«L’elicottero a pedali»: fughe, fantasia e ipocrisie

Gianluca Cicinelli (*) lo propone il 9 febbraio a Roma


L’ultimo muro sembrava caduto nel 1989. L’impressione, vedendo quegli uomini e donne che a Berlino, con i picconi e con le mani, facevano a pezzi il muro che li teneva separati dal 1961, fu che mai più un simile scempio avrebbe diviso esseri umani. Per trent’anni dall’ovest si incoraggiarono i cittadini dell’est a scappare verso la libertà, superando i seguenti ostacoli:
Lunghezza del muro di calcestruzzo: 106 km
Altezza media del muro di calcestruzzo: 3,60 m
Lunghezza di altri impianti con recinti fortificati e filo spinato: 127,5 km
Altezza media dei recinti fortificati: 2,90 m
Torri di osservazione al confine intorno a Berlino: 302.
Qualcuno lo scavalcò. Altri scavarono tunnel.
Secondo l’associazione «Arbeitsgemeinschaft 13. August», che gestisce il museo del Checkpoint Charlie, le vittime – cioè le persone morte tentando di scappare da est a ovest – furono 245.
Al museo del Checkpoint Charlie si trovano tutti i mezzi usati dai tedeschi orientali per scappare all’ovest. Il campionario mondiale dell’ingegno umano adattato alla fuga. Fra questi mezzi, buttato in un angolo, qualche anno fa si poteva vedere un curioso oggetto a forma di cabina. Particolare per due motivi: c’era un buco sul tetto, che ospitò un elica non più reperibile, e aveva sette fori sul fondo, era stato cioè colpito dai proiettili. Quindi era riuscito a volare, anche se nulla sappiamo sulla sorte del suo inventore. Sappiamo che in un’era in cui non esisteva Internet nè si poteva parlare con nessuno delle proprie intenzioni di fuga nè si potevano facilmente reperire gli strumenti tecnici, un essere umano ha coltivato il suo sogno di libertà dalla progettazione dell’elicottero a pedali fino a volare nel tentativo di conquistare quella libertà.
L’elicottero a pedali racconta questa storia di fuga per la libertà descrivendo la Germania est degli anni 60/70 e i tentativi (riusciti o no) di scappare da quel Paese. E racconta di come l’Occidente incoraggiava alla fuga dall’oppressione i cittadini della Germania est. L’elicottero a pedali è un testo polemico verso l’ipocrisia di chi oggi continua ad alzare muri e impedire la libera circolazione di esseri umani oppressi da dittature, guerre e fame.

(*) Gianluca Cicinelli da anni collabora alla “bottega”  – e noi lo vorremmo più spesso – ma evidentemente non è l’unico motivo per cui segnaliamo questa narrazione del 9 febbraio: ci sembra infatti che questa bella storia dell’elicottero a pedali sia adattissima per riflettere sulle tragedie senza fine dei nuovi muri.

Per chi è a Roma e dintorni… tutte le info sono sulla locandina. Chi fosse interessato a “replicarlo” altrove scriva a elicotteroapedali@gmail.com

 

Redazione
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