Maurizio Cometto: meno 357

Spazio 2999

                                                      Ispirato e dedicato al telefilm “Spazio 1999”

Muuna era il nome con cui era ricordata.

Molto tempo addietro aveva orbitato intorno alla Terra. Poi un’esplosione l’aveva cacciata fuori dall’orbita. Aveva avuto inizio il suo pellegrinaggio attraverso il sistema solare, la via lattea, l’intero universo.

Il pellegrinaggio continuava tutt’ora. Muuna non aveva ancora fatto il suo ritorno. Chissà dov’era adesso, quale angolo del cosmo stava visitando…

Il pianeta Terra rimaneva privo di satelliti.

Ne era nato un culto: il culto di Muuna.

Il rappresentante di Muuna sulla Terra era detto il Koenig supremo. Egli teneva la carica fino alla morte, ed era il garante del ritorno di Muuna nell’orbita.

Subito sotto il Koenig supremo c’era il consiglio delle Sette Rasselliane. Esso deteneva il potere legislativo, e sottoponeva al Koenig supremo ogni sua delibera, perchè venisse approvata o respinta. Le Sette Rasselliane erano anche la massima autorità in materia medica. Durante le riunioni del consiglio una folla di malati si assiepava fuori dall’aula.

I Nala erano la falange armata del culto. Prendevano ordini dal Koenig supremo, comandante in carica della falange dei Nala. Le Figlie di Maya rappresentavano il lato oscuro di Muuna. Esse possedevano poteri magici, erano in grado di trasformarsi in qualunque bestia venisse loro in mente, ma erano anche testarde e imprevedibili. Proprio loro ispirarono quasi tutte le eresie.

Il dogma di base del culto di Muuna, proclamato nel quarto Libro di Muuna, era il ritorno di Muuna nell’orbita.

Durante le celebrazioni il sacerdote invitava i fedeli ad alzare gli occhi al cielo e a scrutare tra le stelle, in cerca di Muuna. La ricerca veniva sostenuta da mantra che favorivano la concentrazione, o da preghiere propiziatorie. Ogni fedele accompagnava idealmente, col pensiero e con lo spirito, il cammino di Muuna attraverso l’universo. Lo scopo era indirizzare tale cammino verso la Terra.

A volte qualcuno giurava di aver avvistato Muuna, piccolo puntino di luce tra le stelle. Ma il sacerdote, una volta consultati i sacri testi, smentiva il visionario.

Tesi fondamentali del culto di Muuna erano i quattro Libri di Muuna. Li aveva scritti più di otto secoli addietro il colonnello Anderson, primo dei Koenig supremi. L’aveva fatto sotto dettatura di un antico Muuniano, che gli aveva parlato attraverso lo Specchio Magico.

Questo manufatto, opera della scienza degli antichi Muuniani, era stato ritrovato in una grotta, nella più estrema regione del Nord. Aveva la forma di un enorme rettangolo, convesso e smussato ai bordi, di base quattro metri per circa due di altezza. Era costituito di una sostanza opaca, grigia, quasi si trattasse di nebbia solidificata.

A proteggerlo venne costruita l’Aquila 21, il più grande tra tutti i Templi del Culto. Qui stabilì la sua residenza il Koenig supremo. Consultando lo Specchio Magico egli traeva previsioni di ogni genere. La più importante di queste, la data del ritorno di Muuna, era tenuta segreta.

I Templi più importanti del culto di Muuna erano denominati Aquile. In essi era magnificata la grandezza di Muuna e il sapere scientifico degli antichi Muuniani.

Tutte le Aquile erano state costruite sul modello dell’Aquila originale, l’Aquila 1. Come lo Specchio Magico, l’Aquila 1 era stata ritrovata in una grotta, nella regione del Nord. Essa era lunga più di venti metri e nel punto più largo ne misurava tre. Quattro parti la formavano: il muso a forma di cuneo, protetto da quattro lastre trasparenti, resistentissime; il lungo modulo centrale, simile all’addome di un insetto, costitutito da una grande intelaiatura metallica; i quattro serbatoi orizzontali che spuntavano da essa dalla parte opposta del muso, la cui funzione originaria rimaneva sconosciuta; e infine le quattro zampe su cui si sosteneva, che facevano pensare a quelle di un rospo.

