La malattia (benefica) della magia

     In edicola con Urania «Il libro del tempo», una seconda antologia di Fritz Leiber (a dir poco un maestro nei racconti)

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Orrore, fantasy, fantascienza, scacchi e dintorni, gatti, satira, storie di socio-psicologia, persino qualche raro mainstream… Altro che re Mida: quel che Fritz Leiber scriveva si trasformava quasi sempre in godimento, molto meglio dell’oro.

Dove abitava Leiber? Parafrasando una sua frase (nel racconto «Povero superuomo») dimorava «in un angolo infestato dalla malattia della magia»; dev’essere un gran bel posto. Ma probabilmente vagava anche negli Appalacchi.

Cosa suggeriva? «Non cercare il comico nell’incredibile».

La sua idea delle etichette letterarie? «Tutto quel che mi sono sempre proposto di scrivere è una buona storia che contenga una buona dose di stranezza»: lui la metteva – è morto nel 1992 – così all’inizio del suo Post Scriptum in «Il meglio di Leiber» (Siad, 1979) e concludeva: «Non smetterò mai di scrivere. E’ un’occupazione in cui essere pazzi, anche senili, potrebbe rivelarsi utile». Utile a lui e soprattutto a chi lo legge e leggerà.

Se «Il libro del tempo» – in edicola come Millemondi Urania (420 pagine per 7,90 euri) – è il primo approccio con Leiber, rubando la battuta a Poul Anderson, vi dico: «se questo è il vostro primo incontro con Leiber, vi invidio». Sono 13 racconti quasi tutti eccelsi e un buon romanzo (nella scrittura più “lunga” qualche volta Leiber è, a mio avviso, un po’ meno bravo) «I tre tempi del destino».

Una prima buona notizia per scaccofili/e: qui ci sono due storie scacchistiche memorabili: «Mezzanotte sull’orologio di Morphy» e «Manicomio a 64 caselle» (un filino invecchiato, capirete il perché leggendo, ma sempre avvincente). A proposito: qualche scaccofilo mi può confermare che la storia del 25 maggio 1859 – cfr pagina 188 – è vera, verissima, quasi vera? Una seconda buona notizia per scaccofili/e:a dicembre Urania ripropone l’introvabile (da anni) il romanzo «La scacchiera» di John Brunner.
«Quando soffiano i venti del cambiamento, «Le cerchie ristrette» e – che gran titolo – «237 statue parlanti eccetera». Ma nessuno degli altri è fuori posto. Se poi vi piace la scrittura “a cascata” (non saprei come altro definirla) a pagina 103 avrete una lunga tachicardia. E un’altra poco oltre.

Nella letteratura “da edicola” quando fra le righe incrociate il nome Browning di solito è per via della pistola ma in Fritz Leiber è il poeta Robert… su cui lui osa costruire un racconto.

Più che belli anche (nessuno è fantascienza, se vi interessa saperlo) la maggior parte degli altri. Sto finendo di rileggerli con immutato stupore e gaudio.

Sono molto d’accordo con quel che scrive Giuseppe Lippi nell’introduzione: Leiber «è stato un artista dei chiaroscuri, dei terrori che nasconde l’ignoto, delle società future stregate perché è stregata la mente degli esseri umani».

E visto che oggi è Marte-dì – almeno sul pianeta dove abitate – devo per forza concludere con questo scambio di battute (da «La nave delle ombre»).

«Non sacrificarti troppo, Spar. Lavora un giorno, ozia un giorno, gioca un giorno, dormi un giorno. E’ il modo migliore di vivere».

«Lo so. Lavordì, Oziodì, Giocodì, Sonnodì. Dieci giorni fanno un terran, dodici terran fanno un solar, dodici solar fanno uno stellar e così via, si no alla fine del tempo». Amen

PS: Della prima antologia uranesca (uranica?) di Leiber tornata in edicola ho già scritto qui: Com’è verde Leiber, com’è… e se vi è sfuggita secondo me con un po’ di ricerche la trovate. La cattiva notizia è che per ora Urania finisce qui: restano fuori molti eccelsi racconti di Leiber… Scovateli altrove, magari sulle bancarelle.

 

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Stuzzicante segnalazione per un autore notevole anche nel fantasy, vedere ciclo del ‘Mondo di Nevhon’, i cui protagonisti/eroi Farfhard e Gray Mouser, ricordano Thor e Bruno Conti(!!).
    Grazie. (Ma che ci siamo già visti al ‘Bar B’ ieri !?)

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