Margaret Fuller: una figura per niente sfocata

17 maggio 1850… in fuga dopo la sconfitta della Repubblica Romana

ripreso da www.bizarrecagliari.com

La scrittrice e giornalista americana Margaret Fuller, il suo compagno Giovanni Angelo Ossoli e il loro bambino di due anni, si imbarcano per attraversare l’oceano e arrivare a New York, pensano di aver posto fine alla fuga, dopo che anche l’ultima barricata della Repubblica Romana era caduta sotto i colpi dell’armata francese e dopo aver trovato temporaneo riparo in Toscana, ora occupata dagli asburgici. A Livorno un piroscafo commerciale li ha accolti per il lungo viaggio verso l’America. Di più non possono permettersi, economicamente non ci sono più persone a cui chiedere aiuto.

Margaret Fuller era stata inviata dal New York Daily Tribune in Europa a intervistare le personalità di spicco della cultura e dei movimenti rivoluzionari risorgimentali. Era stata a Londra e a Parigi, aveva intervistato e scritto articoli su Thomas Carlyle, George Sand, Wordsworth, De Quincey. Aveva conosciuto e intervistato Mazzini e le sue parole l’avevano convinta ad andare a Roma dove soffiava il più innovativo spirito rivoluzionario. Progressista, democratica e femminista aveva sposato la causa dell’Indipendenza italiana, era innamorata delle idee della Repubblica Romana e di un suo sostenitore, lo squattrinato marchese Ossoli diventato il suo compagno. Stringe amicizia con Cristina Trivulzio di Belgioioso, patriota, giornalista, editrice e scrittrice, e si attiva organizzando un ospedale sull’isola Tiberina, per curare i feriti degli insorti che rispondono colpo su colpo ai francesi arrivati per riportare il papa sul suo trono e distruggere la Repubblica. Lì conosce una giovane ragazza inglese, Florence Nightingale, che nell’occasione maturerà la scelta di dedicare la sua vita all’organizzazione di una moderna assistenza infermieristica.

Nei giorni della Repubblica, Margaret abita in piazza Barberini, scrive della tumultuosa resistenza della città e si occupa dei feriti. Come tanti è fiera delle conquiste della Repubblica che sta per promulgar la Costituzione più aperta e democratica non solo di quel tempo. Come tanti sa che l’esperienza democratica sta per essere sanguinosamente repressa.

Il 14 aprile del 2014 la scrittrice Megan Marshall sta come tutti i giorni lavorando al suo nuovo libro, la biografia della poetessa Elizabeth Bioshop, quando alle 15 riceve la notizia della vittoria del premio Puitzer per il suo libro precedente, la biografia di Margaret Fuller. La prima cosa che nota è che nella sezione biografie, il prestigioso premio Pulitzer istituito nel 1917 solo per sette volte, le donne sono state l’unico soggetto della biografia vincitrice. “E ciò equivale a solo sei donne, perché [i libri su] Harriet Beecher Stowe hanno vinto due volte”, dice. Da una lezione di storia femminile ad Harvard, e durante le sue ricerche sulle sorelle Peabody e il romanticismo americano Marshall era diventata una fan di Fuller. “La consideravo molto famosa, ma quando ho detto alle persone che stavo lavorando alla sua biografia, ho avuto questi sguardi vuoti», dice«Ho sentito che era assolutamente una tragedia se le persone non sapevano di lei.

Nelle motivazioni del premio si legge: Un libro riccamente ricercato che racconta la straordinaria storia di un’autrice, giornalista, critica e pioniera dei diritti delle donne del XIX secolo. Ed effettivamente è un libro che la scrittrice americana ha fortemente sentito, l’ha aiutata a superare momenti difficili, l’ha aiutata a perseverare, a contare sulle proprie forze.

Il suo libro, Margaret Fuller: A New American Life edito da Houghton Mifflin Harcourt, presenta una copertina assolutamente incongruente. Una donna appare sfocata, di spalle mentre cammina e il vento agita un fazzoletto rosso che tiene basso sulla mano destra. Una figura sfocata, di spalle, per descrivere la donna che era stata a trent’anni la direttrice di Dial, la rivista di Ralph Waldo Emerson e dei trascendentalisti americani, dove aveva scritto “È tempo, in questo tempo, che la Donna, l’altra metà dello stesso pensiero, l’altra stanza nel cuore della vita, prenda il suo turno e inizi a pulsare appieno; e si migliorerà la vita delle nostre figlie femmine, cosa che sarà di massimo aiuto perché migliorino e mutino anche i nostri giovani figli maschi”.