Nel muso c’erano due poltrone, circondate da innumerevoli leve, Specchi Magici, bottoni colorati e manopole. Dentro l’intelaiatura si annidava un corridoio, con posti a sedere e vani per alloggiare oggetti. Muso e corridoio comunicavano attraverso una porta a pannelli scorrevoli, che si apriva non appena una persona si avvicinava a essa.

Il Koenig supremo stabilì che il manufatto risaliva ai tempi in cui Muuna orbitava intorno alla Terra. Esso era frutto della scienza prodigiosa degli antichi Muuniani. Le Figlie di Maya erano certe che si trattasse del mezzo di trasporto utilizzato dai Muuniani. Il Koenig supremo, consultato il consiglio delle sette Rasselliane, accettò la teoria. Fu invece un Nala ad attribuire il nome “Aquila” al manufatto.

Solo il Koenig supremo poteva celebrare in Aquila 1. Accanto a lui, nella seconda poltrona dentro il muso, prendeva posto una delle Sette Rasselliane. Le restanti Rasselliane, i capi dei Nala e delle Figlie di Maya, sedevano nel corridoio. La folla dei fedeli si assiepava all’esterno, i più fortunati di fronte al muso, gli altri più indietro o ai fianchi dell’Aquila.

Il Koenig supremo, nel corso del rito, manovrava le leve, consultava gli Specchi Magici, schiacciava i bottoni, scuoteva le manopole. Aquila 1 non rispondeva ai comandi. Ma era credenza che gli impulsi prodotti arrivassero a Muuna, e fossero raccolti e studiati dai Muuniani.

I semplici fedeli del culto di Muuna vestivano abiti di stoffa color ocra. Gli uomini indossavano giacche con bottoni di ottone e risvolti neri, dolcevita e lunghi pantaloni a zampa di elefante. Le donne, invece dei pantaloni, gonne poco sopra il ginocchio. Gli uomini ai piedi calzavano stivaletti ocra di pelle, le donne stivali di foggia simile ma in genere con tacchi a spillo. Tutte le donne e chi se lo poteva permettere tra gli uomini mantenevano foltissime capigliature. Molte donne raccoglievano l’intera capigliatura sopra la testa. Questa acconciatura era in voga soprattutto tra le Figlie di Maya. Le donne si truccavano vistosamente, in particolare per far risaltare gli occhi.

Gli esemplari originali dei quattro Libri di Muuna erano conservati in uno stipetto sotto il sedile riservato al Koenig supremo, all’interno del muso di Aquila 1.

Il primo Libro di Muuna descriveva nel dettaglio la storia di Muuna prima che avvenisse la terribile esplosione.

Il secondo Libro di Muuna illustrava la terribile esplosione, esplosione che aveva causato la fuoriuscita dall’orbita intorno alla Terra, ed era corredato di magnifici disegni esplicativi.

Il terzo Libro di Muuna giustificava la terribile esplosione, assolvendo i Muuniani da qualsiasi responsabilità.

Il quarto Libro di Muuna, infine, il più breve, proclamava al di là di ogni dubbio che Muuna alla fine di infinite peregrinazioni nello spazio sarebbe ritornata a orbitare intorno alla Terra.

Nel corso dei secoli innumerevoli furono gli esegeti dei Libri di Muuna. I più influenti furono due Koenig supremi, l’undicesimo e il tredicesimo.

L’undicesimo Koenig supremo stabilì che Muuna era il luogo in cui le anime dei giusti affluivano dopo la morte. Egli basò la sua affermazione su un paragrafo del terzo Libro di Muuna, collegandolo a un’immagine del secondo Libro e a una frase del quarto. Il giorno in cui Muuna sarebbe ritornata nella sua orbita, i Muuniani originari per mezzo delle loro Aquile sarebbero discesi sulla Terra, e avrebbero effettuato la conta delle anime, scegliendo le meritevoli e portandole su Muuna, e lasciando le immeritevoli a penare sulla Terra.

Fu a partire dalla reggenza dell’undicesimo Koenig supremo che il culto di Muuna divenne il più diffuso dei culti.

