Michel Martone, uno Shiva sfigato

di Bozidar Stanisic

Qualche giorno fa, in una scuola superiore di Udine (dove sono stato per un incontro su «I Balcani oggi, ieri e domani») uno studente mi ha chiesto perché avevo dedicato tanta attenzione al tema dei voltagabbana nel sistema socialista jugoslavo. Certo, le mie considerazioni sui fattori umani sociali e sub-culturali nel crollo del socialismo e sulla costruzione dei contesti del capitalismo selvaggio a partire dagli anni novanta in poi sono state dure (ma più duri sono i fatti stessi).
Quello studente mi ha detto, quasi per consolarmi, che il fenomeno sia dei voltagabbana (ieri comunisti, oggi “democratici” approfittatori e nuovi ricchi) che delle persone che si adattano a ogni circostanza politica e sociale, assolutamente non è una specialità balcanica.
Da quanti anni lei vive in Italia? – mi ha chiesto.
Quasi 20.
Non commentò, sicuramente rispettoso nei riguardi della mia età.
La sera del 24 gennaio, tornando in macchina a casa da Trieste («restare calmi, roba da filosofi» sentivo questa canzone alla radio) ho ascoltato le ultime notizie della giornata. Una di spicco è nelle parole di Michel Martone, viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha definito uno sfigato chi non si è ancora laureato a 28 anni.
Molti di coloro che – secondo il viceministro – forse dovevano dire solo “signorsì” – hanno protestato nei vari social network. Tornato a caso, vado a sfogliare qualche info su Michel Martone: 37enne, a 29 era già titolare di una cattedra universitaria e aveva pubblicato su diverse riviste scientifiche; figlio di Antonio Martone, ex presidente dell’Anm ed ex avvocato generale della Corte di Cassazione, si è laureato in Giurisprudenza nel 1997 con 110 e lode; nel 2005 vince il concorso come professore ordinario di Diritto del lavoro all’università di Teramo; insegna inoltre alla Scuola superiore della pubblica amministrazione e svolge il ruolo di professore incaricato di Diritto del lavoro a Giurisprudenza nell’università Luiss; Renato Brunetta, ex ministro della Pubblica amministrazione, lo ha nominato consigliere giuridico, ma è stato sostenuto anche da Maurizio Sacconi; è stato inoltre segretario della Commissione scientifica per la preparazione dello Statuto dei lavoratori; è rappresentante per il nostro Paese nel consiglio di amministrazione di EuroFound ed è iscritto come avvocato all’albo professionale di Roma; scrive per «Il Sole-24 Ore», «Il Riformista» e sulle riviste «Formiche» e «Aspenia».
Dio bon, sembra un Montezemolo-2. Uno Shiva con 22 mani?
E’ un genio, mi dicevo. La mia testa balcanica, pur con tante difficoltà, riusciva a capire che il viceministro aveva due o tre sosia per fare tutte queste cose: chissà se i sosia vengono tutti pagati su un solo c/c bancario. Martone insegna in tutte quelle facoltà, ma gli studenti lo vedono regolarmente? Tiene davvero le lezioni? Forse sì, forse no… Scrive senza «negri» o «negre»? (nel gergo giornalistico si chiama «negro» chi fa gran parte del lavoro e poi non figura) Lo sanno lui, i «negri» e le «negre».
Credo abbia capito bene tutte le lezioni su come diventare “conformi”: facoltà questa, facoltà quella, Brunetta e Sacconi ieri, Monti oggi… Che teatro. Quante gabbane.
Siamo dalle parti di Molierè? O di Jovan Sterija (un commediografo serbo) che scrisse «I patrioti», una farsa nella quale i protagonisti cambiano carattere con il vento che soffia? No, non voglio denigrare la cultura generale del viceministro. Da secchione («meglio essere secchioni» ha detto) ascoltava anche lezioni sulla letteratura.
Però una lezione il viceministro non l’ha imparata, una molto semplice ma profonda. Quella sul come dialogare con gli altri. Visto che gli è sfuggita, è uno sfigato.

Redazione
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  • Bozidar Stanisic sei un Grande Umano:l’ironia è patrimonio dei Forti(che hanno anche solo loro -noi un sentimento unico:la Fragilita’, appunto patrimonio dei forti) grazie Fratello. Marco Pacifici.

  • Bozidar Stanisic

    per gvdr da bozidar:
    vivere i contesti riempiti dai raccomandati credo sia un impresa (dis)umana. martone è solo una viva metafora dell’intreccio dei fenomeni che hanno causato non solo la crisi italiana (ed europea) economica e sociale nel suo senso ristretto, ma soprattutto quella culturale. tornando al contesto in cui nascono i martone, è inevitabile (anche se dipende per chi ciò potrebbe aver un significato) l’incontro con 1001 silenzi sociali e culturali che permettevano (e permetteranno) fenomeni del genere. poi, se non si incomincia almeno a rosichiare, quel “pasto” diventerà più grosso della mela di magritte (basta ricordare quel frutto gigante del suo telo, che opprime la mente di chi lo osserva…)

  • Bozidar Stanisic

    p.s. per gvdr: appena ho letto l’articolo su “il manifesto”… la carriera di martone? è solo un sassolino del mosaico dei privileggi e dei favoreggiamenti di vario genere…

  • Volevo solo dire che il prof le lezioni le fa e anche bene. Quindi forse sì è un genio.

