«L’uovo è la cosa più perfetta che ci sia eppure è fatta col culo»

Lella Di Marco ricorda Bruno Munari

«L’UOVO E’ LA COSA PIU’ PERFETTA CHE CI SIA EPPURE E’ FATTO CON IL CULO». IN NATURA TUTTO E’ PERFETTO BASTA OSSERVARE, CAPIRE, LASCIARSI GUIDARE DALLA NATURA PER VIVERE UNA VITA NON OMOLOGATA E FELICE

A sostenerlo è Bruno Munari uomo dal multiforme ingegno, come l’avrebbe definito Dante, che indica nuove strade in arte, politica, pedagogia. Dell’essere bambini e dell’essere uomini, dell’essere liberi e non omologati nella routine del lavoro e del quotidiano. Nel puntare alla conoscenza come esplorazione e scoperta di ciò che esiste già in natura e dentro ogni essere umano, che E’ nella natura e natura esso stesso.

Per un sattimo seguiamo Wikipedia.

Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907 – Milano, 29 settembre 1998) artista, designer e scrittore italiano.

È stato “uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del XX secolo” ], dando contributi fondamentali in diversi campi dell’espressione visiva (pittura, scultura, cinematografia, disegno industriale, grafica) e non visiva (scrittura, poesia, didattica) con una ricerca poliedrica sul tema del movimento, della luce e dello sviluppo della creatività e della fantasia nell’infanzia attraverso il gioco. E’ figura leonardesca tra le più importanti del novecento italiano. Assieme allo spaziale Lucio Fontana, domina la scena milanese degli anni cinquanta-sessanta; anni del boom economico in cui nasce la figura dell’artista operatore-visivo che diventa consulente aziendale e che contribuisce attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra.

Munari partecipa giovanissimo al futurismo, dal quale si distacca con senso di levità ed umorismo, inventando la macchina aerea (1930)

Chi era Munari si evince anche da quanto riportato anche nei diversi siti in rete. Ma io preferisco ricordarlo COME ERA nella sua pratica di vita, nelle relazioni umane nei laboratori con i bambini, per quello che ho capito e imparato da lui.

L’ho conosciuto negli anni 80 nelle iniziative museali di Faenza al museo della ceramica e a Prato al museo d’arte moderna. Ho seguito per anni i suoi laboratori riproponendoli nel mio piano di lavoro per l’insegnamento della letteratura italiana alle scuole superiori. Come lo definì un suo giovanissimo fan: «uno grande che pensava come un bambino». Per me un ciclo ne nella mia vita e nella mia didattica. Praticando il suo metodo ho visto veramente intorno a me studenti e studentesse felici che provavano anche a sostituire le parole con la comunicazione visiva. Riuscendo con molta creatività.

Com’era Munari ? A me ricordava Socrate… faceva in modo che l’interlocutore scoprisse la verità da solo. “Confondeva” le idee come Socrate ma di parole ne usava poche. La sua dialettica erano le provocazioni sensoriali. Materiche. Lo stimolo muto alle connessioni. Il mettersi sullo stesso piano dell’altro: senza conoscenza né dati certi .Esplorare per arrivare alla verità attraverso le connessioni sperimentate.

Ho assistito a un suo LABORATORIO LIBERATORIO, in cui attraverso l’utilizzo di materiali diversi i bambini e gli adulti presenti, senza progettare a priori quindi, avrebbero dovuto realizzare una scultura: lui sdraiato per terra con i bambini, rideva a crepapelle vedendo un fanciullino … piantare un chiodo con un grosso martello in un pezzo di argilla fresca. Aspettava fiducioso il momento in cui il suo giovane corsista avrebbe trovato il giusto equilibrio nell’accostare i diversi materiali. Quel momento prima o poi arriva; esplorando e sperimentando. E’ un momento di felicità, di gratificazione, di conquista. Di libertà. Di ricerca scientifica e creatività. E’ il “metodo” il suo metodo che lo porta a sostenere

I bambini di oggi sono gli adulti di domani

Aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi

Aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi

Aiutiamoli a diventare più sensibili

Un bambino creativo è un bambino felice

Munari è stato popolarissimo alla fine degli anni 80, riconosciuto a livello mondiale, ha ricevuto premi nazionali e internazionali, venerato soprattutto in Giappone dove ha vissuto molti anni e dove tornava spesso, apprezzandone infinitamente l’arte e la cultura nonche l’organizzazione della scuola e la cura della natura. Riconosciuto originale, innovativo come artista. Hanno tentato di museificarlo, relegandolo nel settore “ludico” dell’infanzia, quindi meno importante, o di mercificarlo nella ricerca di profitti con le sue opere di designer o riproducendo meccanicamente il suo metodo in laboratori scolastici … Pochissimi però hanno sostenuto la portata rivoluzionaria del suo«cambiare il mondo che sarà, a cominciare da chi domani lo dovrà abitare; i bambini. Uomini di domani».

Tale era la scommessa di Munari. Praticata in modo “gentile” naturale non violento anche se di lunga durata. Con l’ironia che è ANCHE UN’ARMA, uno strumento potentissimo non solo per confondere ma per disarmare l’altro. E la sua ironia era fortissima. Altro elemento, da me riscontrato in lui, dello stile socratico… che certamente non si può insegnare.

Come era inimitabile il suo esempio esistenziale di non aspirare come designer a finire nei musei ma nei mercatini rionali, o circondarsi non di oggetti preziosi realizzati in oro o argento ma essenziali, funzionali. Di materia e forme naturali. BELLI. Sostenendo che la bellezza deve essere un diritto di tutti.

Io ritengo rivoluzionari tali elementi speculativi e di pensiero come il suo stesso stile di vita. Al di fuori di ogni appartenenza ideologica. Credo che per questo Munari sia stato temuto anche se stimato.

Destabilizzare l’esistente: impastare la propria vita di fantasia invenzione creatività, immaginazione, rimodulando anche la comunicazione visiva, cercando di capire come funzionano tali facoltà umane o che relazioni hanno con l’intelligenza e la memoria, e se ci sono costanti di comunicazione fra di loro, come nascono le idee. Del resto anche stimolare la creatività e allenare la mente ad essere più elastica e pronta può non fare dormire sonni tranquilli a chi lavora per l’omologazione e l’ignoranza diffusa… Tali obiettivi, con metodi chiari e semplici con esempi noti e meno noti ma decisamente scientifici, finalizzati alla costruzione di mondi (cioè di esseri umani) diversi può essere pericoloso perché profondamente politico. Forse lo stesso Munari non ne aveva consapevolezza.

In tempi lontani, in un Paese dalla grande cultura che stava inventando la democrazia, uno come lui è stato accusato di “corrompere i giovani “ e condannato a bere la cicuta o abiurare. Appunto il mio pensiero va a Socrate – Atene 300 avanti Cristo – che ha preferito bere l’infuso di erbe velenose. Munari senza poter scegliere è stato relegato nei musei. Per non cambiare l’ordine delle cose e continuare a ignorare il valore-ricchezza dell’infanzia che in ogni epoca storica paga prezzi altissimi. La cronaca di tutti i giorni continua a presentarci il conto (anche con l’IVA alle stelle).

Indicazioni bibliografiche

Se fra i lettori-lettrici della bottega ci sono addetti ai lavori, Munari è noto e non ho alcuna indicazione da dare, se non rileggerlo per scoprire quello inconsapevolmente politico.

Ai più giovani segnalo alcuni testi per me fondamentali

«Designer e comunicazione visiva» Laterza 1985 (soprattutto per chi voglia “giocare con l’arte” o capire la scienza esplorando con il fare)

«Fantasia» Laterza 1977 (in copertina, con un colpo di pettine e due nastrini, un pennello diventa PENNELLESSA)

«Arte come mestiere» Universale Rizzoli 1971

«Il dizionario dei gesti italiani» (in 4 lingue ) edizione Adnkronos 1994

Collane didattiche per educazione e comunicazione visiva della Zanichelli e libri per bambini nelle edizioni Einaudi e Corraini

NELLA PRIMA IMMAGINE – forse è a rovescio o forse siete voi che non siete abbastanza sottosopra – l’ottantesimo compleanno di Munari, festeggiato al museo della ceramica a Faenza; con il suo stile ironico il commento alla foto potrebbe essere «le due donne smisero di mangiarselo con gli occhi quando si accorsero che sarebbe stato indigesto».

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • ..db scusa ho capito soltanto adesso– non avevo letto fino in fondo
    …sai ormai anch’io comincio ad avere l’età di Munari…

    SEI UN GENIO SOTTOSOPRISTA : FANTASIA E CREATIVITA’ TI AVVOLGONO

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