Pena di morte negli Usa: 4 storie e…

e un appello per corrispondere. Testi ripresi dal foglio del «comitato Paul Rougeau»; a seguire la presentazione e il sommario del numero 283

LEDELL LEE, MESSO A MORTE IN ARKANSAS NEL 2017, ERA INNOCENTE?

Hanno fatto molto scalpore i risultati di un’inchiesta promossa dai familiari di Ledell Lee, un nero messo a morte in Arkansas tre anni fa, e appoggiata dalle due maggiori associazioni abolizioniste statunitensi, da cui risulterebbe che Lee non commise l’omicidio per cui fu condannato a morte.

L’Innocence Project e la American Civil Liberties Union (ACLU) affermano che i test del DNA hanno dimostrato la presenza di materiale genetico di un maschio sconosciuto nel luogo di un omicidio, anni dopo che Ledell Lee è stato giustiziato in Arkansas per tale omicidio.

Ledell Lee ha ricevuto l’iniezione letale nel 2017 dopo essere stato condannato a morte per l’omicidio della sua vicina Debra Reese nel 1993. Lo scorso anno la famiglia di Lee ha chiesto di fare ulteriori accertamenti sul caso, accertamenti che sono stati fatti e che ora hanno dato i loro risultati.

L’Innocence Project e l’ACLU, dopo aver pubblicato una sintesi dei risultati degli accertamenti, hanno fatto presente che è stato identificato il DNA di un maschio, che non era Lee, sull’impugnatura dell’arma del delitto – una mazza di legno – e su una camicia avvolta attorno all’arma, affermando che il DNA “risulta essere lo stesso su entrambi gli oggetti”.

Nina Morrison dell’Innocence Project ha ricordato che Lee, che sosteneva la propria innocenza, cercò di farsi sottoporre al test del DNA e all’analisi delle impronte digitali prima della sua esecuzione.

Anche se i risultati ottenuti ventinove anni dopo la raccolta delle prove si sono rivelati incompleti e parziali, è notevole che ci siano ora nuovi profili del DNA che non erano disponibili durante il processo e i procedimenti post-condanna nel caso del signor Lee”, ha dichiarato la Morrison

La Morrison ha detto che l’indagine sul caso rimane aperta.

Lee è stato il primo detenuto ad essere giustiziato in Arkansas, dopo più di un decennio senza esecuzioni, quando fu messo a morte nel 2017. Fu uno dei quattro detenuti giustiziati quell’anno.

La polizia arrestò Ledell Lee circa un’ora dopo che Debra Reese fu uccisa nella sua residenza. Un vicino di casa testimoniò di aver visto Lee entrare e uscire dalla casa della Reese il giorno dell’omicidio.

L’ACLU e l’Innocence Project hanno scritto nel loro resoconto che “cinque impronte digitali tratte dalla scena del crimine furono esaminate dagli investigatori nel 1993 e fu stabilito che nessuna delle impronte proveniva da Lee”.

I profili del DNA mitocondriale adatti per l’interpretazione o l’esclusione furono ottenuti da 6 dei frammenti di capelli posti su due vetrini. Ledell Lee fu escluso come fonte su 5 di questi 6 capelli. Per un capello, il signor Lee non poté essere escluso come potenziale fonte”, hanno affermato i gruppi.

I ricercatori hanno esaminato la gestione del caso ed hanno incoraggiato le richieste dell’abolizione della pena di morte.

La deputata nera del Massachusetts Ayanna Pressley che l’anno scorso ha introdotto la legislazione volta ad abolire la pena di morte federale, ha rinnovato il suo sostegno questa settimana su Twitter.

La Pressley è stata una tra gli oltre 40 parlamentari che hanno firmato una lettera all’inizio di quest’anno sollecitando il Procuratore Generale Merrick Garland a considerare l’abolizione della pena di morte una priorità, osservando che la pena di morte ha “un impatto sproporzionato sugli Americani neri e di colore”.

Ledell Lee

Ciononostante, le autorità dell’Arkansas hanno giustificato la condanna di Lee, con il governatore Asa Hutchinson che in una conferenza stampa ha ora definito le nuove scoperte inconcludenti e ha evidenziato che i giurati hanno ritenuto Lee colpevole sulla base delle “informazioni che avevano”.

