Nunzio vobis: Habemus Mastodon

di jolek78

L’uomo col megafono parlava di cose importanti, purtroppo i passanti, passando distratti, a tratti soltanto sembravano ascoltare il suo monologo, ma l’uomo col megafono credeva nei propri argomenti e per questo andava avanti, ignorando i continui commenti di chi lo prendeva per mattoda “L’uomo col Megafono” di Daniele Silvestri (video || testo completo)

https://sociale.network/@bottegadelbarbieri

Per chi ha la fortuna di vivere su questo interessante pianeta (e non su Marte come desidererebbe il noto ed eclettico Elon Musk) si sarà reso conto di come negli ultimi anni argomenti quali “capitalismo della sorveglianza” e “privacy online” siano finalmente diventati maintream. La centralizzazione del web attraverso i grandi big dell’informatica, gli scandali che hanno coinvolto Facebook, Google, Cambridge Analytica, e la censura attuata costantemente e quasi senza ritegno hanno portato in molti a riflettere se fosse questo il web che avremmo voluto vedere nel nuovo millennio. Sono ancora un inguaribile ottimista e penso che quando ci son delle storture nel mondo, ci sarà sempre, in qualche angolo remoto, una rivoluzione nascosta in un cassetto pronta a partire. 

Welcome to the internet! Have a look around
Anything that brain of yours can think of can be found
We’ve got mountains of content—some better, some worse
If none of it’s of interest to you, you’d be the first

 – Welcome to the Internet – Bo Burnham

La rivoluzione di cui parleremo oggi è partita dal centro Europa quando un ragazzo tedesco di nome Eugen Rochko decise di creare un nuovo social network basato su codice open source. Quel piccolo, e oggi popolarissimo, social si chiamava Mastodon e apri’ le porte a un intero universo federato attraverso l’open standard ActivityPub. Per comprendere il funzionamento di questo social pensate a un “quartiere” composto da numerosi palazzi. Ogni “palazzo” può comunicare con gli altri attraverso “strade” che li tengono connessi, e i palazzi son popolati da “persone” che li abitano. Il quartiere è “mastodon”, i palazzi sono le “istanze”, le persone sono gli “utenti” e le strade sono il protocollo “activitypub”.

Una delle istanze mastodon italiane più popolari si chiama sociale.network e oggi, appunto, parleremo col suo fondatore Carlo Gubitosa. Buona lettura!


La bottega intervista Carlo Gubitosa

Fabio: Dunque, per sommi capi: sei un giornalista; sei il promotore, insieme ad Alessandro Marescotti, di Peacelink e Altrainformazione; sei una delle fonti principali per quel che riguarda il G8 di Genova; sei il curatore della rivista online mamma.am; e ora il fondatore dell’istanza mastodon sociale.network… Mi son perso qualcosa?

Carlo: mamma.am purtroppo ha chiuso ed e’ rimasta altrainformazione dove son presenti fumetti d’impegno sociale. L’ultimo è un libro sull’aborto prodotto in crowfounding. In realtà risulta essere un’opera sull’autodeterminazione del corpo che riguarda sia gli uomini che le donne. A parte questo, per il resto tutto corretto.

Fabio: Mi spieghi da dove nasce sociale.network e perché?

Carlo: Beh diciamo che c’e’ qualcosa a monte perché io ho sperimentato sulla mia pelle la censura di un’azienda privata chiamata Facebook. Ci fu il blocco di una pagina chiamata “Il Beppe” che era un fumetto che avevamo realizzato insieme ad Alberto Spataro. Ergo: se tu azienda mi cancelli un contenuto su ordine dei grillini che si sentono oltraggiati dalla satira al loro partito-azienda, il tuo è un sistema autoritario e non voglio più collaborare. Da li’ comincio’ il mio periodo su twitter. Man mano pero’ che approfondivo mi rendevo conto che il sistema era basato su due principi. Da una parte ci siamo noi che veniamo monetizzati nella nostra ricerca di attenzione, e dall’altra c’e’ un modello di business che fa profitti sui discorsi d’odio. In questo modello, il bisticcio fra fascisti e antifascisti è manna dal cielo per il tecno capitalista perché diventa essenzialmente profitto.

