La sconfitta di Pirro

articoli, video, immagini di Paolo Selmi, Alessandro Barbero, Davide Malacaria, Toni Capuozzo, Aurelio Tarquini, Nicolai Lilin, Jesús López Almejo, Ariel Umpièrrez, Nick Corbishley, José Luis Cebrián, Ezequiel Bistoletti, Diego Ruzzarin, Vladimir Volcic, Bruno Scapini, Christian Meier, Fabio Mini, Enrico Tomaselli, ANBAMED, Movimento Nonviolento, Aaron Malè, John Mearsheimer, Karen Méndez,Miguel Ruiz Calvo, Alessandro Orsini, Fulvio Bellini, Enrico Vigna, Roberto Gabriele, Andrea Puccio, Francesco Masala,  Alberto Bradanini, Jacques Baud, Andrew Korybko, Alfonso Navarra, Umberto Franchi, Mauro Biani, Carlos Latuff

In esclusiva i sette punti nell’ultimatum di Pirro Zelensky e Pirro Stoltenberg per evitare di sconfiggere e umiliare la Russia:

1 – Ripristino dei confini dell’Ucraina, i sacri e intangibili confini di sempre

2 – Ingresso nell’Ucraina, con effetto immediato, nella Nato, nella Ue e nell’Ecowas

3 – Smilitarizzazione completa dell’esercito russo

4 – Vitalizio a spese della Russia per le famiglie degli eroi ucraini morti e feriti

5 – Tutte le spese di ricostruzione dell’Ucraina saranno, come da contratto, effettuate da BlackRock e saranno sostenute dalla Russia, in 48 comode rate mensili

6 – Forniture dell’energia all’Ucraina da parte della Russia (gas e petrolio) con sconto del 87,5% sui prezzi di mercato, per i prossimi cinquant’anni

7 – Pagamento delle tasse sulle case di Zelensky, all over the world

(a cura di Francesco Masala)

 

 

scrive Paolo Selmi:

CINQUECENTOMILA

Sono i morti fra le fila ucraine che l’U-ccidente comincia ad ammettere.
https://t.me/ukraina_ru/165253

Il che ci porta a pensare che siano molti di più. Ancora una volta, comunque, un cinegiornale u-ccidentale scavalca PESSIMISTICAMENTE la propaganda del regime di Kiev. Consideriamo e annotiamo questo segnale, visto che il dato in sé era già noto, e purtroppo qualche mese fa.

Così come registriamo che la propaganda u-ccidentale e quella del regime di Kiev sono pieni di risorse. Per esempio, non stupirebbe sentire le grancasse del potere locale e atlantico risuonare a gran voce nuove arie, quali quella che il massacro attuale non sarebbe stato in realtà una kontrastup ma avrebbe costituito un tentativo di difesa contro gli attacchi russi prevenendoli con attacchi, per l’appunto, preventivi, che avrebbero in questo caso “funzionato”:
https://t.me/ukraina_ru/165232

Resterebbe da obbiettare che tale tattica difensiva ha portato, a differenza di altre, all’annientamento di un esercito e di un popolo. Che far saltare una diga non poteva rientrare in quei piani ma in ben altri piani. Eccetera…

Ma cosa c’è di razionale in un capo dei servizi segreti che oggi ammette candidamente di aver fatto saltare lui il ponte della Crimea? Svelando i dettagli, pubblicando foto dei rotoli di plastica dove dentro c’era l’esplosivo? Ammettendo, sempre candidamente, di essersi servito di civili russi ignari, fra cui un autista morto (insieme alla malcapitata famiglia in macchina che gli passava accanto)?
https://t.me/polk105/10300

Cosa c’è di razionale in uno Stato terrorista retto da un’Alleanza altrettanto terrorista?

Cosa c’è di razionale in uno Stato che fa saltare una diga per una kontrastup che non ha mai preso piede, solo perché nonostante i tentativi di passaggio dall’altra parte i risultati non sono mai arrivati, e i morti sono ancora sul campo, e oggi ammette che quella diga non riuscirà a ripararla?
https://t.me/ukraina_ru/165254

Chi pagherà per tutto questo? La sensazione è che sia l’alleanza atlantica, sia il regime terrorista che governano come un burattino, pensano di godere di un’IMPUNITÀ INTERNAZIONALE che consenta loro di fare ciò che vogliono. Vedremo come andrà a finire…

 

DISOBBEDIENZA CIVILE E MILITARE

Due battaglioni aviotrasportati su tre oggi si sono rifiutati di andare all’assalto. Stiamo parlando di CINQUECENTO SOLDATI:
https://t.me/WarDonbass/125697

Cinquecento uomini che si sono rifiutati in blocco, categoricamente, di andare al macello. Nel mentre, è notizia recente che il piano di riforma statale della Chiesa, attuato nel silenzio generale del di U-ccidente e Vaticano, sta MISERAMENTE NAUFRAGANDO. La maggior parte dei sacerdoti ortodossi, nonostante le persecuzioni, nonostante le pressioni, nonostante la mancanza totale di appoggi esterni, si è rifiutata di passare alla chiesa fantoccio del regime di Kiev. E la maggior parte dei fedeli insieme ad essa:
https://t.me/ukraina_ru/164829

 

…Sulla riva sinistra del DNEPR siamo tornati al punto di partenza, per l’ennesima volta. I parà nazifascisti nel lasciare in fretta e furia le postazioni mandate a conquistare per creare la testa di ponte in vista del D-Day, son stati costretti a svignarsela in fretta e furia lasciando ai russi molti trofei NATO, che torneranno MOLTO utili (se non altro perché prima o poi qualcuno si sveglierà nel capire l’idiozia di tutto questo gioco al massacro da parte dei padroni d’oltremanica e oltreoceano) … per combattere le forze NATO stesse!
https://t.me/RVvoenkor/51537

Sopra RABOTINO abbiamo, sempre a proposito di idiozia di questo gioco al massacro, le PRIME FOTO DEI PRIGIONIERI DELL’OTTANTADUESIMA BRIGATA, la punta di diamante della invincible armada che avrebbe dovuto portare in un sol balzo patàca e mascellone direttamente da Erdogan dall’altra parte del Mar Nero, passando di sfuggita per la Crimea…
https://t.me/RVvoenkor/51535

Pare che siano ormai in tanti a sintonizzarsi sui 149,200 e a dire “Volga”, la parola d’ordine con cui stabilire contatto coi russi e tornare a casa vivi.

Del resto, per i loro padroni la loro vita vale meno delle carcasse di Leopard che affollano i viottoli di campagna tramite cui i caporali su blindati da trasporto li sbattono in prima linea e fuggono subito indietro:
https://t.me/RVvoenkor/51530

Prigionieri di giornata nei dintorni di KRASNYJ LIMAN altro non sono risultati, al primo interrogatorio, CHE CIVILI COSCRITTI A FORZA DUE SETTIMANE ADDIETRO! NEANCHE IL CAR, NIENTE. CARNE DA CANNONE A KM ZERO!
https://t.me/rusich_army/10448

E l’U-ccidente, soprattutto le sue anime belle, così attente ai diritti civili che dicon loro, salvo poi
applaudire quando lo Stato toglie il lavoro senza pensarci due volte a chi osa obbiettare sul fatto di inocularsi obbligatoriamente qualcosa che neppure chi l’ha prodotto conosce sino in fondo, senza neppure porsi il problema del tipo di lavoro che fa quel lavoratore, lo stesso che magari nell’epoca dei codici ATECO consentiti era considerato un eroe,
lo stesso U-ccidente che, sempre per tornare a quei bei tempi andati, e neanche da molto, usava nelle cacce alle streghe immonde e indegne sui social, inizialmente anche per un bambino che giocava nel cortile, gli stessi toni che usavano gli ucraini sui loro nel processo di disumanizzazione dei russi su cui Arestovich ieri ha recitato il suo tardivo (e inutile) mea culpa,
quell’U-ccidente di fronte a questo massacro continua a girare la testa dall’altra parte.

Lo stesso U-ccidente, che oggi ha CHIUSO IL SITO SOUTHFRONT.ORG! Poco male, per chi volesse è nato SOUTHFRONT.PRESS che ha recuperato l’archivio chiuso da chi ormai ha perso completamente il controllo sulla cosiddetta “informazione”:
https://t.me/southfronteng/37843

U-ccidente che, come notato dai compagni che ringrazio per i loro interventi puntuali su queste pagine, se la ride sotto i baffi, intascando il suo complesso militare industriale ogni mese il suo dividendo…

 

“MANDARE COSÌ AL MACELLO I PROPRI UOMINI PUÒ FARLO SOLO CHI LI ODIA PIÙ DI QUANTO ODIA NOI”

“Так гнать на убой своих могут только те, кто ненавидит их сильнее нашего.”
https://t.me/polk105/10201

Questa la conclusione a cui giungono i soldati del battaglione Vostok a guardia di UROZHAJNOE. Nel descrivere la cruenta battaglia di ieri, culminata con un nulla di fatto. I russi dalle loro nuove posizioni, situate a sud del paese, continuano a martellare gli attaccanti che lasciano sul campo “una parte significativa di quanto il nemico ha gettato nella mischia per prendere il paesello” (значительную часть того, что противник бросал на взятие посёлка).

Perdite inflitte tante e tali che gli stessi soldati russi scrivono, poco dopo: “c’è una parte della nostra coscienza che si rifiuta di comprendere i motivi che spingono il comando ucraino a questi ordini.” (часть нашего сознания отказывается понимать мотивы украинского командования).

E quindi il finale, messo come titolo di questo pezzo sull’assurdità di un genocidio, quello del popolo ucraino, ordinato da mesi, ormai, dalla NATO e messo in opera dal regime nazifascista di Kiev. Per la cronaca, poco più in là, sopra RABOTINO, ne sono appena morti poco meno di SETTANTA nell’ennesimo, insensato, criminale, inutile, respinto come tutti gli altri, assalto.
https://t.me/rusich_army/10391

Sempre per la cronaca, a cercare di tamponare la falla sopra KUPLJANSK sono state gettate nella mischia le riserve: come commenta il canale ucraino Legitimnyj, LA MOSSA DI SBATTERE AL FRONTE MASSE DI SOLDATI MALE ADDESTRATI E CON INSUFFICIENTE COPERTURA DI ARTIGLIERIA PER PRIVILEGIARE I LUOGHI DELLA KONTRASTUP CON IL MEGLIO DELLE TRUPPE A DISPOSIZIONE, AUMENTERÀ ULTERIORMENTE LE PERDITE!
https://t.me/legitimniy/16067

Sempre a proposito del genocidio di un popolo…

 

ULTERIORI CRIMINI COMMESSI CONTRO IL POPOLO UCRAINO DAL REGIME AL POTERE

Partiamo da un’indagine statistica. Il 72% dei reduci di guerra TEME CHE LO STATO SI DIMENTICHI DI LORO.
https://t.me/rezident_ua/19238

Questo risultato, rilanciato dal canale ucraino Rezident, riflette un dato di fatto. “Teme”, infatti, è un giro di parole per esprimere neanche una convinzione soggettiva, una percezione individuale, ma la situazione attuale di chi è sopravvissuto per miracolo e si vede intorno il deserto.

La NATO e il regime da essa tenuto in piedi ha usato i cittadini maschi ucraini abili e arruolati come carne di cannone, componente organica di un territorio dove esercitare SIN DA PRIMA DELLA SVO (vedasi il caso dei biolaboratori, ma non solo) il peggior capitalismo da rapina, simile solo a quello che ha reso possibile l’accumulazione e concentrazione di capitale post-sovietica che ha generato la classe cosiddetta “degli oligarchi”.

In questo caso parliamo di invalidi, malati psichici da traumi da guerra, che sono stati e saranno lasciati in balia di loro stessi. Lasciati alle cure di genitori anziani che da soli non ce la potranno mai fare. In un unico percorso di morte, quella di un popolo intero, senza alcun futuro.

Questo, mentre sta approdando nelle aule del parlamento farsa di Kiev un disegno di legge sulla LEGALIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE PORNOGRAFICA.
https://t.me/yurasumy/10240
Come nota laconicamente questo canale, gli uomini sbattuti a crepare al fronte, le donne sbattute nei bordelli. Opinione condivisa da uno dei canali ucraini più letti,
https://t.me/ZeRada1/15248

Oggi la produzione di filmati pornografici, sulla scia di quanto già accade in diversi “paradisi” di carne umana a basso costo in Europa dell’Est, domani la prostituzione.

Di fatto, all’appello dello sfruttamento del materiale biologico a disposizione INTESO NON PIÙ SOLTANTO come forza lavoro, e il riferimento va peraltro a livelli di schiavismo che vanno ben oltre le fabbriche inglesi di Marx ed Engels, COME PER ESEMPIO NEL CASO DEL LAVORO MINORILE E SCHIAVIZZATO (14 ORE AL GIORNO) DELLE MINIERE DI COBALTO IN CONGO (filmato qui),
https://t.me/tsargradtv/53533

MA INTESO ANCHE COME MATERIALE BIOLOGICO DI CONSUMO PROPRIAMENTE DETTO,
– dopo la COMPONENTE MASCHILE mandata al macello,
– dopo l’avvio di un fiorente traffico di ORGANI e di MINORI come già denunciato nei lavori precedenti,
mancava ancora all’appello la COMPONENTE FEMMINILE. La mercificazione passerà dall’avviamento alla prostituzione agli uteri in affitto, secondo quanto di più criminale l’alienazione capitalistica e la conseguente reificazione del corpo umano stanno producendo nel cosiddetto, civilizzato, U-ccidente. Passo obbligato verso la cosiddetta “civiltà”. In attesa di quell’ulteriore passo verso la civiltà che distinguerà l’Ucraina come un Paese “libero”: l’immancabile articolo di denuncia fra qualche anno sul Guardian. Come il pezzo, più simile a un necrologio, pubblicato oggi.

C’È CHI DICE NO (MEGLIO, NON RISPONDE ALL’APPELLO)

Anche il Guardian, infatti, “si accorge” che la maggior parte dei giovani ucraini ancora “a piede libero” vive rinchiusa in casa per paura di essere presa e sbattuta al fronte, oppure, dissangua l’intero clan parentale per racimolare e pagare fino a cinquemila dollari in contanti ai voenkom, ai capi dei distretti militari, per vedersi stracciare la cartolina davanti ai loro occhi:
https://www.theguardian.com/world/2023/aug/15/bribes-and-hiding-at-home-the-ukrainian-men-trying-to-avoid-conscription

Notizia, non tanto quella in sé di cui parliamo da mesi, ma quella INDIRETTA di un giornale u-ccidentale che finalmente torna a fare giornalismo, distogliendo la lingua dai piedi dei suoi padroni, che ha fatto il giro dei canali russi
https://t.me/ukraina_ru/164740
e ucraini:
https://t.me/rezident_ua/19243

Un popolo intero vede ormai davanti a sé non una lotta vittoriosa, e neppure una difesa eroica, ma soltanto morte. Morte che cerca di evitare come può, INDIVIDUALMENTE, ALLA RICERCA DI UN ESPEDIENTE, “MORS TUA VITA MEA”.

In Ucraina è totalmente assente un qualsiasi soggetto organizzato, foss’anche solo un PCI clandestino, in grado di canalizzare e organizzare la lotta. Dal 2014 i nazifascisti al potere hanno fatto terra bruciata di qualsiasi opposizione che non fosse una ripetizione e una continuazione, con parole diverse, di quanto già in atto. Persino il “cambiamento” annunciato da Zelenskij e che aveva portato alla sua elezione, le sue promesse di “pace”, di “fine del conflitto”, nel 2019, son durate il tempo di un viaggio a Londra. E il popolo ucraino è rimasto nuovamente solo. Sempre più solo. E quando non riesce a racimolare cinquemila dollari chiude in casa i suoi figli….

da qui

 

 

Il circolo vizioso creato dalla NATO, Biden e Zelensky – Davide Malacaria

Fornire all’Ucraina ancora più armi e aspettarsi che vinca la guerra è “per definizione una follia strategica”. Questa guerra non sarà vinta sul campo di battaglia perché nessuna guerra si vince più in questo modo. Infatti, “gli Stati Uniti vincono battaglie e perdono guerre da 50 anni”. Così Sean McFate docente alla Syracuse University e autorevole esponente dell’Atlantic Council, think thank non certo filo-russo.

Le sue osservazioni sono state pubblicate su USA Today, accompagnate da quelle altrettanto realistiche di Steven Myers, ufficiale dell’Us Air Force con un passato al Dipartimento di Stato, secondo il quale le tattiche adottate dai russi sono “completamente incoerenti rispetto a un’ipotesi di conquista” territoriale.

Il conflitto, ha aggiunto, “finirà con uno stallo, che adesso penso fosse nelle intenzioni di Putin fin dall’inizio”. Zelensky è “in trappola”, ha aggiunto: “Il presidente Biden, la NATO e Zelensky si sono intrappolati in un Comma 22 di loro creazione, incapaci di soddisfare le aspettative irrealistiche che hanno creato”.

Il circolo vizioso creato dalla NATO, Biden e Zelensky

Il Comma 22, espressione che prende il nome dal titolo di un romanzo di Joseph Heller del 1961, è una situazione paradossale, un circolo vizioso dal quale è impossibile uscire.