Ogni volta che prendi decisioni difficili, ogni volta che devi applicare il verdetto di una giuria, sei cosciente che è stato esaminato dalla Corte Suprema a tutti i livelli”, ha detto Hutchinson, che quattro anni fa fissò la data di esecuzione per Lee.

Sono state confermate le condanne, ed è mio dovere far rispettare la legge. Ovviamente le prove che sono state esposte sono inconcludenti, e il fatto è che la giuria lo ha dichiarato colpevole sulla base delle informazioni che aveva”, ha aggiunto il governatore.

Anche la Procuratrice Generale dell’Arkansas Leslie Rutledge ha affermato in una dichiarazione che Lee era colpevole dell’omicidio di Reese: “I tribunali hanno coerentemente respinto le futili richieste di Ledell Lee perché le prove hanno dimostrato senza ombra di dubbio che lui ha ucciso Debra Reese colpendola a morte all’interno della sua casa con un manganello.”

Dopo 20 anni, prego che la famiglia di Debra abbia trovato la chiusura del proprio dolore in seguito alla legittima esecuzione portata a termine nel 2017”, ha aggiunto la Rutledge.

IN IDAHO SOSPESA L’ESECUZIONE DI GERALD PIZZUTO MALATO TERMINALE

Gli avvocati hanno ottenuto la sospensione dell’esecuzione di Gerald Pizzuto che doveva essere messo a morte il 2 giugno dopo una vita costellata da inenarrabili violenze. Speriamo che l’esecuzione non venga riprogrammata per il mese di novembre alla scadenza della sospensione. Comunque le pessime condizioni di salute del condannato potrebbero chiudere la sua vicenda prima di novembre

Il 18 maggio è stata sospesa l’esecuzione di Gerald Pizzuto Jr. che era stata programmata per il 2 giugno in Idaho.

Il condannato, un malato terminale di cancro, è da 34 anni nel braccio della morte condannato per l’uccisione di Berta Herndon e della di lei nipote Del Herndon nel 1985.

Il 9 aprile gli avvocati di Gerald Pizzuto avevano presentato la richiesta di commutare la sua condanna a morte in ergastolo data la sua malattia terminale, i danni cerebrali conseguiti a gravi traumi da lui subiti che lo avevano lasciato in stato di semi incoscienza, gli abusi da lui sofferti nell’infanzia quando lui fu ripetutamente picchiato e violentato.

La Commissione per le Grazie dell’Idaho ha accettato di prendere in esame la petizione di Pizzuto programmando un’udienza in merito per il prossimo mese di novembre. La sospensione dell’esecuzione disposta il 18 maggio impedisce allo stato di metterlo a morte prima della conclusione dei procedimenti inerenti la richiesta di grazia.

È però tutt’altro che certo che Pizzuto viva fino a novembre. Da più di un anno il condannato è su una sedia a rotelle affetto da un cancro alla vescica in stato terminale, malattie croniche cardiache e polmonari e da diabete di tipo 2 che gli ha compromesso l’uso delle gambe e dei piedi. Ha avuto due attacchi di cuore e ha 4 stent impiantati intorno al cuore. Nel dicembre del 2019 i medici stimarono la sua speranza di vita in meno di un anno. A marzo il medico che lo segue in prigione ha notato che Gerald Pizzuto ha perdite di memoria e disorientamento.

Il caso di Pizzuto mostra i problemi che sono diventati dilaganti nell’amministrazione della giustizia negli Stati Uniti. Come altri condannati che sono stati recentemente messi a morte, ha subito traumi nell’infanzia. Il suo caso è stato inoltre compromesso dalla cattiva condotta delle autorità: il giudice al processo fece un accordo segreto col suo complice che testimoniò contro di lui in cambio di una forte riduzione di pena.

Nella richiesta di clemenza per Pizzuto è descritta la terribile infanzia del condannato e si chiede alla Commissione per le Grazie dell’Idaho “di scavare a fondo nella sua orribile infanzia, nella storia dei danni cerebrali subiti alla nascita e dei traumi cerebrali riportati da bambino e infine di tener conto delle attuali condizioni terminali di salute.”