Fabio: Senza contare il problema della filter-bubble…

Carlo: Esatto. Dopodiché, una volta scoperta la commercializzazione, arrivano una serie di questioni collaterali, come per esempio il ruolo di Facebook nel Brexit e nelle elezioni di Trump. Nel Brexit c’e’ stata giusto una differenza di 1.9% fra il Leave e il Remain. Come è stata ottenuta? Attraverso una massiccia propaganda fatta sui social network e in particolare attraverso un’azienda chiamata Cambridge Analytica della quale poi Facebook ha detto di non sapere niente, di non sapere che dati usavano eccetera. In sostanza si è chiarito quale è il ruolo di Facebook, che non è quello di creare un mondo interconnesso, ma è quello di creare dei motori di ricerca di persone umane dove se vuoi lo studente stressato o il disoccupato intellettuale o qualunque altro profilo psicologico, tu lo trovi, lo raggiungi, ci parli e magari lo influenzi a fare ciò che vuoi tu.

E il quadro sarebbe già sufficientemente completo. Ma in più oggi i social network commerciali sono come una sorta di voragine, di cloaca, al centro di ogni città che contiene ogni genere di liquame, della quale tutti ci lamentiamo, ma dove ognuno di noi va li’ giornalmente a posare il suo sacchettino di escrementi. Il problema è che noi viviamo nell’illusione che “bisogna essere su Facebook perché su Facebook puoi raggiungere tutti” e questo non è vero perché tu potrai raggiungere solo quelle persone a cui Facebook farà vedere i tuoi contenuti. Quindi non stai parlando con 2 miliardi e rotti di persone, ma stai parlando a quelle 3-400 persone di lingua italiana che sono interessate ai contenuti che pubblichi tu.

Inoltre non è detto che debba essere un obbiettivo parlare ai grandi numeri. Danilo Dolci, uno dei profeti della nonviolenza in Italia, diceva che la comunicazione di massa non esiste perché se è di massa non è comunicazione. La comunicazione è reciproca, quindi se è di massa al limite può essere trasmissione ma di certo non comunicazione.

Peraltro si scoprono cose aberranti. Se non basta quello che ci siamo detti per avere un sussulto di coscienza, possiamo aggiungere che secondo l’alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, Facebook è stato strumento di propaganda nel genocidio della minoranza musulmana in Birmania – stiamo parlando di decine se non centinaia di morti e di profughi – grazie al suo utilizzo propagandistico da parte di forze islamofobe che volevano opprimere la minoranza Rohingya.

Di fatto siamo arrivati alla conclusione, io come persona attenta all’uso critico delle tecnologie, e Peacelink come associazione da sempre attenta ai diritti umani, alla libera espressione e al software libero, che essere su Facebook è collaborazionismo con un’azienda che si è macchiata di crimini contro l’umanità, responsabile di fomentare il discorso d’odio che poi si propaga dalla piattaforma alla società.

Ognuno dunque ha il diritto d’interrogare la sua coscienza rispetto a questi fenomeni, ma ognuno ha il dovere di fare delle scelte informate. Quando ci accorgeremo dei danni fatti dai social network commerciali sarà sempre troppo tardi.

Fabio: Parliamo un attimo del protocollo activitypub. In che modo i social appartenenti al cosidetto “fediverso” possono essere un’alternativa ai social tradizionali?

Carlo: Allora, visto che hai citato activitypub spieghiamo che cos’e’. Activitypub e’ una lingua franca che non possiede nessuna azienda, e che chiunque può utilizzare per condividere contenuti su piattaforme social. È stata sviluppata da sir Tim Berners Lee che è l’inventore del world wide web ed ha una conseguenza evidente che è la decentralizzazione. Cioè tu non hai un twitter, ma hai 5000 nodi fra mastodon friendica peertube…

Quindi non c’e’ un potere in mano a un’azienda e un domani chiunque può offrire lo stesso servizio con software libero e gratuito e non con codice opaco, proprietario e aziendale. Il secondo dato è la gestione dei contenuti. Sui nodi mastodon non ci sono contenuti sponsorizzati, non c’e’ una monetizzazione pubblicitaria, non c’e’ un filtraggio dei contenuti.

Quello che leggo nella mia timeline di mastodon è esattamente la sequenza cronologica dei messaggi postati dai miei contatti. Il terzo dato e’ un orientamento no profit di questi contenitori. Sui nodi mastodon puoi scrivere fino a 500 caratteri e questo orienta anche i contenuti: non sei costretto a tranciare i ragionamenti con l’accetta, e questo tipo di approccio favorisce il dialogo e non il bisticcio. Qui possiamo dire che la forma e’ sostanzialmente molto simile a twitter ma con qualche aggiunta. Per esempio su mastodon c’e’ la funzione “cancella e riscrivi”, cosa che su twitter non esiste; c’e’ una finestra sul proprio nodo e sulla propria piattaforma; c’e’ anche una timeline federata, cioè tu vedi i contenuti pubblicati dalle persone che sono seguite da almeno uno della tua comunità.