Per esplicitare le osservazioni di Myers, il Comma 22 si è creato preannunciando una vittoria a tutto campo di Kiev, data per certa grazie all’ausilio NATO, che è impossibile da ottenere.

Allo stesso tempo, aver venduto al mondo tale prospettiva impedisce alla leadership della NATO, degli USA e dell’Ucraina di trattare con Mosca su basi più realistiche, perché ciò avrebbe il sapore di una sconfitta.

Gli ucraini non stanno morendo come mosche al fronte per vincere la guerra, cosa ad oggi fuori dai radar, ma solo e soltanto per questo motivo, cioè per impedire il collasso di questa narrativa trionfale…

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Quanti morti servono ancora? – Toni Capuozzo

F16 all’Ucraina, titolano i giornali: sembra la discesa in campo di armi in grado di ribaltare l’esito di un conflitto nel quale la superiorità aerea della Russia è insidiata solo dall’efficacia della contraerea ucraina. Ma poi leggi che oi primi sei caccia arriveranno solo entro la fine dell’anno, e che i piloti ucraini pronti per l’addestramento sono meno di dieci. Insomma è una mossa che non cambia le sorti della guerra, ma piuttosto disegna il futuro prossimo: un’Ucraina mutilata del Donbass e della Crimea, ma rassicurata da una partnership con la Nato, e da un’integrazione della sua Difesa con quella atlantica. E non è impossibile che si arrivi a un negoziato prima della fine dell’anno. La controffensiva ucraina segna il passo e anzi sono i russi ad attaccare, a nord. E, impietosa, la radiografia di un duello impari. Non tra gli armamenti, ma tra le risorse umane. Noi siamo stati intontiti dalla propaganda, e vedevamo ovunque sconfitte russe, in questo anno e mezzo. Ma il prezzo sono state il sacrificio dei reparti ucraini più esperti. Ora è la volta di reclute troppo giovani o troppo anziane, e tutte reclutate a forza, senza nessuna voglia di morire per le terre irredente. Hanno perso molti uomini anche i russi ? Certo, ma la loro riserva demografica di carne da cannone è molto più vasta. All’Ucraina, da qui al generale inverno, sembra non restare altro che punzecchiare l’invasore alle spalle: droni su Mosca, barchini esplosivi: uno sberleffo al nemico che non richiede sacrificio di uomini ma solo tecnologia e inventiva, e però non è così che si conquistano territori, né si vincono le guerre. Zelenskji è molto meno di moda, sui media occidentali, come se ci si stesse preparando all’ora della verità: il leader gladiatorio di un paese attaccato, che ne ha guidato la resistenza, sarà in grado di essere il leader della mediazione, capace di inghiottire bocconi amari, e di farli inghiottire ai suoi ? L’Occidente questo gli chiede in silenzio: nulla sull’Ucraina senza l’ucraina, come hanno sempre detto. Dovrà essere l’Ucraina a mostrarsi rassegnata e ragionevole, e impossibilitata a vincere sul campo. L’Occidente, dopo averne fatto una trincea del diritto internazionale e della democrazia, dopo aver accarezzato l’idea di una sconfitta strategica della Russia, e addirittura di un cambio di regime a Mosca, può ammettere il topolino di un negoziato? No, l’ingrato compito spetta a Kiev. Ci vogliono ancora un po’ di morti, lasciamoli fare, tutti eroi e tutti accoppati, anche se lo sanno tutti che si va a negoziare. Di paci giuste sono piene le trincee. Sono le paci possibili, con vittorie mutilate e premi di consolazione, quelle che fermano i conflitti. Le elezioni americane premono, gli F16 sì, ma dopo. Se il realismo si fa strada là dove si decide, a restare con un insignificante cerino in mano siamo noi, l’Italia delle armi senza fine, l’informazione di guerra che ha cercato di farci diventare patrioti ucraini, lasciando che a morire, però, fossero loro.

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Wikipedia Italia glorifica il battaglione Azov nascondendo la sua connotazione neonazista – Aurelio Tarquini

Dopo aver fatto una ricerca sulla pagina italiana di Wikipedia riguardante la “3ª Brigata d’assalto autonoma “Azov”, scopriamo con stupore che la breve descrizione fornita celebra questa milizia paramilitare ucraina incorporata nella Guardia Nazionale Ucraina nel novembre 2014, censurando moltissimi dettagli della sua creazione, sui suoi fondatori, la sua dichiarata ideologia neonazista e i vari crimini commessi sulla popolazione civile nel Donbas durante la guerra civile iniziata nel maggio 2014.

La Brigata Azov viene raccontata come “una delle migliori brigate dell’esercito ucraino, in quanto dotata di personale altamente addestrato e motivato”. Censurando completamente le origini e i fondatori di questa milizia neonazista, (vi è solo un breve link di richiamo) si afferma che la Brigata Azov è stata formata nei primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, come unità della difesa territoriale.

L’apogeo della glorificazione della Brigata Azov riguarda il capitolo della lunga battaglia di Backmut. Un testo che esalta il coraggio e la forza di Azov ricordando che ‘all’inzio di maggio ha effettuato un contrattacco sul sud di Bachmut, mettendo in fuga i reparti della 72ª Brigata fucilieri motorizzata russa e causando un’estrema e irritata reazione del comandante del Gruppo Wagner Evgenij Prigožin”. Riportando fedelmente la propaganda del regime di Kiev si afferma che gli Azov avrebbero distrutto 2 compagnie di fanteria russa uccidendo fra i 100 e i 500 uomini…

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Meglio tardi che mai? Lo spagnolo El País lancia l’allarme per le conseguenze della “guerra per procura” in Ucraina e per il futuro dell’UE – Nick Corbishley

Mentre l’innegabile fallimento della tanto attesa controffensiva ucraina inizia a prendere piede nel vecchio continente, è apparsa un’altra crepa nella narrativa mediatica sul conflitto, e per di più su uno dei quotidiani europei più noti, lo spagnolo El País. Lunedì, il giornale ha pubblicato un editoriale (behind paywall) di José Luis Cebrián intitolato “Difendere l’Ucraina fino alla morte… degli ucraini”. L’articolo solleva serie preoccupazioni sui reali obiettivi della guerra, sul modo in cui viene condotta e sul suo impatto sull’Unione europea, gran parte del quale è racchiuso nel sottotitolo dell’articolo:

“La guerra è una guerra per procura tra la NATO e la Russia che ha radici che precedono l’invasione la cui conseguenza immediata è stata la subordinazione del progetto dell’UE agli obiettivi dell’alleanza militare [NATO]”.

Questa frase è una novità per molti fedeli lettori di El País : in primo luogo, ciò che sta accadendo in Ucraina non è una lotta tra Davide e Golia tra una superpotenza aggressiva e un piccolo ma coraggioso vicino, come giornali come El País hanno sostenuto nell’ultimo anno e mezzo, ma piuttosto una guerra per procura tra le due maggiori potenze nucleari del mondo; in secondo luogo, le sue radici sono antecedenti di molto all’operazione militare speciale della Russia del febbraio 2022; e terzo, il progetto UE è stato essenzialmente subordinato agli obiettivi militari della NATO, che sono essenzialmente gli obiettivi militari di Washington.

Un uomo molto influente

Certo, l’articolo è un pezzo di opinione, nel senso che non riflette la linea editoriale ufficiale del giornale. Ma Cebrián non è il tuo scrittore editoriale medio. È co-fondatore e presidente onorario di El País, nonché ex amministratore delegato e presidente del Grupo Prisa, il conglomerato mediatico spagnolo che possiede il giornale. È anche vicepresidente dell’Asociación de Medios de Información, un gruppo di pressione sui media spagnolo. Secondo Wikipedia, “Cebrián è stato considerato da vari media internazionali come uno dei dieci spagnoli più influenti in Spagna e in America Latina per 44 anni (dal 1976 al 2019).”

È anche, come nota Wikipedia, “l’unico membro accademico ispanico del Bilderberg Club e l’unico membro di lingua spagnola con funzioni esecutive in quell’organizzazione”.

In altre parole, tutto ciò che Cebrián scrive su El País, il giornale che ha contribuito a creare, ha un peso. Significa anche che il messaggio trasmesso in questo editoriale, che rappresenta un netto allontanamento dalla narrativa mediatica prevalente degli ultimi 18 mesi e si basa su un discorso recentemente tenuto da Cebrián ai partecipanti di un programma organizzato dall’Università Complutense di Madrid e dal Institute for Strategic Studies, proviene dai più alti livelli dell’establishment mediatico europeo.

Ora, alcuni estratti scelti (i miei commenti tra parentesi):

Siamo di fronte a una questione trascendentale per il futuro dell’Europa su cui la classe politica ha evitato qualsiasi dibattito nelle ultime campagne elettorali, nonostante le implicazioni per la sicurezza e lo sviluppo del nostro Paese.

Per analizzare gli effetti della guerra, è necessario guardare alle sue cause (che idea intelligente!! Se solo El País e altri media influenti lo avessero fatto 18 mesi fa!), sia le radici profonde che quelli più recenti. Ho iniziato (il mio intervento) evocando John L. O’Sullivan, un giornalista americano che nel 1845 proclamò il “destino manifesto” dell’ancora inesistente impero statunitense. Tale destino era quello di diffondersi in tutto il continente, “assegnato dalla provvidenza per lo sviluppo di un grande esperimento di libertà e di autogoverno”. Così giustificò l’annessione del Texas, dell’Oregon e della California, prima che gli Stati Uniti si impadronissero di oltre il 50% del territorio del Messico e intervenissero nelle rivoluzioni cubana e filippina contro la corona spagnola.

Dopo aver descritto l’espansione verso ovest dei nascenti Stati Uniti e i primi spasmi dell’impero americano, Cebrián procede a tracciare il passaggio degli Stati Uniti attraverso due guerre mondiali, per le quali, dice, l’Europa occidentale deve “il popolo e il governo degli Stati Uniti ” un “debito di gratitudine”. Ma discute anche delle numerose disavventure militari degli Stati Uniti, dal Vietnam all’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia e al Sudan, e il loro pesante bilancio, tra cui 500.000 morti solo in Iraq…

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Lettera dal carcere russo di Boris Kagarlitsky

Dal 25 luglio scorso è imprigionato in Russia il sociologo Boris Kagarlitsky, notissimo intellettuale marxista russo. Il sito matrioska ha tradotto e pubblicato l’utima lettera inviata dal carcere

Non è la prima volta nella mia vita. Sono stato rinchiuso in carcere sotto Breznev, picchiato e minacciato di morte sotto Eltsin. E ora questo è il secondo arresto sotto Putin. I potenti cambiano, ma la tradizione di mettere dietro le sbarre gli oppositori politici, ahimè, rimane. Ma anche la disponibilità di molte persone a fare sacrifici per le loro convinzioni, per la libertà e per i diritti sociali rimane immutata.

Penso che l’attuale arresto possa essere considerato un riconoscimento del significato politico delle mie dichiarazioni. Certo, avrei preferito un riconoscimento in forma un po’ diversa, ma tutto a tempo debito. Nei circa 40 anni trascorsi dal mio primo arresto, ho imparato a essere paziente e a capire quanto sia volubile la fortuna politica in Russia.

Il tempo non è male nella Repubblica di Komi, dove ora mi trovo per volontà del destino e degli investigatori dell’FSB, e tutto in prigione non è male organizzato. Quindi non c’è niente che non vada. Purtroppo non mi è ancora permesso di usare i libri che ho portato con me. Li stanno controllando per verificare che non siano estremisti. Spero che i censori allarghino i loro orizzonti mentre li studiano: un libro riguarda la situazione delle università moderne ed è stato scritto da Sergei Zuev, l’ex rettore di Shaninka, anch’egli imprigionato. L’altro riguarda la storia della Seconda guerra mondiale.

Mi è permesso ricevere lettere. Ne ho ricevute molte. Ed è possibile rispondere. In questo senso, è più facile stare in prigione oggi che sotto Breznev. Anche il cibo è molto migliore. C’è un mercatino dove si possono comprare dei prodotti. L’elenco dei prodotti in questa bancarella non è peggiore di quello di alcuni negozi che fanno le consegne a casa. I prezzi, però, sono più alti. Ma si può anche ordinare il pranzo nel bar della prigione. Il menu è abbastanza buono! Tuttavia, non c’è un microonde per riscaldare il cibo.

Tutto sommato, si può vivere. L’unica domanda è quanto durerà. Ma non è solo un mio problema. Milioni di persone in tutto il Paese stanno pensando la stessa cosa. Quindi condividiamo lo stesso destino, indipendentemente dal luogo e dalle condizioni in cui ci troviamo.

È difficile capire dal televisore che vedo nella telecamera esterna cosa stia realmente accadendo. Ma le notizie principali ci vengono comunque date. Ricordo che nel 1982, nel carcere di Lefortovo, aspettavamo ogni giorno con interesse che il giornale Pravda, in una cornice di lutto, venisse messo nel soffietto della cella.

Con l’esperienza degli anni passati non si può essere molto ottimisti. Ma l’esperienza storica nel suo complesso è molto più ricca e offre molti più motivi di aspettative positive. Ricordate cosa scrisse Shakespeare nel Macbeth?

“Per quanto buia possa essere la notte

cederà il passo al giorno”.

P.S. Grazie a tutti coloro che mi hanno espresso solidarietà, a coloro che chiedono la mia liberazione, che scrivono lettere al carcere. Naturalmente, è necessario chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici. Prima o poi succederà. E in qualche modo penso che sarà prima che poi.

da qui

 

 

Gli ufficiali storici del Pentagono non condividono la strategia imposta a Kiev da USA e NATO attraverso Zelensky – Vladimir Volcic e Christian Meier

L’agenda delle élite globali è distruggere la Russia e impadronirsi della sua ricchezza. Lo afferma in un’intervista sul canale YouTube l’ex consigliere del Pentagono, il colonnello dell’esercito americano Douglas McGregor. “Le élite globaliste governano in Europa come fanno negli Stati Uniti”, ha detto McGregor.
“Si sono tutti fatti strada con un’enorme quantità di denaro perché le persone che controllano i vostri mercati finanziari e le istituzioni finanziarie, le persone che controllano i vostri media mainstream, ora controllano i vostri governi. E non rappresentano gli interessi di nessuno degli europei, né, direi, della maggior parte degli americani. Rappresentano i propri interessi. E il loro programma è distruggere la Russia. E perché? Ebbene, vorrebbero sostituire Putin, perché Putin è a capo dell’ultima grande potenza in Europa”, ha detto il colonnello
osservando che “questa è una parte dell’Europa che ha un’identità nazionale, una lingua nazionale, una cultura nazionale e poggia sulle fondamenta del cristianesimo ortodosso, il che rende la Russia un nemico dei globalisti”.

“Hanno inondato i nostri paesi di stranieri – denuncia McGregor – allo scopo specifico di diluirci, indebolirci, distruggere la nostra identità nazionale, eliminare la nostra cultura nazionale e, naturalmente, distruggere qualsiasi potere residuo che il cristianesimo potrebbe avere culturalmente in Occidente. E vogliono farlo con la Russia. Perché la Russia ha vaste risorse, risorse minerarie, risorse agricole e ovviamente petrolio, gas e molti metalli rari. Anche queste cose sono in cima all’ordine del giorno. Quindi, se riesci a distruggere il governo russo, se riesci a far fuori Putin, se riesci a entrare in Russia, puoi privarla delle risorse e arricchirti molto di più di quanto hai già fatto con il tuo comportamento negli ultimi decenni. Ecco dove siamo”.

La guerra in Ucraina? Un disastro, secondo Lawrence Wilkerson ex capo dello Stato Maggiore.

Anche Lawrence Wilkerson, colonnello in pensione dell’esercito americano ed ex capo di Stato Maggiore del Segretario di Stato degli Stati Uniti Colin Powell è nuovamente intervenuto sul conflitto in Ucraina. Libero da ogni vincolo di riservatezza e pressioni in quanto non più in servizio presso l’esercito americano, Wilkerson nei suoi interventi e interviste a vari media asiatici, dalla CGTN al Japan Foward, da oltre un anno esprime liberamente le perplessità e i dubbi di molti alti ufficiali americani, non liberi di esprimersi in quanto ancora in servizio.
In una intervista al canale informativo YouTube brasiliano “Dialogue works”, molto seguito in America Latina e Nord America, Wilkerson ha definito la guerra in Ucraina un disastro evidente fin dall’inizio.

“Qualsiasi esperto militare sa che è una lotta impari. Nonostante che la NATO offre armi e munizioni a ritmo continuo, (ma non i suoi soldati), per l’Ucraina la missione di sconfiggere la Russia è perdente. Non c’é modo di vincere e questo è ovvio. Ora l’esercito ucraino è in modalità offensiva e viene decimato. Questo è ciò che si ottiene quando si ha uno squilibrio tra i rapporti di forza. Da un lato vi è un avversario che ha delle basi industriali molto potenti, una profondità strategica e uno dei migliori esercti al mondo. Dall’altra parte c’è solo resilienza e testardaggine. Non stiamo cercando di spezzare la Russia con la Wehrmacht o con una macchina da guerra potente e organizzata, ma con l’Ucraina, sostenuta dalla NATO che offre armi, munizioni, intelligence ma non un vero e proprio supporto sul campo di battaglia sotto forma di soldati, aerei, navi, che sarebbe fondamentale per fermare la Russia”, spiega Wilkerson…

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Gli oligarchi ucraini. Un cancro che divora il Paese ma che viene negato dai media occidentali – Vladimir Volcic

Il termine oligarchia deriva dal greco antico olígoi (ὀλίγοι) – pochi (ἀρχή) – comando/governo; ossia “governo di pochi”. L’oligarchia è un regime politico caratterizzato da uomini d’affari (gli oligarchi) che detengono enormi risorse economiche ed una enorme concentrazione del potere effettivo che sfugge dal controllo democratico dei cittadini. Nei media occidentale i termini oligarchia e oligarca viene usato per indicare l’élite economica della Russia e dei Paesi ex sovietici sorta dopo il crollo dell’Unione Sovietica, facendo credere che il fenomeno (ovviamente negativo e nefasto) sia esclusivamente un prodotto russo.

