Mamma, li (stadi) turchi!

La faraonica politica dei “nuovi stadi” di Erdogan

di Teo Molin Flop (*)

L’inequivocabile manifestazione di appoggio all’operazione militare turca “Ramoscello d’ulivo”da parte della squadra del Bursaspor ha avuto luogo nella “Timsah Arena”. L’avveniristico e super-tecnologico stadio a forma di coccodrillo, è stato inaugurato nel dicembre 2015 con la presenza di Erdogan, che dichiarò «il Bursaspor non è una semplice squadra. È un club che ha vinto lo scudetto. Solo uno stadio del genere può essere adatto a dei campioni.»

Lo “stadio coccodrillo” con una capienza di 45.000 posti a sedere è costato quasi 36 milioni di euro ed è uno dei 21 stadi nuovi già costruiti dal governo turco, mentre altri 17 sono in via di costruzione per un investimento di oltre un miliardo di euro pubblici.

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L’obiettivo dichiarato è quello di portare in Turchia gli europei del 2024, ma questo pesante investimento infrastrutturale fa anche parte di un tentativo di conquista di consenso politico attraverso il calcio, infatti Erdogan sa bene come il popolo turco sia amante del football: un sondaggio della Federazione Turca ha evidenziato come ogni cittadino guardi in media 2,6 partite alla settimana. Negli ultimi anni però c’è stato un calo netto della media spettatori a causa dell’introduzione della “Passolig”: la tessera del tifoso in versione turca, associata alla carta d’identità e al numero di cellulare del proprietario ed abbinata alla creazione di un conto corrente presso la Aktif Bank di proprietà del genero di Erdogan. Sono stati spesi 50 milioni di euro per creare un sistema di sicurezza negli stadi basato su telecamere ad altissima risoluzione e centrali operative in grado di inviare immediatamente un sms alle persone responsabili di comportamenti considerati contrari alla legge.

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È chiaro quindi che su questa faraonica politica di costruzioni di stadi Erdogan stia giocando un’importante partita. Come ad esempio a Sanliurfa, città curda a soli 30 chilometri da Kobane. Qui il Ministero dello sport turco è proprietario del “Sanliurfa GAP Stadium”, stadio del Sanliurfaspor da oltre 28.000 posti e costato 9 milioni di euro. Il nome non è un omaggio ai gruppi di partigiani italiani, bensì fa riferimento al “Guneydogu Anadolu Projesi” (Progetto per lo sviluppo del Sud-est anatolico), il progetto energetico turco che prevede la costruzione di 22 grandi dighe e 19 centrali idroelettriche lungo il bacino del Tigri-Eufrate per un totale di 32 miliardi di dollari. A pochi chilometri dallo stadio, costruito con i fondi del GAP, si trova la diga Ataturk (la sesta più grande del mondo), la cui costruzione ha portato lo sfollamento di migliaia di persone con l’abbandono dei propri villaggi negli anni ’80. Stessa sorte potrebbe capitare alla città di Hasankeyf, simbolo della cultura curda, e a 200 villaggi limitrofi se nel 2019 verranno inondati per realizzare la diga di Ilisu. Secondo le reti di associazioni che si oppongono a quest’ultimo progetto, c’è la volontà di controllare la popolazione curda ed indebolire il PKK.

Rimanendo in Kurdistan, sono stati spesi 25 milioni di euro per la nuova “Gaziantep Arena” da 36.000 posti ed è in costruzione a Diyarbakir il nuovo “Diyarbakir Stadium” da 33.000 posti per un totale di 47 milioni di euro per ospitare competizioni anche di carattere internazionale.

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Il tentativo di costruzione del consenso politico di Erdogan non è cruciale solamente in territorio curdo, ma anche ad Istanbul, dove, oltre al nuovo stadio del Besiktas, la “Vodafone Arena” di 41.000 posti costato 125 milioni di euro, l’Istanbul Basaksehir ha la sua nuova casa da 17.000 posti, lo stadio “Fatih Terim”, costruito in 14 mesi e costato ben 43 milioni di euro. Anche questo impianto è stato inaugurato da Erdogan, il quale ha pure segnato una tripletta nell’amichevole celebrativa. Questo club ha sede nel quartiere della ricca borghesia conservatrice a nord-ovest di Istanbul e nel 2014 è diventato di proprietà del Ministero dello Sport e della Gioventù su iniziativa dell’AKP, il partito per la giustizia e lo sviluppo di Recep Erdogan. Quest’anno è in lotta per lo scudetto, dopo aver raggiunto l’anno scorso la qualificazioni ai preliminari di Champion’s League. In questa squadra giocano l’ex-interista Emre e l’ex-Real Madrid Adebayor, che la settimana scorsa avevano dimostrato il loro sostegno all’esercito turco, rispettivamente indossando un braccialetto a favore dei soldati impiegati ad Afrin ed esultando facendo il saluto militare verso i propri tifosi.

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Ad Istanbul, tra i nuovi stadi, non poteva mancare il “Recep Tayyip Erdogan Staduymu”, lo stadio del Kasımpaşa, squadra in cui da giovane l’attuale presidente turco ha militato e di cui è tifoso, da 14.000 posti. I lavori di restyling dei distinti e della curva nel 2010 sono stati finanziati dal governo e l’impianto è già omologato per ospitare partite di Europa League.

A chiusura di questo breve viaggio tra i nuovi stadi turchi sorge una domanda. Lo “Stadyum Samsun”, il nuovo stadio del Samsunspor da 34.000 posti costato 23 milioni di euro, ha l’erba del terreno di gioco importata dall’Italia. Non è che per caso alla cena tra gli imprenditori italiani ed Erdogan di lunedì scorso a Roma ci fossero anche le aziende italiane leader nella produzione di manti erbosi per campi sportivi?

(*) tratto da Sport alla Rovescia

Consigliamo fortemente anche la lettura dell’articolo Deniz Naki squalificato a vita dalla federazione turca. Il 7 gennaio scorso il calciatore curdo, schierato a sostegno della resistenza a Kobane e del Pkk, è stato vittima di un attentato; da allora è nel mirino del governo turco che così si “svela” come complice o mandante degli attentatori. [db-dl]

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