Nella richiesta di clemenza è descritta un’orribile infanzia chiedendo di concedere la grazia “per un ragazzino la cui la cui vita fu rubata da un patrigno sadico che lo legò, lo violentò, lo sodomizzò e lo percosse finché fu nero e blu quando si azzardava a strillare per il dolore. I fratelli di Pizzuto hanno detto che dall’età d 5 o 6 anni veniva svegliato nel mezzo della notte dal suo patrigno che lo portava nel garage, lo legava con cinghie elastiche e lo violentava. Il patrigno lo vendeva inoltre ad altri adulti che facevano sesso con lui per 20 dollari. Egli fu ripetutamente picchiato con un pungolo per bestiame e un frustino da cavallo.

In un video inviato alla Commissione per le Grazie, la sorella di Gerald, Angie Pizzuto dice: “Si pensa che i genitori debbano proteggerci. Che debbano darci da mangiare, vestirci. Che debbano tenere lontani i mostri. Ma il problema è che a volte proprio loro sono i mostri”

L’ARIZONA “METTE A NUOVO” LA SUA CAMERA A GAS

Da un articolo pubblicato sul giornale “The Guardian” il 28 maggio scorso, apprendiamo che lo stato dell’Arizona si prepara a uccidere i condannati a morte usando l’acido cianidrico, lo stesso gas letale utilizzato dai nazisti ad Auschwitz.

Il Guardian ha appreso che il Dipartimento di Correzione dell’Arizona a dicembre ha acquistato un blocchetto solido di cianuro di potassio per 1.530 dollari, oltre a pellet di idrossido di sodio e acido solforico che dovrebbero essere utilizzati per generare il gas mortale.

La camera a gas, costruita nel 1949 e in disuso da 22 anni, è stata restaurata spendendo un milione e mezzo di dollari.

Nel mese di agosto del 2020 è stata portata a termine una serie di test per valutare l’operatività della camera a gas: le guarnizioni delle finestre e della porta sono state controllate per garantire la tenuta all’aria e gli scarichi sono stati liberati da possibili ostruzioni. L’acqua è stata utilizzata nei test al posto delle sostanze chimiche mortali, con una granata fumogena accesa per simulare il gas.

Alcune delle tecniche utilizzate per testare la sicurezza della camera erano sorprendentemente primitive. I funzionari della prigione hanno controllato le infiltrazioni di gas… con una candela! La fiamma della candela veniva posta davanti alle finestre e alla porta sigillate e se rimaneva ferma e non tremolava, la camera era considerata a tenuta d’aria. A dicembre il personale ha dichiarato la struttura “operativamente pronta”.

L’aggiunta delle esecuzioni con gas cianuro consente ora ai condannati a morte dell’Arizona di scegliere tra due modi di morire: avvelenati dal gas o dall’iniezione di sostanze letali.

Prima di optare per la camera a gas, si dovrebbe ricordare l’ultima volta che qualcuno è stato gasato dallo Stato: si è trattato dell’esecuzione di Walter LaGrand, un cittadino tedesco che era stato condannato a morte per una rapina a mano armata fallita nel 1982 in cui un uomo rimase ucciso. Fu pubblicato il resoconto di un testimone oculare della sua esecuzione del 1999 in cui si parlava di “soffocamento e rantoli angosciosi” e si diceva che il condannato impiegò 18 minuti per morire: “La stanza dei testimoni tacque quando una nebbia di gas si alzò, proprio come il vapore in una doccia, e Walter LaGrand fu avvolto da una nuvola di vapore di cianuro”, riferì il testimone. “Il condannato iniziò a tossire violentemente – tre o quattro colpi rumorosi – ed emise un suono soffocante prima di cadere in avanti”. Per vari minuti la testa e le braccia del detenuto continuarono a contrarsi e le sue mani erano “rosse e serrate”.

Se invece un detenuto scegliesse la morte per iniezione letale – il metodo ampiamente diffuso tra gli stati con la pena di morte, come alternativa presumibilmente scientifica e umana al gas, alla sedia elettrica o al plotone di esecuzione – scoprirebbe che l’ultima volta in cui questo metodo fu usato in Arizona si rivelò tutt’altro che umano. Joseph Wood impiegò quasi due ore per morire quando l’Arizona sperimentò su di lui un intruglio di droghe letali. Un testimone oculare disse di aver contato che Wood sussultò e deglutì a vuoto 660 volte.

