Non si nasce razzisti, ce lo insegnano

con un testo di Alessandro Ghebreigziabiher e l’Appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae

 

è a scuola che si può imparare a non essere razzisti e non approvare la legge sullo ius soli è un regalo a tutti i razzisti (compresi quelli che “io non sono razzista, ma…”)

 

Razzismo, come viene insegnato – Alessandro Ghebreigziabiher*

Non si nasce razzisti, poiché da tempo immemore a discriminare in base alle origini e, spesso e volentieri il colore della pelle, ci viene insegnato sin da piccoli, non solo a scuola, ovunque, con ogni modo plausibile, opportunamente manipolato.

Con l’Aritmetica:
Cento, mille, diecimila, e via contando, vittime si approssimano per difetto, sino a valere zero, in proporzione inversa alla distanza dal nostro paese delle loro rispettive nazioni di nascita. In breve, più le morti sono lontane, e meno significative sulla bilancia della nostra empatia. Al contempo, una sola vita persa da parte di un nostro concittadino vale cento, mille, diecimila, e via moltiplicando, vite al di là dei confini della nostra carta di identità.

Con la Geografia:
Si dice e si scrive extracomunitario, immigrato, clandestino, migrante, straniero, in breve diverso, eppure, malgrado tutti i seguenti possano rientrare in almeno una delle suddette categorie, non v’è immaginazione che si figuri gli occhi azzurri di uno svedese o i capelli rossi di una signora irlandese, la bionda chioma di un giovane tedesco o la pallida carnagione di un norvegese, men che meno la sbiascicata parlata pseudo inglese di un americano del sud degli USA.
Perché da queste parti, ci basta chiudere gli occhi e le suddette definizioni evocano una ben definita e univoca immagine di essere umano, la più facile da disegnare e, più di ogni altra cosa, incolpare di ogni nostra sfortuna.

Con la Logica, ovvero, versione adattata della formula If… Then…, Else… (Se… allora…, altrimenti…):
Se lo stupro viene compiuto da extracomunitariclandestini, eccetera, allora, in ordine sparso e un po’ paraculo, ci sono troppi immigrati, gli stranieri sono tutti criminali, è colpa della religione, è colpa del buonismo, in mancanza d’altro è colpa della Boldrini, votateci a destra, ci pensiamo noi, votateci a sinistra, da oggi ci pensiamo noi pure, rivotateci a destra, perché loro ci copiano, rivotateci a sinistra, altrimenti vincono i cinque stelle, votateci, perché noi cinque stelle non siamo né di destra e né di sinistra, ma quando si tratta di migranti, adesso siamo tutti d’accordo.
(Segue il corollario: tutti i partiti razzisti si somigliano, ma ciascuno lo è a modo suo). Altrimenti, laddove la violenza venga compiuta dai carabinieri, si dice presunta, ci sono buchi nelle versioni delle ragazze, se la sono cercata, le studentesse non dovrebbero venire nel nostro paese per ubriacarsi e sballarsi, erano pure assicurate, è una balla, ma tu intanto pubblica e condividi, sposta la notizia in basso e metti in prima pagina altre notizie di stupri stranieri, pure senza fonti, tanto, c’è sempre tempo per rettificare, tutto sta a volerlo trovare.

Con la Narrativa:
C’era una volta una storia assurda, quella del paese dei tristi primati, il più vecchio del mondo e con il maggior numero di analfabeti funzionali, dove non si leggono libri, dove ci si informa su Facebook e WhatsApp, abitato da un popolo incredibilmente maschilista e campanilista, capace di dividersi praticamente su ogni cosa, dove regna corruzione e mancanza di meritocrazia, il paese della mafia e della mancanza di rispetto della cosa pubblica, il paese, infine, dove per venti degli ultimi trent’anni a capo del governo c’è stato un pregiudicato, pluri condannato, con una concezione dell’altro sesso e delle leggi a dir poco criminale, ma dove – udite, udite – il problema della sicurezza delle città e delle donne sono gli immigrati.
Sì, lo so, dovrebbe far ridere o piangere e, difatti, la tragedia e la commedia sono tra i punti di forza della cultura di questa nazione, a meno che non siano prese per oro colato.

Non si nasce razzisti, lo si diventa, perché fin da bambini così si viene educati. Ecco perché, soprattutto a queste latitudini, nessuno si dovrebbe sentire escluso. Non esiste distinzione tra buoni e cattivi, non in questo. Ed ecco perché, piccoli o grandi, laddove si desideri cambiare davvero, si dovrebbe cominciare ad accettarlo, come primo, indispensabile e propedeutico passo: io sono razzista. Secondo, capire chi sono i miei maestri, del passato e di oggi. Terzo, non meno importante, conoscere quali sono le materie e le regole di questa immonda lezione continua…

da qui

 

 

Appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae*

Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarci, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese.

Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla “cittadinanza e costituzione”, seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo – che sono legge dello stato – sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto.

Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza? Per coerenza, dovremmo esentarli dalle attività che riguardano l’educazione alla cittadinanza, che è argomento trasversale, obbligatorio, e riguarda in modo diretto o indiretto tutte le discipline e le competenze che siamo chiamati a costruire con loro.

Per queste ragioni proponiamo che noi insegnanti ed educatori martedì 3 ottobre ci si appunti sul vestito un nastrino tricolore, per indicare la nostra volontà a considerare fin d’ora tutti i bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole cittadini italiani a tutti gli effetti.

Chi vorrà potrà testimoniare questo impegno anche astenendosi dal cibo in quella giornata in uno sciopero della fame simbolico e corale.

Il 3 ottobre è la data che il Parlamento italiano ha scelto di dedicare alla memoria delle vittime dell’emigrazione e noi ci adoperiamo perché in tutte le classi e le scuole dove è possibile ci si impegni a ragionare insieme alle ragazze e ragazzi del paradosso in cui ci troviamo, perché una legge ci invita “a porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva”, mentre altre leggi impediscono l’accesso ad una piena cittadinanza a tanti studenti figli di immigrati che popolano le nostre scuole.

Ci impegniamo inoltre a raccogliere il numero più alto possibile di adesioni e di organizzare, dal 3 ottobre al 3 novembre, un mese di mobilitazione per affrontare il tema nelle scuole con le più diverse iniziative, persuasi della necessità di essere testimoni attivi di una contraddizione che mina alla radice il nostro impegno professionale.

Crediamo infatti che lo ius soli e lo ius culturae, al di là di ogni credo o appartenenza politica, sia condizione necessaria per dare coerenza a una educazione che, seguendo i dettati della nostra Costituzione, riconosca parità di doveri e diritti a tutti gli esseri umani.

Al termine del mese consegneremo questa petizione ai presidenti dal Parlamento Laura Boldrini e Pietro Grasso tramite il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, perché al più presto sia approvata la legge attualmente in discussione al Parlamento.

Le e gli insegnanti ed educatori che operano in diverse realtà, associazioni, gruppi o scuole possono aderire all’appello collegandosi ad Appello degli insegnanti per lo ius soli e lo ius culturae, cliccando qui.

 

*articoli tratti da https://comune-info.net

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • Francesco Masala

    Ieri, una piccola delegazione di promotori e firmatari, composta da Luigi Manconi, Furio Colombo, Luigi Ferrajoli, Luciana Castellina Franco Lorenzoni e Ginevra Bompiani, ha incontrato il Presidente del Senato Grasso, per presentargli i due appelli e invitarlo a battersi per la legge sullo Ius soli.

Rispondi a Francesco Masala Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *