L’omicidio di Clifford Glover e…

… «Il potere» di Audre Lorde

testo ripreso da bizarrecagliari  (*)

28 aprile 1973: L’omicidio di Clifford Glover e il Potere di Audre Lorde

Con un colpo di pistola un poliziotto in borghese uccide il piccolo Clifford Glover, un bambino afroamericano di 10 anni, per essere poi assolto in tribunale un anno e mezzo dopo, provocando un’eruzione di rabbia nel Queens di New York, in tutto il paese e nel cuore della poetessa e attivista Audre Lorde.

All’alba Clifford Glover stava accompagnando il patrigno Add Armstead a lavoro, in una discarica nel quartiere South Jamaica dei Queens, quando una macchina accostò e due uomini in borghese scesero per avvicinarli. Il quartiere non era esattamente sicuro e Armstead, che portava con sé l’intero stipendio ritirato la sera prima, temendo una rapina cominciò a correre seguito da Clifford. Uno dei due uomini esplose un colpo di pistola che colpì mortalmente il bambino, mentre Armstead proseguì la fuga fino a che non incrociò una volante della polizia e tornò con i poliziotti su quella che era ormai una scena del crimine. L’uomo che aveva sparato e il suo accompagnatore erano due poliziotti in borghese, Thomas Shea e Walter Scott. Secondo le loro dichiarazioni, Armestead e Clifford erano stati fermati come possibili sospetti per un furto d’auto segnalato ai poliziotti durante la ronda, e Shea fu costretto a sparare per difesa quando uno dei due sospettati gli aveva puntato contro una pistola. La loro ricostruzione dei fatti fu vaga e contradditoria e nessuna pistola venne rinvenuta nel corso dei rilievi. In più, il proiettile che aveva ucciso Clifford Glover era entrato dalla schiena per attraversarlo e uscire dall’altra parte ed era dunque impossibile che il bambino fosse girato verso il poliziotto e che Shea avesse sparato come atto di difesa.

A seguito delle indagini, Thomas Shea venne incriminato per omicidio e il processo venne seguito con grande attenzione dai giornali, mentre l’indignazione della comunità afroamericana e degli attivisti per i diritti civili montava. I giornali riportavano le fasi di un processo nel corso del quale la difesa cercava di sostenere la versione di Shea e Scott mentre l’accusa portava le prove della reale natura degli eventi: non solo il racconto dei due poliziotti non coincideva con l’evidenza della scena del crimine, ma nel corso della sua testimonianza Shea dichiarò di non aver notato che Clifford Glover era un bambino e che dunque non poteva essere il sospettato che gli era stato segnalato. L’unica cosa che aveva notato era il suo colore: ‘non ho notato la stazza, ma il colore era giusto’ fu la sua dichiarazione. Se non fosse bastato questo a mettere in dubbio la linea della sua difesa, l’accusa portò in aula le registrazioni dei walkie talkie in dotazione ai poliziotti in cui si sentiva chiaramente la frase ‘die, you little motherfucker’ (muori, piccolo figlio di puttana). E nonostante questo, l’anno successivo una giuria di undici uomini bianchi e una donna nera dichiarò Thomas Shea non colpevole.

Il giorno del verdetto era prevista una partita di baseball tra i bambini della squadra del quartiere nero South Jamaica e una di Long Island composta da bambini bianchi ma una folla di più di 200 persone invase il campetto e aggredì i ragazzini di Long Island, costringendoli a fuggire con l’aiuto del team avversario. L’indignazione che aveva accompagnato le varie fasi del processo si trasformò in rabbia e diverse proteste e vere e proprie rivolte esplosero nel Queens, a New York e in tutto il paese.

A discapito della pur estensiva copertura mediatica e della potenza delle proteste, si deve alla poetessa e attivista Audre Lorde la denuncia più lucida, esatta e profonda della reale natura dell’omicidio di Clifford Glover e il significato sociale della successiva assoluzione di Thomas Shea. Quando sentì l’esito del processo dall’autoradio Audre Lorde dovette fermare la macchina e In un impeto di rabbia inorridita cominciò la stesura della poesia Potere. Di origini caraibiche ma cresciuta a New York, Audre Lorde si autodefiniva ‘poetessa guerriera nera Lesbica’ e aveva da sempre affrontato la discriminazione su diversi fronti, quello razzista, quello maschilista e quello omofobico. Per ogni aspetto della sua identità c’era una forma di oppressione e suo coinvolgimento con i vari movimenti che difendevano i diritti dei neri, delle donne e dei gay le fece realizzare come anche all’interno dei fautori dei diritti civili si annidassero forme se non di oppressione comunque di indifferenza verso il diverso da sé. All’interno della comunità nera era vista come diversa perché lesbica. All’interno della comunità omosessuale si differenziava come nera. E nel movimento femminista aveva un posto marginale perché lesbica e nera. Per questo uno dei concetti chiave della sua posizione diventò l’abbattimento di qualsiasi gerarchia nella definizione dell’oppressione. ‘Ci sminuiamo se neghiamo ad altri ciò per il cui conseguimento abbiamo versato sangue’ incitava i vari movimenti, invitandoli a rompere il silenzio e ad unire le forze verso la lotta comune a tutte le forme di oppressione: ‘ci sono così tanti silenzi da rompere’, ricordava a tutti.