Il tredicesimo Koenig supremo, sulla base di un’interpretazione letterale di alcuni paragrafi del terzo Libro di Muuna, introdusse il concetto di peccato. Peccato innanzitutto era non credere al ritorno di Muuna nella sua orbita. Peccato era sostenere che fossero stati gli antichi Muuniani a causare l’esplosione che aveva privato la Terra del suo satellite. Ma peccato soprattutto era non prestare fede alle parole contenute nei Libri di Muuna, disobbedire al volere del Koenig supremo e diffidare del consiglio delle sette Rasselliane.

Col concetto di peccato spuntarono le prime eresie. Per contrastarle fu approntata la falange dei Nala, agli ordini diretti del Koenig supremo.

I primi eretici affermarono che Muuna, perduta nello spazio, non sarebbe mai tornata.

I successivi affondarono il colpo, dando per certa l’avvenuta distruzione di Muuna, a causa di un meteorite o di un buco nero.

Altri eretici proclamarono Muuna una colossale montatura. La Terra non aveva mai avuto un satellite. I Libri di Muuna erano frutto della fantasia del colonnello Anderson. Aquila 1 era un’astronave marziana dimenticata da millenni, lo Specchio Magico uno scherzo di natura, e via di questo passo…

L’eresia più influente fu quella cosiddetta dei “Positivisti”. La famosa esplosione aveva avuto cause artificiali, predicavano. Si era trattato dell’atto finale di una guerra fra Terrestri e Muuniani. L’eresia si divideva in due correnti: la prima incolpava i Terrestri, la seconda (molto più grave l’affermazione alla base, e anche più consistente il numero di adepti), gli antichi Muuniani.

A differenza delle precedenti, questa eresia non negava l’esistenza di Muuna, né il suo possibile ritorno. Per questo non venne mai del tutto sradicata. Molti seguaci del culto vi davano credito, pur non dichiarandolo apertamente.

Ci fu anche l’eresia dei “Naturalisti”, che attribuiva l’esplosione alla collisione con un meteorite, ma ebbe decisamente meno seguito.

L’apparato ufficiale del culto osteggiò e combattè sia i “Positivisti” che i “Naturalisti”. Fatto salvo l’atto di fede verso quanto affermava il quarto Libro di Muuna, e cioè che gli antichi Muuniani non avevano causato l’esplosione, i Libri di Muuna non si esprimevano su origini e cause di essa. Anche privilegiare una sola tra le due rimanenti possibilità, dunque, era peccato.

Le Figlie di Maya nacquero da una costola del primo consiglio delle sette Rasselliane. Una delle sette Rasselliane, Maya, si ribellò a una delibera del consiglio, che vietava la pratica di riti magici. Maya fuggì dal consiglio e si rifugiò presso amiche, dotate di poteri magici come lei stessa. Maya fu graziata dal Koenig supremo perchè, in gran segreto, amava lei più di tutte le altre Rasselliane. Maya con le amiche fondò una sorta di anti-consiglio delle sette Rasselliane. Questo anti-consiglio poneva alla base delle sue decisioni il lato oscuro di Muuna. Il lato oscuro di Muuna era citato nel primo Libro di Muuna. Si trattava della faccia di Muuna che, quando ancora il satellite orbitava intorno alla Terra, non si rendeva mai visibile ai Terrestri. A parte questo accenno, i Libri di Muuna non ne parlavano, e l’apparato ufficiale del culto l’ignorava apertamente.

Secondo Maya e le sue seguaci, il lato oscuro di Muuna rappresentava le facoltà più nascoste dell’uomo. I Libri di Muuna non ne parlavano perchè, a loro dire, era molto più potente di quello illuminato. Più potente e più influente, perchè agiva sull’inconscio. L’apparato ufficiale di Muuna ne aveva paura, ma anche gli antichi Muuniani l’avevano temuto.

Il Koenig supremo riconobbe ufficialmente questo gruppo, nonostante il parere contrario del consiglio delle sette Rasselliane. Alla morte di Maya il gruppo prese il nome di “Figlie di Maya”. Le Figlie di Maya ispirarono e appoggiarono moltissime eresie, ma i vari Koenig che si succedettero non si misero mai contro di loro, perchè tra le amanti del Koenig più di una apparteneva sempre a questo gruppo.

Le Figlie di Maya si riconoscevano per via delle sopracciglia. Esse venivano tagliate e truccate in modo da apparire come una fila di cerchi neri, simili a nei, di diversa grandezza. Facevano pensare alla sonagliera di un serpente a sonagli.

