Pena di morte: qualche buona notizia

Testi tratti dal Notiziario del Comitato Paul Rougeau; a seguire la presentazione e il sommario del numero 265

QUASI INCREDIBILE: ENORMI PRESSIONI SUL TEXAS SALVANO RODNEY REED

In quella che è stata definita la più grande mobilitazione nella storia della pena di morte statunitense sono state apposte più di due milioni di firme in calce alle petizioni inoltrate al Governatore Greg Abbott in favore del nero condannato a morte Rodney Reed che doveva messo a morte il 20 novembre. Hanno fatto sensazione gli appelli inviati da famose personalità dello spettacolo e della politica.

Rodney Reed, un nero condannato a morte in Texas nel 1998 per l’omicidio di una ragazza bianca, la 19enne Stacey Stites, avvenuto a Bastrop il 23 aprile ‘96, si è salvato in extremis dall’iniezione letale.

Ciò in seguito alle enormi pressioni esercitate sul Governatore Greg Abbott dall’opinione pubblica statunitense. Hanno fatto sensazione gli appelli per la grazia inoltrati da illustri personalità dello spettacolo come il conduttore televisivo Phil McGraw, Kim Kardashian, Beyoncé, Rihanna…

Ventisei deputati e sedici senatori texani sono intervenuti presso il Governatore in favore di Rodney Reed. Così hanno fatto anche i vescovi cattolici del Texas.

L’ambasciatore dell’Unione Europea negli Stati Uniti Stavros Lambrinidis ha mandato una lettera al Governatore Abbott ribadendo l’opposizione dell’Unione Europea alla pena di morte e osservando che “le prove nel caso del signor Reed pongono sostanziali dubbi sulla sua colpevolezza”.

In quella che è stata definita la più grande mobilitazione nella storia della pena di morte statunitense sono state apposte più di due milioni di firme in calce alle petizioni in favore del condannato inoltrate al governatore Abbott (il quale si è rifiutato di rilasciare alla stampa qualsiasi commento).

L’iniezione letale per Rodney Reed era stata programmata per il 20 novembre u. s. nel tristemente famoso vecchio carcere di Huntsville, ma il 15 novembre la Commissione per le Grazie del Texas (Texas Board of Pardons and Paroles) votando all’unanimità ha proposto al Governatore Abbott di sospendere per 120 giorni l’esecuzione. Poi la Corte Criminale d’Appello del Texas ha sospeso l’esecuzione a tempo indeterminato.

Man mano che emergevano le prove a favore del nero Rodney Reed si accumulavano le prove a carico del bianco Jimmy Fennell, un poliziotto che stava per sposare la sventurata Stacey Stites quando costei fu strangolata con la sua cintura e abbandonata a lato di una strada secondaria non asfaltata. Fennell, che finì in carcere nel 2007 per aver commesso una violenza carnale mentre era in servizio, e vi rimase per 10 anni, era di una gelosia morbosa e, secondo quanto riferito da alcuni suoi confidenti, si vantò di aver ucciso la sua fidanzata dopo aver scoperto gli intercorsi sessuali tra lei e Rodney Reed. Un poliziotto ha riferito che, assistendo al funerale di Stacey Stites, Fennel disse che lei aveva avuto ciò che si meritava. (1)

Reed afferma che lui e la Stites avevano iniziato casualmente una relazione e facevano sesso d’accordo fra loro. Al contrario la madre e le sorelle della ragazza uccisa negano con forza l’esistenza di una tale relazione consensuale.

La madre di Rodney Reed è sicura che suo figlio sia innocente. Alla partenza di una marcia contro la pena di morte verso il Campidoglio del Texas (sede del Governatore), svoltasi nel mese scorso, aveva parlato con voce bassa ma con un’espressione fiera e speranzosa. “Non posso credere che il Governatore del Texas Abbott e il Procuratore Generale Ken Paxton rimangano a guardare mentre viene tolta la vita ad un innocente”, aveva detto dopo aver parlato a decine di sostenitori di Reed e di oppositori della pena di morte. “Noi abbiamo provato la sua innocenza; loro non hanno provato la sua colpevolezza”.

“Siamo felici del fatto che avremo la possibilità di presentare le prove schiaccianti che Rodney Reed non commise quel crimine” ha dichiarato l’avvocato difensore Bryce Benjet esponente dell’Innocence Project. “La Corte Criminale d’Appello ha preso atto della sostanza di questo caso e della necessità di un’udienza speciale in cui le prove possano essere esaminate.”

L’Innocence Project ha preannunciato un’udienza della durata di una settimana in cui saranno ascoltati nuovi testimoni a favore di Rodney Reed. La data di tale udienza non è stata ancora fissata.

(1) Sia Rodney Reed che Jimmy Fennell sono stati accusati di varie violenze carnali. Reed, anche se non condannato, è stato accusato di alcune violenze carnali avvenute prima del 1998.

