La Ue divide i profughi in serie A e serie B

di Gianluca Cicinelli

Al 15 marzo, tre settimane dopo lo scoppio della guerra, si contavano tre milioni di profughi circa, ammassati ai confini con gli stati circostanti l’Ucraina. Lo rende noto l’Idos, Centro Studi e Ricerche sull’immigrazione, che ha anche differenziato le presenze, elaborando i dati dell’Unhcr. 1.857.045 al confine con la Polonia, in Romania 467.703, 344.454 verso la repubblica Moldova, In Ungheria 272.943, 220.977 in Slovacchia, 155.841 premono sulla Russia, 1816 in Bielorussia. Il totale censito è di 3.063.095 profughi al 15 marzo 2022. Tra loro secondo le Nazioni Unite, 162 mila sono cittadini non ucraini, alcuni dei quali doppiamente profughi in quanto appartengono al milione e mezzo di sfollati provocato nel 2014 dalla guerra per l’annessione russa della Crimea. La Polonia ne ha temporalmente accolti 1,8 milioni, contro il mezzo milione circa della Romania e i 345 mila della Moldavia. In Italia sono arrivati 44.008 profughi ucraini, di cui il 50,7% donne e il 40,6% minori.

Soluzioni diplomatiche a breve non se ne vedono e il totale dei profughi sui 44 milioni di abitanti dell’Ucraina potrebbe arrivare a 6,5 milioni di persone. L’Idos fa notare l’applicazione per la prima volta della delibera dell’Unione Europea 2001/55 sui profughi, basata sull’istituzione in tutti i Paesi dell’Unione di una protezione temporanea della durata di un anno, prorogabile al massimo per altri due anni, che implica l’immediato rilascio di un visto per l’ingresso in Ue, il rilascio di un titolo di soggiorno valido, la possibilità di esercitare un lavoro, di ottenere un’abitazione e di accedere ad altri servizi. Una decisione che ha dovuto superare le resistenze di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, il gruppo di Visegrad, lasciando la libertà di scegliere se applicare la Direttiva o le normative nazionali in materia di protezione e limitando il diritto alla protezione temporanea alle sole persone stabilmente residenti in Ucraina.

Questa misura restringe quindi l’applicazione della Direttiva ai soli cittadini ucraini, agli apolidi e ai cittadini di Paesi terzi, insieme ai rispettivi familiari, che in Ucraina risiedevano o beneficiavano di protezione internazionale o nazionale prima del 24 febbraio 2022. Resta così esclusa dalla protezione europea e di fatto bloccata in Ucraina, sottolinea l’Idos, una parte molto consistente dei circa 5 milioni di stranieri presenti nel Paese, tra lavoratori, studenti, richiedenti asilo e altre categorie di migranti a breve termine. Questi ultimi, ultimi in tutti i sensi, possono ricorrere soltanto alla richiesta di asilo, una possibilità esclusivamente sulla carta. Al confine sono già state respinte molte persone in base ai loro tratti somatici, in particolare il colore della pelle, non corrispondenti ai tratti “tipici” della popolazione locale.

Restrizioni che istituzionalizzano quindi una divisione discriminatoria tra diverse classi di profughi, che viene effettuata alla frontiera, offrendo al tempo stesso agli Stati membri confinanti (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania) la possibilità di evitare gli oneri di accoglienza e di protezione che il Regolamento di Dublino imporrebbe loro, in quanto Paesi di primo approdo. La Direttiva invece consente ai beneficiari di protezione temporanea la possibilità di circolare all’interno dell’Ue e di godere dell’assistenza dei Paesi membri in cui sceglieranno di vivere, come l’Italia, la Germania o la Francia, dove è già presente una significativa collettività di connazionali.

Una possibilità che resta preclusa ad altri profughi, a loro volta vittime di drammatici conflitti e crisi umanitarie, che pure stazionano ai confini comunitari, come afghani, siriani e iracheni, bloccati, poco più a Nord, sullo stesso confine polacco con la Bielorussia. L’Italia da parte sua al momento ha offerto per i primi profughi 91.500 posti pubblici o in famiglia, oltre a 16.500 disponibilità nelle strutture per migranti, mentre 60 mila ucraini circa hanno trovato autonomamente una sistemazione. I profughi arrivati in Italia fino a venerdì scorso erano quasi 54 mila, prevalentemente donne e bambini, ma si stima un flusso fino a 700 mila persone.

ciuoti

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