  • Bozidar Stanisic

    per giulia:
    gentile giulia, son contento perchè lei ha rivelato che il prof.martone (credo alla facoltà dove lei studi o abbia studiato) faccia le lezioni. mi chiedo, però, anche stavolta perchè durante tutte le proteste degli studenti (2010/11) l’argomento baroni universitari non fosse neppur toccato. lo stesso interrogativo pongo sul tema molto semplice: studenti italiani si chiedono sulla prassi negli altri paesi? sia oggi che nel passato, come’è/stata? quindi, in quante università si erano impegnati (allora veri) geni: einstein, russel, sacharov ed altri? perchè si accontetavano della catedra unica? avevano le tasche poco profonde, essendo “troppo” dedicati ai propri campi di ricerca e se andavano “in giro”, facevano lezioni come ospiti di altre università. dov’è il problema: nell’accettare lo stato di cose oppure nel chiedersi pure sulle scelte etiche di ciascuno di noi? come mai sto genio poteva andar bene a chi, del governo berlusconiano, cercava il suo “servizio” e lui disse “certo, sì”? poi viene monti e lui accetta la stessa proposta. in questo gioco di tre carte chi perde? sono di una certa età, non riesco a cambiare i miei credi (per caso dovevo lasciare il mio paese?). dico qualcosa su ciò che vedo, ascolto, che mi provoca quanto emozioni, tanto raggionamenti. purtroppo per i giovani, tante volte mi sento più giovane di loro. so non è colpa loro, ma di chi li ha insegnato di accettare. anche stavolta sto con coloro che non accettano le saggezze qualità martone, pronnunciate da un piedastallo. e resto fermo: martone ha marinato lezioni sul dialogo. alla fine, non gli chiedo l’estratto del c/c. gliel’ho chiederi solo se almeno 1x avesse posto 1 domanda: ci son anche altri “geni” in giro? le mando i miei saluti sinceri. bs

  • Bozidar Stanisic

    p.s. per giulia: ieri sera, da santoro (cieloliveTV), travaglio ha fatto una lezione di anatomia sulla carriera del genio martone. il viceministro risponderà a travaglio?

  • leggo solo ora questo articolo e solo oggi ho avuto il piacere di leggere questo blog.non condivido quanto lei dice sulle esternazioni del professore Martone. lei è un giornalista, leggo. e meglio di me conoscerà allora l’importanza della verità. dire a un giovane che se avrà la laurea a 30 anni potrà fare quel che sogna di fare è un inganno. è regalare un’illusione. e la nostra generazione (ho 28 anni) di illusioni ne ha già avute abbastanza. è giusto invece prospettare la realtà in cui viviamo e dare suggerimenti concreti. oggi, a fronte di migliaia di laureati ogni anno, chi fa la differenza è chi eccelle.un imprenditore assumerà, e l’ho vissuto sulla mia pelle, un laureato a 24 anni piuttosto che un laureato a 30. poi ovvio, bisogna distinguere. chi si laurea a 30 anni perchè nel frattempo ha lavorato certo non è incluso nel discorso. anzi, è da ammirare considerando la forza di volontà e l’impegno. ma non è a loro che intendeva rivolgersi Michel Martone. ma a molti studenti fuori corso che purtroppo ci sono nelle nostre università. e non sono pochi. in questo paese bisognerebbe avere la forza di dire la verità e cioè che dobbiamo fare di più. studiare di più, per esempio, perchè, ipocrisie a parte, nelle nostre università, non si studia abbastanza, lo dicono tra le altre cose le statistiche europee. i nostri laureati hanno una preparazione bassissima rispetto agli altri paesi. siamo cresciuti con la favola che il pezzo di carta apre ogni porta. non è cosi. e quando il professore Martone dice quel che dice in un convegno sull’apprendistato,non lo dice a caso. se si avesse la capacità di ascoltare e di capire si comprenderebbe il senso del suo intervento che non era certo offendere chi studia, ma incoraggiare chi sceglie di fare un mestiere, qualsiasi mestiere, con la passione e la volontà di diventare il migliore. oggi, con la logica che la laurea assicura ogni felicità, si è perso il senso di questa scelta. bisognerebbe ritornare a rivalutare il senso delle nostre scelte. invece mi sembra che il benessere che abbiamo ereditato ci ha regalato un presente cosi comodo, che preferiamo andare addosso a chi invece ci dice la verità per cambiarlo. se si vuole raccontare la verità bisogna anche dire questo oggi: qualunque cosa si scelga, un percorso di studio o un lavoro manuale, bisogna essere i migliori. farsi in quattro, perchè non è come un tempo. anche perchè la concorrenza degli stranieri già qui in italia è enorme. in questa ottica le lamentele non trovano spazio. questo consiglio sarebbe stato un bel regalo agli studenti di udine.