Funzionalmente dunque si fanno le stesse cose, ma manca il filtraggio dei contenuti, la censura, la schedatura degli utenti, e c’e’ la totale libertà di prendere tutti i tuoi contatti, i tuoi toot (l’analogo dei tweet di twitter), i tuoi dati e spostarti su un’altra istanza che ti rappresenta di più.

In piu’ il protocollo permette di fare delle cose splendide. Su facebook per esempio non puoi seguire un account youtube. Da mastodon invece puoi seguire degli account peertube o friendica, ed abbiamo una maggiore apertura dei contenuti.

Fabio: C’e’ da dire forse in più che lo stesso creatore di mastodon, Eugen Rochko, ha fortemente invitato a de-federare le istanze con contenuti razzisti come quelle dei suprematisti bianchi, degli antivaccinisti e degli anti lgbt. Nonostante i suoi appelli pero’, alcune istanze di questo genere sono spuntate fuori dal nulla. Due esempi per tutti: gab e byoblu

Carlo: Si esatto, queste cose avvengono comunque ma in un contesto diverso. Cambia l’ecosistema. L’infezione ce l’hai pure nell’ospedale ma cambia il contesto, e puoi gestirla meglio. Mi spiego: il contesto dei social network liberi permette alle persone di sottoscrivere un patto sociale anziché una policy aziendale. Nel fediverso decentralizzato non solo non sei in una bolla perché vedi nella timeline federata migliaia di nodi e migliaia di nodi vedono quello che fai tu, ma in questo universo sei libero di scrivere un patto.

Quello presente su sociale.network è quello di essere una comunità ecopacifista, nonviolenta, antirazzista, antisessista, antifascista, e che non tollera discorsi d’odio e disinformazione pseudo-scientifica. Dopodiché, se uno si identifica in questi principi entra in questa comunità virtuale. Ci sono nodi mastodon dedicati alla musica per esempio, ma tutto in modo scelto e intenzionale, non in modo subìto. E se proprio non trovi il nodo mastodon che ti piace, ti prendi il codice e ti fai il nodo mastodon con strumenti abbastanza accessibili ed economici.

masto.host, il provider che ha deciso che byoblu non andava bene, permette di creare facilmenete un nodo anche senza troppe conoscenze informatiche, basta che si non faccia disinformazione, populismo, che non si fomenti l’odio o cose del genere. Quindi si torna alle comunita’ virtuali, dove ci sono principi condivisi e una diversa dimensione delle relazioni umane. L’esperienza e’ quindi di una fruizione molto piu’ rilassata, senza dover combattere per affermare principi base di convivenza civile, e il bello di trovarsi fra persone con cui sei gia’ daccordo sull’abc. Quando sei daccordo sull’abc, puoi discutere finalmente della d e fare proposte.

Fabio: Vorrei tornare per un attimo ad uno degli argomenti trattati in precedenza. Non c’e’ il rischio che si stiano banalmente creando delle microcomunita’ che tendono a ed estendere la nostra sensazione di essere nel giusto? Io per esempio sono su mastodon da anni, ed attualmente sono su una istanza chiamata fosstodon che ha come argomenti il software libero, l’open source etc. All’interno dell’istanza, il software libero sembra un argomento popolarissimo, ma basta uscire in strada e chiedere ad un passante se conosce cosa sia il software libero e la risposta sara’ nella maggioparte dei casi negativa. Fatto salvo il principio delle piattaforme libere, decentralizzate, e realizzate con software open source, non c’e’ il rischio che ci stiamo creando microuniversi dove rischiamo di non vedere il resto del mondo?

Carlo: Guarda, ti parlo della mia esperienza. In questi mesi ho imparato a conoscere ed apprezzare persone che stanno su mastodon.uno, su mastodon.bida, ciascuno con i suoi pregi e i suoi difetti, ciascuno con le sue caratteristiche, ciascuno con il suo portato culturale e di valori. La bolla, nel mio caso, era talmente piccola che ho dovuto comunque muovermi nell’acqua effervescente. il fatto di essere comunita’ piccole e decentrate ha l’effetto contrario. La prima cosa che per esempio ho fatto io quando ho creato sociale.network e’ stata cercare nuovi contenuti interessanti su altre istanze. La timeline federata, che e’ la finestra dell’universo di cui fai parte, per me sta diventando un posto sempre piu’ ricco. Se tu arrivi dentro l’istanza, non conosci nessuno, e cominci a seguire utenti su nuove istanze, i contenuti di quelle istanze cominceranno ad essere visti da tutti sulla timeline, e si scopriranno nuove piattaforme. Quindi mi spaventa meno la bolla composta da tante bollicine che la megabolla autoreferenziale che adesso stiamo vivendo sui social commerciali.