In casa, già aveva avuto possibilità di leggere le tesi femministe di Mary Wollstoncraft, che il padre le aveva prestato e le sue idee erano ben chiare: Lascia che ogni donna, una volta che ha iniziato a pensare, indaghi su se stessa. Let every woman, who has once begun to think, examine herself. Stimola con I suoi scritti e rilancia nei suoi libri la Dichiarazione dei sentimenti di Seneca Falls del 1848, pilastro della lotta per i diritti e l’uguaglianza di genere negli Stati Uniti di fine Ottocento. “La storia dell’umanità è una storia di ripetuti affronti e usurpazioni da parte dell’uomo verso la donna, avviati direttamente verso la stabilità di una tirannia assoluta su di lei”.

L’assunzione al New York Daily Tribune le permette di avere una tribuna da dove far circolare le sue idee femministe, apertamente democratiche e progressiste. Scrive di discriminazioni di genere e di necessità di femminilizzare la società, parla di dieta alimentare che rinunci a sacrificare gli animali. Nel suo libro Woman in the Nineteenth Century scrive “Il maschio e la femmina rappresentano i due aspetti del grande dualismo radicale. Ma nei fatti sono in fase di perpetuo passaggio dentro l’un l’altro. I fluidi si induriscono in solidi, i solidi si liquefanno in fluidi. Non c’è un uomo completamente maschio, e nessuna donna puramente femmina”.

Fa inchieste in presa diretta sulla prostituzione e sulle tremende condizioni della carcerazione e della segregazione nei manicomi, anticipando di molti decenni le ugualmente coraggiose inchieste di Nellie Bly. Si occupa di formazione delle donne, fa conferenze e partecipa a dibattiti. I suoi libri esauriscono le tirature nel giro di una settimana, il suo successo riempie di invidia mascherata da sufficienza e paternalismo i colleghi maschi e soprattutto, purtroppo anche gli scrittori progressisti. Proprio quelli, i fautori romantici dell’impegno ma che rimangono male, proprio male alla notizia che sia stata proprio lei, una donna (una che dovrebbe stare sfocata, di spalle) a essere stata scelta come inviata in Europa.

Arrogante, altezzosa, dispettosa, mascolina, poco femminile. L’armamentario dei complimenti maschili è il consueto perché lei sostiene a gran voce che le donne sono dotate di menti pensanti “women did have minds” e “è giunto il momento che sia Euridice a chiamare Orfeo, piuttosto che Orfeo a chiamare Euridice”.

Il 17 maggio del 1850 dopo la fuga da Roma e il periodo trascorso a Firenze dedicato alla cura del bambino ammalato e alla redazione delle prime bozze del nuovo libro La Rivoluzione Italiana, Margaret Fuller, col bambino, il compagno e la balia sono finalmente a bordo dell’Elizabeth e ormai pensano al loro arrivo in America. Ma il piroscafo è costretto a fermarsi a Gibilterra in quarantena per alcuni casi di vaiolo. Tra i colpiti anche il comandante che muore e viene sostituito dal suo vice, Mr Bangs, giovane e ancora inesperto. La navigazione è lunga e il mattino del 19 luglio sono in vista del porto di New York. All’altezza di Fire Island, l’imbarcazione s’incaglia per il forte vento e una manovra non adeguata. Lo scafo si spacca e affonda. I naufraghi si aggrappano a travi e legni squassati. Si salvano quasi tutti. Tranne Margareth Fuller, Angelo Ossoli, il bambino e un marinaio che aveva tentato di salvarlo e la balia. Affonda e scompare anche il bagaglio e l’ultimo libro della scrittrice.

Col tempo il ricordo di Margaret Fuller, sfuma e scompare per rimanere solo come quello di una sfortunata donna e del tragico naufragio della famiglia.

Come ha scritto una delle amiche di Fuller, “Le onde non sembrano così difficili da affrontare come i pregiudizi che avrebbe incontrato se fosse arrivata qui sana e salva“.

Solo il corpo del piccolo Angelino fu recuperato e sepolto a Mount Auburn a Cambridge, Massachusets. Vicino, cinque anni dopo, la famiglia Fuller fece costruire una cappella. Il cimitero si trova vicinissimo alla casa di Megan Marshall, la sua biografa premiata con il Puitzer. Il 23 maggio 2014, nel giorno della nascita di Margareth Fuller sul marmo appaiono fiori e piccoli oggetti, portati dalle persone che non hanno dimenticato la grandezza anticipatrice della scrittrice o che l’hanno conosciuta attraverso la lettura della biografia.

Megan Marshall ne riassume così la figura “Sono stato attratta dalla vita più attiva e coraggiosa di Margaret Fuller che si è svolta su un palcoscenico globale. È arrivata là fuori e ha agito concretamente, ha cambiato le menti delle persone, ha vissuto una vita ampia e audace, l’unica dei Trascendentalisti a farlo davvero. Compresi -aggiunge – Emerson e Thoreau, che sono rimasti a casa”.

(*) www.bizarrecagliari.com  ovvero «Storie della Beat Generation, della Controcultura e altro»: da gennaio racconta OGNI GIORNO vicende, persone, movimenti che il pensiero cloroformizzato e sua cugina pigrizia preferiscono cancellare.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

La Bottega del Barbieri

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