La nuova vita a colori di Martin Mystère…

detective dell’impossibile nella sua seconda roboante stagione

di Fabrizio Melodia

 

Ammetto di essere un po’ in ritardo, ma inciampai in un wormhole abbastanza instabile e il risultato è un continuum spaziotempo e velocità ben paradossato, mescolato non agitato. Quindi spero che i fans di Martin Mystère mi possano perdonare se solo ora porto all’attenzione bottegarda la seconda roboante stagione di «Martin Mystère – Le nuove avventure a colori», composta da sette episodi di 64 pagine ciascuno, per la modica cifra di 4,90 euri. A dire il vero il primo albo, uscito a novembre, consta di 80 paginette tutte belle colorate.

Per le storie, troviamo – come nella prima stagione – il clan di scrittori meglio noti come “i mysteriani” ovvero Andrea Artusi, Diego Cajelli, Giovanni Gualdoni, Ivo Lombardo, Enrico Lotti e Andrea Voglino. Ai disegni, troviamo di nuovo un team di matite e chine, rese armoniche dall’ottimo lavoro di sceneggiatura, con il papà grafico di Mystère, l’intramontabile Giancarlo Alessandrini, insieme a Fabio Piacentini, Sauro Quaglia, Luca Maresca, Alfredo Orlandi, per l’ottima colorazione di Daniele Rudoni. La copertina è opera del veterano Lucio Filippucci. 

Ma di cosa parla l’albo «Ritorno alle origini», che inaugura la seconda stagione di questo mondo “altro” da Martin Mystère, un po’ come “DK” è altro da Diabolik? Presto detto. Sopravvissuti per miracolo alla lunga e dura battaglia con “Il Re del mondo”, un divoratore di pianeti in grado di spostarsi da una dimensione all’altra, Martin, Max e Diana, arruolati da Chris Tower – direttore dell’agenzia segreta conosciuta con il nome di Altrove – si recano a New York per indagare su possibili varchi dimensionali ancora aperti. Qui, però, accade qualcosa di mysterioso e, tempo dopo, troviamo Martin e Diana che vivono insieme a Washington Mews con assistente un uomo di neanderthal di nome Java. 

A prima vista si parte con una modernizzazione del primo storico numero della serie originale di Mystère, cioè «Gli uomini in nero», scritta all’epoca dal vulcanico Alfredo Castelli e disegnata da Alessandrini. Ma qui le cose sono leggermente diverse, le realtà alternative s’intersecano di continuo, con frequenti rimandi alla precedente stagione, ricca di colpi di scena e di una trama fantascientifica che a tratti sfocia nell’horror, nel favolistico e nell’aperta parodia, senza mai scadere nel banale.

Mystère in 3D colors? Si direbbe proprio di sì, anche se già nel secondo numero Martin torna ancora più alle origini, in una rivisitazione del classico «La città delle ombre diafane»: sulle tracce di una spedizione smarrita in Tibet, ecco Martin e Java trovare una civiltà perduta di uomini e donne dk Neanderthal risparmiati dall’estinzione. A minacciare il piccolo villaggio sono creature mostruose dalle sembianze scimmiesche con quattro braccia la cui origine risale a un’antica guerra combattuta all’inizio di tutti i tempi fra le leggendarie civiltà di Atlantide e Mu.

Nel terzo numero – uscito in edicola il 12 dicembre, oltre che in fumetteria e nello shop on line della Bonelli – Martin Mystère si deve districare in una serie di omicidi compiuti con uno stiletto di frassino: le tracce di sangue sembrano risalire alla multinazionale farmaceutica Bloodtech che avrebbe da poco annunciato la scoperta di sangue sintetico.

Che dire? II «detective dell’impossibile» è in piena seconda giovinezza: un personaggio dotato di grande fascino e da sempre connotato da una filosofia molto chiara: quella di non voler rinchiudere nuove conoscenze dentro vecchi ed angusti schemi. Così armato di intelligenza, di intraprendenza e di una conoscenza semi-enciclopedica (oltre che di una biblioteca personale da far invidia alla Marciana di Venezia) il nostrio si aggira fra mondi e tempi, al confine dell’impossibile.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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