La cosa magnifica e terrificante allo stesso tempo, e’ che i social network hanno una concentrazione di potere mai vista nella storia dell’umanita’: potere mediatico, simbolico, economico, politico e tecnologico. Facebook ha un valore economico pari a quello di interi stati nazione, Zuckerberg e’ stato ricevuto in Cina come si ricevono i capi di stato. Questa e’ la parte terrificante. La parte magnifica e’ che se noi domani smettiamo di partecipare a questo sistema, se noi domani smettiamo di depositare il nostro sacchettino di escrementi dentro questa cloaca, si svuota nell’arco di 24 ore. O se il mondo impazzisce, se ‘sti microchip dei vaccini riescono a condizionarci tutti all’unisono in maniera tale che Bill Gates preme il bottone “cancella l’account facebook” – Carlo ride 🙂 – 

Fabio: Sta attento, non lo dire ad alta voce che senno’ a Messora gli vengono idee strane e ci fa una puntata di byoblu – Fabio ride 🙂 –

Carlo: Quindi, tornando seri, questo potere immenso e’ un potere che in fin dei conti abbiamo in mano noi. Hanno due miliardi e 200 milioni di utenti? Bene, da domani due miliardi 199 milioni e 999 mila restano la’, e 1000 su sociale.network hanno un’alternativa. Quattro milioni di utenti attualmente attivi nel fediverso, in questa rete federata di piattaforme diverse fra di loro, hanno spostato di una virgola gli equilibri. Ma tutto comincia con lo spostamento di una virgola. Anche il commercio equo e solidale, che oggi troviamo nei supermercati e nella grande distribuzione, e’ cominciato spostando due tre tavolette di cioccolato, due tre bustine di caffe’.

Fabio: E’ il concetto della responsabilita’ personale…

Carlo: Esatto

Fabio: Dal punto di vista umano, come la valuti questa tua esperienza su mastodon?

Carlo: Allora, per me e’ stato uno strumento importantissimo di disintossicazione. Perche’ ad un certo punto, anche le persone che pensano di essere piu’ critiche verso le tecnologie diventano dipendenti dai like, dai retweet, dalle statistiche, dal gradimento. E quindi e’ stato liberatorio entrare in uno spazio dove potevo dialogare e muovermi piu’ serenamente.

E mi chiedo quanto bisogno ci sia di questi spazi per generazioni di adolescenti intrappolate, prese in ostaggio su instagram, su tiktok e altre piattaforme, e che fortunatamente cominciano a vedere facebook come il social network dei vecchi dove e’ megllio non andare se vuoi fare le tue cose con gli amici.

Fabio: Prima di salutarti volevo consigliarti un piccolo contenuto (so che sei appassionato di fumetti). C’e’ un artista francese, David Revoy, che produce un bellissimo fumetto realizzato con software opensource. Si chiama Pepper annd Carrot. E’ la storia di una streghetta e del suo gattino, ed e’ molto seguito sul fediverso, tanto che attorno si e’ sviluppata una bellissima comunita’ che vede i suoi lavori in anteprima, fa le revisioni, comunica con lui… Insomma qualcosa di bello da seguire. Una piccola perla.

Carlo: Allora, vorrei fermarti un attimo e soffermarci su quanto abbiamo appena fatto. Cioe’ tu sei entrato su una piattaforma social, ne hai contattato l’admin – che non si chiamava Zuckerberg e non aveva 2 miliardi di gente da gestire – hai aperto un canale di relazione con questo admin, dopo pochi giorni ci stiamo vedendo in faccia e stiamo parlando a voce, e tu mi fai scoprire un fumettista su un’altra istanza della medesima piattaforma social, che io ho appena inserito nel mio flusso di notizie, e quello che pubblichera’ da oggi in poi non solo finira’ nel mio feed, ma in tutta la timeline federata di sociale.network e sara’ visto da tutti

Fabio: Ecco. Cose belle dal fediverso 🙂

 


https://sociale.network/@bottegadelbarbieri

Fabio
Un tizio che pensava di essere uno scienziato. Si ritrovò divulgatore scientifico. Poi si addormentò e si svegliò informatico. Ma era sempre lui.

Un commento

  • I migliori auguri all’infaticabile Carlo Gubitosa, talento indiscutibile, testa pensante in perenne eruzione, spesso troppo avanti per quello che ha intorno, intelligentemente intervistato da Fabio per Bottega, amico di lunga data

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