Le armi in dotazione ai capi dei Nala erano speciali pistole, ritrovate ancora funzionanti all’interno di Aquila 1. Queste pistole avevano forma a ferro di cavallo. Un braccio era l’impugnatura e presentava inviti per appoggiare le dita, l’altro braccio – liscio e a sezione rettangolare – ospitava la bocca da fuoco. Dal breve collegamento tra i due bracci pendeva il grilletto. Erano chiamate “Pistole a calore”, perchè non avevano bisogno di proiettili. Esse sprigionavano un raggio sottile e incandescente, azzurrognolo, in grado di penetrare gli oggetti e di tagliare perfino il metallo. Era come se sparassero lame di luce.

Anche il Koenig supremo e ciascuna delle sette Rasselliane aveva in dotazione per la propria sicurezza personale una Pistola a calore.

Un altro manufatto ritrovato in buon numero su Aquila 1, ancora funzionante, e utilizzato dai capi dei Nala, dal Koenig supremo e dalle sette Rasselliane, era il Visore a distanza. Aveva la forma di un parallelepipedo a base quadrata, col lato di cinque centimetri e lungo circa una quindicina. Su una base il parallelepipedo presentava un minuscolo Specchio Magico, dall’altra spuntava una sorta di filamento di materiale gommoso, teso e molto elastico. Una delle facce tra le due basi ospitava svariati pulsanti, ciascuno recante un numero o un simbolo di uno strano alfabeto. Dopo vari tentativi si era scoperto che questi manufatti servivano a comunicare a distanza. Era possibile da uno di essi collegarsi con un altro schiacciando in sequenza una serie di pulsanti, e sullo Specchio Magico appariva la faccia dell’interlocutore e da qualche parte ne usciva la voce.

La scienza degli antichi Muuniani era stata davvero portentosa, affermavano il Koenig e le sette Rasselliane. Le Figlie di Maya sostenevano invece trattarsi di magia.

Far parte del consiglio delle sette Rasselliane era il sogno di ogni ragazza del culto. Per entrare nella scuola di addestramento da cui esse venivano scelte, bisognava possedere una serie di requisiti fisici e psicologici. Uno di questi era l’attitudine per le scienze mediche. Un altro erano i capelli, che dovevano essere di un biondo naturale, e la corporatura, che doveva essere snella e proporzionata. Un altro ancora, fondamentale, era la cieca fedeltà al Koenig supremo, e la totale disponibilità a giacere con lui. Le sette Rasselliane erano le mogli del Koenig supremo.

Quando veniva a mancare un membro del consiglio, o per morte naturale o perchè estromesso dal consiglio, era il Koenig supremo a scegliere il sostituto. Egli indicava una tra le candidate proposte dalla scuola di addestramento. Non aveva invece il potere di estromettere un membro dal consiglio. Questo potere infatti spettava solamente al consiglio stesso.

Le sette Rasselliane erano la massima autorità del culto in materia di salute. La scuola di medicina era gestita, organizzata e tenuta da loro in persona. Ospedali e case di cura erano condotte da medici di loro provata fiducia. Non esisteva medico che non conoscesse di persona almeno un membro del consiglio. Per questo la classe medica era tra quelle più in vista, e farne parte era arduo per la gran quantità di aspiranti dottori.

Le sette Rasselliane odiavano le Figlie di Maya. Ogni tentativo da parte loro di disconoscere l’ordine delle Figlie di Maya era stato bloccato dal Koenig supremo. E a ogni nuovo Koenig, esse ritentavano, inutilmente.

Oltre all’undicesimo Koenig supremo, che identificò Muuna con l’aldilà, e al tredicesimo, che introdusse il concetto di peccato, altri Koenig si distinsero per meriti diversi.

Sotto la reggenza del terzo Koenig supremo, un nipote del colonnello Anderson, venne ritrovata l’Aquila 1.

Il diciassettesimo Koenig supremo fondò la milizia dei Nala.

Il ventunesimo Koenig supremo debellò completamente l’eresia che proclamava l’avvenuta distruzione di Muuna.

Il ventisettesimo Koenig supremo morì da eroe alla guida dei Nala, durante una battaglia contro gli eretici che consideravano Muuna una montatura. La sua Pistola a calore fu miracolosamente strappata agli eretici da una figlia di Maya.