Al contrario il primo Paese Oligarca per eccellenza sono gli Stati Uniti. Il sistema politico americano è gestito da una ristrettissima élite fondata sulla ricchezza e radicata nelle grandi famiglie che esercitano il loro potere tramite un lavoro di lobby al Congresso, diminuendo il potere della Casa Bianca e condizionando le scelte e la politica Presidenziali. La famiglia Walton (fondatori di Walmart); la famiglia Koch proprietaria di McDonald e della Koch Industries, conglomerato che produce ricavi per 115 miliardi di dollari tramite business come oleodotti, prodotti chimici; la famiglia Sackler proprietari del produttore di oppioidi Purdue Pharma; le famiglie Mars, Brown, Dorrance, Fisher, Simplot, Reyes, Du Pont, Rockfeller. A questi si aggiungono gli oligarchi della New Economy: Bill Gates, Larry Page (proprietario di Google), Jeffrey Preston Bezos (proprietario di Amazon); Mark Zuckerberg. Questi ultimi oligarchi hanno una visione di dominio che va oltre ai confini americani con veri e propri sogni megalomani di dominio mondiale.

Infine ci sono gli oligarchi che controllano l’industria bellica e che delineano la politica estera americana, creando continue guerre per vendere i loro “prodotti”. Le famiglie Bush (che non sono imparentate con i presidenti Bush senior e junior), Marshall e Smith che controllano la Raytheon Company; le famiglie Fink, Kapito, Wagner, Novick, Schlosstein, Golub, Frater, Anderson che controllano la BlackRock, la più grande società di investimento nel mondo con sede a New York che a sua volta controlla la Lockheed Martin. La famiglia Holland che controlla la General Dynamics; la famiglia Boeing che controlla l’omonima multinazionale; la famiglia Grumman che controlla la Northrop Grumman.

Anche l’Unione Europea è controllata da potenti oligarchi ma, rispetto agli Stati Uniti, si guardano bene da rendersi visibili. Detentori del potere finanziario, gli oligarchi europei hanno dirottato il progetto democratico della UE trasformandolo da unione dei popoli ad unione dei banchieri dove i popoli sono considerati niente di più che meri sudditi da governare. Controllano la Banca Centrale e la NATO in associazione con gli oligarchi statunitensi. Il loro potere viene esercitato attraverso il Parlamento europeo che ha il mero compito di trasformare in legge le politiche economiche, militari decise da questi occulti oligarchi, in cambio di ogni sorta di privilegi e di guadagni. Per questo molti politici europei ambiscono di essere eletti al Parlamento Europeo.

In Cina esistono degli oligarchi ma sono sotto il controllo e la guida dell’onnipotente Partito Comunista Cinese. Ogni loro atto contrario alle politiche del partito equivale all’immediata distruzione, anche fisica in casi estremi.

In realtà l’Oligarchia è un sistema di potere antidemocratico sorto negli Stati Uniti e diffusosi negli altri Paesi occidentali. I loro media hanno il compito di far credere che l’Oligarchia sia un fenomeno esclusivamente russo e di alcuni Paesi del defunto Patto di Varsavia. La realtà è ben diversa. L’Oligarchia in Russia e nei Paesi ex sovietici è un fenomeno giovane nato negli anni Novanta dopo il crollo del “comunismo reale”.

Tra i Paesi ex sovietici con maggior concentrazione di oligarchi vi è l’Ucraina. Di fatto il Paese è stato fondato da questi oligarchi, prima filo russi poi filo Europa – Stati Uniti. Volodymyr Oleksandrovytch Zelensky nel 2019 è stato eletto sulla base di cinque promesse politiche ben precise : la fine della guerra civile nel Donbass, il processo di riconciliazione nazionale tra ucraini occidentali e quelli russofoni, lo statuto di neutralità dell’Ucraina, la ripresa dei rapporti di buon vicinato ed economici con la Russia, la lotta contro gli Oligarchi.

Allo stato delle cose Zelensky (divenuto una star mondiale e un drogato cronico) non ha rispettato nessuna di queste promesse. Per quanto riguarda gli oligarchi ha solo indebolito quelli filo russi per aumentare il potere degli oligarchi filo occidentali. Lui stesso è divenuto un oligarca che con la guerra in corso sta accumulando immense fortune grazie al furto sistematico degli aiuti finanziari e bellici dell’Occidente.

Il potere oligarchico ucraino (sia quello filo russo che quello filo occidentale) si è sempre basato sulla corruzione endemica. Con il prevalere degli oligarchi filo occidentali, il potere si è concentrato sulle alleanze politiche/economiche con le famiglie, Clinton, Obama e Biden, e su ogni sorta di attività illegale per conto di ditte angloamericane: uteri in affitto, traffico di minori, traffico di esseri umani, laboratori biologici militari, traffico di organi, e via dicendo. Gli oligarchi occidentali, dal colpo di stato del Euromaidan in poi, usano abilmente l’estremismo nazionalista e il neonazismo per controllare il Paese pur essendo estranei ad ambe due queste orripilanti ideologie, in quanto interessati solo a “far soldi”…

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La controffensiva degli utili idioti – Fabio Mini

“O LA VA O LA SPACCA”. L’avanzata di Kiev (non riuscita in primavera) ora viene declamata in salsa estiva: obiettivo, l’isolamento della Crimea Intanto la strategia della Nato va a segno: ricostruzione e nuove armi.

La controffensiva di primavera avrebbe dovuto sfoggiare la determinazione e la capacità ucraina di vincere la guerra contro la Russia, non tanto e non solo per l’Ucraina, ma per l’intero mondo occidentale e per l’Europa in particolare. In realtà la primavera non poteva aiutare a vincere alcunché.

Da quelle parti la primavera rende i movimenti difficili anche per i mezzi corazzati. E la determinazione e le capacità teoriche e psicologiche non potevano compensare i dubbi, i rischi e la carenza di forze e di mezzi. Doveva essere una controffensiva determinante anche solo nella propaganda per guadagnare la fiducia degli alleati e sostenitori dell’ucraina. In realtà, proprio a Vilnius, la stessa Nato ha vibrato una mazzata tremenda alla già scarsa fiducia ucraina nei confronti dell’alleanza Atlantica e di tutti i Paesi che si definiscono suoi amici fedeli.

Una mazzata ancor più subdola perché nascosta in un guanto di lattice come quello del chirurgo che non si vuole sporcare le mani mentre ti asporta motivazione e speranza oltre che sostegno pratico. Doveva essere una controffensiva che avrebbe dovuto innescare una reazione scomposta della Russia: o cedendo al panico o passando a sistemi e armamenti più distruttivi e provocatori. Non è stato così. La Russia non solo ha resistito, ma ha anche mostrato di saper incassare, cedere il cedibile o il superfluo, recuperare energie e tornare a irrigidire la difesa. Dopo aver etichettato la manovra russa come un’invasione a tutto campo (full scale) la controffensiva doveva essere rivolta al cuore della difesa avversaria. Invece si è sviluppata in maniera randomica su una linea di fronte lunga e incerta come se i vertici militari ucraini e tutti quelli dei Paesi alleati e amici (o soltanto ideologicamente schierati) non avessero la minima idea di cosa stesse succedendo….

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Due guerre – Enrico Tomaselli

Guerra guerreggiata e guerra cognitiva sono due aspetti della guerra ibrida in corso, che non sempre sembrano in connessione tra loro. Ma la grande partita a scacchi che si sta giocando ridisegnerà il mondo ed i suoi equilibri di potenza. Ogni mossa falsa può contribuire a far cambiare tempi e modi dello scacco matto.

La percezione occidentale del conflitto

Apparentemente, sono in atto due guerre: una guerreggiata che si combatte sul campo di battaglia, l’altra cognitiva, destinata alle menti di ogni angolo del mondo. In un contesto in cui tutti i soggetti convengono sul fatto che quella in atto è a tutti gli effetti una guerra ibrida e che, quindi, queste due guerre sono in realtà solo due facce della stessa medaglia, potrà forse suonare strano leggere che esistono due guerre distinte.

È interessante notare che l’Occidente parla di guerra dell’informazione e lo fa nella convinzione che la stia vincendo (il direttore della CIA William Burns si è rivolto al Senato degli Stati Uniti dichiarando che “la Russia sta perdendo la guerra dell’informazione sull’Ucraina”). Sul versante opposto, Andrei Ilnitsky, un importante stratega consigliere del Ministero della Difesa russo, parla invece di guerra cognitiva (mental’naya voina). Ad un primo sguardo, può sembrare che dicano la stessa cosa, solo con termini diversi, ma non è esattamente così.

Burns pone infatti il focus sul come tale battaglia viene portata avanti, che è appunto – e ben lo sappiamo – un esercizio totalizzante di propaganda: censura delle fonti nemiche, criminalizzazione del dissenso, costruzione di una narrativa distorta. Dal canto suo, Ilnitsky si focalizza invece sul cosa, sull’obiettivo che si vuole conseguire, ovvero la capacità di distinguere e comprendere.

Ma, ben più importante, è qualcosa che ancora sfugge a questa, pur diversa, lettura. Ed è la dimensione spaziale. Il conflitto in atto, infatti, non è una questione che riguarda soltanto i diretti contendenti; è una prova di forza, il cui valore (ed il cui esito) non stabilisce meramente i rapporti tra gli schieramenti ostili, ma tra questi ed il mondo intero. Se, dunque, il campo di battaglia della guerra guerreggiata è limitato all’est europeo, quello della guerra cognitiva non ha limiti.

Come in ogni conflitto, c’è ovviamente un intreccio tra le due guerre. La propaganda serve fondamentalmente ad ottenere il sostegno (politico, materiale, morale) alle proprie forze in campo. Ed è quindi rivolta essenzialmente al proprio fronte interno. Ma serve anche a creare un clima internazionale ostile all’avversario. Se guardiamo a questi due aspetti, l’affermazione di Burns risulta totalmente fallace.

Per quanto riguarda il fronte interno occidentale (USA, Europa, Ucraina), nonostante un uso spregiudicatamente violento della propaganda, risulta abbastanza evidente che il sostegno alla guerra (ed a chi l’alimenta e la vuole) è a dir poco scarso. La popolarità dei leader occidentali è pressoché ovunque assai bassa, a partire da quella di Biden. Viceversa, per quanto il fronte interno russo non sia ovviamente graniticamente compatto, è altrettanto evidente che il sostegno alla guerra, ed ancor più alla leadership, è molto più alto che in Occidente.

Quanto alla dimensione internazionale, l’accelerazione di innumerevoli processi di smottamento geopolitico rende plasticamente evidente che la guerra cognitiva occidentale ha fallito.

Come ho avuto modo di sostenere precedentemente, uno dei grandi problemi con cui deve fare i conti l’Occidente, in questo frangente storico, è la propria straordinaria supponenza. È ovviamente qualcosa che ha a che vedere con la storia, con la narrazione storica che l’Occidente si è costruito nei secoli e di cui il suprematismo americano non è che l’ultima manifestazione.

Nonostante un certo dilagare di pensiero autocritico (sul colonialismo, sul razzismo ad esso connesso ecc.), si tratta comunque di una manifestazione di superiorità (se lo diciamo noi che il colonialismo è cattivo, allora è così…), che peraltro lascia inalterati i reali rapporti presenti tra Occidente e resto del mondo. La frase di Borrell sul giardino e la giungla, voce dal sen sfuggita, è chiaramente paradigmatica del pensiero profondo delle classi dirigenti occidentali.

Questo enorme problema cognitivo si traduce non soltanto nella convinzione della propria superiorità – morale, politica, tecnologica – ma, conseguentemente, anche in una pericolosa distorsione percettiva…

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Una inchiesta sulla responsabilità civile dell’industria degli armamenti nei crimini di guerra – ANBAMED

Fulla aveva 8 anni, Wassim 9 e Jihad 10. Il 17 luglio 2014 stavano dando da mangiare ai colombi allevati nel terrazzo della loro casa a Gaza. Sono morti sotto i colpi di un missile israeliano lanciato da un drone, durante un cessate il fuoco. Altri due cuginetti di 13 e 9 anni sono rimasti gravemente feriti.

Tra le macerie della casa, completamente distrutta, è stato trovato un frammento di metallo con scritto: “Eurofarad-Parigi-Francia”. Le analisi hanno dimostrato che quel frammento faceva parte del sistema di puntamento elettronico per individuare l’obiettivo da colpire. La famiglia Sh-heiber ha fatto causa alla società francese produttrice. A nove anni dei fatti, la procura di Parigi ha aperto le indagini contro la società Exxelia, di cui fa parte Eurofarad, “per partecipazione in crimini di guerra”.

È la seconda volta che la magistratura di un paese esportatore di armi apre un’indagine contro i commercianti di morte. L’avvocato francese della famiglia palestinese ha commentato: “è ora che i venditori di armi siano puniti per i crimini causati delle loro produzioni”. È un primo passo verso la fine dell’impunità per l’industria bellica. Il caso precedente di una società italo-tedesca produttrice di armi, usati in Yemen, è stato archiviato dalla procura di Roma.

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Proteggere gli obiettori russi, ucraini e bielorussi – Movimento Nonviolento

I movimenti russi, pacifisti, democratici, per i diritti civili e umani, si rivolgono direttamente all’Unione Europea, Commissione e Parlamento, per chiedere misure immediate e concrete a protezione degli obiettori di coscienza e di tutti coloro che in Russia rifiutano di partecipare alla guerra e chiedono asilo poiché con i nuovi provvedimenti legislativi repressivi, in Russia vengono perseguitati, arrestati, incarcerati.
Con il sostegno di molte organizzazioni internazionali, europee e non solo, tra cui EBCO/BEOC (Ufficio europeo per l’obiezione di coscienza), War Resisters’ International (Internazionale dei Resistenti alla Guerra) e Movimento Nonviolento, è stato redatto il Documento: “Appello alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo sulle misure necessarie per la protezione internazionale degli obiettori di coscienza russi, ucraini e bielorussi, dei disertori e di coloro che si sono arresi o sono stati catturati” che il nostro sito pubblica e diffonde.

DALLA RUSSIA PACIFISTA ARRIVA UNA RICHIESTA URGENTE E CONCRETA ALL’UNIONE EUROPEA:
PROTEZIONE INTERNAZIONALE AGLI OBIETTORI DI COSCIENZA RUSSI, UCRAINI E BIELORUSSI, AI DISERTORI E A COLORO CHE SI SONO ARRESI O SONO STATI CATTURATI NELLA GUERRA DI UCRAINA.

Dal cuore pulsante della Russia pacifista, arriva una richiesta concreta all’Unione Europea, alla Commissione e al Parlamento, per la protezione internazionale degli obiettori di coscienza e di tutti coloro che rifiutano la guerra, non vogliono combattere, e cercano asilo politico.
Le recenti modifiche legali introdotte dalla Federazione Russa hanno minato drasticamente i diritti per il personale militare di obiettare o disertare, costringendolo a partecipare al conflitto armato contro la propria volontà. Nuove leggi sempre più severe hanno creato meccanismi favorevoli al regime russo per perseguitare i propri cittadini che scelgono di opporsi, scappare, disertare o arrendersi nella guerra di invasione dell’Ucraina. In Russia sono in atto restrizioni temporanee extragiudiziali all’uscita dal Paese per i soldati di leva, la confisca dei passaporti stranieri ai cittadini chiamati al servizio militare, e per chi non si presenta all’ufficio di registrazione militare scatta il divieto di guidare veicoli, di registrare proprietà o fare transazioni finanziarie. Molti giovani russi contrari alla guerra vorrebbero andarsene, ma lasciare la Russia e recarsi in paesi più sicuri è un processo estremamente complicato: le frontiere terrestri con i Paesi dell’UE sono di fatto chiuse e la procedura di visto semplificata è stata abolita.

Il Movimento degli Obiettori di Coscienza russi si rivolge ai governi della UE affinché adottino un approccio comune per fornire protezione internazionale per i cittadini russi che sono minacciati di azioni penali o sono perseguiti per aver esercitato il loro diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, ma anche per tutti coloro che hanno dichiarato il loro rifiuto di partecipare a operazioni di combattimento, di eseguire ordini relativi a operazioni di combattimento in Ucraina, hanno lasciato il luogo di servizio e per questo sono sotto la minaccia di un procedimento penale o sono perseguiti penalmente.

Il documento intitolato “Appello alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo sulle misure necessarie per la protezione internazionale degli obiettori di coscienza russi, ucraini e bielorussi, dei disertori e di coloro che si sono arresi o sono stati catturati” si rivolge direttamente al Parlamento europeo e alla Commissione europea chiedendo loro di creare speciali gruppi di lavoro e di contatto, dove, con la partecipazione delle associazioni umanitarie e per i diritti umani russe contro la guerra, possano sviluppare passi e soluzioni concrete per attuare i punti delineati nel nostro appello.

