Nicaragua: case di cartone o galleggianti

Le discutibili politiche abitative del governo orteguista

di Bái Qiú’ēn

Qué triste / Se oye la lluvia / En los techos de cartón / Qué triste / Vive mi gente / En las casas de cartón (Alí Primera, Techos de cartón, 1972)

El hombre se hizo siempre / de todo material: / de villas señoriales / o barrio marginal (Silvio Rodríguez, El Mayor, 1984)

Dopo il disastroso terremoto che alla fine del 1972 distrusse Managua, molte famiglie furono costrette ad arrangiarsi con ciò che trovavano per avere un tetto sulla testa. Spesso era un semplice tetto di cartone. Con le pareti pure di cartone, sostenuto da reti metalliche e pali piantati al terreno per reggere una costruzione comunque precaria. Quando andava bene, era un cartellone pubblicitario in plywood, compensato.

Sono trascorsi quasi cinquant’anni, ma se si cammina per le strade della capitale, fuori dai circuiti turistici o propagandistici, non è difficile vederne ancora qualcuna. Non moltissime, per la verità, ma dopo tre lustri di Buon governo socialista cristiano e solidale anche una sola ci pare decisamente troppo.

Sono invece totalmente scomparsi gli escombros degli edifici terremotati nel vecchio centro di Managua che dal 1972 fino all’aprile del 2014 erano abitati da intere famiglie, in situazioni decisamente rischiose. Del resto, pure i deputati continuano a vivere parte della loro giornata nel vecchio grattacielo terremotato del Banco de América. Vi garantiamo che salire o scendere cinque piani per andare negli uffici del Gruppo sandinista, non è proprio una passeggiata! Nulla a che vedere con El quinto piso de la alegría, il racconto di una belga sulla sua esperienza come medico nella guerriglia salvadoreña (Ediciones Radio Venceremos, 1988).

Dopo le proteste del 2018, il Buon governo ha avviato il Programma «Bismarck Martínez», «por una vivienda digna y segura», inizialmente con il fondamentale sostegno economico di Taiwàn, per la costruzione 50mila case unifamiliari di mq 54 ciascuna, costruite in serie, a prescindere dai componenti il nucleo familiare (secondo il censimento del 2005, la media era di 5,2 persone ogni abitazione).

In pratica oltre tremila casette prefabbricate ogni anno, tinteggiate con colori chillantes («cavalocchio», traduzione approssimata) per distinguerle l’una dall’altra: un lusso policromo che solo il Buon Governo può assicurare e fanno una splendida figura sul prossimo calendario 2023 di INVUR (Instituto de la Vivienda Urbana y Rural). Restate con i piedi per terra: non dovete pensare né che Ambrogio Lorenzetti c’entri qualcosa né che vengano date gratuitamente ai più bisognosi: il Buon governo sarà pure solidale, ma senza esagerare… infatti, occorre pagare una specie di mutuo che può raggiungere i 40 dollari mensili per 25 anni, che in totale fanno 12.000 dollari. Centesimo più, centesimo meno…

Dal 1° marzo 2022, il salario minimo oscilla dai 178,49 ai 297,07 dollari a seconda dell’attività lavorativa svolta. La quota da pagare mensilmente equivale pertanto a circa un quarto delle entrate. Alle quali occorre aggiungere i consumi di acqua e di luce.

Se non ci fossero migliaia di condizioni abitative intollerabili (e c’erano pure prima del 2018, ma il Buon governo aveva altre priorità nonostante che si trattasse di una situazione appena un po’ migliore rispetto a una favela di Río de Janeiro), non ci sarebbe alcuna necessità di questo programma sociale per 50mila abitazioni definite degne e sicure. Elementary, my dear Watson! La propaganda afferma che si tratta di lottizzazioni urbanizzate, ossia con fornitura di acqua potabile, scarichi fognari ed energia elettrica, oltre alle strade pavimentate.

La realtà che mostrano le immagini diffuse dalla stessa propaganda governativa evidenziano però la totale inesistenza di strade pavimentate o asfaltate e persino di semplici marciapiedi in calcestruzzo o bitume. Con buona pace di coloro che per muoversi devono utilizzare una sedia a rotelle o deambulano a fatica per i più svariati motivi.

Chi in vita sua ha messo piede in Nicaragua o in un vicino Paese tra maggio e ottobre, ossia nel locale invierno, sa bene cosa significa. Gli altri possono comunque immaginarlo, senza molto sforzo. Mai visto in tv un filmato su Dacca? Il Nicaragua non è il Bangladesh, ma quando piove ci somiglia parecchio. Senza parlare degli uragani…

 

 

Nella stagione delle piogge non è raro dover guadare letteralmente una strada, bagnandosi fino alle ginocchia et ultra. Per cui è meglio evitare le scarpe e camminare in ciabatte o scalzi… facendo attenzione ai veicoli che galleggiano e vanno dove il conducente non desidera, ammesso che il conducente sia nell’abitacolo.

Le fognature e i cauces non riescono a deglutire tutta l’acqua che cade a catinelle e, a volte, con veri e propri nubifragi. E di tanto in tanto i pesanti chiusini metallici dei tombini volano in aria come foglie al vento per la troppa pressione dell’acqua sottostante, a volte causando pure feriti più o meno gravi. In una strada di intenso traffico nella zona dove abitiamo, alcuni anni fa uno di questi chiusini sfondò lo chassis di un autobus che stava transitando, senza danni ai passeggeri por gracia de Dios.

