Morire senza salute

Recensione al libro del medico Gabriele Pagliariccio (Dissensi Edizioni, 2016)

di David Lifodi

Morire senza salute racconta una storia vera, quella vissuta giorno dopo giorno da Gabriele Pagliariccio, chirurgo che ha visto il diritto alla salute progressivamente eroso dalle multinazionali. Al tempo stesso, però, il lavoro di Pagliariccio racconta anche una bella storia, quella della riforma sanitaria promossa in Ecuador dal presidente Correa e dal ministro della salute “solidale” David Eduardo Chiriboga, che hanno aperto una breccia nella lotta impari contro le multinazionali farmaceutiche e un sistema sanitario che fino a pochi anni fa, nel paese andino, era solo per ricchi.
Di fronte al rischio che il diritto alla salute si trasformi in un “articolo di mercato”, come sottolinea don Luigi Ciotti nella prefazione, Pagliariccio porta due esempi concreti, quello cubano e quello ecuadoriano, che conosce bene grazie alla sua collaborazione, da molti anni, con i volontari dell’Operazione Mato Grosso, presso l’ospedale di Zumbahua, sulle Ande dell’Ecuador. In un excursus dedicato a fare il punto sulla gestione della salute del mondo, Pagliariccio cita la conferenza di Alma Ata del 1978: è in questa città del Kazakistan che, per la prima volta, si parla di Primary Health Care, assistenza sanitaria di base. La conferenza di Alma Ata, a cui partecipano anche i paesi in via di sviluppo, tra qui quelli usciti dal dominio coloniale, viene via via seppellita da quello che Pagliariccio definisce il “diritto del costo”. La Banca mondiale impone al diritto alla salute il cosiddetto approccio selective e, negli anni ’80 e ’90, partono campagne sanitarie molto vantaggiose sotto il profilo costo-beneficio essenzialmente per i soggetti privati, ma non più per gli utenti pazienti. È in questo contesto che si verificano situazioni come quella che Pagliariccio descrive nella sua introduzione raccontando il caso della morte di Juanito, un bimbo di otto anni che arriva in condizioni molto gravi all’ospedale di Zumbahua per morire poco tempo dopo. “Per lui l’assistenza sanitaria non esiste e l’ospedale pubblico ha costi troppo alti”. Da questo tragico episodio il chirurgo capisce cosa significa “morire senza avere diritto alla salute, ad un’assistenza adeguata alle proprie necessità”. Eppure il diritto alla salute dovrebbe essere garantito ad ogni essere umano, ma anche qui in Italia, nota con amarezza Pagliariccio, prevalgono individualismo e liberismo: “Chi ha tanto, può tutto”.
In Ecuador questa teoria è stata cancellata grazie all’arrivo alla guida del paese di Rafael Correa. L’articolo 32 della Costituzione, approvata nel 2008 dopo un’opposizione furibonda della destra e delle multinazionali farmaceutiche, sancisce che “la salute è un diritto garantito dallo Stato e la sua realizzazione è vincolata all’esercizio di altri diritti e tra questi il diritto all’acqua, al nutrimento, all’educazione, alla cultura fisica, al lavoro, alla sicurezza sociale, ad ambienti sani e ad altri diritti che sostengono il buon vivere. Lo Stato garantirà questo diritto mediante politiche economiche, sociali, culturali, educative, ambientali…”. La riforma sanitaria dell’Ecuador, sostenuta dalla Costituzione, ha trovato forti resistenze sia da parte delle imprese delle assicurazioni sanitarie, che grazie ad sistema sanitario fino ad allora scadente ne traevano ampi profitti dal punto di vista economico, sia da parte dei medici, i quali dedicavano solo poche ore di lavoro alle strutture pubbliche preferendo il lavoro privato, assai meglio remunerato. Il progetto di riforma sanitaria di Correa è raccontato nella bella intervista realizzata da Pagliariccio con David Eduardo Chiriboga, ministro della Salute dal 2010 al 2012. Lui stesso, che ha prestato servizio presso l’ospedale di Zumbahua, dove opera Pagliariccio, in occasione dell’anno di volontariato sociale obbligatorio, spiega le modalità con cui ha sviluppato un sistema sanitario basato sui diritti delle persone: “L’Ecuador cerca di fornire un’assistenza sanitaria universale di qualità con la prospettiva di considerare la salute un diritto umano, eliminando ogni forma di discriminazione attraverso il rafforzamento di una rete pubblica di assistenza sanitaria di base incentrata sulla promozione della salute e sulla prevenzione delle malattie”. L’idea di Chiriboga è quella di rafforzare il sistema pubblico affinché non ci sia più bisogno del privato e, a questo proposito, il governo dell’Ecuador si è impegnato in primo luogo per ridurre il gap derivante dalle disuguaglianze economiche attraverso investimenti sulle politiche di sviluppo sociale e ha incentrato l’attenzione sullo sviluppo delle risorse umane nel settore sanitario, oltre a lavorare sulla cura della salute su base comunitaria. E ancora, Chiriboga parla dello “sviluppo di un sistema informatico nel Servizio sanitario nazionale, un sistema di risposta e mobilitazione per le emergenze, l’istituzione del National Institute of Health and Research, un sistema per il controllo della qualità dei servizi partendo dai laboratori sino ai dispositivi medici e ai farmaci”.
All’inizio della sua prefazione, don Ciotti scrive che occorre interrogarsi sulle cause che sono alla base di malattie e problemi sanitari in molti paesi, precisando come una buona medicina debba riconoscere il paziente come persona: questo è ciò che accade in Ecuador ed il principio che sta al primo posto nel lavoro di Gabriele Pagliariccio: il diritto alla salute e le minacce da cui oggi deve difendersi.
Morire senza salute

di Gabriele Pagliariccio

Dissensi Edizioni, 2016

€ 12

Pagg. 140

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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