Insieme alle reti internazionali, EBCO/BEOC (Ufficio europeo Obiezione di coscienza) e War Resisters’ International, hanno sottoscritto il documento molte associazioni russe e di altri paesi, non solo europei. Il Movimento Nonviolento è tra i firmatari, sostiene e diffonde il testo in Italia.

In particolare il Movimento Nonviolento si rivolge direttamente al Governo italiano, alla Presidente del Consiglio, al Ministro degli Esteri, al Parlamento italiano, ai Presidenti di Camera e Senato, affinché le misure richieste dalle organizzazioni internazionali pacifiste siano adottate subito. Con un semplice decreto legge in ventiquattr’ore è possibile dare una risposta positiva e salvare vita e libertà a chi si oppone e si sottrae alla follia della guerra.

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“L’Occidente in Ucraina ha sabotato i negoziati”

Aaron Malè intervista John Mearsheimer

Il professore dell’Università di Chicago John Mearsheimer ha notoriamente messo in guardia nel 2014 rispetto alle provocazioni della NATO contro la Russia in Ucraina, avvertendo che la politica della NATO in Ucraina stava portando al disastro. 

In questa intervista risponde alle domande del giornalista freelance Aaron Maté sullo stato della guerra per procura in Ucraina e sui pericoli futuri. 

* * * *

AARON MATE’: Benvenuto. Sono Aaron Mate. Con me c’è John Mearsheimer. È professore emerito di scienze politiche all’Università di Chicago e attualmente scrive su Substack. Professor Mearsheimer, grazie mille per essere qui.

JOHN MEARSHEIMER: È un piacere per me essere qui, Aaron.

 

Vorrei la tua reazione a questo articolo del Wall Street Journal. È appena stato pubblicato. Sullo stato della tanto pubblicizzata controffensiva dell’Ucraina e sugli sforzi dell’Occidente per incoraggiarla, dice questo, e cito: “Quando l’Ucraina ha lanciato la sua grande controffensiva questa primavera, i funzionari militari occidentali sapevano che Kiev non aveva tutto l’addestramento o tutte le armi – dai proiettili agli aerei da guerra – necessarie per sloggiare le forze russe.

Ma speravano che il coraggio e l’ingegnosità degli ucraini rendessero possibile questa controffensiva. Il Wall Street Journal ammette che l’Occidente ha spinto l’Ucraina alla controffensiva, sapendo che all’Ucraina mancava quello che serviva per avere successo.

Mi sto chiedendo, avendo a lungo predetto che questo sforzo degli Stati Uniti per spingere l’Ucraina nella NATO, per trasformare l’Ucraina in un delegato della NATO, avrebbe portato alla rovina dell’Ucraina. Qual è la tua risposta a questa candida ammissione da parte di una testata giornalistica dell’establishment?

Bene, mi sembra che chiunque abbia familiarità con le tattiche e le strategie militari dovrebbe capire che non c’era praticamente alcuna possibilità che la controffensiva ucraina avesse successo.

Voglio dire, c’erano così tanti fattori che si opponevano agli ucraini che era quasi impossibile per loro fare progressi significativi. Tuttavia, l’Occidente li ha incoraggiati, li ha spinti a lanciare questa offensiva. In realtà volevamo che passassero all’offensiva in primavera.

È come se li incoraggiassimo a lanciare un’offensiva suicida, che è totalmente controproducente. Non avrebbe più senso per loro restare sulla difensiva, almeno per ora?

Ma penso che cosa sta succedendo qui. E’ che l’Occidente teme che il tempo stia per scadere, che se gli ucraini non otterranno successi significativi sul campo di battaglia nel 2023, il sostegno pubblico alla guerra si prosciugherà e gli ucraini perderanno – e l’Occidente perderà.

Quindi penso che quello che è successo qui sia stato che abbiamo spinto molto per questo attacco, sapendo che nella migliore delle ipotesi c’erano scarse possibilità di successo.

 

Sulla stessa linea, abbiamo anche introdotto l’Ucraina come delegata de facto della NATO senza promettere formalmente – o concedere formalmente – l’adesione alla NATO, e questo è stato un fattore importante in questa vicenda, nell’invasione della Russia inizialmente.

Ma c’è anche il recente vertice della NATO in Lituania, e mi chiedo cosa ne pensi. Alla fine del vertice, la promessa fatta all’Ucraina, mi sembra, ha reso la futura adesione dell’Ucraina alla NATO ancora più remota di quanto non fosse quando era stata promessa per la prima volta nel 2008.

In effetti, questa volta il comunicato finale – ed è stato apparentemente fatto su richiesta degli Stati Uniti – afferma che ammetteremo l’Ucraina quando gli alleati saranno d’accordo e le condizioni saranno soddisfatte, ma non specifica quali siano tali condizioni.

Di conseguenza, mi sembra che l’Ucraina sia ancora più lontana dalla NATO rispetto a quando fu promessa per la prima volta nel 2008. Mi chiedo se sei d’accordo con questa valutazione e cosa pensi di questa promessa molto vaga della NATO.

Sono d’accordo con quello che hai detto, ma andrei anche oltre. Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha chiarito che l’Ucraina non sarà ammessa alla NATO fino a quando non vincerà il conflitto. In altre parole, l’Ucraina deve vincere la guerra prima di essere ammessa nell’alleanza. Tuttavia, l’Ucraina non sta vincendo la guerra.

Questa guerra durerà a lungo. Anche se raggiungi una pace fredda, rimarrà sotto la superficie e ci sarà un pericolo permanente che scoppi una guerra calda.

In queste condizioni, trovo difficile immaginare che gli Stati Uniti o qualsiasi altro paese dell’Europa occidentale accettino di portare l’Ucraina nella NATO. E questo per il semplice motivo che se porti l’Ucraina nella NATO nel bel mezzo di un conflitto, stai di fatto impegnando la NATO a difendere militarmente l’Ucraina sul campo di battaglia.

E questa è una situazione che non vogliamo. Non vogliamo stivali NATO sul campo, o più precisamente, non vogliamo stivali americani sul campo. Quindi ha perfettamente senso che Stoltenberg dica che l’Ucraina deve vincere. In realtà, L’Ucraina deve ottenere una vittoria decisiva sui russi all’interno dei suoi confini. Secondo me, questo non accadrà e quindi, come hai detto, l’Ucraina non farà parte della NATO.

 

Detto questo, pensi che sia giusto ipotizzare che la politica degli Stati Uniti in Ucraina sia stata ancora più cinica di quanto sembri?

In effetti, questa guerra è stata combattuta in gran parte perché gli Stati Uniti hanno rifiutato di accettare la neutralità per l’Ucraina, dicendo: “Abbiamo una porta aperta per la NATO; non escludiamo l’adesione di nessun Paese”.

Tuttavia, quando ne hanno l’opportunità, gli Stati Uniti non si impegnano a fornire all’Ucraina una tabella di marcia per aderire alla NATO, il che mi porta a concludere che, forse, l’obiettivo non era quello di ammettere l’Ucraina nella NATO, ma di utilizzare la futura promessa di adesione alla NATO trasformare de facto l’Ucraina in un paese per procura della NATO, senza che gli Stati Uniti ei suoi alleati abbiano l’obbligo di difenderla?

È possibile. È difficile dirlo senza molte più prove. Ho una visione leggermente diversa. Non credo sia tanto cinismo quanto stupidità. Penso che sia stata stupidità. Non penso che dovresti sottovalutare quanto sia stupido l’Occidente quando si tratta della questione dell’Ucraina – e di ogni sorta di altre questioni.

Ma penso che l’Occidente credesse – e qui stiamo parlando principalmente degli Stati Uniti – che se fosse scoppiata una guerra tra Ucraina e Russia, l’Occidente e l’Ucraina avrebbero vinto, che i russi sarebbero stati sconfitti. Credo che abbiamo pensato che fosse così.

Ripensando alla corsa alla guerra all’inizio del 2022, ciò che mi colpisce davvero è che era ovvio che la guerra fosse almeno una seria possibilità, eppure gli Stati Uniti e l’Occidente in generale non hanno fatto praticamente nulla per prevenirla. Al contrario, abbiamo incoraggiato i russi.

Faccio fatica a immaginarlo. Cosa stava succedendo qui? Credo che pensassimo che se fosse scoppiata una guerra, avremmo addestrato e armato gli ucraini abbastanza da potersi difendere sul campo di battaglia. È la prima cosa da fare.

E in secondo luogo, credo che pensassimo che l’arma magica fossero le sanzioni, che avremmo ucciso i russi con le sanzioni, che gli ucraini alla fine avrebbero sconfitto i russi e che allora sarebbero stati in una posizione che ci avrebbe permesso di ammetterli nella NATO. Questo è quello che penso.

Non credo che sia davvero un caso di cinismo come lo descrivi. È possibile. Ancora una volta, questa è una domanda empirica. Abbiamo bisogno di molte più prove per sapere se la tua interpretazione è corretta o la mia. Ma sento che è peggio di un crimine. È un errore, per usare la famosa retorica di Talleyrand…

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In guerra la Nato si allarga e l’Ucraina diventa più piccola, erosa dalla RussiaAlessandro Orsini

La missione di pace del Papa in Ucraina mi induce al pessimismo come il meeting saudita a Gedda. L’odio dell’Unione europea per la diplomazia, possibile all’inizio della guerra, sarà pagato a caro prezzo. Bruxelles ha criminalizzato i pacifisti. Con quali conseguenze? I russi, anziché ritirarsi, sono scivolati nelle carni d’Ucraina, come questa rubrica aveva previsto urlando nel deserto. L’Ucraina si ritrova con la Russia nell’apparato gastrico senza orifizi abbastanza grandi per la fuoriuscita dei “denti di drago” dell’ospite ingombrante. Una tigre nell’apparato gastrico può uscire soltanto con un intervento chirurgico che apra tutto il corpo causando il decesso del paziente.

Nel marzo 2022, l’arresto della guerra avrebbe comportato notevoli vantaggi a Putin e a Zelensky. Putin non avrebbe ricevuto così tanti danni e Zelensky non avrebbe perso così tanti territori. Ma la guerra si è aggravata e i territori ucraini non bastano più alla Russia per garantire la propria sicurezza, tanto più che la Finlandia è entrata nella Nato. Questo sbilanciamento in favore della Casa Bianca ai confini della Russia sarà compensato dai russi strappando carni all’Ucraina. Essendo un gioco a somma zero, più porzioni dell’Europa dell’Est la Nato prenderà, più porzioni dell’Ucraina la Russia strapperà. Nessuno ci ha pensato? Cinismo americano, inanità europea. All’inizio della guerra, Luhansk e Donetsk bastavano alla Russia. Poi la Nato ha iper-investito nella guerra e a Putin sono serviti anche Zaporizia e Kherson giacché la Nato nel Mar d’Azov e nel Mar Nero equivale a una tigre nel cervello che non consente distrazioni.

Siccome la guerra continua e si aggrava, ecco la mia nuova previsione. Se le condizioni lo consentiranno, Putin annetterà anche Sumy e Kharkiv da cui partono le incursioni contro la città russa di Belgorod. Maggiore sarà la durata della guerra, maggiori saranno i territori di cui i russi avranno bisogno per bilanciare l’espansione della Nato. E non è finita: chiunque pensi che Putin non abbia programmato pure l’annessione di Mykolaiv e Odessa è un ottimo candidato per concludere quel “sequel” di Alice nel paese delle meraviglie in fascicoli settimanali dal 24 febbraio 2022 su Corriere della SeraRepubblica Stampa. Questa rubrica si è affidata a Machiavelli, Mosca, Pareto e Michels per rimanere con i piedi per terra. Le loro teorie hanno trovato nuove conferme in Ucraina. Chi si distacca dalla realtà finisce con i piedi all’aria, come l’Ucraina di Zelensky. Il 5 agosto i russi hanno bombardato Sumy 15 volte per un totale di 119 esplosioni in 24 ore. Perché la Russia bombarda copiosamente Mykolaiv, Odessa, Sumy e Kharkiv? Secondo gli autori del sequel, la Russia opera in questo modo perché è “umiliata”. Altro che umiliata: è affamata come una tigre nella pancia. Stoltenberg continua a giurare a Putin che l’Ucraina entrerà nella Nato a guerra finita. Una prospettiva così tragica per la Russia incoraggia Putin a finire la guerra o a proseguirla?

Renderò più semplice il mio pensiero con un dialogo immaginario tra i due. Stoltenberg dice a Putin: “Ferma la guerra e in cambio ti daremo l’Ucraina nella Nato”. La risposta di Putin? Lascio che siano i lettori di questa rubrica a immaginarla. Ora è presto per capire. Nasceranno nuove generazioni di ucraini che capiranno ciò che il blocco occidentale ha fatto al loro Paese, anzi, ciò che ha fatto con il loro Paese. Più grande sarà la Nato, più piccola sarà l’Ucraina.

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La Guerra del Trent’anni del XXI Secolo – Fulvio Bellini

Le similitudini tra la Guerra del Trent’anni e l’attuale scontro dal carattere strategico tra fronte imperialista in crisi e fronte antimperialista in ascesa

Premessa: sono le guerre (purtroppo) che mutano i paradigmi

In questi giorni si sta concretizzando un fatto evidente fin dall’inizio: il velleitarismo della tanto proclamata controffensiva ucraina di primavera. Alcuni osservatori stanno supponendo che si vada incontro ad una fase di negoziazione tra le parti, che sono Stati Uniti e Russia, non certamente l’Ucraina che è uno stato fantoccio, e tanto meno la NATO che un’organizzazione che coordina le attività dell’esercito imperiale, attualmente quello americano, con le forze armate ausiliarie dei vassalli, come è sempre stato fin dai tempi antichi.

Ovviamente vi è la speranza che questi negoziati inizino presto, ma non è detto che ciò accada e non è detto neppure che il ritorno alla diplomazia chiuda lo stato di ostilità globale, anzi vi sono elementi che giocano in senso contrario come cercherò di spiegare nel presente articolo. I conflitti militari sono importanti nella storia dell’uomo perché, fino alla determinazione di nuovi modi di composizione dei conflitti tra le potenze, che indubbiamente l’introduzione dell’arma atomica sollecita, sono le guerre che stabiliscono chi siano i vincitori, i vinti e le regole del gioco a beneficio dei primi. Quando il premier italiano Giorgia Meloni dichiara pomposamente davanti al Congresso americano il 27 luglio scorso che: “L’Occidente è unito e difende le regole”, intende quelle scaturite dalla Seconda Guerra mondiale, le ultime stabilite e vigenti. Ma di quali regole si parla? Nel 1945 i benefici dei vincitori si tradussero in norme ascrivibili al cosiddetto diritto internazionale il quale, non bisogna mai scordarlo, non ha nulla a che fare con il cosiddetto diritto delle genti (Ius gentium), e tantomeno con criteri di giustizia, che al contrario sono spesso contraddetti: il rapporto tra Stato d’Israele e palestinesi è più che sufficiente per dimostrare questo assunto.

Dagli accordi e dal diritto internazionale discendono poi le istituzioni che hanno il compito di applicare tali regole, sempre nell’esclusivo vantaggio dei vincitori: Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, NATO eccetera. Queste regole, però, hanno sempre una durata temporale definita, una sorta di “data di scadenza”, in quanto necessitano di essere riallineate con la realtà dei rapporti di forza tra le potenze, che sono invece mutevoli, in quanto risentono di fattori economici e finanziari.

Scrivere nuove regole perché aderenti alla realtà non è affatto un meccanismo automatico, può avvenire solo attraverso un nuovo conflitto armato per le due seguenti ragioni: l’ultimo vincitore della guerra non ha nessuna intenzione di lasciare la sua posizione dominante in modo pacifico, perché è tale status che impedisce di sprofondare nella crisi da lui stesso creata; le potenze che sono destinate a sostituire il dominus imperiale non possono esimersi dal farlo, anche se non lo desiderano ed anche se cercano di convincere la comunità internazionale della loro buona fede. Nel XXI secolo chi non vuole e, sotto un certo punto di vista, non può lasciare il suo ruolo di potenza imperiale senza reagire sono gli Stati Uniti; chi è costretto suo malgrado ad emergere come nuova potenza mondiale è la Cina: tutti gli altri attori girano intorno a questo meccanismo centrale. Vi sono poi dei conflitti armati che hanno segnato passaggi epocali perché portatori di cambiamenti irreversibili dei paradigmi religiosi, culturali, economici e sociali. Le invasioni barbariche del V e del VI secolo non hanno solo chiuso la vicenda dell’Impero romano d’occidente, hanno pure sancito la fine dell’evo antico a causa del tramonto del paganesimo a favore del cristianesimo, del sistema schiavistico a favore di quello servile eccetera. Le numerose guerre dell’alto e basso medioevo sono state importanti ma non hanno mutato alcun paradigma, e neppure quelle rinascimentali. Bisogna aspettare l’epoca barocca, e precisamente il 1618, per assistere ad un conflitto che ha profondamente mutato i paradigmi avendo liberato le forze del capitalismo moderno che conosciamo oggi: la Guerra dei Trent’anni. Dopo questo terribile conflitto europeo vi sono stati altri momenti dove i paradigmi sono mutati: sostanzialmente le guerre napoleoniche che hanno sancito l’inizio della scalata della borghesia alla guida dello Stato e la Prima guerra mondiale che ha concluso tale processo. Sempre la Grande Guerra ha poi determinato la nascita di paradigmi alternativi a quelli borghesi, grazie alla miracolosa affermazione di uno stato socialista in Russia. La seconda guerra mondiale non ha mutato nessun paradigma, vi è stata la sostituzione di un centro imperiale, Londra, con un altro: Washington. Oggi ci dobbiamo porre il seguente quesito: la guerra in Ucraina può mutare i paradigmi? In questo articolo cercherò di dimostrare che potrebbe essere un tale conflitto.

