Messico: il paradiso odora di sangue

L’assassinio per mano della polizia di una migrante salvadoregna a Tulum in Messico.

di Maria Teresa Messidoro (*)

“Il paradiso odora di sangue”, “Chi ci protegge dalla polizia?”, “Giustizia per Vittoria”: così si legge nelle decine di cartelli che donne e attivisti hanno mostrato  durante la protesta messa in atto davanti al Palacio Municipal de Tulum, per condannare l’assassinio di Victoria Esperanza Salazar Arriza. Era originaria di El Salvador, è stata uccisa il 27 marzo da alcuni membri della polizia che volevano arrestarla.

La mobilitazione si è ripetuta a Cancún, Chetumal y Playa del Carmen, Quintana Roo oltrechè a Città del Messico:  si scende in strada per l’omicidio di Victoria … che purtroppo non è un caso isolato (1).

“Victoria no murió, la mató la policía y los Estados feminicidas” (Victoria non è morta, è stata ammazzata dalla polizia e dagli stati femminicidi) è il titolo con cui la rivista digitale femminista salvadoregna La Brujula commenta l’episodio (2)

Un episodio che ha suscitato indignazione e ripudio a livello internazionale, però tocca soprattutto noi donne, perché è l’ennesima prova di quel sistema capitalista, razzista e anti patriarcale che tutti i giorni denunciamo e combattiamo.

 

Victoria, 36 anni, è stata ammazzata dalla polizia, ma le violazioni nei confronti dei suoi diritti incominciarono molto prima, in territorio salvadoregno, dove era stata violentata; per sfuggire alla violenza, aveva deciso di trasferirsi in Messico, alla ricerca di una vita migliore per le sue due figlie, entrambi minorenni. “La storia di Victoria è quella di molte donne che fuggono dal proprio Paese perché hanno subito violenza di genere, e quasi sempre non sono riuscite ad accedere a meccanismi statali di protezione” afferma Johana Ramírez, avvocata del Servicio Social Pasionista.

Ed è stata anche vittima delle politiche anti migratorie di morte: come lo fu, nel 2019, Johana Medina León, di 25 anni, donna trans salvadoregna morta mentre cercava asilo negli Stati Uniti.

 

Victoria dal 2017 viveva in Messico con un visto per motivi umanitari. Il 27 marzo è uscita di casa per comprare acqua in un negozio: era visibilmente ansiosa e nervosa ma non metteva in pericolo nessuno, come inizialmente è stato insinuato nella versione ufficiale della polizia.

In un video amatoriale, girato da un giornalista casualmente presente in un ristorante vicino, e riportato da un articolo di El Faro digital (3), gli agenti la afferrano in modo violento, la ammanettano e buttano per terra; Victoria inizia a gridare, alcuni passanti la sentono ma non intervengono per paura delle ritorsioni della polizia. Victoria continua a gridare, fino a che una donna poliziotto non la schiaccia con un ginocchio sul collo. Subito dopo, Victoria si immobilizza e smette di vivere. Il referto medico parla di “una frattura nella parte superiore della colonna vertebrale prodotta dalla rottura della prima e seconda vertebra”. Il primo commento ufficiale afferma che “l’uso della forza da parte della polizia è stato sproporzionato”.

Gli agenti dovrebbero essere accusati di femminicidio e dovrebbero scontare una pena non inferiore a 40 anni.

Dovrebbero.

Intanto alle donne in Messico, organizzazioni femministe salvadoregne, a noi in qualunque parte del mondo, tocca allungare la lista dei femminicidi.

 

C’è anche un’altra lista tragica: quella delle donne scomparse. Il direttore della polizia salvadoregna, Mauricio Arriaza Chicas parla di un leggero aumento nelle denunce di persone scomparse, però secondo lui potrebbe trattarsi di “cambiamento di domicili” (?).

Queste dichiarazioni suonano offensive nei confronti di chi in questo momento cerca le proprie figlie, sorelle, spose e non trova una risposta sicura dallo Stato.

L’articolo della rivista La Brujula conclude ponendo l’attenzione sulla urgente necessità di politiche pubbliche con attenzione di genere, affinché non sia più necessario migrare. E trovarsi di fronte la morte, come accaduto a Victoria.

 

 LE FOTOGRAFIE

La prima foto e quella “di copertina” sono tratte dall’articolo della rivista La Brujula; la seconda è ripresa da Ni una Menos El Salvador: la terza è tratta da https://www.contrapunto.com.sv/sociedad/genero/gobernantes-exigen-justicia-por-asesinato-de-victoria-salazar-y-4-agentes-ya-son-procesados/17211

NOTE

  1. https://www.instagram.com/p/CNDH-VCHyNI/?igshid=6ij1ik6llrmv

https://www.facebook.com/1628303534054097/posts/2818012555083183/

  1. https://revistalabrujula.com/2021/03/30/victoria-no-murio-la-mato-la-policia-y-los-estados-feminicidas/
  2. https://elfaro.net/es/202103/el_salvador/25378/Videos-muestran-que-Victoria-sufri%C3%B3-un-ataque-nervioso-antes-de-que-los-polic%C3%ADas-la-mataran.htm

(*) vicepresidente Associazione Lisangà culture in movimento OdV, www.lisanga.org

 

Teresa Messidoro

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