Massacro di Corumbiara: per non dimenticare

Il 9 agosto 1995, nella fazenda Santa Elina, stato brasiliano di Rondônia, si consumò una delle peggiori stragi contro il movimento dei Senza terra. Ai familiari delle vittime non fu assegnato alcun risarcimento.

di David Lifodi

                                                   Immagine: https://pt.org.br/

Il 9 agosto 1995, nella fazenda Santa Elina occupata dal movimento dei Sem terra, avvenne una delle peggiori stragi di campesinos mai accadute in Brasile e conosciuta sotto il nome di “massacro di Corumbiara”, dalla denominazione del municipio nello stato di Rondônia dove si trovavano i circa 18.000 ettari di terra su cui vivevano i militanti del Mst.

Quasi duecento poliziotti (compresi 46 militari della Companhia de Operações Especiais), armati fino ai denti, fecero ingresso nella fazenda uccidendo 12 contadini senza terra, tra cui la piccola Vanessa, di soli sei anni, vittima di una bala perdida. Nello scontro rimasero uccisi anche due militari.

La fazenda Santa Elina era stata occupata dai Sem terra in maniera del tutto pacifica il 15 luglio 1995 allo scopo di recuperare le terre improduttive. Non appena il proprietario della fazenda si rivolse alla magistratura per rientrare in possesso della sua proprietà la polizia militare iniziò a minacciare gli occupanti. Le trattative andarono avanti per oltre tre settimane, ma da parte dello stato di Rondônia non ci fu mai la volontà di risolvere la questione in maniera negoziata.

In un’intervista televisiva rilasciata il giorno prima del massacro, l’8 agosto, i Sem terra accusarono con forza la polizia: “Polícia é para quem concentra terra e não deixa os trabalhadores trabalhar na terra”. Da parte dei militari si è sempre sostenuto che la loro volontà fosse solo quella di sgomberare la fazenda senza alcun intento di uccidere, tanto che Cícero Pereira Leite Neto, uno dei Sem terra che partecipò ai negoziati, nel 2000 finì addirittura per essere condannato nel processo successivo al massacro di Corumbiara, come se il responsabile dell’accaduto fosse stato il Mst. Inoltre, nonostante i 12 morti e i 53 feriti tra i senza terra, oltre 350 vennero arrestati con l’accusa di “resistenza”. Le donne furono utilizzate dai militari come scudi umani e i senza terra arrestati torturati senza pietà. Tutto l’accampamento venne distrutto poiché lo scopo dell’operazione militare era quello di fare terra bruciata.

Lo sgombero della fazenda era stato programmato nei dettagli. Il giorno precedente alla carneficina la polizia creò la sua base operativa in un campo sportivo vicino all’assentamento, dove si trovavano circa 2.300 senza terra, comprese molte donne, anziani e bambini.

Coperti da passamontagna o con i volti pitturati con i colori militari per rendersi irriconoscibili, gli agenti spararono lacrimogeni e proiettili contro gli occupanti. Alla fine della indagini sul massacro, il Pubblico Ministero dello stato di Rondônia denunciò 20 agenti, 4 senza terra e un fazendeiro.

I soldati Airton Ramos de Morais e Daniel da Silva Furtado furono condannati rispettivamente a 18 e 16 anni di carcere, il capitano Vitório Régis Mena Mendes a 19 anni e mezzo di reclusione e il sem terra Cícero Pereira a 6. Nonostante l’intervento della Commissione interamericana dei diritti umani, ai familiari delle vittime non fu attribuito alcun risarcimento.

Accusati di essere gli unici responsabili di quanto accaduto, i Sem terra vennero descritti come dei provocatori di professione, ma in realtà il massacro di Corumbiara avvenne nel contesto dell’aspro conflitto per quella riforma agraria che, ancora oggi, il Movimento Sem terra attende e che non ha visto realizzarsi nemmeno all’epoca delle presidenze petiste, sia per lo strapotere della bancada ruralista al Congresso sia per quella volontà di pacificazione sociale perseguita da Lula e Dilma Rousseff che comunque non è servita a nessuno dei due per rimanere al Planalto, vittime del gioco sporco delle destre e dei signori dell’agrobusiness e del grande latifondo.

Tra i principali responsabili della strage può essere certamente annoverato il proprietario della fazenda Santa Elina, esponente dell’União Democrática Ruralista (UDR) e già noto per una lunga sfilza di denunce per aver ridotto in schiavitù i lavoratori nei suoi possedimenti. Secondo la Polizia militare fu proprio lui ad invocare un’accelerazione nelle operazioni di sgombero.

Fu grazie al giornalista João Peres che il massacro di Corumbiara fu svelato al mondo. Il suo libro, “Corumbiara, caso enterrado”, rappresentò un lucido atto d’accusa contro il governatore dello stato di Rondônia e raccontò nel dettaglio le fasi che portarono all’attacco condotto contro i senza terra.

L’occupazione della fazenda Santa Elina fu solo uno dei 440 conflitti per la terra che avvennero in Brasile nel 1995 (15 dei quali proprio nello stato di Rondônia). A distanza di 27 anni da quel 9 agosto 1995, nel più grande paese dell’America latina latifondisti e fazendeiros continuano ancora a farla da padrone, mentre la riforma agraria, purtroppo, resta un miraggio.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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