Le strane strade che portano fra le pagine

Ci sono molti Murakami Haruki – ma un solo labirinto – nella quinta puntata dei «libri ritrovati in biblioteca» di Bianca Menichelli (*)

bianca-Escher

Sai quando una mattina ti svegli di soprassalto molto presto e nella tua testa è chiaro il significato di qualcosa che ti era sfuggito la sera prima?

Sì, lo so che ci si può svegliare anche in un altro modo, senza soprassalti ma con un piacevole brivido, soprattutto se è domenica. Ma ora alzino la mano quanti di voi rientrano nella percentuale di questa seconda ipotesi.

Visto?

Per tornare al soprassalto, è successo a me l’altra settimana.

La sera prima avevo letto in un solo fiato «La strana biblioteca» di Murakami Haruki, Einaudi 2015, traduzione di Antonietta Pastore, illustrazioni di Lorenzo Ceccotti (a Verona lo trovate qui: Biblioteca Civica 895.635 Mur. Str.).

Non lo nascondo e ci mancherebbe: questo scrittore esercita su di me un fascino incredibile fin da quando intorno ai primi anni del 2000, in uno dei miei gironzolii fra gli scaffali di una libreria, mi imbattei in un volume dal titolo che mi incuriosì divertendomi, «L’uccello che girava le viti del mondo»; una mole di più di settecento pagine che, contrariamente al solito, mi invitava ammiccante tramite i signori Baldini Castoldi Dalai; piacere, una lettrice.

In estrema sintesi, da allora non ne perdo uno dei libri del signor Murakami, che come valore aggiunto ha gestito un jazz club prima di dedicarsi completamente alla scrittura (Murakami Haruki – Wada Makoto «Ritratti in jazz», Einaudi 2013, traduzione sempre di Antonietta Pastore).

Bene, quella mattina mi sveglio di soprassalto con la mente lucidissima; so quale è la strada che mi apre “La strana biblioteca”.

Ma la biblioteca, no? La strada dei libri, no? E’ quella la traccia briciolosa pollicinesca, no? Che poi sia strana, è come tutte le biblioteche, no? Quante cose ho immaginato (sognato?) trovando libri con le sottolineature, con le orecchie, con le zanzare spiaccicate fra le pagine, con le frasi criptiche in margine, con i piccoli messaggi in bottiglia nascosti ma non troppo.

Tornando alla mia mattina, ecco che come un’indemoniata comincio a frugare tra i miei volumi (non devo – è vero? – ripetere che non c’è né ordine alfabetico né ordine per autore, ma che a volte mi aiuto con la bacchetta del rabdomante). Le tracce sono lì.

La strana biblioteca”, qualche parola chiave

“Nella biblioteca regnava un silenzio assoluto”

– “La stessa cosa vale per i guardiani di pecore. Se non rispettano gli orari, le pecore si agitano.”

– “La riscossione delle tasse nell’Impero ottomano”

– “D’accordo, allora resto a leggere qui… Solo una trentina di minuti, però..”

e via via dipanando racconto e piacere della lettura. Allora cerco di mettere ordine almeno nella mia testa.

«Quando è venuto il giorno del mio compleanno sono scappato di casa e sono andato in una città lontana e sconosciuta, a vivere in un angolo di una piccola biblioteca…….. La biblioteca era per me come una seconda casa. O forse sarebbe meglio dire che la biblioteca era la mia vera casa»Kafka sulla spiaggia» del 2002 Einaudi 2008, traduzione di Giorgio Amitrano).

«La biblioteca si trovava in un isolato di quel quartiere… Se il Guardiano non me l’avesse indicato su una pianta dettagliata non avrei mai pensato che si trattasse di una biblioteca… – Appena si sarà un po’ sistemato ci vada subito… Troverà di guardia una ragazza, le dica che la città le ha assegnato il compito di leggere i vecchi sogni.. – E cosa mai sarebbero questi vecchi sogni? – I vecchi sogni sono i vecchi sogni. Nella biblioteca ce ne sono fino alla nausea. Ne prenda quanti ne vuole e li legga dall’inizio alla fine» («La fine del mondo e il paese delle meraviglie» capitolo 4 “La fine del mondo, La biblioteca”, 1985 – Einaudi 2008, traduzione di Antonietta Pastore).

Continuando a seguire le tracce nella Strana Biblioteca:

L’uomo pecora aveva addosso una vera pelle di pecora che lo ricopriva tutto.”

«Tutti i libri che vedi sono sulle pecore. L’uomo pecora li ha ereditati e li custodisce. Ma non servono più. Chi vuoi che legga più questa roba?»Dance Dance Dance», 1988 – Einaudi 2001, traduzione di Giorgio Amitrano).

E a questo proposito, come dimenticare «Nel segno della pecora», Einaudi 2010?

Ancora: i corridoi bui, le scale che sprofondano verso una minuscola luce, i libri che assorbono a tal punto da far immedesimare chi legge nella storia stessa «Man mano che giravo le pagine, diventavo il collettore di tasse turco Ibn Armut Hasir, che camminava per le strade di Istanbul con una scimitarra al fianco per riscuotere le tasse».

Ah, questa Strana Biblioteca!

I mondi che si intersecano “Insomma, i nostri mondi … il tuo, il mio, quello dell’uomo pecora.. a volte si sovrappongono a volte no..”

E che si rovesciano:

Rimetto il cellulare nella tasca dello zaino, spengo la luce del comodino e chiudo gli occhi. Non sogno. …

«- Buongiorno, disse il vecchio. Il gatto sollevò appena la testa e a voce bassa di malavoglia ricambiò il saluto… – Non si vede neanche una nuvola. – Per ora – Il gatto rassegnato disse – Hmmm. si direbbe che sai parlare – Sì, disse il vecchio timidamente…» (“Kafka sulla spiaggia”).

E sarebbe intrigante discettare poi della contro-metamorfosi di Gregor Samsa in un racconto di «Uomini senza donne», Einaudi 2015, cercando percorsi più o meno palesi.

Potrei continuare con i due mondi di «1Q84» e quelli sempre presenti, spesso capovolti o contigui, di molti altri libri di Murakami Haruki, ma rischierei di annoiare, forse l’ho già fatto.

Questo autore, con la sua scrittura apparentemente semplice e piana, piena di “banali” quotidianità, ma ricca di interiorità, di malinconia e di contraddizioni, ha disseminato i suoi libri di molteplici tracce che ricorrono con ridondanti movimenti carsici, in un labirinto continuamente autorigenerantesi.

La sfida è nel saperle riconoscere, ricordandole, queste tracce.

E’ esattamente quello che mi è capitato al risveglio di quella mattina.

Ho raccolto la sfida e l’ho vinta, con l’aiuto dei libri e della biblioteca.

.. Ognuno ha i propri pensieri, ognuno avanza sulla sua via.. Il mondo segue il suo percorso”

Ma

Ricordando sempre che la fregatura con i labirinti è che soltanto alla fine sai se hai preso la strada giusta. Se scopri che ti sei sbagliato, di solito è troppo tardi per tornare indietro.”

Che Strana Biblioteca!.

Le biblioteche contengono storie. Le storie contengono universi. E certi universi possono essere molto pericolosi.” (dalla quarta di copertina).

La morale della favola non c’è. Ognuno si costruisca la propria. Come la vita.

(*) Quinta puntata della rubrica “libri trovati in biblioteca”. E sia chiaro: Bianca è sempre la benvenuta ma questo spazio per raccontare vecchie/nuove pagine resta aperto a tutte/i. L’IMMAGINE stavolta è di Maurits Cornelis Escher. (db)

 

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