irrisolvibile: la smania di controllo dei controllati. Da diversi decenni accusiamo il potere di volerci controllare, ascoltare le nostre conversazioni, intervenire nelle nostre decisioni, manipolare gli orientamenti elettorali, per poi alla fine riproporre noi lo stesso comportamento verso gli altri. Sezioniamo con una meticolosità degna di un filologo medievale frasi e pezzi di botta e risposta, virtuali e reali, per trovare il pertugio in cui inserire non tanto quello che pensiamo ma la nostra posizione in relazione a quel che pensa un altro. I primi a violare la privacy siamo noi, se le telecamere del potere si fermano al marciapiede davanti al palazzo, quelle dell’orda di volenterose spie dell’altrui vita ti seguono fin dentro casa, dalla certezza sui tempi di cottura delle zucchine all’esperto di nucleare e foruncoli a quello che ha già fatto o passato quello che stai facendo e passando tu e ti spiega dove sbagli.

C’è una conclusione a questo ragionamento? Naturalmente sì, ognuno la sua.

ciuoti

Un commento

  • Volendo, si potrebbe continuare parlando di:
    – libero arbitrio
    – l’abito non fa il monaco
    – predicare (bene) e razzolare (male)
    – la libertà (mia) finisce quando inizia quella (altrui) e viceversa
    – se vai con lo zoppo (x troppo tempo)…
    Per lo più detti arcaici (tramandati) che avevano il loro senso
    Un tempo questi semplici concetti erano più chiari dell’oggi, anche perché (forse) i rapporti tra umani erano più diretti (più schietti)
    Sto sbagliando?

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