USA: BLOCCATE TUTTE LE ESECUZIONI A LIVELLO FEDERALE !

Non si compiono più esecuzioni nella giurisdizione federale degli Stati Uniti d’America da 16 anni e l’amministrazione di Donald Trump, pur provandoci, non è riuscita a far uccidere alcun condannato.

Il 20 novembre Tanya Chutkan, giudice della Corte Federale del Distretto di Columbia (a suo tempo nominata dal presidente Barack Obama), ha bloccato le 4 esecuzioni federali programmate tra dicembre e gennaio, congelando in questo modo lo sforzo dell’amministrazione Trump di ricominciare ad uccidere i condannati a morte a livello federale, dopo una moratoria delle esecuzioni durata sedici anni. (1)

Una quinta esecuzione, quella di Lezmond Mitchell, l’unico Nativo Americano nel braccio della morte federale, programmata per l’11 dicembre, era già stata bloccata dalla Corte federale d’Appello del 9° Circuito. (2)

Da notare: negli Stati Uniti vi sono 94 Corti federali Distrettuali e 13 Corti federali d’Appello.

In luglio il Ministro della Giustizia, William Barr, aveva annunciato di voler riprendere le esecuzioni nel carcere federale di Terre Haute, nell’Indiana. Aveva affermato che la pena di morte era stata lasciata languire per troppo tempo e che giustizia sarebbe stata fatta per quelli che egli definì “i peggiori criminali”. Barr ricordò inoltre che il nuovo protocollo delle esecuzioni prevede l’utilizzo di una sola sostanza letale, il pentobarbital, in sostituzione del cocktail di tre farmaci usato nelle ultime esecuzioni federali portate a termine. Già da alcuni anni i condannati a morte federali si sono opposti a questo protocollo affermando che non si tratta di una procedura approvata ufficialmente dal Parlamento.

Gli appelli dei condannati erano seguiti dalla Giudice Chutkan e lei, nella sua sentenza del 20 novembre, ha detto che i condannati hanno ragione nell’affermare che il nuovo protocollo viola la legge federale esistente, perché le procedure devono variare da stato a stato. Uno statuto federale del 1994 recita infatti che le esecuzioni federali devono essere svolte “nel modo prescritto dalla legge dello stato in cui la condanna viene emessa”.

Nella sua ingiunzione, la Chutkan ha sottolineato l’ovvietà del fatto che autorizzare le esecuzioni priverebbe i condannati della possibilità di perseguire le loro istanze legali. Ha anche respinto l’affermazione dell’accusa che occorre portare avanti queste esecuzioni senza perdere tempo, sottolineando che il protocollo federale per le esecuzioni è rimasto lo stesso per anni, almeno da quando una delle tre sostanze letali usate in precedenza era venuta a scarseggiare.

Nella motivazione della sua sentenza di 15 pagine, la Chutkan ha scritto: “Il governo afferma di avere un interesse legittimo nel concludere i procedimenti giudiziari, ma gli otto anni durante i quali ha aspettato per definire un nuovo protocollo tolgono ogni valore alle argomentazioni sull’urgenza e sul peso di questo interesse”. Ha anche aggiunto: “L’interesse pubblico non viene rispettato mettendo a morte delle persone prima che possano avvalersi di procedure legali per contestare la legalità della loro esecuzione.”

Quando il Ministro Barr annunciò la ripresa delle esecuzioni federali, affermò anche che questo evento avrebbe reso giustizia ai familiari delle vittime. Ma in realtà non tutti familiari delle vittime considerano la pena capitale una punizione appropriata. Per esempio non la considera appropriata Earlene Peterson: sua figlia, suo genero e la sua nipotina di otto anni furono uccisi da Daniel Lee, uno dei condannati la cui esecuzione è stata fissata dal governo federale. Ebbene, il mese scorso la Peterson, in un video di 6 minuti, ha chiesto al presidente Trump di fermare l’esecuzione di Daniel Lee, dichiarando: “Non capisco come uccidere Daniel Lee onorerebbe in alcun modo mia figlia.”

Inoltre, all’inizio di novembre 65 ex giudici e molti familiari di vittime di crimini hanno inviato lettere a Trump e a Barr, chiedendo loro di fermare le esecuzioni federali.

Come era prevedibile il Ministro della Giustizia Barr si è subito appellato alla Corte federale Distrettuale, dichiarando ai media che, se necessario, porterà il caso davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Intanto però le esecuzioni federali sono state bloccate e probabilmente la questione andrà per le lunghe. Noi ci uniamo al sollievo di tante persone, e condividiamo il parere di Sahwn Nolan, il difensore di uno dei quattro condannati, il quale, lodando la decisione della giudice Chutkan, ha dichiarato: “Con questa ingiunzione preliminare, la corte ha fatto capire chiaramente che non si dovrebbe portate a termine nessuna esecuzione fino a quando ci sono tante domande ancora in sospeso riguardanti il nuovo metodo di esecuzione annunciato dal governo.”