Se si ammette che è una guerra di cambiamento paradigmatico, a quale modello del passato si potrebbe avvicinare? Cercherò di dimostrare che il modello di riferimento è proprio la Guerra dei Trent’anni, non tanto per la durata, che dovrebbe essere inferiore a causa delle superiori capacità distruttive delle armi moderne e dei costi esorbitanti che possono rovinare velocemente uno Stato tributario, quanto per lo scontro tra due diversi sistemi paradigmatici tra loro alternativi ed inconciliabili, scontro che non può essere risolto dalla fine delle ostilità tra Kiev e Mosca. In altre parole, l’improvvida decisione degli USA di scatenare una guerra per procura in Ucraina ha scoperchiato il mitico vaso di pandora, dal quale stanno uscendo conseguenze del tutto inaspettate per gli strateghi di Washington e che li stanno convincendo di non potere più tornare indietro…

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Appello alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo sulle misure necessarie per la protezione internazionale degli obiettori di coscienza russi, ucraini e bielorussi, dei disertori e di coloro che si sono arresi o sono stati catturati

Il Decreto del Presidente russo n. 647 del 21.09.2022 “Sulla dichiarazione di mobilitazione parziale nella Federazione Russa” ha di fatto privato i militari della possibilità di lasciare il servizio militare di propria volontà mentre sono mobilitati o sotto contratto. Ora sono costretti a rimanere al fronte e a combattere fino a quando non vengono uccisi o feriti gravemente, o fino a quando non raggiungono il limite di età per il servizio militare, o commettono un crimine per il quale sono punibili con la reclusione.

La legge federale n. 365-FZ del 24.09.2022 “Sugli emendamenti al Codice Penale della Federazione Russa e all’articolo 151 del Codice di Procedura Penale della Federazione Russa”, a sua volta, ha introdotto la responsabilità penale per la consegna volontaria e ha inasprito la responsabilità per l’abbandono volontario delle unità e la mancata osservanza degli ordini. Pertanto, a livello legislativo esistono seri ostacoli al rifiuto di partecipare alle ostilità e all’esercizio del diritto costituzionale all’obiezione di coscienza al servizio militare.

La Corte Suprema della Federazione Russa ha sancito una prassi di applicazione della legge più severa nei confronti di coloro che si arrendono. La risoluzione del Plenum della Corte Suprema della Federazione Russa n. 11 del 18.05.2023 introduce effettivamente una presunzione di colpevolezza per coloro che sono stati fatti prigionieri.

Un altro motivo di preoccupazione sono i recenti emendamenti alle leggi federali “Sul dovere militare e il servizio militare” e “Sulla procedura di uscita e di entrata nella Federazione Russa”, che introducono una restrizione temporanea extragiudiziale all’uscita dal Paese per i soldati di leva, la confisca dei passaporti stranieri ai cittadini chiamati per il servizio militare, nonché altre restrizioni per la mancata presentazione all’ufficio di registrazione militare: il divieto di guidare veicoli, di registrare proprietà e transazioni finanziarie, tra gli altri…

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Solidarietà alle donne antifasciste arrestate dal regime neonazista di Kiev – Enrico Vigna

Solidarietà alle donne antifasciste arrestate dal regime neonazista di Kiev

Alcune storie di donne patriote di una Ucraina, terra per tutte le genti che ci vivono, libera e denazificata.

LVIV/LEOPOLI: Inna Ivanochko ex leader dell’organizzazione regionale di Lviv/Leopoli dell’OPPZHuno dei 47 partiti messi fuorilegge nella “Ucraina democratica” degli ultimi anni, la “Piattaforma di opposizione – Per la vita“, è sotto processo per alto tradimento, una accusa che è ormai divenuta una metodologia per incarcerare oltre 12.000 prigionieri politici antifascisti o di coscienza, oltre a decine di migliaia ricercati o scappati dal paese.  Secondo il Servizio stampa della Procura di Kiev, rischia una pena tra i 12 e i 15 anni.

L’accusa di cui deve rispondere indicata dalla SBU (servizi intelligence ucraini), oltre ad essere stata responsabile del Partito OPPZH, fino al golpe del 2014 (.. il partito ucraino con più voti alle varie elezioni) oggi fuorilegge, di essere una spia russa, di aver “…organizzato e partecipato personalmente a eventi di massa che diffondevano attivamente false informazioni per destabilizzare la realtà socio-politica nella regione di Lviv/Leopoli e di opposizione all’attuale governo nel paese. Secondo l’accusa, l’imputata ha anche organizzato convegni scientifici, seminari e azioni di piazza di commemorazione ed esaltazione del ruolo dell’Armata Rossa e dei suoi caduti nella guerra del ‘41/’45, sostenendo l’oppressore russo e sovieticonell’occupazione dell’Ucraina”….”!!!

“…Nelle sue interviste, ha diffuso informazioni propagandistiche di parte ed esclusivamente negative sull’Ucraina, riguardanti russofobia, fascismo, nazismo e nazionalismo radicale, nonché di opposizione alle basi NATO, indicate come già situate sul territorio dello stato. Oltre a promuovere idee di federalizzazione ..”, affermano i pubblici ministeri. Per questo deve essere processata per alto tradimento. L’ufficio del procuratore generale ha riferito che la Ivanochko ha svolto attività sovversive contro l’Ucraina…”operando nelle Associazioni dei Veterani antifascisti ucraini della II guerra mondiale…come organizzatrice degli eventi del Giorno della Vittoria e per la commemorazione presso il Monumento alla gloria militare delle forze armate sovietiche ogni 9 maggio in Lviv…”!

Secondo gli inquisitori banderisti “ …le idee espresse dall’imputata, di fatto corrispondono ai concetti di ‘denazificazione’, ‘smilitarizzazione’ dell’Ucraina, ‘protezione’ dei diritti della popolazione russa, che sono serviti come pretesto formale per l’aggressione armata della Russia contro l’Ucraina..“. Questa frase nell’accusa non è solo stupidità o estremismo. Essa è utilizzata sistematicamente come una minaccia per milioni di cittadini ucraini che, in una forma o nell’altra, dal 2014 sono stati critici o si sono opposti alla discriminazione linguistica, all’impunità per i gruppi radicali neonazisti, alla glorificazione di Bandera e dei collaborazionisti del Terzo Reich e della trasformazione dell’Ucraina in uno stato sottomesso alle potenze occidentali.

La Ivanochko era stata arrestata il 24 agosto 2022, nella stessa operazione la SBU di Leopoli ha condotto più di 60 perquisizioni e avrebbe identificato più di cento persone coinvolte nel “lavoro nell’interesse della Federazione Russa“. Probabilmente si tratta di persone che, in un modo o nell’altro, hanno semplicemente preso parte a conferenze e tavole rotonde pubbliche e legali.

 

ODESSA: Elena Glishchinskaya, accusata di alto tradimento “ sono stata costretta a partorire davanti alle guardie carcerarie e poi mio figlio è morto per le conseguenze”.

 

La giornalista Elena Glishchinskaya, uscita dal carcere ha raccontato gli orrori della detenzione nel carcere di  Odessa.

Nel 2015, Kiev aveva accusato lei come direttrice della TV «New wave» e il caporedattore del sito «Infocenter» Vitaly Didenko di separatismo, accusati di essere stati tra gli organizzatori e partecipanti attivi della cosiddetta “Rada popolare di Bessarabia”. Le accuse contro di lei sono state definite assurde e senza alcun fondamento di prove concrete dai suoi difensori. La Glishchinskaya, che ha trascorso un anno in un centro di custodia cautelare “preventiva” a Odessa, ha denunciato in una intervista le spaventose condizioni di detenzione nel carcere ucraino. Secondo la giornalista, nel carcere non c’è praticamente riscaldamento e acqua, il sistema fognario non funziona. “… Le celle sono di due metri e mezzo per tre, in cui ci sono minimo tre persone, in commistione a criminali, assassini e squilibrati…”.

L’accusa e la sua persecuzione è dovuta a un articolo il “Tradimento della Madrepatria” , un atto di accusa contro i golpisti di EuroMaidan e il ruolo preponderante e banditesco  delle forze neonaziste.

Scrivere un articolo così coraggioso e chiaro, nell’Ucraina del dopo golpe del 2014, è ritenuto particolarmente grave. La giornalista, ora in attesa di processo, rischia fino a 15 anni di carcere. La sua situazione è peggiorata ancora di più dopo che hanno saputo della gravidanza della donna, infatti ha denunciato che le indagini sono state ritardate quando hanno visto che aspettava un bambino. “…La mia indagine è stata deliberatamente ritardata. Il pubblico ministero è venuto a ogni incontro con un foglio, lo ha letto e ha rinviato tutto al mese successivo. Nonostante io fossi incinta, invece di accelerare il processo, al contrario, è stato ritardato. Era come se mi stessero deliberatamente costringendo a rimanere più a lungo nel reparto di isolamento per farmi crollare nervosamente…”, ha detto. Dopo la nascita del bambino, la Glishchinskaya è stata immediatamente rimandata al centro di custodia cautelare e il bambino, nato molto debole, è andato in ospedale. Madre e figlio non potevano vedersi, minacciavano quotidianamente la donna di rappresaglie contro suo marito e i suoi figli. “…Mi è stato detto direttamente questo: se lascerai l’Ucraina, non fare dichiarazioni di denunce circa il paese, non dimenticare che hai una famiglia qui…”, ha dichiarato. La giornalista con il figlio minorenne è poi arrivata a Mosca, lei e un altro giornalista sono stati scambiati con i detenuti ucraini Afanasiev e Soloshenko, graziati da Vladimir Putin. In una intervista dopo lo scambio, ha raccontato la sua vicenda, spiegando che le autorità del dopo  Maidan si sono vendicate degli abitanti di Odessa con il 2 maggio, con i bruciati vivi della Casa del Sindacato e migliaia di persone normali che sono state repress. Secondo lei, Zelensky avrebbe avuto la possibilità di ripristinare la giustizia dopo essere salito al potere, ma, secondo la donna, la situazione è ancora peggiorata: “…ora anche gli avvocati vengono processati in Ucraina per aver difeso le persone “sbagliate…Il 2 maggio 2015, avevamo programmato di andare a una manifestazione per onorare la memoria dei residenti morti a Odessa il 2 maggio 2014. Intorno alle stesse date, il presidente Poroshenko sarebbe dovuto arrivare a Odessa. E poco prima di quegli eventi, volevano “ripulire” la città da personaggi “avversi”. Quel giorno non fui arrestata solo io, eravamo un centinaio in tutto: deputati, giornalisti, sacerdoti, atleti … E in totale in quel periodo, c’erano già più di mille persone detenute per motivi politici…”.

Questa è la sua storia, una delle migliaia relative agli arresti delle cittadine e cittadini ucraini, di questi anni.

“…Quando mi hanno presa ero rimasta scioccata da ciò di cui mi accusavano: mi era stato imputato di aver creato una repubblica separatista perché avevo ricevuto per posta un invito a un evento pubblico con una discussione su questo argomento. Ma io sono una giornalista, ricevo centinaia di inviti del genere. Ma venni arrestata e minacciata di almeno 10 anni di carcere. In quel momento ero incinta, questa accusa è stata un duro colpo per me: ho iniziato a sanguinare, ma invece delle cure mediche, la mia detenzione in prigione venne peggiorata. Non mi lasciavano vedere gli avvocati e ho partorito con una guardia carceraria. Sullo sfondo dello stress e delle mie condizioni, anche il bambino è nato in gravi condizioni…Due ore dopo il parto, il pubblico ministero è venuto da me e si è offerto di consegnarmi il bambino…proponendomi per uno scambio di prigionieri. Ho rifiutato, ma hanno lanciato una campagna mediatica secondo cui “la separatista ha ricevuto molti soldi, ha abbandonato il bambino ed è partita per la Russia”. Avrebbero voluto usarmi come figura di madre degenerata e fanatica ideologica… Per un po’ mi hanno tenuta in isolamento, cercando continuamente di convincermi ad abbandonare il bambino, ma non ho accettato queste condizioni… Poi, mesi dopo, sono stata scambiata, ma insieme a mio figlio…Ma il  bambino non visse a lungo. Abbiamo combattuto per la sua vita, ma quando aveva tre anni è morto; poiché c’era stato un danno cerebrale, l’epilessia iniziò a svilupparsi, i polmoni erano danneggiati, peggiorò sempre di più …Mi è stato spiegato che era nato debole con il cervello danneggiato, come conseguenza del parto e delle condizioni di detenzione in prigione…Tutto è stato pianificato per intimidire gli abitanti di OdessaLa nostra “Odessa città eroina” della Grande Guerra Patriottica. Dopo il  terribile evento del 2 maggio 2014, dove le persone sono state bruciate vive nel centro della città, furono prese ulteriori misure intimidatrici contro la popolazione: proibirono di uscire il Giorno della Vittoria, di partecipare al Reggimento Immortale, bandirono i nastri antifascisti di San Giorgio. Anche quando ci stavamo preparando a celebrare l’anniversario della liberazione di Odessa dagli invasori nazisti, fui convocata alla SBU: mi dissero che non avrei dovuto farlo … Le persone avevano paura di uscire anche solo per una manifestazione in onore del Giorno della Vittoria!…Ma noi avremmo voluto solo che Odessa e tutta l’Ucraina dovessero rimanere multiculturali e multinazionali, con una radice e una memoria antifascista; che l’ucrainizzazione, non dovesse essere imposta;. Che le leggi adottate dal governo illegale di Kiev non dovessero essere imposte: era chiaro a tutti che quel governo che aveva effettuato un colpo di stato non era legale… E questo governo illegittimo aveva paura che gli abitanti di Odessa non lo accettasse…e avevano ragione, la popolazione della città ha una memoria storica dei crimini subiti dall’occupazione nazista ed è nella stragrande maggioranza per una Ucraina libera indipendente, multiculturale, multipartitica, multireligiosa e antifascista…e non si piegherà fino alla cacciata dei golpisti neonazisti…”.

 

DNEPROPETROVSK: arrestata una donna per alto tradimento

Il controspionaggio militare del servizio di sicurezza ha effettuato un’operazione speciale per arrestare una presunta spia russa nella regione di Dnepropetrovsk. E’ stata arrestata una donna che avrebbe raccolto informazioni sui luoghi e le rotte di movimento delle forze di difesa a Krivoy Rog, per poi fornirle alla Federazione Russa. Secondo l’inchiesta,da sempre era conosciuta per le sue posizioni filorusse e antinaziste, anche dopo l’inizio dell’operazione speciale russa, la donna avrebbe continuato a sostenere questa posizione, parlandone apertamente anche con coloro che abitavano vicino. In questo modo qualcuno l’ha denunciata, ed è arrivata la segnalazione all‘SBU.

Ora rischia fino a 12 anni di carcere“, ha detto la SBU.

Una “spia” veramente anomala, nota da anni ai servizi di sicurezza, che in pubblico dichiara apertamente le sue idee e posizioni, che non evita di esporsi a delazioni e denunce, poi nel resto del tempo libero va in giro per la regione a svolgere un lavoro di spionaggio segreto e pericolosissimo…O forse la sua vera colpa sono le sue opinioni e la sua coerenza?!

 

KHARKOV: arrestata una ragazzina di 14 anni

 

Kharkov, è stata arrestata dalla polizia una ragazza di 14 anni perche aveva postato sui sociali messaggi contro la guerra e per la pace.

Nei social network della studentessa, ha fatto circolare slogan contro la guerra e per la pace, e un video dove mostra il dito medio verso una  tenda con i colori giallo e blu dei radicali neonazisti “Tutto per la vittoria“, allestita nel centro di Kharkov per cercare volontari per l’esercito. Nel video, la ragazza ha mostrato che nel centro della città sono apparsi disegni e scritte con simboli contro la guerra. Le forze dell’ordine hanno identificato e arrestato la ragazza, chiedendo alla madre che educazione ha dato alla figlia. È stata poi costretta a chiedere pubblicamente perdono “per le sue azioni davanti ai cittadini ucraini”. Per quanto riguarda la studentessa, “saranno prese misure in conformità con i requisiti del codice penale ucraino“, ha detto la polizia.

KIEV: arrestate tre donne per alto tradimento: Inna Chernetskaya, Daria Semenchenko e Olga Didovets.

