Manifestazione a Piacenza il 22 ottobre per…

… la prevenzione delle morti sul lavoro: cosa si può e deve fare di più?

di Vito Totire (*)   

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Utile e importante è la manifestazione indetta da alcuni sindacati per la prevenzione delle morti sul lavoro. Arriva qualche tempo dopo la mobilitazione immediata per il Tir che ha investito e ucciso Abd El Salam Ahmed El Danf, un lavoratore della logistica sempre a Piacenza: i fatti sono stati tragicamente evidenti … ma quell’omicidio è solo la punta del classico iceberg.

I dati Inail riguardo alle morti sul lavoro – e, ancor di più, sulle malattie professionali – purtroppo non sempre sono esaustivi, per varie ragioni. Tempo fa la rivista «La medicina del lavoro» pubblicò uno studio da cui risultò che i casi censiti dell’Inail erano appena il 51% del reale. Quello studio evidenziò i motivi della discrepanza: in sostanza molti morti non sono assicurati Inail (persone anziane ancora impegnate in agricoltura, militari, lavoratori in “nero” in particolare nell’edilizia). Purtroppo poi oltre ai casi di morte immediata da trauma fisico acuto occorre considerare i morti da distress. Sono molti ma spesso misconosciuti. Da questo punto di vista il precariato uccide e causa infortuni più di quello che possa risultare dai dati ufficiali (comunque già molto chiari). Uno studio, pubblicato sempre dalla rivista prima citata, evidenzia come gli indici di infortuni fra i precari sono maggiori che tra i lavoratori a tempo indeterminato e sono maggiori anche rispetto agli immigrati (se stabili). I precari sotto ricatto a volte si trovano in uno stato simil-schiavistico; spesso questi lavoratori “interiorizzano” lo schema schiavistico per paura della disoccupazione.

Ci si deve chiedere per esempio cosa spinga un lavoratore immigrato di 57 anni, dopo un reinfarto, a rientrare troppo presto al lavoro se non la paura di vedere il proprio contratto non confermato. Se quel lavoratore muore con un terzo infarto non entrerà facilmente nella casistica dei morti “ufficiali”.

Le manifestazioni ovviamente sono importanti ma occorrono anche strumenti nuovi di prevenzione (anche con contratti di lavoro decenti) e di monitoraggio. Per esempio se la logistica impegna ben 4000 lavoratori al Centergross della provincia di Bologna perché non aprire lì un presidio/punto di ascolto gestito da Usl e ispettorato del lavoro?

Pare a tutti evidente che una organizzazione del lavoro degna di un Paese civile non possa reggersi sul terrore e sullo schiavismo: una simile realtà, persino in un Paese dittatoriale, prima o poi salta e speriamo che sia il prima possibile.

Bologna, 12.10.2016

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(*) Vito Totire è medico del lavoro e psichiatra. Qui in “bottega” è ospite molto spesso. Le immagini si riferiscono alle manifestazioni dopo la morte di Abd El Salam Ahmed El Danf.

 

 

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