La fantascienza ha un futuro?

di Mauro Antonio Miglieruolo

La domanda è mal posta. Bisognerebbe piuttosto chiedersi se l’umanità avrà un futuro. Perché è sicuro che se ci saranno uomini nell’indomani, ci sarà ancora per lungo tempo letteratura, per lungo tempo si praticheranno le arti e perciò stesso si avrà la fantascienza, la cui essenza è la stessa che sottostà a ogni aspetto poetico-narrativo.

36980-1920x1200Quel che invece impossibile dire è se la forma attuale verrà mantenuta nel futuro; se cioè la fantascienza continuerà a vivere o vivacchiare mantenendo la stessa spinta motivazionale (da cui determinate forme) che ha caratterizzato i suoi vari momenti a partire almeno  dagli anni venti del secolo scorso; oppure se sceglierà di indirizzarsi verso nuovi e diversi sbocchi. Quelli necessari e opportuni per poter continuare a parlare agli uomini degli uomini (o del prodotto del loro lavoro e del loro ingegno); delle necessità, delle  più profonde aspirazioni, delle possibilità che un universo quantistico offre a tutti gli esseri. Per, entrando nello specifico più caratteristico della fantascienza, rappresentare le potenze intellettuali in gioco, lungo gli eoni della storia, nello spazio e nel tempo. Nelle condizioni che, durante questi eoni, e più specificamente da quando i Greci hanno separato l’arte e la scienza dal mito (la fantascienza quale riunificazioni in sé, negazione di tale operazione storica?), si sono via via determinate.

Ogni epoca ha i suoi limiti, i bisogni, il gusto, una peculiare visione del mondo. Per i Greci si è trattato di rappresentare lo soggezione dell’Uomo al fato, la tragedia essendo determinata dal vano tentativo di sottrarsi a esso. Per gli Uomini dell’età moderna, scontato il passaggio dal fato alla rassegnazione alla volontà divina, il tema centrale era dato dalla debolezza rispetto alle passioni; essendo le vittorie o le sconfitte vittorie della persona nei confronti di se stessa. Ed ecco la modernità celebrare i trionfi sulla natura; o gli insuccessi, i pericoli insiti in questo confronto con la natura (è proprio l’avvento di questa tematica che apre la strada all’avvento della fantascienza. La fantascienza, negazione dell’età del positivismo, mai è riuscita a liberarsi del tutto dai vincoli e pesi di tale origine). Infine la contemporaneità che, tra tutte le epoca, è la più fondata sui conflitti, sulla lotta di tutti contro tutti: lotta anche contro i vincoli della materia. La fantascienza ha ben rappresentato questi vincoli; il carattere antagonistico dell’universo delineato dalle forze oscure che muovono l’esistente, ancor meglio rappresentato del romanzo giallo, del western, delle infinite serie di eroi americani.

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Resta da dare l’ultimo passo, quello la cui determinazione può fornire una risposta sul futuro della fantascienza. Anzi il penultimo, perché L’ultimo sarà il cammino necessario che ognuno dovrà imboccare per permettere all’umanità tutta di salire al livello della sua umanità; cioè l’utopia di un mondo pacificato, nel dominio generale sulle passioni e non la resistenza ma l’accettazione del destino a cui ognuno è legato. Dico utopia perché è impossibile stabilire se vi sarà mai questo mondo, quale aspetto eventualmente assumerà e quando potrà essere. Lo dico però convinto che tra le tante possibilità di avvenire, anche questo sbocco è presente. O comunismo o barbarie, diceva Marx. O impariamo a guidare noi stessi, o saremo guidati da potenze spietate la cui crudeltà a malapena possiamo immaginare. Salvo che vorranno privarci completamente del libero arbitrio, dei corpi, oltre che del frutto del nostro lavoro: cioè a dire della nostra umanità. Per il resto neppure possiamo sappiamo dire se vi sarà arte, arte per noi riconoscibile.

slide0012_image037Prima però di quel tempo futuro l’ennesima lotta dell’uomo contro le sua specifiche condizioni di esistenza, le costrizioni che ne gravano l’essere e lo deviano. Da cui  il bisogno di conoscere questi vincoli e immaginare le modalità su come liberarsene. L’umanità ha vinto la lotta con la penuria, con i limiti oggettivi dell’ambiente che lo ha generato. È appena all’inizio invece della lotta contro la prigione fisica, economica e intellettuale rappresentata dai rapporti di produzione. L’inanità di questa lotta, i suoi insuccessi, costituiscono la vera tragedia dell’uomo moderno. I suoi trionfi, saranno i passi in avanti che riuscirà a dare per emanciparsene.

Nei confronti di questo compito la letteratura odierna è in grave ritardo. Molti hanno infatti descritto i vincoli sovrastrutturali prodotti da tali rapporti, i cui sintomi nella fantascienza sono forniti dalla presenza dei dittatori pazzi, le macchine dispotiche, i mostri protoplasmici, i Coeurl, gli Anubis e gli anticonnettivisti.

Occorre andare di là da queste utili ma non risolutive rappresentazioni. Bisogna andare all’essenza, alla violenza del Capitale (non degli individui che rappresentano il capitale); alla tendenza al dominio assoluto di forze oggettive che possono anche incarnarsi nella volontà di una persona, ma ai cui dettati non è dato sottrarsi. Pena la distruzione. Pena la digitalizzazione di ogni aspetto dell’essere umano, e conseguente perdita di ogni aspetto analogico. La logica del Capitale che sostituirà l’essere immanente delle persone.

chris-foss-56O la fantascienza allora si assumerà i compiti specifici di questa fase; e allora avrà un futuro. Oppure qualcosa d’altro lo farà al suo posto, rubandole in questo modo il futuro. Riducendola, già adesso, come è successo con tante altre forme, a restare seppellita nei polverosi archivi della storia.

 

Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

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