Secondo la SBU l’accusa è di aver filmato e messo sui social le immagini della difesa aerea ucraina durante un attacco a Kiev. Tre donne di Kiev, Inna Chernetskaya, Daria Semenchenko e Olga Didovets, sono accusate dell’articolo 114-2 del codice penale, dove mostrare il lavoro della difesa aerea in rete, può costare fino a 12 anni, afferma l’SBU. Secondo l’articolo il nemico può ricevere informazioni dalle trasmissioni online tramite piattaforme di streaming o tramite un “hack” di hacker, ha informato il servizio stampa della SBU, ribadendo che “è vietato riprendere e pubblicare materiale fotografico e video sulle attività delle Forze di difesa e sulle conseguenze dei bombardamenti nemiciLa distribuzione di tali documenti è un reato che comporta una pena fino a 12 anni di carcere…”. Il sito web nazista Obozrevatel, che fornisce in rete foto, indirizzi e dati personali di chiunque sia identificato come anti ucraino, antifascista, comunista o semplicemente critico del governo, invitando a scovarli e colpirli, citando le sue fonti nelle forze dell’ordine, ha scritto che l’appartamento della Chernetskaya è stato perquisito…senza trovare nulla di illegale!

Gli avvocati delle arrestate hanno dichiarato che migliaia di normali cittadini, quando ci sono missili o schermaglie in cielo, filmano da lontano, secondo l’SBU dovrebbero essere tutti arrestati, o forse è un problema di opinioni o terrorismo psicologico, per cui si viene arrestati?!

 

KIEV: la polizia ha arrestato Victoria Kochanowska, attivista per i diritti umani, senza una motivazione

Il 29 giugno 2023, vicino al Monastero della Kiev-Pechersk Lavra, una persona ha spruzzato con una bomboletta negli occhi dell’attivista per i diritti umani Victoria Kokhanovskaya, una sostanza sconosciuta a seguito della quale ha ricevuto ustioni chimiche in entrambi gli occhi. L’attivista per i diritti umani ha affermato che la polizia “non ha riscontrato nessun reato in questo attacco contro di meIl dipartimento di polizia di Pechersk non vede alcun corpus delicti contro una persona da loro non identificata, ma che è stata identificata, che si è semplicemente avvicinata a noi e ha spruzzato una bomboletta di gas su tre persone. E abbiamo scoperto che è un atto patriottico ucciderci. Poiché questo l’SBU ci ha detto…”, ha denunciato la Kokhanovskaya.

Poi, il tribunale distrettuale Pechersky di Kiev ha mandato la ragazza agli arresti domiciliari 24 ore su 24. L’attivista per i diritti umani ha pubblicato una foto della decisione del tribunale sulla sua pagina Facebook, prima che gliela chiudessero.

KIEV: arrestata una donna blogger che chiedeva il distacco della Transcarpazia dall’Ucraina

Il servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) ha arrestato una blogger che ha scritto di essere favorevole  a staccare la Transcarpazia dall’Ucraina. Lo ha riportato il sito Oborezrevatel.

Secondo i servizi di intelligence, la donna ha diffuso in rete appelli al separatismo. Contro la donna è stato aperto un caso in base a un articolo sulla violazione dell’integrità territoriale e dell’inviolabilità dell’Ucraina.

Se riconosciuta colpevole, rischia la reclusione da tre a cinque anni.

KIEV: l’avvocato Elena Lukash e la politica Elena Bondarenko, sono state arrestate come detenzione preventiva

Il servizio di sicurezza dell’Ucraina ha arrestato e imprigionato l’avvocato e personalità pubblica Elena Lukash e la politica Elena Bondarenko. Le accuse sono sempre le stesse: ostilità alle autorità e al governo, propaganda antinazionale e separatismo…cioè alto tradimento.

…E noi NON dimentichiamo

Elena Berezhnaya, fondatrice e direttrice dell’Istituto di politica giuridica e protezione sociale ucraino, la più nota attivista ucraina per i diritti umani. Il 16 febbraio 2022 è stata sequestrata dall’SBU nella sua casa a Kiev, poi portata in carceri segrete dei Servizi di Sicurezza, dopo molti mesi I familiari hanno potuto vederla. La Berezhnaya è una forte e coraggiosa donna ucraina antifascista che, dal 2014 è stata una spina nel fianco della giunta golpista, nonostante innumerevoli tentativi di assassinarla, minacce continue di morte da parte dei neonazisti e più volte picchiata e maltrattata, non ha mai smesso di battersi per la verità, per la giustizia, contro la guerra nel Donbass e per la pace. E nonostante il clima terroristico, non ha mai lasciato l’Ucraina. Ora sta pagando la sua coerenza ed il suo coraggio, insieme a decine di migliaia di attivisti, antifascisti,  semplici cittadini pacifisti, la sua lotta senza compromessi per i diritti umani, sociali e civili del popolo ucraino, vessato in questi 9 anni di aggressione golpista.

Nataliya Mikhailivna Vitrenko, è stata membro del parlamento ucraino dal 1995 al 2002, presidente del Partito Socialista Progressista Ucraino , oggi fuorilegge, e Presidente del Consiglio delle Donne Ortodosse dell’Ucraina. Due volte candidata alla presidenza dell’Ucraina. Dottoressa in Economia, prima di lavorare in parlamento, è stata docente universitaria e ricercatrice presso l’Accademia delle scienze dell’Ucraina. Dopo il colpo di stato di EuroMaidan, è stata perseguitata, minacciata e più volte attaccata dai neonazisti, sia nelle occasioni delle manifestazioni per il 9 maggio che del 1° maggio, oltre ad impedirle sistematicamente qualsiasi apparizione pubblica con assalti e pestaggi. Dal febbraio 2022 è ricercata attivamente dall’SBU ed è dovuta entrare in clandestinità e non si hanno più notizie di lei.

Di queste altre patriote ucraine si hanno solo queste informazioni, ma sono nel nostro cuore:

Korabelnikova Julia Aleksandrovna,  20/07/1985

Accusata con articolo 111 parte 2, era detenuta a Kupyansk

Moshkutelo Anastasia Nikolaevna, 22/05/1995

Arte. 111, condannata a 12 anni, detenuta a Khmelnitsky SIZO

Marchenko Elena Leonidovna, nata nel 1971

Rapita dalla sua casa dall’SBU nella regione di Kharkov, la sua situazione è sconosciuta

Khomutova Irina, 1964

Arrestata dall’SBU a Kupyansk, non si hanno sue notizie

Il governo di Kiev attraverso il suo sito SSU.GOV.UA ha fornito ufficialmente i dati della repressione e dei suoi successi contro le opposizioni alla giunta, dal 24 febbraio al marzo 2023:

87.100 arresti e procedimenti penale avviati dagli investigatori della SBU

3.200 arrestati con l’accusa di essere collaboratori o simpatizzanti del nemico

(A cura di Enrico Vigna, SOS UcrainaResistente/CIVG)

da qui

 

Non solo Ucraina. Gli effetti della sconfitta NATO – Roberto Gabriele

Quando è iniziata l’operazione militare speciale non era difficile ragionare sul fatto che l’esito dello scontro militare avrebbe deciso degli assetti geopolitici a livello europeo e internazionale. Per questo Putin ha deciso di correre il rischio calcolato dell’intervento militare, in mancanza del quale l’operazione strategica americana di accerchiamento sarebbe andata in porto mettendo in scacco la difesa russa.

Se gli americani e la NATO avessero prevalso infatti, ci saremmo trovati di fronte a una Russia ripiegata su se stessa e col rischio di un’implosione interna, mentre la NATO avrebbe piantato le sue armi a ridosso di quello che considera un nemico strategico. Non aver raggiunto questo obiettivo significa che gli equilibri geopolitici mondiali non consentono più all’occidente imperialista di modificare la tendenza al suo declino.

Ma ora che la guerra va avanti da circa un anno e mezzo si delineano altri scenari per chi ha voluto scatenarla. Non si tratta più dei destini dell’Ucraina e della sorte dei territori liberati dall’esercito russo. In ballo c’è una questione di più ampia portata. Domandiamoci appunto in che cosa consiste questa novità.

La risposta, in breve, sta nel fatto che nella guerra non si stanno decidendo solo le sorti di Zelensky ma, dal momento che essa viene condotta dalla NATO e col suo potenziale bellico, la sconfitta assume una ben altra portata. La sconfitta vuol dire che l’occidente imperialista si è misurato militarmente con un nemico come la Russia e non è riuscito a prevalere. Non solo, ma tutto ciò è avvenuto imponendo all’avversario (i russi in questo caso) di difendersi sviluppando una rapida conversione dell’economia e una pianificazione nella produzione militare che ne sta potenziando e di molto il livello di difesa. I risultati si vedono bene rispetto alla conclamata contro-offensiva ucraina che non riesce a liberarsi di una morsa fatta di artiglieria, guerra elettronica, aviazione e da quel diluvio di fuoco che inchioda e distrugge le truppe ucraine.

Siamo quindi in presenza di un duplice risultato negativo per la NATO. Non solo il consolidamento delle posizioni russe in Ucraina ma anche la verifica che l’occidente non è in grado di mettere in crisi militarmente un avversario che si pensava non reggesse l’urto delle forze combinate di USA ed Europa. È un triste risveglio questo che lascia anche intravedere lo scenario successivo. Se la Russia è stata capace di fronteggiare l’attacco della NATO in Ucraina e ha riorientato la sua economia per la guerra, cosa che gli occidentali non hanno fatto, quali saranno da ora in poi i rapporti di forza militari a livello internazionale?…

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“Carri armati per un rene”. Ipotesi inquietanti sul traffico di armi e di organi -Andrea Puccio

L’ipotesi che in Ucraina si stia svolgendo un vero e proprio traffico di organi appare giorno dopo giorno sempre più fondata. Il film russo intitolato “Carri armati per un rene” cerca di svelarne i macabri contorni identificando pure i possibili autori di questo terribile commercio. Commercio che i paesi occidentali cercano di non vedere, come del resto hanno fatto con il traffico di organi organizzato in Kosovo alla fine del secolo scorso.

Due guerre volute dall’Occidente che hanno molto in comune, compreso il traffico illegale di organi. Secondo le ripetute denunce ai soldati morti o in fin di vita verrebbero espiantati organi senza il loro consenso o quello delle famiglie. Organi che poi finirebbero, grazie anche alle leggi emanate dal governo ucraino che non richiedono il consenso per l’espianto, sul mercato nero dei trapianti. Il prezzo pagato per questi organi varia da circa 3.000-4.000 euro per una cornea a quasi 50.000 euro per un cuore.

Per traffico di organi, secondo quanto stabilito al vertice di Istanbul nel maggio del 2008, si intende: “il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’occultamento o la ricezione di persone viventi o decedute o dei loro organi attraverso la minaccia, l’uso della forza o di altre forme di coercizione oppure mediante il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di potere o lo sfruttamento di una posizione di vulnerabilità’.

In sintesi, quando si parla di questo tipo di frode si intendono due tipi di casi: il prelievo degli organi di una persona che accetta di privarsene dietro pagamento di denaro o la commissione di una gravissima lesione o omicidio al solo fine di prelevare dalla vittima gli organi e i tessuti.
In questi casi, il tipo di crimine consiste nella compravendita di un organo per assicurarsi un vantaggio materiale.

Alla base del traffico di organi, considerato tra le 12 attività illecite più redditizie, è la lunghezza delle liste di attesa per avere un trapianto e l’urgenza che molti pazienti ne hanno a causa di malattie terminali. Gli organi più richiesti per questo tipo di operazioni illegali sono, infatti, il rene, il fegato e il pancreas. Nonostante le liste di attesa tengano conto dei due criteri, temporale e di urgenza, spesso la disponibilità di organi non riesce a soddisfare le richieste.

Ciò favorisce, anche per colpa di alcuni Stati compiacenti e di una legislazione in materia ancora non ben definita, la diffusione del fenomeno criminale del traffico di organi presente soprattutto in aree extraeuropee che va combattuto con un impegno congiunto da parte di tutti gli Stati.

 

https://www.youtube.com/watch?v=4LY66Gkv9EE

 

Un traffico di organi illegali simile a quello proveniente dall’Ucraina era stato messo in atto con gli stessi metodi durante la guerra in Kosovo dal 1998 al 1999.
In Kosovo la Special Investigation task force” con sede a Bruxelles, dal 2011, ha indagato sul traffico illegale di organi. Per tre anni la task force ha indagato arrivando a queste conclusioni: «Non è stato possibile raccogliere elementi probatori sufficienti per formulare una imputazione nei confronti di chicchessia. Non vi sono prove del coinvolgimento di Hashim Thaci. Vi sono tuttavia forti indizi che su una scala molto ridotta, un piccolo numero di individui siano stati uccisi al fine di estrarne e trafficarne gli organi»…

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Alberto Bradanini: il conflitto ucraino nell’ermeneutica divergente di Nato-Usa e Federazione Russa

Jacques Baud, ex membro dell’intelligence strategica svizzera, con un passato nella Nato quale specialista per i Paesi dell’Est Europa e i programmi nucleari (2014-2017), nel suo ultimo libro (Ukraine entre guerre et paix, Max Milo Ed., 2023) rilegge con lente critica la vicenda ucraina attraverso l’analisi delle ragioni sostanziali, insieme agli aspetti di legalità e legittimità internazionali.

In un tempo di filosofica malinconia, le devastazioni intellettuali della macchina della Menzogna vengono digerite da un pubblico frastornato da un impaurito analfabetismo anche quando contraddicono la logica euclidea.

Sfidando una criminalizzazione del dissenso quale fenomeno inedito nelle società occidentali del secondo dopoguerra, Jacques Baud propone con coraggio una diversa esegesi degli accadimenti. E se questa potrà apparire provocatoria, la sua acquisizione ha il pregio di scuotere il torpore di chi, consapevole del Grande Inganno, tende tuttavia a impigrire, volgendo lo sguardo altrove.

La narrativa occidentale alimenta il convincimento – afferma J. Baud – che la guerra in Ucraina sia stata pianificata da V. Putin con il fine di riposizionare la Russia sul quadrante un tempo occupato dall’Unione Sovietica, alla riconquista del suo perduto status imperiale. Essa è tuttavia fallace, poiché dall’implosione dell’Urss[1] (1991) non si registra alcun atto o dichiarazione a suffragio di ciò, nulla! Numerosi osservatori occidentali e larga parte della pubblica opinione (le cui convinzioni sono occultate) reputano invece che la radice della guerra abbia natura strategica e vada collocata nell’intento premeditato di Nato-Usa di accerchiare la Russia, indebolirla e se possibile frantumarla, per saccheggiarne le risorse (gas, petrolio, prodotti agricoli e minerali) e riservare poi analogo trattamento alla Cina, la nazione più insidiosa per l’egemonismo Usa nel mondo.

Il finto impegno americano, assunto all’indomani del crollo sovietico e rapidamente infranto, di non spingere la Nato a ridosso della frontiera russa ne è la prova più plateale. Da allora, il numero dei membri dell’Alleanza Atlantica è raddoppiato, da 16 a 32, avendo assorbito tutte le nazioni esteuropee, ad eccezione di Ucraina, Georgia e Serbia. J. Baud si domanda quale possa mai essere il fine di tale espansione, se non quello illustrato, dal momento che la Russia – erede dell’Unione Sovietica – aveva manifestato il più chiaro intento di voler entrare nell’orbita politica ed economica euro-occidentale, essendo divenuto persino membro del G8 e osservatore Nato.

Alla luce del diniego Usa a dar spazio anche alla prospettiva euro-asiatica, rinunciando all’esclusività euroatlantica, Mosca si convince che le mire Usa-Nato non erano mutate dai tempi dell’Unione Sovietica: la Federazione Russa resta anch’essa troppo grande, ricca e ingombrante per la patologia americana di dominio sul pianeta. Del resto, oltre ad essere un ghiotto bottino in caso di capitolazione, Russia ed Europa sono naturalmente complementari: energia russa contro macchinari, capitali e beni di qualità europei, medesima religione, cultura e colore di pelle. La possibile saldatura Europa-Russia relegherebbe la potenza talassocratica americana aldilà dell’Atlantico, lontana dall’heartland, il cuore del mondo. In tal caso, il potere passerebbe di mano, dal mare (l’Anglosfera a dominio Usa) alla terra, l’Eurasia, un insieme di nazioni popolose e dinamiche, tra cui Cina, India, paesi centroasiatici, Pakistan e via dicendo.

Alla luce di quanto precede, gli obiettivi Nato-Usa sul teatro ucraino, rileva J. Baud, sono la sconfitta della Russia, la sostituzione del suo coriaceo presidente con un clone di B. Yeltsin, affinché l’asservimento politico e il processo estrattivo di ricchezze, iniziato nel 1991 e conclusosi con l’avvento di V. Putin, possa riprendere il suo corso.

Il nostro autore reputa che V. Putin, a dispetto dell’accerchiamento Nato-Usa (basta uno sguardo sulle basi occidentali che circondano la Russia), non avrebbe comunque inviato l’esercito in Ucraina, a meno che non vi fossero stati dispiegati armi nucleari o di difficile intercettazione, capaci di costituire una minaccia esistenziale alla sicurezza della Federazione, poiché pur politicamente sostenibile ciò non sarebbe bastato – secondo il diritto internazionale – a conferire legalità o legittimità all’intervento armato. In verità, afferma J. Baud, sono gli occidentali ad avanzare tale spiegazione. Per il governo moscovita, invece, le ragioni – formali e legittime – alla base dell’operazione militare speciale in Ucraina sono altre, tutte riconducibili alla necessità di proteggere le popolazioni russe del Donbass.