Per riavviare le esecuzioni, l’Arizona ha selezionato due detenuti come probabili candidati, su sull’attuale popolazione del braccio della morte di 115 persone. Sono il 65-enne Frank Atwood, condannato per aver ucciso una bambina di 8 anni nel 1984, e il 65-enne Clarence Dixon condannato per l’omicidio nel 1978 di una studentessa universitaria.

Un membro del team legale di Atwood, Joseph Perkovich, ha detto che non è il caso che lo stato si affretti a fissare una data di esecuzione dopo che la pandemia ha ostacolato le indagini sulla possibile innocenza del suo cliente per più di un anno. Per quanto riguarda la scelta di Atwood tra iniezione letale o gas, Perkovich ha dichiarato: “Nessuna opzione è sostenibile”.

Perkovich ha aggiunto che “Frank Atwood è pronto a morire. È un uomo di fede greco-ortodossa e si sta preparando per questo momento. Ma non vuole essere torturato e sottoposto a un’esecuzione fallita”.

I detenuti che scelgono la camera a gas sono legati a una sedia al centro della stanza. Leve colorate vengono quindi utilizzate per far cadere il cianuro di sodio in un recipiente pieno di acido solforico posto sotto la sedia, rilasciando così nell’aria il micidiale acido cianidrico. Una volta che il prigioniero è morto, il gas viene neutralizzato con l’ammoniaca fino a rendere possibile entrare nella camera. “Per prudenza”, è scritto nel protocollo di esecuzione, “si raccomanda che la squadra che rimuove il corpo indossi maschere antigas e guanti di gomma e che i capelli del detenuto deceduto siano arruffati per consentire la fuoriuscita del gas residuo intrappolato.”

Il personale penitenziario si è impegnato in un “gioco di ruolo” durante i test dello scorso anno. Le guardie si sono comportate come i condannati a morte urlando: “Questo è omicidio”, “Sono innocente”, “Mi stai abbattendo come un animale” e “Questo è contro tutto ciò che l’America rappresenta”.

Nonostante i migliori sforzi dell’Arizona per presentare la sua camera a gas come un’istituzione rispettabile, gli orrori del passato incombono pesantemente su di essa. I nazisti usarono l’acido cianidrico con il nome commerciale Zyklon B per uccidere più di 1 milione di persone nelle camere a gas di Auschwitz e in altri campi di sterminio.

Robert Dunham, direttore esecutivo del Death Penalty Information Center, ha dichiarato: “Bisogna chiedersi cosa pensi l’Arizona credendo che nel 2021 sia accettabile giustiziare le persone in una camera a gas con gas cianuro. Qualcuno ha studiato l’Olocausto?”

Il Dallas Morning News ha pubblicato anche un commento di Rick Halperin su questa decisione dell’Arizona, che riportiamo in parte: “Il nostro paese è afflitto da crescenti episodi di antisemitismo, attacchi di crimini d’odio contro ebrei e sinagoghe e oltraggiosa negazione dell’Olocausto. L’Arizona, ha recentemente speso $ 1,5 milioni per rinnovare la sua camera a gas e più di $ 2.000 per procurarsi gli ingredienti per produrre acido cianidrico, lo stesso gas che è stato usato per uccidere più di un milione di persone ad Auschwitz. Qualunque sia la propria opinione sulla pena di morte in questo paese, l’uso di metodi nazisti per uccidere le persone è oltraggioso e dovrebbe preoccupare profondamente. La stessa iniezione letale fu ideata dal medico personale di Hitler per uccidere 10.000 bambini “difettosi” a partire dal 1939. Le iniezioni letali e il gas cianuro sono le migliori risposte che l’America può offrire nel 2021? Se sì, perché non possiamo essere migliori di così? Se no, allora perché lo stiamo facendo? Chi SIAMO come nazione? Dov’è la nostra indignazione morale? Questa barbarie non ha posto nel nostro Paese.”

Condividiamo i commenti di Dunham e Halperin, e, quando scriviamo articoli come questo, ci rendiamo conto di quanto dovrà essere ancora lungo e determinato il nostro impegno abolizionista.

IL CASO DI PAYNE EVIDENZIA LE INGIUSTIZIE DELLA PENA DI MORTE

Seguiamo da anni la vicenda di Pervis Payne, un condannato a morte del Tennessee che si dichiara innocente. I difensori di Payne, la cui ultima data di esecuzione era stata fissata per il 3 dicembre, hanno presentato un ricorso in cui chiedono che sia risparmiato in ragione della sua disabilità mentale.