Il trentacinquesimo Koenig supremo patrocinò la stesura del “Catechismo di Muuna”, un adattamento dei Libri di Muuna e della loro Esegesi all’educazione dei bambini. Il “Catechismo di Muuna” ebbe un gran successo anche tra gli adulti.

Il quarantasettesimo Koenig supremo fece erigere un tempio intorno allo Specchio Magico. Aquila 21 divenne la più grande di tutte le Aquile. Qui stabilì la sua nuova residenza il Koenig, unica persona a poter consultare lo Specchio Magico.

Il cinquantatreesimo Koenig supremo annientò la frangia ufficiale dell’eresia Positivista. In realtà le idee positiviste sopravvissero in molti fedeli, anche aventi cariche elevate. L’eresia Naturalista fu spazzata via dal quarantanovesimo Koenig supremo, senza grande spargimento di sangue.

Durante le celebrazioni in Aquila 1, il Koenig supremo indossava una speciale armatura, ritrovata all’interno dell’Aquila stessa. Si trattava di una tuta di colore grigio, larga e ingombrante, composta di una tela molto elastica e resistente. Essa era completa di un casco munito di visiera trasparente, collegato mediante tubo flessibile a un serbatoio metallico portatile.

Secondo l’interpretazione ufficiale, la tuta era indispensabile agli antichi Muuniani per sopravvivere all’atmosfera terrestre, ostile al loro organismo. Il Koenig supremo l’indossava durante le celebrazioni per simboleggiare e rivivere la sofferenza degli antichi Muuniani in visita alla Terra. In molte occasioni il Koenig, vinto dal caldo e dalla fatica, sveniva all’interno dell’armatura. Rasselliane, Nala e figlie di Maya gli si accalcavano intorno, preoccupate. A volte si doveva sfilarlo dall’armatura, per poterlo rianimare.

Il Koenig supremo rimaneva in carica fino alla sua morte. Il successore veniva proposto dal Koenig al consiglio delle sette Rasselliane. Il consiglio dava la sua approvazione oppure respingeva il candidato. Nel secondo caso, il Koenig doveva proporne un altro.

Se il successore non era stato scelto prima della morte del Koenig supremo, il nuovo Koenig veniva insediato mediante elezione, a cui avevano diritto di voto le Rasselliane, i Nala e le Figlie di Maya. I candidati non erano altro che i prescelti del Koenig respinti dal consiglio delle sette Rasselliane. Nel periodo vacante la reggenza spettava al consiglio stesso, il quale si vedeva sospesi i propri consueti poteri. Suoi unici compiti erano garantire l’ordine e sovrintendere alle operazioni di voto.

Questa situazione si verificò due volte sole nella storia del culto di Muuna.

In una calda estate durante la reggenza del settantasettesimo Koenig supremo Muuna venne finalmente avvistata.

Dapprima fu notata una stella piccolissima nei pressi della costellazione dell’Aquario. La stella notte dopo notte si ingrandiva. I fedeli proclamavano a gran voce che Muuna stava tornando, ma il Koenig supremo e le sette Rasselliane non erano convinti. Le figlie di Maya sorridevano del loro scetticismo, e si vantavano di avere previsto quella data.

Ben presto la stella divenne così grande e luminosa da superare in visibilità ogni altra stella. Continuò a ingrandirsi, tra la meraviglia e lo stupore generali, fino a uguagliare per dimensioni il disco solare. Fu allora che vennero notati sulla sua superficie delle irregolarità. Sembravano valli, profondi canali, mari prosciugati, crateri giganteschi.

Il Koenig supremo non ebbe bisogno di convocare in seduta straordinaria il consiglio delle sette Rasselliane. Durante la celebrazione nell’Aquila 1, a cui presenziarono centinaia di migliaia di fedeli, il Koenig lesse una frase tratta dal Primo Libro di Muuna. La voce gli usciva rotta e soffocata attraverso il casco dell’armatura.

La superficie di Muuna è composta da valli, da canali, da crateri e da mari prosciugati.

Un enorme boato di esultanza si levò in risposta.

Poi il Koenig supremo citò a memoria un passo del quarto Libro di Muuna:

E quando verrà il giorno, chi crede vedrà i mari, i canali, le valli e i crateri, e crederà. Chi non crede, vedrà i mari, i canali, le valli e i crateri, e non crederà.