Prima di entrare in dettaglio, J. Baud ricorda l’evidenza secondo cui la sicurezza nazionale costituisce la priorità di ogni sistema statuale, senza distinzione tra democrazie, autocrazie o dittature, ed essa precede la spinta ad espandere la propria influenza oltre frontiera, per via pacifica o con l’uso della forza. Egli richiama l’evidenza (da noi occultata) che la Nato è un’organizzazione militare nella quale armamenti, finanziamenti e strategie sono decise da Washington, mentre il suo carattere difensivo, se mai vi è stato, è da tempo dileguato nella storia. Nella percezione russa, la sola che conti, la rappresentazione occidentale che l’espansione della Nato ad Est non rappresenterebbe una minaccia alla sicurezza russa e che ogni paese ha il diritto di definire le alleanze che reputa più congrue alla propria sicurezza, s’inquadra in un’esegesi strumentale che ignora l’impudente pratica del doppio standard. Chiunque sia dotato di un minimo di onestà intellettuale può rinverdire la memoria con la sfiorata tragedia di Cuba (1962), le alleanze che hanno portato alla Prima guerra mondiale (e poi alla seconda) e la tuttora imposta Dottrina Monroe (1823), secondo cui nessun esercito non-americano sarebbe stato tollerato nell’emisfero occidentale, per presunte, ipertrofiche ragioni di sicurezza dell’impero americano.

Nelle riflessioni di J. Baud il conflitto ucraino è stato pianificato a tavolino, con l’intento di provocare l’inevitabile intervento russo. Secondo l’autore, una volta costruite le premesse strategiche, ingresso de facto della Nato in Ucraina e invito formale a Ucraina/Georgia a farne parte (G. W. Bush, vertice di Bucarest, 2008) occorreva creare l’occasione contingente per spingere la Russia a intervenire. Una volta caduta in trappola, Mosca sarebbe capitolata sotto la pressione congiunta di un’insostenibile economia di guerra e delle dure sanzioni applicate dall’Occidente e da tutti o quasi i paesi del mondo. V. Putin non avrebbe potuto sfuggire alla trappola, sia per il dovere etico di difendere la propria gente, sia perché convinto (erroneamente secondo Nato-Usa) che ne sarebbe uscito vincitore.

Le cose come sappiamo sono andate diversamente. Il mondo non si è associato all’Occidente e la Russia non è capitolata, anzi vi ha persino trovato l’occasione per un chiarimento strategico con Nato-Usa, mentre a un anno e mezzo dall’avvio dell’operazione militare speciale è a tutti chiaro che si tratta di un conflitto multiplo, tra Ucraina e Russia, tra Nato-Usa e Russia, tra Usa ed Europa e sullo sfondo l’indebolimento strategico della Cina. La storia insegna che gli imperi fanno fatica ad accettare di non essere eterni, cosicché invece di guardare avanti, volgono lo sguardo indietro.

A questo punto, gli eventi si dipanano seguendo una logica palese. Con il colpo di stato del 2014 istigato e finanziato dall’intelligence Usa[2] viene sostituito un presidente legittimo (non pregiudizialmente filorusso, come ama presentarlo la macchina mediatica occidentale) con uno illegittimo e pregiudizialmente filoccidentale. Quale primo provvedimento il nuovo governo decreta la cancellazione della cultura e della lingua russe, accendendo la miccia delle proteste nelle province russofone. Per ristabilire l’ordine, il governo di Kiev, non potendo dispiegare l’esercito composto anche da russofoni, istituisce unità ultranazionaliste (battaglioni Azov e Pravyy Sector), che secondo Baud meritano l’epiteto di neonaziste, sia per l’ideologia che professano (il culto di Stepan Bandera, responsabile accertato del massacro di centinaia di migliaia di ebrei e polacchi durante il secondo conflitto mondiale), sia per la pratica di violenza (il massacro di russofoni nella sede sindacale di Odessa, nel maggio 2014, quale manifesto paradigma). I mezzi d’informazione europei tendono a confondere tra loro i termini nazista e neonazista. Il nazismo è invero l’ideologia politica tedesca degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, mentre il neonazismo è un neologismo che riflette un modello di comportamento sociale basato sulla violenza e l’imposizione di potere e privilegi, non una costruzione ideologica o teorica, ma una pratica di odio contro chiunque si opponga alla forza bruta esercitata al di fuori della legge.

I noti accordi di Minsk firmati nel 2015 sotto gli auspici dell’Osce[3] avevano quali autorevoli garanti Francia, Germania, per la parte ucraina, e Russia per il Donbass e avrebbero dovuto porre le basi per una soluzione politica del conflitto, nel presupposto da tutti condiviso che quei territori sarebbero rimasti sotto sovranità ucraina. I citati paesi occidentali, tuttavia, non hanno onorato la loro parola, trasgredendo e umiliando l’etica del diritto internazionale. Per di più, tali accordi erano stati approvati con una Risoluzione[4] del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti, che in tal modo aveva loro conferito il valore di massima norma internazionale pattizia.

Le candide confessioni di A. Merkel, N. Sarkozy e W. Poroscenko (all’epoca i tre erano a capo dei rispettivi governi) ci rivelano che tali accordi erano stati firmati con il funesto intento di guadagnar tempo, armare l’Ucraina e far la guerra alla Russia, sulla scorta di un cinismo politico che merita la più dura delle censure. Per quanto concerne la Francia, il mondo si sarebbe aspettato ben altro comportamento da un membro permanente del CdS delle N.U.! La Germania, poi, che ama offrire di sé l’immagine di un paese sempre rispettoso della Legge, interna o internazionale che sia, nasconde invece, e non è la prima volta, un volto fariseo, corrotto e arrogante (altro che mamma/Mutter Merkel!). La cosiddetta leadership ucraina, infine (ma questo non meraviglia), conferma che si può giocare persino con il destino del proprio paese e la vita della propria gente.

L’infame dialogo avvenuto nel 2014 tra G. Pyatt[5] (allora ambasciatore Usa a Kiev) e Victoria Nuland – allora e tuttora sottosegretario di stato Usa, passata alla storia per il suo eloquio forbito (“fuck Europe”) – costituisce un’ulteriore evidenza, se ve ne fosse il bisogno, che quel plateale tradimento d’intenti costituisce l’esito di interferenze americane su Berlino e Parigi (con Kiev non ve n’era necessità) con lo scopo di impedire ogni percorso di compromesso e pacificazione…

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Ecco come la Polonia sta prendendo il controllo dell’Ucraina occidentale – Andrew Korybko

…Allo stato attuale, la Polonia ha preso segretamente il controllo dell’Ucraina occidentale senza sparare un colpo. Il suo potere politico è stato cementato l’estate scorsa dopo che la Rada ha garantito ai polacchi praticamente gli stessi diritti degli ucraini, in conformità con la promessa che Zelensky aveva fatto a Duda nel maggio 2022, mentre l’aspetto economico è stato avanzato attraverso l’apertura del primo ufficio URA a Leopoli a metà luglio. In questo caso, non c’è nemmeno bisogno, a parte il prestigio, per la Polonia di schierare formalmente truppe in Ucraina.

Tuttavia, proprio per quella ragione, ciò potrebbe comunque accadere, sia perché potrebbe rafforzare le prospettive del partito al potere alle elezioni in autunno e anche perché dimostrerebbe al mondo che la Polonia sta ripristinando con successo il suo lungo status perduto di Grande Potenza. Detto questo, l’integrazione formale dell’Ucraina occidentale nella Polonia non è un fatto compiuto, anche se ciò dovesse accadere, poiché rischierebbe di provocare una forte reazione dalle forze nazionaliste su entrambi i lati del confine.

Con queste preoccupazioni in mente, che hanno implicazioni politiche molto serie e persino implicazioni di sicurezza latenti, lo scenario di formalizzare un giorno la confederazione polacco-ucraina attualmente de facto è molto più realistico che Varsavia si prenda la parte occidentale di quella ex repubblica sovietica. Questo raggiungerebbe lo stesso obiettivo strategico di espandere la “sfera di influenza” della Polonia su una parte del suo ex Commonwealth senza rischiare grandi conseguenze. A dire il vero, questo scenario potrebbe essere inevitabile.

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L’”eroismo” come bullismo maschilista: dalla guerra in Ucraina alla “sfida” marziale tra Musk e Zuckerberg

Considerazioni di Alfonso Navarra in rapporto alla rassegna stampa del 14 agosto 2023

Quinta puntata dei “DIARI DI FINE GUERRA”

Oggi provo a mettere in relazione due notizie: il dibattito che si è aperto dentro la NATO sulla possibilità che l’Ucraina conceda la Crimea in cambio della sua ammissione nell’Alleanza: l’ipotesi avanzata da Jenssen collaboratore di Stoltenberg; e il duello “marziale” tra Musk e Zuckerberg che è al momento in cerca di una location “epica”, da film kolossal con il peplo: si è inizialmente parlato del Colosseo, ma pare che andrebbe bene anche Pompei…

La prima notizia, come ho anticipato, è l’esternazione del capo di gabinetto di Stoltenberg., Stefan Jenssen, ad una tavola rotonda con i media norvegesi. Jenssen, nell’occasione, ha risposto, alla domanda di un giornalista: “E’ opinione della NATO che l’Ucraina debba cedere territori per raggiungere la pace con la Russia e la futura adesione alla Alleanza?” che “questa potrebbe essere una possibile soluzione“. La possibilità starebbe nel fatto che “sembra irrealistico che la Russia possa conquistare nuovi territori. Ora è piuttosto una questione di cosa l’Ucraina riuscirà a riprendersi“, lasciando intendere che anche qui è irrealistico pensare che l’esercito di Zelensky, secondo i piani ufficiali, possa riconquistare anche la Crimea.

Naturalmente dal governo ucraino è subito venuta una reazione indignata con la solita tiritera: lo scambio di un territorio «per un ombrello» della NATO sarebbe semplicemente “ridicolo”.

L’ipotesi di Jenssen significherebbe scegliere deliberatamente la sconfitta della democrazia, incoraggiare un criminale globale (Putin, ndr), preservare il regime russo, distruggere il diritto internazionale e trasmettere la guerra ad altre generazioni. I tentativi di preservare l’ordine mondiale e di stabilire una “cattiva pace” attraverso, siamo onesti, il trionfo di Putin non porteranno pace al mondo, ma disonore e guerra”.

L’Osservatore romano riporta la smentita ufficiale della NATO, al momento da ritenersi scontata e inevitabile: “La nostra posizione sul sostegno alla sovranità ed integrità territoriale dell’Ucraina è chiara e non è cambiata”. Sarà comunque Kyiv (Kiev) a decidere quando e quali saranno le condizioni di pace”.

(Si vada su: https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2023-08/guerra-ucraina-russia-grano-g20-nato-jenssen.html).

Comunque, non è un mistero che le difficoltà della controffensiva Ucraina stiano rimodulando l’idea del sostegno a Kiev da parte degli alleati occidentali, e soprattutto dalla parte dell’egemone americano, di fronte ad una opinione pubblica che non è affatto entusiasta per i costi che tale appoggio comporta (Biden ha proposto ulteriori 40 miliardi, di cui 13 in aiuti militari).

Se lo sfondamento del fronte russo non c’è, gli incontri internazionali, e non solo dietro le quinte, stanno facendo alzare la pressione su Ucraina e Russia per porre fine al conflitto iniziato con l’invasione decisa da Putin nel febbraio 2022. Le elezioni presidenziali statunitensi si avvicinano e un eventuale ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca potrebbe cambiare l’intero spartito sulla “pace giusta” che seguirà alla “vittoria militare”. A Kiev le recenti purghe del presidente Voldymyr Zelensky, che ha licenziato tutti i funzionari regionali incaricati del reclutamento militare (il governo ha giudicato generalizzata la corruzione che consente in particolare ai coscritti di sfuggire all’arruolamento) sono state lette come un tentativo di risollevare il morale e l’”impeto eroico” dell’esercito ucraino in affanno.

Si comincia chiaramente a pensare alla tregua possibile e a Kiev dovranno farsene una ragione. La “giustizia della pace” che ha in mente Zelensky è fondata su una affermazione militare che, a quanto pare, non sta né in cielo né in terra ed espone tutto il mondo a gravi conseguenze immediate (non ultime i morti per fame in Africa) e a rischi di escalation incontrollate, persino nucleari. Un imbarbarimento culturale indubbio, in questa retorica delle armi impugnate dagli “eroi” che risolvono, è la identificazione della resistenza alla oppressione con la lotta armata anzi la lotta più armata possibile.

In questa logica di retorica militarista in cui il “buono” ha il dovere di usare le armi per difendersi, e noi di sostenerlo in questa modalità trogloditica, è logico arrivare alla conclusione che le armi nucleari costituiscono la suprema garanzia di sicurezza contro i “cattivi” che girano nel mondo. Mentre il buon senso porta a dire che chi possiede armi nucleari è di per sé un “cattivo “. Più armi nucleari possiede più “cattivo” è… Se questo fosse il criterio della classifica dei “cattivi” troveremmo sul podio la Russia, seguita quasi ex equo dagli USA e solo con molta distanza, al terzo posto, dalla Cina…

Ritorna in auge il modello eroico che è incarnato dall’ardimentoso che compie l’impresa militare eccezionale: si tratta poi, in soldoni, di ammazzare più nemici del normale, con particolare trasporto e “sprezzo del pericolo”. Sappiamo anche che “eroe” per antonomasia, nelle celebrazioni magniloquenti, è il povero militare che ci ha rimesso la pelle, tristemente morto in battaglia laddove vige la regola ferina mors tua vita mea.

Sempre in questo clima di imbarbarimento culturale, che ha catturato soprattutto la sinistra sedicente moderata, dove eroi da esaltare sono coloro che sanno sparare meglio e menare meglio le mani, perché è solo menando che si riesce a fare giustizia, ecco che si inserisce la sfida “marziale” tra Musk e Zuckerberg. Una proposta da pazzi narcisisti che pure è stata presa sul serio dai media mondiali e dalle autorità governative italiane. Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha dovuto arrovellarsi su se concedere o meno il Colosseo in cambio di contributi “per beneficenza”.  Lo scontro di proporzioni epiche avrebbe soltanto il livello del kitsch: siamo al “mi hai offeso, vieni fuori che ti faccio un c… così “. Un nobile esempio di comportamento – si fa per dire – cui addirittura dovremmo offrire, noi istituzioni italiane, lo scenario di un monumento storico! Povera cultura se dovessimo prestare il destro al ritorno dei duelli, con la nostalgia dei combattimenti all’ultimo sangue nella arena… Diamo spago a questi schizzati della oligarchia finanziaria tecnologica che ci domina e vedrete che, scivolone dopo scivolone nella cafonaggine e nella volgarità maschilista, ci torneremo. Per masse abbrutite e inutili come l’antica plebe romana (viveva di distribuzioni gratuite del grano. Poniamoci la domanda: come vivrà la nuova disoccupazione tecnologica?) i giochi del circo sono la droga più adrenalinica. Lasciamoli fare, questi miliardari da strapazzo, lasciamo che ritorni in auge la cultura dell”io sono un eroe perché ti faccio un c… così”  (sono convinto che le mie ragioni si tutelano col bastone, con le armi), e vedremo prima o poi edificati nuovi colossei con relativi spettacoli cruenti… I like con pollice verso via internet potranno servire a condannare il neogladiatore soccombente che non si è battuto con la dovuta brutalità…

“Io sono un eroe perché sono in grado di romperti il c….”: questo principio  di arcaico maschilismo purtroppo si sta affermando con ogni evidenza nei fan di Zelensky, nei fan di Putin, in chi si schiera dalla parte di Zelensky e della NATO o di Putin e degli antiNATO in quanto antiamericani a senso unico: nel disprezzo, insomma, di chi propone le vie ragionevoli  ed equilibrate del dialogo per risolvere i conflitti.

Secondo il partigiano Stéphane Hessel, che ha scritto “Indignatevi!” per invitare i giovani a riattualizzare lo spirito della Resistenza antinazista, dovremmo oggi “imparare a percorrere il cammino della nonviolenza”. I supporter di questa guerra ci stanno invece riportando sul sentiero della violenza “unica levatrice della Storia”. Il ragionamento è elementare: “Putin non è il cattivissimo che ha invaso l’Ucraina? Allora facciamo il tifo per gli “eroi” che gli spezzeranno i denti con le armi e ripristineranno così la giustizia. Mandare ad essi le armi è tutt’uno con la causa della pace e della giustizia”.

