Nessi – 4

di Aerre (*)

Parentesi.
Non credo di essere la persona più adatta per fare queste considerazioni, ma quelle altre decine di migliaia di persone, o forse centinaia di milioni, più adatte di me hanno altro da fare e non hanno forse voglia di dire.
Premessa: questa è la mia lingua, anzi è la mia tastiera.
Quale scienza funziona ?
La scienza non è Dio.
È praticata da esseri umani, anzi umani-animali, donne e uomini.
È sempre imperfetta.
È sempre faticosa, quella che funziona. E spesso difficile.
È quindi, spesso, lenta. O lentissima. O ancora più lenta.
È, spesso, frutto di determinazione, fatica e motivazioni più che di genio.
Quella che funziona, è onesta. Imperfetta, ma onesta.
Quella non onesta, non funziona. E nuoce a tutte e tutti, incluso chi
la scienza non onesta consapevolmente la pratica.
Ma le radici della scienza non onesta sono socioeconomiche e quindi anche culturali.
Quindi si tratta di affrontare il problema della corruzione, della sua natura umana e quindi delle sue motivazioni.
Il denaro. Ma cosa è il denaro? È potere. Il potere. E quindi le istituzioni umane, più o meno esplicite o riconosciute, inaggirabili, perché radicate nei limiti umani, nella consapevolezza di questi limiti e nella inquietudine che nasce da essa. Le istituzioni, più o meno formali, esplicite o riconosciute, sono attraversate (*) da questa inquietudine. Il “Potere” è solo un palliativo per questa inquietudine e la brama di potere ne è sintomo. La scienza non ne è immune, perché è umana, e non divina. Ed è quindi imperfetta.
In una comunità umana che funzioni…
Ma qual è quella comunità che funziona ?
È quella che pone le persone che la compongono nelle condizioni di risolvere quei problemi che le persone stesse devono affrontare, e che la comunità, cioè queste persone costituiscono: affrontare per sopravvivere e per incrementare le proprie speranze di sopravvivenza sul punto terrestre (cfr. Nessi 3).
Nota bene: tutelare e promuovere la diversità, le libertà individuali e il merito, e quindi la mobilità sociale, anzi voglio ripetere, il merito, non l’anzianità di servizio, che non è necessariamente correlata al merito, è condizione necessaria per incrementare il potenziale risolutivo e quindi le speranze di sopravvivenza. Tra
l’altro, queste speranze sono collettive, e mai individuali, perché da sola/solo non sopravvive nessuna/nessuno. Perché la diversità della solitudine è molto limitata.
In una comunità umana che funzioni, risolvere un problema è meritorio, ed è tanto più meritorio quanto meno temporanea è la soluzione e quanto più questa soluzione è significativa e a beneficio di tutte/tutti. Perché le soluzioni eterne sono estremamente rare. E le soluzioni irrilevanti o individuali sono poco significative e poco utili, perché, voglio ripeterlo, da sola/solo non sopravvive nessuna/nessuno.
In una comunità umana che funziona e che premia chi risolve, più o meno temporaneamente, un problema significativo/collettivo, la pratica della scienza disonesta è disincentivata, perché, in quanto disonesta, non risolve ed è quindi a svantaggio di tutti.
Ma anche in una comunità umana che funzioni la scienza disonesta è sì disincentivata però la scienza in questa ipotetica comunità non rimane immune dalla corruzione, se pure, ipotizziamo, in questa utopia i problemi socioeconomici legati alla distribuzione del potere e dei mezzi e delle opportunità per “poter fare” (**) fossero risolti domani mattina. E la scienza, anche in questa utopia, non è immune, perché la scienza è umana. E noi esseri umani siamo animali. Siamo coscienti. Abbiamo limiti. Proviamo paura. Possiamo voler bene e cooperare. Per risolvere, davvero, problemi. Per il bene comune. Cioè per sopravvivere e ri/conoscere. In molti modi diversi.
Chiusa parentesi.
(*) Il pensiero che voglio esprimere è che, secondo me, le istituzioni non sono “aggirabili” cioè qualunque gruppo di esseri umani crea, nel corso del tempo e più o meno consapevolmente, istituzioni o ruoli istituzionali.
Queste istituzioni o questi ruoli istituzionali (a esempio anche il semplice ruolo di “portavoce” di un gruppo) possono essere più o meno rigide o radicate, più o meno esplicite e riconosciute dai membri del gruppo come istituzioni o ruoli istituzionali. Ma queste istituzioni (con o senza virgolette… si chiamino ruoli, cariche o come volete) emergono nel momento in cui si crea una organizzazione nel gruppo. Io non riesco a immaginare un gruppo completamente privo di qualunque organizzazione, anche la più semplice e non gerarchica, e quindi non riesco a immaginare un gruppo di esseri umani privo di “ruoli istituzionali” ed è per questo che ho scritto che le istituzioni sono secondo me «inaggirabili». Perché qualunque gruppo di esseri umani richiede una pur minima organizzazione: perché tutti i membri del gruppo sono limitati, in quanto esseri umani, e quindi l’esistenza stessa del gruppo ha senso in quanto diventa un’opportunità, attraverso una pur minima organizzazione, per superare i limiti dei singoli e provare a raggiungere obiettivi che sarebbero molto più ardui per ciascun membro come essere umano isolato, a esempio l’obiettivo della sopravvivenza, a cui si collegano l’inquietudine e la paura, intesa in questo caso come paura di non riuscire a sopravvivere. Quando provo a ragionarci mi tornano sempre in mente le sequenze iniziali di «2001 Odissea nello Spazio».
(**) Nello scrivere «poter fare» mi riferisco al raggiungere obiettivi, esprimersi, sperimentare, costruire soluzioni. Di fatto, avevo pensato a un «Nessi 4» molto differente, più vicino a «Nessi 3», perché la volontà era, ed è ancora, quella di parlare – nel modo più semplice possibile e utilizzando dati e fatti che possano richiamare le nostre esperienze quotidiane come esseri umani – il nostro “contesto cosmico locale”. Perché la questione delle “dimensioni terrestri” nel “cosmo locale” è anche, secondo me, legata alla questione della pace e della guerra, e a quella di come trovare un modo (e soprattutto le motivazioni e la volontà) per provare a valorizzare e tutelare le diversità terrestri, per trovare modi migliori per cooperare insieme come esseri umani, per valorizzare l’umanità e le varie espressioni della natura e delle culture, nel rispetto reciproco fra culture e individui diversi, terrestri.
(*) Aerre parte di solito dalla scienza per muoversi fra quelle che un tempo si chiamavano «le due culture», la umanistica e la scientifica. Nessi, linguaggi comuni, dubbi, provocazioni e auspicabilmente ponti. (db)

Redazione
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