Un altro boato, ancora più forte del precedente, salutò la citazione.

Secondo l’interpretazione più attendibile di alcuni passi del primo Libro di Muuna, la dimensione del disco di Muuna visibile da Terra era pari a quella del disco solare. Muuna pertanto doveva già essere entrata nella sua orbita. Presto gli antichi Muuniani a bordo delle loro Aquile sarebbero discesi sulla Terra. Bisognava organizzare una degna accoglienza. Nulla poteva essere lasciato al caso.

Il disco di Muuna continuava a ingrandirsi. Si era ormai fatto due volte quello solare. Crateri, valli, canali e mari prosciugati, adesso erano ancora più visibili. Si notava anche una specie di macchia grigio-bianca, tra due enormi crateri, prima impercettibile.

Il Koenig supremo diede ordine di continuare con la preparazione dei festeggiamenti. I fedeli rumoreggiavano, un poco impauriti, gli occhi sempre al cielo. Le figlie di Maya vaneggiavano che quella non era affatto Muuna.

Ma come si faceva a dubitare?, si domandava il Koenig supremo. Il primo Libro di Muuna parlava chiaro. E se non era Muuna, di che si trattava?

Il disco dell’astro maledetto era diventato cinque volte il disco solare. Il Koenig supremo lo osservava dalla sua postazione nell’Aquila 1. Quella macchia grigio-bianca…

Intorno all’Aquila 1 infuriava la battaglia. I Nala faticavano a sedare la rivolta, alcuni di essi, del resto, erano passati dalla parte del nemico. Le Rasselliane da tempo erano fuggite, le figlie di Maya tramavano contro di lui.

Il Koenig supremo nei giorni precedenti aveva sperato. Quel corpo celeste che continuava a ingrandirsi, ad avanzare minaccioso verso di loro: come poteva trattarsi di Muuna? Muuna si sarebbe fermata nella sua orbita, i Muuniani sarebbero discesi sulla Terra a bordo delle Aquile. Non ci sarebbe stato questo silenzio, questa indifferenza da parte loro.

Non poteva trattarsi di Muuna. Nonostante i mari prosciugati, i crateri, le valli, i canali… Dov’erano i Muuniani?

C’era quella macchia grigio-bianca…

Adesso il Koenig supremo osservava quella che nei giorni precedenti era stata una macchia grigio-bianca. Aveva la Pistola a calore in mano; se la puntò alla tempia. Mentre fuori infuriava la battaglia, e i feriti osservavano l’astro maledetto, la macchia grigio-bianca, il Koenig premette il grilletto.

E una grande ombra distese il suo mantello sulle terre dei fedeli del culto di Muuna.

Di giorno era un eclisse interminabile, di notte l’astro maledetto si oscurava. Tra il giorno e la notte e tra la notte e il giorno il Sole sorgeva, prima dalla Terra e poi dall’astro maledetto, e tramontava, prima dietro l’astro maledetto e poi dietro la Terra.

Violenti terremoti e maremoti, tempeste e trombe d’aria, sconvolsero la Terra.

Nessuno sopravvisse tanto a lungo da assistere all’impatto. Unici testimoni della catastrofe furono le Aquile, silenziose e indifferenti. I fedeli del culto di Muuna morirono presto, annientati dai grandi sconvolgimenti climatici.

Unici testimoni dell’impatto furono le Aquile.

Le Aquile sulla Terra. Dall’Aquila 1, manufatto originale abbandonato dagli antichi Muuniani, all’Aquila 21, costruita intorno al grande Specchio Magico.

E le Aquile su Muuna. Veicoli che avevano servito gli antichi Muuniani. Antichi Muuniani abitanti della grande costruzione grigio-bianca, costruzione grigio-bianca nella valle tra due enormi crateri. Costruzione grigio bianca e Aquile, sulla superficie di Muuna, deserte e abbandonate. Come case e Aquile giacevano, deserte e abbandonate, sulla superficie terrestre.

E finalmente le due superfici arrivarono a toccarsi.

UNA BREVE NOTA

Se siete capitate/i qui per caso e volete capire perché “meno 357” andatevi a leggere “Due o tre cose che so sulla fine-mondo prossima” e tenete conto che il 2012 è bisestile. Domani si prosegue con Eva Brugnettini. (db)


Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

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