Nonostante il martellamento dei grandi media, l’opinione pubblica però non abbocca; e senza avere studiato Gandhi o M.L. King! Semplicemente il buon senso popolare sa che nei conflitti per lo più c’è sempre una complicazione intrecciata di ragioni e di torti dall’una e dall’altra parte, e che anche a chi ha più torto (in questo caso, per la gente, Putin) deve essere lasciata, se possibile, una via di uscita: la pace deve essere quella POSSIBILE, non quella GIUSTA, perché un compromesso va comunque trovato, tutelando subito il bene primario delle vite. La saggezza popolare sa che una brutta pace – una tregua anche solo temporanea – è sempre meglio di una bella guerra, e questo caso dell’Ucraina non farebbe  eccezione, perché non è sostenibile l’equiparazione tra Putin e Hitler …

Questo è il ragionamento terra terra ma saggio del pacifismo spontaneo che è radicato nelle moltitudini quando non sono state completamente annebbiate dal nazionalismo. Ovviamente l’avanguardia nonviolenta dovrebbe avere una marcia in più rispetto allo spontaneo pacifismo popolare, perché di fronte all’ingiustizia e alla prepotenza non deve esserci mai, per principio, nessuna neutralità, nessuna passività, nessuna viltà.  Il soggetto nonviolento, individuo o organizzazione, si schiera sempre con chi è aggredito (nella sostanza, l’Umanità offesa dalla guerra) e resiste all’aggressione. Non dobbiamo fare circolare l’idea di una nonviolenza come vaga predica di pace, ma come una strategia intelligente e organizzata per fare il bene realistico delle vittime nel modo più pratico per difendere i beni attaccati da chi è in grado di esercitare un surplus di violenza armata. Un inizio di risposta è, ad esempio, la campagna Object War , promossa dalla War Resisters’ International, EBCO-BEOC, IFOR e Connection, con l’obiettivo di garantire protezione e asilo a obiettori di coscienza e disertori di Russia, Bielorussia e Ucraina coinvolti nella guerra in corso.

 

 

 

LA NATO E’ UN OMBRELLO PROTETTIVO DI NOI ITALIANI? – Umberto Franchi 

I motivi principali che hanno indotto la Russia ad invadere l’Ucraina , sono stati il rifiuto dell’Ucraina a sottoscrivere un accordo dove la medesima si impegnava a  rispettare gli accordi di Minsk sul Donbass, a sciogliere le milizie naziste e soprattutto a garantire la neutralità dell’Ucraina impegnandosi a non entrare nella Nato.

 

Come sappiamo la risposta dei governanti Ucraini fu negativa su tutti  tre punti e ritenendo essi di essere una repubblica sovrana e di voler comunque , appena le condizioni mondiali lo permettano, di entrare sia nella  UE e soprattutto nella Nato.

 

Così il 24 febbraio è iniziata l’invasione  dell’Ucraina da parte della Russia e l’Ucraina ha chiesto sempre più armi all’Europa ed alla Nato dicendo che altrimenti la” Russia avrebbe invaso l’Europa fino al Portogallo”. Cos’  gli USA/Nato hanno colto l’occasione per cercare di indebolire anche economicamente oltre che militarmente sia la Russia che la Cina facendo fare una guerra per procura all’Ucraina ma con  dure  sanzioni economiche alla Russia, fornitura di armi sempre più potenti, logistica, addestratori provenienti dai Paesi Nato.

 

Ora ad un anno e mezzo di distanza con centinaia di migliaia di morti e distruzione dell’Ucraina , è necessario farci tre domande. Queste:

Ma veramente valeva la pena fare una guerra per avere la possibilità di entrare nella Nato?

Veramente la Nato è quell’ombrello protettivo di cui ogni Paese ha bisogno?

Quale è stato il ruolo della Nato dalla sua nascita ad oggi ?

 

Storicamente, sin dalla sua nascita, nel 1949,  il compito della NATO/USA,  è stato quello di contrastare il comunismo nei Paesi dove esisteva, e cercare di impedire lo sviluppo di governi comunisti o di sinistra nei vari Paesi del Mondo, anche tramite la preparazione di Golpe militari , come è avvenuto in Cile, Nicaragua, Venezuela, ecc… oppure tramite  l’embargo economico per cercare di mettere alla fame il popolo e farlo ribellare, come avviene con  CUBA, Venezuela  e altri Paesi.

 

Come non ricordare anche quale è stato il ruolo degli USA/NATO in Italia , PER IMPEDIRE DI FARE ANDARE AL GOVERNO IL PCI E quel moto di CAMBIAMENTO POPOLARE scaturito dal Movimento del “1968” ?

Ecco le stragi ed uccisioni eccellenti avvenute in Italia sotto la regia Americana/Nato, servendosi quasi sempre di apparati dello Stato Italiano, P2 e mano d’opera fascista .

 

La strage di Portella della Ginestra ; Piazza Fontana; Strage di Gioia Tauro; Strage di Peteano; Strage Questura di Milano; Strage di Piazza della Loggia ; Strage dell’Italicus ;Strage di Alcamo Marina ; La strage di Ustica ; Strage di Bologna; l’ Uccisione di Enrico Mattei; l’Uccisione di Aldo Moro. Nonché la Strage funivia del Cermis . i tentativi di Golpe De Lorenzo nel 1967,  Borghese nel 1970, trame Licio Gelli P2, trame mafia/Usa strage di Firenze ’92.

 

Inoltre

 

LA NATO E’ INTERVENUTA AGGREDENDO I SEGUENTI PAESI SOVRANI:

BOSNIA ED  ERZEGOVINA        NEL 1995/96 – 2004; SERBIA NEL 1998; KOSOVO  NEL 1999; AFGHANISTAN                             DAL 2001 AL 2021; IRAQ NEL 2003 ;  LIBIA  NEL 2011….

 

Ora, dobbiamo anche ricordarci,  come nell’ultimo vertice della Nato svolto a Bruxelles nell’estate del 2021 , (prima della guerra in Ucraina) con la partecipazione del Presidente USA Biden e con il Segretario di Stato  americano Antony Blinken ,   sono state decise nuove iniziative  di riarmamento atomico spaziale Come  conseguenza della rottura del trattato firmato tra la ex Unione Sovietica e gli Stati Uniti nel 1987,  voluto dell’ex presidente Trump assieme a tutte le forze revansciste Statunitensi, ma sostenuto anche da Biden.

Così gli USA/Nato hanno   installato  nuovi missili nucleari supersonici in Europa , con un sistema d’arma che vede missili viaggiare a 5/10 volte la velocità del suono (circa 6.000/10.000 Km l’ora)   con un salto di qualità nella capacità di attacco nucleare contro la Russia in grado di penetrare qualsiasi sbarramento antimissilistico;

I missili atomici supersonici verranno installati  per attacchi di precisione con guida a sistema  satellitare, anche contro la Cina con una Task force che oltre che in Europa, anche nel Pacifico , come ha confermato anche la “Darpa “ Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della Difesa USA;

I nuovi missili nucleari con i vari carichi di testate nucleari,  sono in via di allestimento  In  Italia, Polonia, Romania ed in caso di attacco  raggiungeranno  la Russia in 5/10 minuti;

Anche la Russia in risposta a come si stanno armando gli USA, stanno realizzando missili supersonici, con un aggio di 11.000 Km, che in caso di attacco Usa/Nato alla Russia i primi ad essere colpiti entro 5/10 minuti sarebbero i Paesi Europei tra cui l’Italia… ma la Russia è andata oltre attaccando l’Ucraina.

Infine in risposta al riarmo atomico USA anche la Cina sta realizzando, nuovi missili intercontinentali con una velocità ipersonica  di circa 25.000 Km orari  con guida a sistema satellitare    .

Quindi da questo riarmamento generalizzato nasce una  domanda, questa: La Nato è un “ombrello protettivo”’ o è la causa delle possibili guerre che oggi coinvolge la Russia in Ucraina e domani potrebbe essere la Cina ?

Quindi a mio parere la Nato andrebbe sciolta subito altro che ombrello protettivo…

Ma qual è la realtà delle basi USA/Nato in Italia ?

Tutti i governanti italiani dal dopo guerra ad oggi , compreso il governo della Meloni,  si sono prostrati ai piedi dei governanti USA ed hanno sempre applicato  per l’Italia le loro Direttive e voleri.

Per gli USA l’Italia resta un solido alleato Nato con l’ospitalità di 34.000 militari americani, con una infinità di basi  (come sotto riportato) .

Il Pentagono può lanciare dal nostro territorio Italiano operazioni militari di guerra in un’area che va dalla Russia, all’atlantico, al Medio Oriente, all’Intera Africa;

L’Italia in accordo con il Pentagono , ha deciso di mantenere i propri soldati in  Iraq anche se il parlamento di quel Paese e tutte le manifestazioni di popolo chiedono il ritiro di tutte le truppe militari di Paesi esteri ;

Draghi/Meloni, hanno  portato  la propria spesa militare in seno alla Nato da 65 milioni di euro giornalieri a 100 milioni di euro giornalieri, pari al 2% del PIL , (36 miliardi l’anno) come richiesto  dagli USA, mentre il governo di destra Meloni cancella il reddito di cittadinanza, cancella la sanità pubblica, dice di no al salario minimo….;

L’Italia ha ribadito la volontà a sostegno del programma  ed acquisto degli  F 35 come richiesto dagli americani.

 

 

QUESTA LA REALTA’ DELLA PRESENZA USA,  NELLA NOSTRA POVERA “PATRIA”  :

 

  • CAMP EDERLE VICENZA : COMANDO GENERALE DELLE FORZE DI COMBATTIMENTO TERRESTRI CON CAPACITA’ NUCLEARI

 

BASI DEPOSITI ARMI CONVENZIONALI E NUCLEARI :

  • Base di Aviano Pordenone, la più grande base Usa di depositi nucleari in Europa e caccia bombardieri… nella base sono dislocate 11.500 militari… forze operative americane pronte al combattimento in Medio/Oriente e Africa ;
  • Base di Roveredo , Deposito di armi USA;
  • Base di Maniago Udine, con poligono di tiro;
  • Base di San Bernardo Udine , con deposito munizioni;
  • Base di San Giovanni a Monte, Vicenza; deposito armi e munizioni;
  • Base di Longare , Vicenza base di armi;
  • Base di Oderzo Treviso, deposito di armi e munizioni;
  • Base di Codogne, Treviso , armi e munizioni;
  • Base di Parma deposito armi con copertura Nato;
  • Base di Rimini, Gruppo logistico Usa per l’attivazione di bombe nucleari;
  • Base di Camp Darby Pisa/Livorno, Il più grande deposito logistico e di armi, nel Mediterraneo fuori dai confini USA… nei 125 bunker sotterranei tutta la riserva strategica per l’esercito, la marina  e l’aeronautica Usa , (si sospetta anche armi atomiche)   al fine di fornire le operazioni militari americane  nei 149 Paesi della Terra, ma in modo particolare in Asia e Africa…  dove sono presenti Militari Usa…  e  sempre pronti ad essere imbarcati con utilizzo del Porto Italiano di Livorno;
  • Base Remondo Pavia, base di armi e munizioni ;
  • Base di Monte Urpino Cagliari, Deposito armi e munizioni USA;
  • Base di Nisida Napoli USA ARMY;
  • Base di Agnano Napoli USA ARMY;
  • Base Mondragone Caserta, con centro comando Usa sotterraneo antiatomico ;
  • Base di Cirignano Matera con i comando delle forze navali USA in Europa ;
  • Base di an Vito dei Normanni , Brindisi , Squadroni dei servizi segreti USA specializzati nella sicurezza elettronica;
  • Base Isola delle femmine , Palermo, deposito di munizioni;

 

BASI NAVALI USA , sommergibili e missili :

  • Base navale Usa di Venezia;
  • Base navale  di La Spezia con centro antisommergibili;
  • Base di San Bartolomeo La Spezia, con Centro ricerche per la guerra atomica sottomarina;
  • Base Navale USA di Livorno;
  • Base Maddalena , Sassari, Base atomica USA con sommergibili nucleari ;
  • Base di Monte Limbara Sassari , Base Missilistica nucleare;
  • Base Missilistica di Nuoro ;
  • Base Salto di Quirra, Cagliari, con poligono missilistico
  • Base di Cagliari, Con zona addestramento VI flotta USA;
  • Base di Gaeta , Latina, Permanete VI flotta USA e squadre navali d sorta alle porta aerei
  • Base di Napoli , comando dei Marines e dei sommergibili USA;
  • Base navale USA di Taranto e deposito militare;
  • Base di Sigonella Catania , Principale base terrestre navale di supporto logistico equipaggiati con bombe nucleari di piu’ di 100 Kilotoni l’una ;
  • Base di Comiso che doveva essere smantellata ma ancora attiva

 

BASI AEREE CON ARMI E TELECOMUNICAZIONI

  • Base Cima di Gallina Bolzano;
  • Base Monte Paganella Trento;
  • Base di Rivolto Udine;
  • Base e poligono tiro di Maniago;
  • Base di Vicenza con comando Usaf;
  • Base Istrana Treviso;
  • Base di Ciano Treviso ;
  • Base di Verona con comando Centro telecomunicazioni;
  • Base di Affi Verona;
  • Base di Lunghezzano Verona,
  • Base di Erbezzo Verona;
  • Base di Conselve Padova;
  • Base Monte Venda Padova;
  • Base S. Anna di Alfedo, Padova;
  • Base di Lame Concorda Venezia;
  • Base di San Gottardo Boscomantivo Venezia;
  • Base di Ceggia, Venezia ;
  • Base di Montechiari Brescia;
  • Base di Storico, Como;
  • Base di Cameri, Novara;
  • Base di Candelo Vicenza con scuola addestramento;
  • Base di Fiale Ligure Savona;
  • Base Monte S. Damiano Piacenza;
  • Base Monte Cimone Modena;
  • Base stazione telecomunicazioni dipartimento di Stato USA , Bologna ;
  • Miramare , Rimini;
  • Base Potenza Picena, Macerata;
  • Base Aeroporto militare Pisa;
  • Base Poggio Ballone, Grosseto;
  • Base centro telecomunicazioni Montegiorgio Massa
  • Base di Sinis Cabra Oristano Sardegna;
  • Base di Tavolara Sassari;
  • Base di Torre Grande Oristano;
  • Base Monte Arci Oristano;
  • Base di Capofrasca Eliporto e radar, Oritano ;
  • Base di Santolussungiu; Oristano;
  • Base aeroporto Decimomannu, Cagliari;
  • Base aeroporto di Elmas Cagliari;
  • Base coordinamento logistico interforze , Roma ;
  • Aeroporto militare di Roma Ciampino;
  • Stazione telecomunicazioni di Rocca di Papa, Roma ;
  • Base Casale delle Palme Latina;
  • Base con poligono di tiro Viterbo;
  • Base aerea di Napoli Capo di Chino ;
  • Base di Montecamaldoli Napoli;
  • Base di coordinamento Bagnoli Napoli;
  • Base Lago Patria Caserta;
  • Base Grazzanise Caserta;
  • Base Mpntevergine Avellino;
  • Base di Pietraficcata, Matera;
  • Base Gioia del Colle, Bari;
  • Base di Otranto con stazione radar;
  • Base di Martina Franca Taranto;
  • Base di Crotone ;
  • Base di Montemancuso Catanzaro;
  • Base d Stella Marina Catanzaro;
  • Base di Motta S. Anastasia Catania;
  • Base di Caltagirone, Catania;
  • Base aerea di Punta Raisi Palermo ;
  • Base Maria di Marza Ragusa;
  • Base di Monte Lauro Siracusa;
  • Base di Centuripe Enna;
  • Base di Trapani;
  • Base isola di Pantelleria;
  • Base Isola di Lampedusa

A questo punto due  domande sorgono spontanee , Queste:   è possibile pensare di cambiare socialmente, economicamente, civilmente, culturalmente , politicamente l’Italia  , con la presenza americana nel nostro Paese come sopra riportata ?  O invece diventa prioritaria , oltre che fermare la guerra in Ucraina anche una lotta di popolo per liberare l’Italia dalle basi americane, dalle armi americane (anche atomiche) dai militari americani?

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

3 commenti

  • Ennio Cabiddu

    E no!E no Signor Ministro,così non vale
    Rimuovere un glorioso poliglotta generale
    Dal comando dell’Istituto Geografico Militare
    Solo perché ha scritto che è un diritto odiare

    E no!E no Signor Ministro così non vale
    Ero appena arrivato ma studiavo già le “scale”
    Da usare in Topografia e Cartografia
    Avevo un bel progetto,tutta roba mia

    E invece Lei,per rovinarmi le vacanze
    Mi ha cacciato da quelle antiche stanze

    Al comando dell’istituto Geografico Militare
    Che nuove carte e cartine avrei fatto fare!
    Avrei riprodotto l’Italia di razza bianca e sana
    Indicando dove il “diverso” ha la sua tana
    Facendo di triangoli colorati largo uso
    L’idea non è mia lo ammetto e me ne scuso
    Ma senza i triangoli non esiste Topografia
    Se non l’idea l’applicazione è tutta mia
    Laddove abbondano gli omosessuali
    Triangolo rosa con lati per niente uguali
    Laddove son soliti trovarsi gli ecopacifisti
    Triangolo con colore di quelli molto tristi
    Nelle zone di immigrati,in specie se neri
    Triangolo rosso con scritto:Inutile che speri
    Altri triangoli di altri colori avrei utilizzato
    Per indicare dove il diverso si è infiltrato
    La cartina dell’Italia come un Arlecchino?
    Colpa degli italiani normali che a capo chino
    Hanno tollerato che il diverso sia dappertutto
    Cosa questa che mi fa incazzare di brutto
    Perciò ho scritto un libro e fatto stampare
    Visto che nessun editore lo ha voluto fare
    Adesso chiudo,che sotto stanno a cantare

    Generale,dietro la copertina
    Ci sta della tua Italia la cartina
    Della tua Italia razzista e meschina
    Viva l’Italia di tutti e a tutti vicina

  • HASTA LA VICTORIA SlEMPRE! ENNIO!!!

  • Condivido,indignata e offesa come essere umano. La cattiveria,unita alla ignoranza non ha limiti.

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