Le consolazioni dell’horror

Cisterne, cadaveri, il torrone masticato: per la settima volta di Johnny Sheetmetal in bottega, ecco una recensione/racconto del bel romanzo di Nicola Lombardi

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LA CISTERNA

di NICOLA LOMBARDI

editore DUNWICH

24 ottobre

Ho iniziato a leggere un nuovo romanzo, “La cisterna”. L’autore è un tale Nicola Lombardi. Mi piace il genere horror, perché lo trovo consolante. Esistono situazioni peggiori della mia, riesco a rassicurarmi. Se il libro fa davvero paura, se le scene provocano vero ribrezzo. Non sempre succede. Ma se sono fortunato, allora solo l’horror, per me, può consolarmi.

Questa volta sono stato molto fortunato, perché il libro parla di cose che conosco bene, e fa spavento.

 

25 ottobre

Il libro mi piace. Mi sta simpatico il protagonista, Giovanni Corte, perché ha una mente ordinata. Sa quello che vuole. Ha fatto il concorso per diventare il custode della cisterna, e l’hanno preso perché è stato il migliore. Parla con il generale e con le guardie che l’accompagnano sul posto di lavoro mantenendo il giusto tono, rispettando le giuste pause. Io non ci riuscirei a essere come lui. E’ un grande.

Nella cisterna è pieno di cadaveri, e lui dovrà viverci da solo per un anno.

 

26 ottobre

Sono arrivato al pezzo dove viene fatta la prima “consegna”, come la chiamano nel libro. Quelli del NOM arrestano la gente, così, quando gli gira, come tutte le dittature. Poi li processano e li condannano. La pena è la reclusione nella cisterna, finché morte non sopraggiunga. O fino alla prima “bonifica”. La bonifica è quando la cisterna è troppo piena, e allora con l’acido sciolgono i cadaveri. Corte ha fatto un errore, poverino, però si è subito ripreso. E’ bravo, sa quello che vuole, ha la mente ordinata. Per questo lo invidio: io sono sempre confuso. Però fa impressione cosa c’è nella cisterna. Non lo invidio a stare tutto il giorno lì dentro, solo, con quei cadaveri o semi-cadaveri che si muovono in quell’ambiente chiuso. Decine, centinaia, ammassati l’uno sopra l’altro. Come vermi che strisciano formando un groviglio, solo che sono uomini, abbandonati laggiù in fondo nell’oscurità. E di notte, poi. Chissà che sogni fa quel Corte. Di certo non sono belli.

 

27 ottobre

Ho avuto una giornata pesante. In giro c’è tanta di quella gente disperata. Io non li condanno, né mi fanno schifo, provo solo pena per loro. Frugano nei bidoni dell’immondizia e buttano tutto all’aria. Allora per noi è tutto più difficile. Certi colleghi mica si chinano a raccogliere, mica puliscono in giro. Io faccio del mio meglio, ma è uno sporco lavoro, proprio in tutti i sensi.

Per fortuna c’è Giovanni Corte. Pensa se fossi al suo posto, mi dico. Lui non ha a che fare con rifiuti normali; lui gestisce rifiuti umani. Povero cristo. Non lo invidio per niente.

Stasera per esempio ha trovato quel diario nascosto sotto il letto. Chissà cosa c’è scritto dentro. Sono curioso. Chissà se Corte scenderà mai di sotto, a trovare i suoi ospiti. Non mi stupisce che li sogna di notte. Fa paura solo a pensarci.

Non mi frega niente del NOM. Giovanni Corte, devi farmi vedere l’interno della cisterna. Portami là dentro.

 

28 ottobre

L’autore è abile. Conduce la storia con piglio sicuro, con stile. E’ ordinato, come la mente del suo protagonista. C’è geometria nell’intreccio. Mi ricorda quel libro che lessi tanti anni fa, quando ancora non andavo in giro con il camion dei rifiuti. Quando ancora studiavo all’università. Dino Buzzati era l’autore. “Il deserto dei tartari”, giusto.

Non demordere, Corte. Tieni duro. Tu sei il NOM, come ti ripeti sempre, anche se non è vero.

