LETTERA AI MIEI STUDENTI/ESSE

di Daniela Pia

Carissimi ragazzi e ragazze
Questi due mesi e mezzo di didattica d’emergenza hanno cambiato il nostro modo di vivere la quotidianità: la scuola, luogo di incontro, scontro e confronto ha dovuto fare i conti con l’assenza.
Ci è stato sottratto il luogo in cui il dialogo educativo si svolgeva in presenza di voi, studenti/esse dei docenti e di tutto il personale scolastico; una sottrazione necessaria a tutela della salute di tutti ma tremenda per le implicazioni che ne sono derivate.
 Già Isaac Asimov, nel 1951, in un racconto intitolato ” chissà come si divertivano” aveva anticipato uno scenario in cui una scuola meccanizzata, una scuola in cui la tecnologia si prendeva il ruolo principale, lasciava due fanciulli alle prese con la loro solitudine : nell’anno 2157, Tommy e Margie, abituati ad usare solo il computer, ritrovano un libro il fatto costituisce un evento eccezionale. Per loro, infatti, un libro stampato è un oggetto antichissimo, sconosciuto e buffo che genera curiosità e perplessità, diventa però anche lo strumento che porta Margie a riflettere sulla sua scuola e a confrontarla con quella del passato e ne emerge il rimpianto di non poter avere il contatto con compagni e insegnanti.
Ebbene questa pandemia ha anticipato gli scenari, come vi siete sentiti me lo avete raccontato -almeno quelli di voi che hanno interagito in modo proficuo-  perché diciamocelo sinceramente, tanti di voi sono scomparsi dal rapporto che abbiamo cercato di mantenere con quella che impropriamente viene chiamata DAD.
Alcuni ci stanno mettendo l’anima, altri lavorano ad intervalli e certi risultano non pervenuti. Questo mi addolora, lo sento come una sconfitta nostra, di tutti noi. Era il momento in cui assumersi la propria responsabilità era una scelta davvero indispensabile, non tanto per il voto ma per cercare di investire nella formazione, mettere cioè i mattoni per la costruzione del vostro/nostro essere futuro.
Ho letto lavori belli e toccanti che mi hanno dato speranza, ma anche quelli che non ho letto mi hanno raccontato molto, comunque: mi hanno raccontato che bisogna trovare la forza dentro di noi per cercare di fronteggiare l’emergenza senza farsi furbi, sperando in una sanatoria che promuoverà tutti/e.
 Se il prossimo anno ci chiederà conto delle competenze che siamo stati in grado di costruire saremo anche chiamati ad aprire gli occhi per guardare in modo diverso a quello che sarà e questo non sarà possibile se abbiamo dedicato il nostro tempo al materasso o ai video games. Più dipendiamo dalla tecnologia più siamo fragili, esseri vulnerabili che hanno bisogno di strumenti critici per interpretare la realtà che stiamo vivendo. Ce lo siamo detti tante volte che uno degli obiettivi principali della scuola è  formare cittadini consapevoli, sappiamo bene che è un obiettivo raggiungibile soltanto attraverso un paziente e capillare lavoro che continui in modo coerente anche in questa fase.
La DAD fa quel che può, i protagonisti però dovete essere voi con  tutte le vostre forze con tutta vostra intelligenza, non siate indifferenti; Antonio Gramsci in ” odio gli indifferenti” nella lettera del novembre 1917 intitolata “Occorre cambiare noi stessi” diceva: <Scontiamo la nostra leggerezza di ieri, la nostra superficialità di ieri. Disabituati al pensiero, contenti della vita giorno per giorno ci troviamo oggi disarmati contro la bufera, avevamo meccanizzato la vita, avevamo meccanizzato noi stessi[—] rifuggivamo dagli sforzi! ci sembrava inutile porre delle ipotesi lontane e risolverle! sia pure provvisoriamente [—] e non vedevamo che l’avvenire sprofonda le sue radici nel presente e nel passato».
Ecco siate consapevoli di questo carissimi ragazzi e ragazze queste parole, che sono distanti quasi un secolo, sono oggi estremamente attuali per iniziare a riflettere su cosa vogliamo essere.
 Ho sentito il bisogno di scrivervi perché mi mancate tanto, mi mancano le domande, la vostra presenza allegra o problematica, mi mancate tanto nel vostro essere umani, nel vostro cammino di costruzione del  sé e dei se.
Spero di potervi abbracciare presto e di leggere prestissimo i vostri lavori.
Vi voglio bene.
Daniela Pia
Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

5 commenti

  • Fabrizio Melodia

    Quanta verità in queste parole, quanta amarezza e quanta inesausta speranza. Hai messo in luce tanti aspetti che non vengono considerati. Soprattutto l’ importanza della presenza e il fatto che la scuola non dovrebbe solo dare nozione ma formare le persone, il loro pensiero critico, dare gli strumenti per pensare e non per essere dei consumatori perfetti del regime neoliberista.
    Un solo appunto ti potrei fare, e questo solo per dovere di completezza, ma dato che raccolgo con molto favore questa tua bellissima lettera come ispirazione, te lo scrivo: molti dei cosiddetti non pervenuti magari possono essere quel 20 per cento (oppure 1 su 5) che non ha accesso ai più elementari sistemi informatici. E non lo dico per giustificare, lo dico per cognizione di causa e per fare comprendere quanto davvero questa tecnologia sia l’ ennesima discriminazione su piano sociale, umano e politico. E ancora di più non solo gli insegnanti hanno un dovere chiaro: dire di no. Ti ringrazio davvero per questa lettera che da ex studente ormai attempato mi apre il cuore con molta speranza. Non sono rimasti solo insegnanti svogliati e negligenti a posare il fondoschiena su una cattedra. Esistono ancora gli insegnanti che amano il loro lavoro e lo fanno con tutto il cuore, nonostante tutto. Grazie davvero con tutto il cuore.

  • Grazie Fabrizio, una parte di studenti è vero che ha avuto problemi di accesso, risolti comunque dalla scuola; la deprivazione però riguarda altri aspetti, soprattutto nella tipologia di scuola nella quale insegno, inserita in quartiere problematico e con tutto ciò che ne consegue. Ecco lì la DAD ha fallito proprio dove c’era più bisogno la tecnologia si è rivelata incapace di raggiungere gli/le studenti/esse che sono rimasti soli.

  • Francesco Masala

    non tutti i docenti festeggiano perché non vanno a scuola (con lo stipendio tutti i mesi).

    ecco, per esempio, un collega di Daniela

    https://ilmanifesto.it/lettere/lettera-di-un-prof-ai-suoi-studenti/

  • Qualcuno mi dice che cos’è la DAD: Chiedo scusa ma non appartengo all’ambiente scuola e non riesco a capire. Grazie

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