L’eroina come arma del dominio globale

recensione di Lella Di Marco a «La nuova guerra dell’oppio: Afghanistan 2001-2016» di Enrico Piovesana – con un PS redazionale

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«L’Afghanistan … un’altra fottuta guerra sporca, peggio dell’Iraq perché lì ci siamo andati per il petrolio, ma in Afghanistan per la droga. Incredibile vero? Queste cose nessuno le dice tanto nessuno ci crederebbe»: David, ex marine.

Le mie riflessioni si collegano al libro-report di Enrico Piovesana – edito da Arianna e in distribuzione da qualche settimana – nel quale il giovane giornalista ci conduce nella guerra in Afghanistan alla scoperta di un lato oscuro ovvero la spregiudicata strategia architettata dalla Cia con l’obiettivo di creare il boom della produzione di oppio afgano e del traffico internazionale di eroina, con la connivenza delle forze di occupazione statunitensi e degli alleati, compresa l’Italia, con il potere locale e i narcotrafficanti.

Con quali conseguenze? Una nuova epidemia globale di tossicodipendenza con più di centomila vittime annue, fra i giovani e le giovani soprattutto in Europa e Russia.

Piovesana non riporta soltanto dati ufficiali. Ha lavorato per anni in Afghanistan a fianco di Emergency, realizzando servizi giornalistici e inchieste sulla guerra e sull’oppio. E’ stato inviato anche in Pakistan, Cecenia ,Bosnia, Georgia, Sri Lanka Birmania, Filippine dove si è sempre posto il problema di conoscere e apprendere dalla viva voce dei nativi, di capirne i bisogni, i pensieri e – come in questo caso – anche le conseguenze economiche/sociali dell’occupazione.

In Afghanistan è indispensabile il contatto con i diversi gruppi etnici, dai giovani pastun agli allevatori di pecore sulle montagne, ai coltivatori di oppio, per capire qualcosa sui raccolti, sulle committenze, sull’essere stati obbligati a distruggere le tradizionali produzioni agricole in nome del papavero bianco-rosa. Una distruzione senza ritorno. Irreversibile.

Sono gli stessi coltivatori a dirgli della polizia governativa e delle truppe di occupanti che sequestrano tonnellate di oppio, per caricarle in camion del governo, trasportarle in laboratori del Nord dove saranno trasformate in eroina, da smerciare all’estero.

Gli stessi narcotrafficanti hanno capito, da tempo, che è molto più conveniente esportare eroina pura, già raffinata. Così si sono attrezzati. La produzione aumenta notevolmente ma anche la richiesta locale è adeguata, a cominciare dagli stessi soldati “in missione di pace” . La distribuzione e l’esportazione non sembrano essere un problema. Ci sono stati voli con “carichi speciali” ma anche lo stesso rimpatrio di soldati uccisi da “ tiri incrociati “ è utile per sistemare accanto al cadavere, nella bara, eroina pronta all’uso. Governo locale e truppe alleate, complici del progetto della Cia: sovranità Nato per garantire il dominio americano…

La guerra continuerà a lungo e nonostante le dichiarazioni dei governi – da quello Usa a quello pakistano passando per l’Italia – di lottare contro i narcotrafficanti e la produzione di droga… in Afghanistan si uccide per ben altri motivi: riscrivere i confini degli Stati nel “nuovo ordine mondiale”, destabilizzare l’Europa e quei Paesi che non si alleano come subalterni agli Usa.

Immettere sul mercato tonnellate di oppio/eroina non è soltanto una questione di dominio e un businnes multimiliardario – che ha un continuo bisogno del rinnovo di materie prime sicure – ma significa soprattutto controllare direttamente le rotte della droga e neutralizzare qualunque opposizione. Puntando cinicamente all’annientamento di intere generazioni.

Una domanda che ci riguarda da vicino: i governi italini, ultimo Renzi, sono complici consapevoli oppure non si rendono conto di quel che davvero da anni sta accadendo in Afghanistan?

A mio avviso «Afghanistan 2001- 2016 – la nuova guerra dell’oppio» è un testo da introdurre nelle scuole di secondo grado, perché se ne discuta con i giovani e le giovani. Informazione necessaria per una nuova consapevolezza su chi manovra le droghe.

PS REDAZIONALE

care e cari, come già scritto – in un “commento” alla recensione di Raffaele Salinari al libro «I Rothschild e gli altri» di Pietro Ratto– ci sembra doveroso far sapere a chi passa da queste parti che la casa editrice Arianna spesso ha dato e dà spazio alla destra francese (in particolare Alain De Benoist), a presunti rossobruni che teorizzano alleanze fra destra e sinistra, a inverosimili complotti gender. Robaccia insomma. Se volete saperne di più vi segnalo questo vecchio post su «Carmilla» on line:
< http://www.carmillaonline.com/2010/07/21/i-rosso-bruni-vesti-nuove-per/> ma cercando in rete trovate dell’altro. Una domanda è d’obbligo: si tratta di una strategia politico-editoriale di “infiltrazione” oppure si colloca fra quegli atteggiamenti incauti che spingono altre case editrici italiane a pubblicare di tutto, anche schifezze di estrema destra, purché sembri vendibile? In attesa di un chiarimento, ci sembra giusto qui in “bottega” ricordare questo semplice, inoppugnabile dato di fatto: da Arianna escono alcuni libri molto ben fatti ma purtroppo anche testi che si collocano nell’area delle destre più estreme.

 

Redazione
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