  • bozidar stanisic

    caro o cara mari,
    non sono un giornalista, sono uno scrittore (a volte insegnante) da 22 anni nel tuo/nostro paese, a cui – magari solo per le raggioni erodotiane sulle diversità nei concetti e negli sguardi sulla realtà, sulla storia, sugli uomini e loro destini – non sfuggono le cose viste, vissute e tante volte pure toccate in italia dei tempi odierni.
    ma quelle raggioni sono ben diverse, a volte kafkiane o beckettiane. perciò, semplicemente detto: reagisco, soprattutto sui fenomeni di estremo assurdo, vissuti dagli abitanti dello stivale come normali, anzi normalissimi. e ragisco da cittadino di questo paese cui lato solidale, umano e di intelligenza altruista mi è vicino, anzi – mi sta a cuore.
    il suo raggionamento sul laurerarsi basato su alcuni sguardi espressi in un intervento del prof. martone a me pare valido soprattutto perchè potrebbe servire ad un dibattito sul tema.
    tuttavia, resto fermo sul fatto che il prof. m.m. non sia stato la persona addatta a fare quelle critiche sui trentenni prima di vedersi nello specchio.
    se lei tornerà al mio txt sul prof. martone (che, tra l’altro, poteva reagire sino a querellare l’autore o almeno spiegando come insegna e come svolge attività per tutti quei ruoli- anche se non è unico in questo paese), vedrà che – tolti sarcasmo e ironia – restano solo i fatti.
    certo, il prof. m.m non è unico, ma essendo giovane è una metafora viva del tempo presente (e quanto pare del futuro) in cui si è dimenticato che insegnare vuol dire dedicarsi alle lezioni, alla propria istruzione e ricerca senza se e senza ma.
    se il prof. martone dimostra pubblicamente che tutto ciò che ho scritto in base dei dati trovati (da lui non segnati come falsi), io sono pronto a chiedere le mie scuse.
    a me dispiace perchè lei (immagino sia una persona giovane) abbia visto la mia critica ironica al di fuori del complesso della realtà amara (non solo universitaria).
    penso che tocchi a voi, giovani, dire la verità ai baroni delle università italiane, non ad un 58-nne, che firma i propri commenti con nome e cognome e che non riesce a spegnere la radio in macchina: la mano ci vorrebbe, ma il grillo interno la ferma.
    che mi stia bene, buon’estate.
    bozidar stanisic

  • bozidar stanisic

    per mari:
    aggiungo una lettera (“Oggi” del 17 luglio 2012):
    Gentile Direttore,
    alla trasmissione di ieri “In Onda” su “La7” era presente il vice Ministro Michel Martone il quale ha ribadito che chi non si è laureato a 28 anni è uno sfigato. Ha chiaramente perso l’occasione per correggere il tiro su quella infelice frase, dimostrando così tutta la sua arroganza e anche un certo disprezzo verso chi è stato meno, o anche molto meno, fortunato di lui. Il prof. Martone, di famiglia benestante (il padre Avvocato Generale della Cassazione, Presidente della Commissione per la trasparenza nella P.A.), evidentemente non si è ancora reso conto che non esistono solo i figli di papà, ma anche giovani che provengono da famiglie economicamente disagiate e quindi costretti a lavorare per mantenersi agli studi. E’ vero che sono sfigati, ma non perché a 28 anni non sono ancora laureati, ma perché, contrariamente al prof. Martone, devono lavorare se vogliono raggiungere la laurea. Certi atteggiamenti da superuomo non si addicono a nessuno, ma in particolare ad un componente del governo che dovrebbe invece, quanto meno in apparenza, essere un po’ più modesto. Per quanto concerne poi la brillante carriera lampo del prof. Martone, andato in cattedra a 31 anni (essendo risultato idoneo addirittura a 29 anni) è interessante leggere un articolo di Caterina Perniconi che riporta anche utili testimonianze per capire come sono state bruciate le tappe
    (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/cattedra-poco-sfigata/186815/).
    Interessante è anche la lettura dell’articolo “Michel Martone : il verbale del concorso perfetto” di Roberto Ciccarelli su http://blog.ilmanifesto.it/quintostato/2012/01/25/martone-concorso-perfetto/
    Comunque, nel ricordare che il prof. Martone a 26 anni diventa ricercatore, a 27 anni prof. di II fascia e a 31 prof. di I fascia, va sottolineato che i docenti universitari andati in cattedra prima dei 40 anni sono meno del 2%.
    Prof. Gianni Porzi, 40033 Casalecchio di Reno (BO)

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