Per Audre Lorde la parola e la poesia furono le armi privilegiate nell’incessante lotta alla discriminazione e gli strumenti d’elezione con cui dare forma e corpo ad un futuro di speranza. Solo il linguaggio ci permette di articolare i nostri sentimenti più profondi e inesplorati, consentendo di trasformarli in idee e azioni. La parola permette di dare un nome a cose innominate permettendo di vedere nuove possibilità e trasformarle in realtà. Nel suo saggio del 1977 La trasformazione del silenzio in linguaggio e azione la poetessa chiede: ‘Quali sono le parole che ancora non hai? Cosa hai bisogno di dire? Quali sono le tirannie che ingoi ogni giorno e tenti di digerire, fino a che sarai talmente disgustato da morirne?’

L’eruzione di un sentimento di irrefrenabile disgusto, rabbia e orrore la porta a scrivere Potere, la poesia nei cui versi, crudi e spietati, rivive il corpo martoriato di Clifford Glover a tormentarla come in un incubo. Ma la poesia è soprattutto una denuncia dell’ipocrisia del sistema giudiziario e della sua incapacità a mettere insieme la verità dei fatti e le responsabilità connesse. Con linguaggio quasi giornalistico Potere richiama l’evidenza delle prove processuali: ci sono le registrazioni a provarlo, recitano i versi. L’esercizio poetico consente a Audre Lorde di vedere anche la rassegnazione e la spinta autodistruttiva della giurata nera che si era lasciata convincere a votare per la non colpevolezza dal resto della giuria, condannando le future generazioni a subire le stesse ingiustizie impunite. E, soprattutto, le permette di andare oltre la cieca rabbia che non porterebbe che altra ingiustificata violenza vendicativa. Perché, come esordisce la poesia, La differenza tra poesia e retorica / sta nell’essere / pronta a uccidere / te stessa / al posto dei tuoi figli.

POTERE

La differenza tra poesia e retorica

sta nell’essere

pronta a uccidere

te stessa

al posto dei tuoi figli.

Sono intrappolata in un deserto di crude ferite da arma da fuoco

e un bambino morto che trascina la sua nera

faccia spappolata fuori dai confini del mio sonno

il sangue dalle sue guance e braccia crivellate

è il solo liquido d’intorno e il mio stomaco

si rivolta al gusto immaginato mentre

la mia bocca si spacca in labbra aride

senza coerenza o ragione

assetata dell’umidore del suo sangue

che gocciola nel biancore

del deserto in cui mi sono persa

senza immagini o magia

cercando di ricavare forza da odio e distruzione

cercando di guarire coi baci mio figlio che muore

soltanto il sole sbiancherà più in fretta le sue ossa.

Il poliziotto che sparò a un ragazzino di dieci anni nel Queens

era ritto su di lui con le scarpe da sbirro nel suo sangue di bambino

e una voce disse “Crepa piccolo figlio di puttana” e

ci sono registrazioni a provarlo. Al processo

il poliziotto sostenne in sua difesa

Non avevo notato né la statura né altro

solo il colore”. E

ci sono registrazioni a provare anche questo.

Oggi quel bianco di 37 anni da 13 anni in polizia

è stato rimesso in libertà

da 11 bianchi che hanno affermato di essere soddisfatti

giustizia è stata fatta

e una Donna Nera che ha detto

Mi hanno convinta” intendendo

hanno trascinato il suo metro e trenta di donna nera

sopra I carboni ardenti

di quattro secoli di collusione fra maschi bianchi

finché lei ha ceduto il primo vero potere che avesse mai avuto

e cementato il suo utero

per dare sepoltura ai nostri figli.

Non sono stata capace di toccare la distruzione

dentro di me.

Ma se non imparo a utilizzare

la differenza tra poesia e retorica

anche il mio potere scorrerà corrotto come muffa velenosa

o giacerà molle e inutile come un cavo scollegato

e un giorno prenderò la mia spina adolescente

e la collegherò alla presa più vicina

stuprando una bianca di 85 anni

che è la madre di qualcuno

e mentre la colpisco fino a farla svenire e do fuoco al letto

un coro greco canterà in un tempo di ¾

Poveretta. Non aveva mai fatto male a una mosca. Che bestie che

sono”.

Video: Clifford Glover del gruppo The Human Condition https://www.youtube.com/watch?v=7odB2Buf6F4

(*) www.bizarrecagliari.com ovvero «Storie della Beat Generation, della Controcultura e altro»: da gennaio racconta OGNI GIORNO vicende, persone, movimenti che il pensiero cloroformizzato e sua cugina pigrizia preferiscono cancellare.

IN “BOTTEGA” cfr Scor-data: 17 novembre 1992: muore Audre Lorde di Barbara Bonomi Romagnoli

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnaleràqualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

La Bottega del Barbieri

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