Pervis Payne

Ci siamo già occupati più volte del caso di Pervis Payne, condannato a morte in Tennessee per l’omicidio, avvenuto nel 1987, di Charisse Christopher e della sua figlioletta di 2 anni Lacie Jo. Nel feroce attentato fu colpito anche Nicholas, il figlio di 3 anni della donna uccisa, ma questi riuscì a sopravvivere alle coltellate ricevute. Durante i 33 anni di reclusione Payne si è sempre dichiarato innocente affermando di essersi sporcato col sangue delle vittime quando tentò di prestare loro soccorso (1).

Pervis Payne doveva essere messo a morte lo scorso 3 dicembre. Tuttavia, la sua vita è stata risparmiata perché il governatore del Tennessee Bill Lee gli ha concesso una sospensione dell’esecuzione fino al 9 aprile di quest’anno. Successivamente è stato approvato un disegno di legge che facilita per i condannati a morte del Tennessee la possibilità di contestare la loro pena per motivi di disabilità mentale. Subito gli avvocati di Payne hanno presentato una petizione ad una corte di Memphis per ottenere l’annullamento della sua condanna sulla base appunto del suo ridotto quoziente intellettivo.

In un articolo di Austin Sarat pubblicato il 17 maggio scorso su verdict.justia.com, viene ben illustrato come il caso di Payne sia un esempio lampante dei difetti e delle ingiustizie della pena capitale statunitense.

Essenzialmente i tre tipi di gravi pecche nel caso Payne evidenziati da Sarat sono:

1. L’intolleranza razziale. Durante il processo, i pubblici ministeri, giocando sugli stereotipi razziali, hanno sostenuto che Payne era drogato e aveva ucciso Charisse dopo che lei aveva rifiutato le sue avances sessuali. Evocavano immagini di un attacco predatorio da parte di un nero contro la femminilità bianca. Non lasciando nulla all’immaginazione della giuria, hanno fatto ripetuti riferimenti alla “pelle bianca” di Charisse. Inoltre, per molti anni, i pubblici ministeri hanno resistito ai tentativi di sottoporre le prove raccolte sulla scena del crimine al test del DNA. Solo l’anno scorso il tribunale ha ordinato tali test, dai quali è risultato che sull’arma del delitto c’era anche il DNA di una persona sconosciuta. Pertanto, il processo di Payne è stato, come molti altri processi capitali, uno spettacolo di intolleranza razziale e cattiva condotta dell’accusa. Come ben sappiamo, la probabilità di una condanna ingiusta aumenta notevolmente nei processi in cui imputati neri sono accusati di aver ucciso vittime bianche. Di fatto, gli imputati neri hanno sette volte più probabilità di essere condannati ingiustamente nei processi capitali rispetto ai bianchi.

2. L’uso delle cosiddette prove di impatto sulla vittima. Nel caso di Payne tali prove includevano una dichiarazione della madre di Charisse Christopher secondo cui il figlio sopravvissuto di Charisse chiedeva spesso alla nonna se le mancavano la figlia e la nipote morte. Tali dichiarazioni pregiudizievoli sull’impatto sulle vittime sono una parte regolare dei processi capitali sia federali che statali. Esse provocano spesso rabbia tra i giurati, compromettendo la razionalità delle loro deliberazioni. I giurati usano il dolore espresso nelle dichiarazioni come un “indicatore del livello di colpevolezza … dell’imputato e, implicitamente, della gravità del crimine”. E i giurati tendono a prendere la sofferenza delle famiglie di alcune vittime più seriamente di altre, spesso a seconda del loro status sociale. Come afferma la professoressa di diritto DePaul Susan Bandes, “una vittima di omicidio che ha incontrato il suo aggressore in un bar per motociclisti, per esempio, è valutata meno di una vittima di omicidio aggredita mentre prelevava denaro da un bancomat”. Le prove dell’impatto sulle vittime contribuiscono anche alle già sostanziali differenze razziali nella condanna a morte, con le giurie che danno più peso alla sofferenza delle famiglie delle vittime di omicidio bianche.