Mettete pure un utopistico buon impianto fognario ma aggiungete le strade di terra battuta, poi immaginatevi il pantano che ne può nascere. Paradiso terrestre per rane e girini, oltre che per zanzare, zancudos e chayules vari… portatori di malaria, dengue, zica, chikungunya… E le suddette fognature, per bene che siano realizzate, fanno presto a intasarsi di terra, rami, foglie, bucce di banane, sacchetti di plastica e quant’altro. Esiste una legge che prevede multe da 500 a 5.000 pesos (da 15 a 150 dollari) per chi butta in terra qualsiasi cosa, ma è del tutto e da tutti ignorata: persino i poliziotti fingono di non vedere i pochi cestini per l’immondizia che ogni tanto fanno capolino tra la vegetazione abbondante pure in città, quasi vergognandosi di essere stati messi lì a deturpare. Se chi sta in alto non rispetta alcuna legge, vuoi mettere la comodità di buttare in terra tutto ciò che non serve? E se hai il coraggio di dirgli che dovrebbe auto-multarsi, la risposta più probabile del poliziotto è: «che ci vuoi fare? Siamo nicas! Si è sempre fatto così!».

Anche in questi nuovi insediamenti che ormai costituiscono veri quartieri marginali, pertanto, il risultato è facile da immaginare.

Che stupidi siamo! In realtà, il Buon governo ha progettato la realizzazione di svariate zone termali con fanghi per reumatismi, gratis per tutti, non solo per quel 2% della popolazione che soffre di problemi reumatici cronici. I 40 dollari mensili non sono per il tetto di lamiera sopra la testa, bensì per la salute delle ossa. Prevenire è meglio che curare!

Sapendo però che le case non hanno fondamenta, ma sono costruite su semplici gettate di cemento sul terreno battuto, con le piogge continue e persistenti è probabile che la terra sottostante venga poco a poco slavata e le casette si mettano a galleggiare come tanti surf lungo le strade sterrate trasformate in impetuosi torrenti, con problemi non solo di copyright per un nuovo tipo di autoscontri, ma soprattutto di carattere burocratico: in Nicaragua si è proprietari del terreno e, di conseguenza, di tutto ciò che vi è sopra. Per cui, se la tua casa finisce nella proprietà di un vicino, costui ne diviene automaticamente il proprietario. Trasformandosi in un immobiliarista di successo, senza investire un centesimo ma avendo appreso a fare la danza della pioggia.

Se invece pensiamo alla stagione secca, in un Paese dove la lotta quotidiana contro la polvere è persa in partenza e il 2% della popolazione soffre di asma bronchiale cronica, non sappiamo quale sia l’alternativa migliore. Figuratevi quando passa un bus o un camion…

Certo, da una fatiscente casa di cartone o da pericolosi escombros a una robusta e sana casetta di bloques di cemento galleggiante sul fango o sepolta dalla polvere, è un notevole progresso: è certamente un’abitazione più degna, ma non sappiamo se sia più sicura né salubre. Dubitiamo che sia impermeabile, ma, un passo oggi, un passo domani… il Buon governo si sta attrezzando per i miracoli. Per ora, basta accontentarsi, pregare che il Colochón non faccia piovere troppo e invocare la benevolenza del Comandante affinché non arrivi un uragano. Lui può, esattamente come Buñuel poteva far volare le mucche!

Dopo il mutamento di campo diplomatico, non essendoci più i soldi di Taiwàn (quasi un milione di dollari in tre anni) e non essendo ancora arrivati quelli di Pechino, che ha promesso almeno 60 milioni di dollari, ma per il momento è affaccendata in altre questioni più urgenti, poiché è iniziato e aumenta il mugugno di coloro che da un anno stanno pagando la loro quota ma non hanno ancora l’assegnazione, nella maggior parte dei casi attualmente si concedono i terreni, ma la costruzione è totalmente a carico di chi desidera la casa. Naturalmente compresi gli oneri di urbanizzazione e l’allacciamento delle utenze. Siamo certi che il Buon governo non faccia pagare la quota mensile, ma non è garantito che questa soluzione-tampone possa limitare o far cessare i mugugni. Come non è garantito che avendo già pagato una cifra per non vedere nulla, trovandosi con le tasche vuote non rifacciano una casa di cartone sul terreno assegnato. Cambiando semplicemente indirizzo rispetto alla precedente, creando una vera e propria favela e denominando il nuovo quartiere «Río de mayo a octubre».

N.B. avevamo scordato di informare che, tra i requisiti indispensabili e inderogabili per ottenere una di queste villette unifamiliari dotate di tutti i comfort inclusa acqua corrente naturale in abbondanza, occorre scrivere una lettera di richiesta direttamente a Daniel. Lui può, come già detto. Può tutto e anche di più! In fondo, tra Dios e DOS c’è solo una insignificante vocale.

Ve lo immaginate vostro padre – ex partigiano e militante comunista – che per avere un appartamento del “Piano Fanfani” negli anni 50 doveva piatirlo al presidente Giovanni Gronchi? «Caro Gesù Bambino se non proprio in Canadà, non ci sarebbe una casetta piccolina dalle parti di Padova, con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà…».

Da sbellicarsi! (se non fosse tragico).

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