Però devi portarmi a vedere l’interno della cisterna. Ho bisogno di scendere nell’oscurità, di vederli in viso uno a uno. Di misurare il loro strazio. Preferisci che salgano loro? Forse hai ragione. Forse per te sarà più facile. Però fammi vedere, Giovanni. Fammi toccare l’orrore.

 

29 ottobre

La storia si sta un po’ perdendo. C’è stata un’insurrezione. Proprio lì, al Campo 9, dove sorge la cisterna. Giovanni Corte ha rischiato di morire, però si è comportato bene. E’ lui il protagonista. Solo lui può portarmi là dentro, laggiù in fondo. Divagazioni, filoni che conducono lontani dal centro del romanzo. Dall’orrore di quei corpi ammassati. Perché? Io voglio vederli. Voglio immergermi nel groviglio inestricabile di carne. Voglio essere loro, anche solo per un momento.

 

30 ottobre

L’anno volge al termine, intendo nel romanzo. So come finirà. E’ l’amore per le trame circolari. Per l’inizio che si specchia nella fine. Tutto bello, Giovanni, ma mi porterai con te nel tuo ultimo viaggio? Se ci sarà un ultimo viaggio. Se tutto questo è davvero finzione. Se l’orrore avrà mai fine.

C’è una sola maniera, Giovanni.

C’è solo una maniera per uscire dall’orrore. Viverlo. Passarci attraverso.

 

31 ottobre

Non finirò quel libro. O forse l’ho già finito. Forse sono io Giovanni Corte.

Mentre caricavo dei sacchi mi sono girato, e c’era una cosa dietro l’angolo. Solo a giochi fatti mi sono ricordato del giorno. Di cosa si festeggia questa sera. Ma chi lo pensava? Io m’immaginavo di essere nell’Anello, dove non c’è nessuno. Vicino alla porta della Chiusa. A pochi metri dal Varco di Scarico, cioè dalla Dolente.

Invece ero di fianco alla bocca del camion dell’immondizia. Troppo vicino. Potenza della suggestione di un libro.

Quell’essere ha sorriso di scherno. Sono indietreggiato, e allora la bocca mi ha catturato. Immediatamente il Dio Tritarifiuti mi ha inghiottito, e ha cominciato a triturarmi nel suo moto perpetuo.

Ho ricordato quando da vivo masticavo il torrone, di cui ero ghiotto. Oppure quando la mia mamma mi faceva macinare il caffè, con il vecchio macinino a manovella. Oppure ancora quando in autunno a casa dei miei zii rompevo le noci con lo schiaccianoci.

Era ormai notte e stava piovendo. Sopra di me nei quintali di rifiuti sentivo la presenza di molta materia organica. Avanzi di tonni colanti olio e lamentosi, resti di quarti di manzo insanguinati e mugolanti, petti di pollo scarnificati e depressi.

Non potrò mai sapere se Giovanni Corte finalmente vedrà. Ma forse, come ho detto, sono io Giovanni Corte. E io sto vedendo.

NOTA SUL MISTERIOSO JOHNNY

Come qualcuna/o sa – dai 7 precedenti post apparsi in “bottega” – «Johnny Sheetmetal» è lo pseudonimo scelto da un collaboratore del Marte-dì. Ogni mese rumina un racconto/recensione, ovviamente con idee, protagonisti e ambientazioni diverse ma in stretta relazione al libro “censito” … sempre muovendosi nei vasti territori del fantastico meglio se “italico”. Stavolta Johnny è un ciantintin in ritardo: colpa dell’amore forse o delle macchie solari. Gli diamo appuntamento per il prossimo mese. Nel frattempo se avete consigli per altri libri da recentare, cioè da recensire/raccontare sono ben accetti da Johnny, chiunque sia. (db)

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

2 commenti

  • Come sempre, bellissima recensione/racconto.
    Johnny ce piace un sacco.

  • Piaciuta anche a me. Faccio solo notare, senza intenzioni bellicose, che non è la “settima volta” di Johnny in bottega, come scritto nell’introduzione, ma se ho ben contato è l’ottava.

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