3. La mancata presa in considerazione della disabilità mentale. Da bambino Payne ha avuto molte difficoltà a scuola e, nonostante i suoi sforzi, non è stato in grado di diplomarsi. Aveva problemi anche con compiti semplici come cucinare e fare il bucato e aveva bisogno di aiuto per nutrirsi fino all’età di 5 anni. Gli avvocati di Payne ora chiedono ai tribunali di “dichiarare che il signor Payne non può essere giustiziato perché è intellettualmente disabile”. Affermano che soddisfa tutti i requisiti stabiliti dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nella sentenza Atkins v. Virginia, un caso che ha fatto determinare l’incostituzionalità dell’esecuzione di persone con disabilità intellettiva. Payne ha “un funzionamento intellettuale significativamente al di sotto della media, importanti deficit adattativi in ogni campo e la sua disabilità si manifestò già prima dei 18 anni”. Avere una disabilità intellettiva, una malattia mentale o una storia di abusi e traumi infantili risulta essere un fattore molto importante, anche se spesso non tenuto nella giusta considerazione, presente in moltissimi casi capitali. Come ha notato il professore di diritto di Harvard Charles Ogletree, “gravi deficit funzionali sono la regola, non l’eccezione, tra gli individui che popolano i bracci della morte della nazione”. Ciò è ancora vero vent’anni dopo la sentenza Atkins, perché la Corte Suprema si è rifiutata di dare una definizione chiara di ciò che costituisce una malattia squalificante, lasciando tale giudizio a giudici e giurie non addestrati a identificare e non familiari con disabilità intellettive, malattie mentali e conseguenze di traumi infantili.

Resta da vedere se Payne avrà successo nel suo nuovo contenzioso e se la sua vita sarà risparmiata. Nel frattempo, il suo caso costituisce una lente eccezionale per comprendere i problemi del sistema della pena di morte degli Stati Uniti e una potente ragione per fermare le uccisioni che il governo compie nel nome del popolo americano. (Grazia)

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(1) Vedi numeri 276 e 277; e Notiziario del numero 279

CORRISPONDETE CON GERALD MARSHALL CONDANNATO A MORTE IN TEXAS !

Alfonso Santamaria ci ha chiesto di pubblicare il seguente messaggio riguardante il suo amico Gerald Marshall condannato a morte in Texas (1).

Cari amici del Comitato Paul Rougeau, il mio amico di penna Gerald Marshall è nel braccio della morte del Texas. Lui si dichiara innocente e in tanti la pensiamo come lui, dal momento che molti elementi porterebbero a questa conclusione. Non ha alcun sostegno dalla sua famiglia. Io e poche altre persone abbiamo cercato di supportare Gerald attraverso delle lettere e raccogliendo fondi. Abbiamo anche cercato di promuovere un libro che Gerald ha scritto per far conoscere il suo caso al pubblico. Non siamo stati in grado di ottenere il sostegno di cui Gerald ha bisogno per uscire dal braccio della morte. Vi stiamo contattando nella speranza che possiate essergli di aiuto. Gerald è un appassionato scrittore e sta lavorando a diversi libri che spera di pubblicare per migliorare la sua situazione. Sarebbe un grande supporto riuscire a trovare qualcuno che possa aiutarci a pubblicare i libri di Gerald. Poiché dipinge anche, potrebbe aiutare anche la promozione della sua arte, cercando di raccogliere fondi tramite essa. Poiché Gerald non ha molto supporto, stiamo cercando di raccogliere fondi per permettergli di vivere una vita confortevole mentre vive nel braccio della morte del Texas. Se c’è un modo in cui potete aiutarci promuovendo la causa di Gerald, per favore fatelo. Potete approfondire il suo caso su justiceforgerald.org e/o guardando il bel video al link https://youtu.be/qCz5o3D4J0k

Per qualunque cosa, contattate direttamente Gerald, che desidera tanto avere nuovi amici di penna.

Indirizzate così:

Gerald Marshall #999489

Polunsky Unit

3872 FM 350 South

Livingston, TX 77351 – U. S. A.

 1 – Sul Foglio di Collegamento sono stati pubblicati alcuni articoli riguardanti Gerald Marshall, vi ricordiamo in particolare quello pubblicato nel numero 229.

PRESENTAZIONE E SOMMARIO DEL FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO DEL COMITATO PAUL ROUGEAU: Numero 283 – Maggio 2021 (*)

Si tratta di un numero particolarmente ampio che comincia parlando della (maldestra) ripresa delle esecuzioni in Texas dopo quasi un anno di pausa. In esso trovate una notizia positiva riguardante l’Arabia Saudita: un condannato a morte, perdonato dal padre della sua vittima pochi minuti prima dell’esecuzione, viene rimesso in libertà.

Non ci meravigliamo troppo della crudeltà del dittatore nord coreano Kim Jong-Un ma ci colpisce l’Arizona che vuole riprendere le esecuzioni usando la camera a gas, lo strumento per uccidere diventato tristemente famoso per il largo uso che ne fece la Germania nazista.

Maggio è un mese di bilanci: in questo numero trovate il rapporto sulla pena di morte nel mondo nel 2020 redatto da Amnesty International e i dati essenziali sulla pena di morte in Iran nel 2020.

Un articolo storico parla di un’esecuzione portata a termine in Texas il 14 ottobre 1895.

Fate attenzione all’ultimo articolo che contiene la richiesta di corrispondenza di Gerald Marshall, condannato a morte in Texas.

Saranno graditi i vostri commenti su quanto scriviamo.

Vi ricordo che gli articoli comparsi nei numeri precedenti del Foglio di Collegamento – ai quali rimandano le note in calce ad alcuni articoli di questo numero – si trovano nel nostro sito www.comitatopaulrougeau.org

Cordiali saluti

Giuseppe Lodoli
per il Comitato Paul Rougeau

SOMMARIO

Il Texas giustizia Quintin Jones che uccise la sua prozia

Ledell Lee, messo a morte in Arkansas nel 2017, era innocente?

In Idaho sospesa l’esecuzione di Gerald Pizzuto malato terminale

L’Arizona “mette a nuovo” la sua camera a gas

Il caso di Payne evidenzia le ingiustizie della pena di morte

In Nordcorea messo a morte un uomo alla presenza dei familiari

In Arabia Saudita perdona gratuitamente l’assassino del figlio

L’ultima esecuzione pubblica a Denton in Texas

Il rapporto di Amnesty International sulla pena di morte nel 2020

I numeri riguardanti la pena di morte in Iran nel 2020

Corrispondete con Gerald Marshall condannato a morte in Texas!

(*) I numeri arretrati del Foglio di Collegamento, ai quali si riferiscono le note in calce agli articoli di questo numero, si trovano nel sito: www.comitatopaulrougeau.org/fogli-di-collegamento-precedenti.

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 31 maggio 2021

AIUTIAMOCI A TROVARE NUOVI ADERENTI

È di vitale importanza per il Comitato potersi giovare dell’entusiasmo e delle risorse personali di nuovi aderenti. Pertanto facciamo affidamento sui nostri soci pregandoli di trovare altre persone sensibili alla problematica della pena di morte disposte ad iscriversi alla nostra associazione.

Cercate soci disposti anche soltanto a versare la quota sociale.

Cercate soci attivi. Chiunque può diventare un socio ATTIVO facente parte dello staff del Comitato Paul Rougeau.

Cercate volontari disposti ad andare a parlare nelle scuole dopo un periodo di formazione al se­guito di soci già esperti.

Cercate amici con cui lavorare per il nostro sito Web, per le tradu­zioni. Occorre qualcuno che mandi avanti i libri in corso di pubblicazione, produca magliette e mate­riale promozionale, orga­nizzi campagne e azioni urgenti, si occupi della gestione dei soci, della raccolta fondi ecc.

Se ogni socio riuscisse ad ottenere l’iscrizione di un’altra persona, l’efficacia della nostra azione aumenterebbe enormemente!

ISTRUZIONI PER ISCRIVERSI AL COMITATO PAUL ROUGEAU

Per aderire al Comitato Paul Rougeau invia un messaggio all’indirizzo prougeau@tiscali.it con una breve autopresentazione e con i tuoi dati: nome, cognome, indirizzo postale. Appena puoi paga la quota associativa sul c. c. postale del Comitato Paul Rougeau.

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Attenzione: L’edizione e-mail del Foglio di Collegamento è gratuita per tutti, soci e non soci, basta chiederla inviando un messaggio a: prougeau@tiscali.it

 

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