(1) Vedi n. 261

(2) Vedi n. 264 nel Notiziario

IL NUMERO DEI CONDANNATI A MORTE NEGLI USA È IL PIÙ BASSO DA 27 ANNI

Possiamo dire che l’uso della pena di morte negli USA, sia pure molto lentamente, si sta riducendo.

Negli Stati Uniti il numero di persone nel braccio della morte o che affrontano il processo d’appello per la pena capitale è al livello minimo da 27 anni. Il 1° luglio scorso 2.656 persone risultavano essere nel braccio della morte.

L’ultima volta che il numero dei condannati a morte è stato così basso fu nell’autunno del 1992, quando 2.636 persone erano condannate a morte o affrontavano il processo d’appello per la pena capitale.

Il numero dei condannati nel braccio della morte nell’estate 2019 corrisponde ad un calo del 3% in rapporto allo scorso anno e ad un calo del 26% rispetto all’inizio del secolo. All’inizio del secolo il numero dei condannati nel braccio della morte era al livello più elevato. Il declino del numero di condannati a morte è superiore al numero di esecuzioni, ciò è indice del fatto che il numero di condannati riprocessati e condannati all’ergastolo o morti di morte naturale nel braccio della morte è superiore al numero delle nuove condanne capitali.

Come il numero di prigionieri nel braccio della morte continua a ridursi, così anche l’estensione geografica della pena capitale. Il rapporto di Death Row USA dell’estate 2019 rende evidente che lo stato del New Mexico non ha più nessuno nel braccio della morte. Una sentenza di giugno della corte suprema di quello stato ha cancellato la condanna a morte per gli ultimi due detenuti che erano rimasti nel braccio della morte dopo l’abolizione della pena capitale da parte del New Mexico nel 2009. (La legge abolizionista non era retroattiva).

A luglio 2019 negli Stati Uniti 30 stati, oltre al governo federale e alla giurisdizione militare, avevano almeno un prigioniero nel braccio della morte. Tuttavia, tale cifra comprende anche quattro stati (California, Colorado, Oregon e Pennsylvania) che hanno imposto moratorie sulle esecuzioni e il New Hampshire, che all’inizio di quest’anno è diventato il 21° stato ad abolire la pena di morte per i casi futuri e ha un solo prigioniero nel braccio della morte. Secondo Death Row USA, oltre un terzo dei prigionieri nel braccio della morte (918 persone, pari al 35%) sono detenuti in stati dove vige la moratoria.

Il totale di 2.656 detenuti comprende anche 187 persone in stati dove non è in vigore alcuna moratoria che non sono in una situazione di condanna a morte attiva in quanto le loro condanne a morte sono state annullate dalle corti ma potrebbero essere ripristinate in appello o in un nuovo processo. Tenendo conto degli annullamenti e delle moratorie, Death Row USA calcola che solo 1.551 detenuti nel braccio della morte hanno condanne capitali “eseguibili”. Quasi il 42% dei prigionieri nel braccio della morte negli Stati Uniti non ha una condanna a morte attiva e eseguibile.

Il braccio della morte della California rimane il più grande della nazione, con 729 prigionieri, seguito da quelli della Florida (348), del Texas (224), dell’Alabama (177) e della Pennsylvania (154).

A livello nazionale, la popolazione nel braccio della morte continua a riflettere le disparità razziali. Il 42% dei prigionieri nel braccio della morte sono bianchi, il 42% neri, il 13% latini, il 2% asiatici e l’1% nativi americani.

Gli stati che hanno la più alta percentuale di condannati a morte appartenenti a minoranze razziali ed etniche sono il Nebraska (75%), il Texas (73%) e la Louisiana (71%).

Il 2% di tutti i prigionieri nel braccio della morte sono donne.

PRESENTAZIONE E SOMMARIO DEL NOTIZIARIO 265

Questo numero riguarda soprattutto gli Stati Uniti d’America, l’unico Paese dell’Occidente che persevera nell’uso dell’orrenda pratica della pena di morte. Alcuni articoli comunque mostrano che anche gli Stati Uniti, molto lentamente, sono in cammino sulla strada dell’abolizione.

Vi ricordo che gli articoli pubblicati nei numeri precedenti del Foglio di Collegamento, ai quali rimandano le note in calce ad alcuni articoli di questo numero, si trovano nel nostro sito www.comitatopaulrougeau.org

Giuseppe Lodoli per il Comitato Paul Rougeau

SOMMARIO

Quasi incredibile: enormi pressioni sul Texas salvano Rodney Reed

Usa: bloccate tutte le esecuzioni a livello federale!

Sì, no, sì … alla fine la Georgia uccide Ray Jefferson Cromartie

Messo a morte in  South Dakota l’omosessuale Charles Rhines

Hall giustiziato in Texas nonostante fosse un malato mentale

Di nuovo bloccata in Texas l’esecuzione del buddista Murphy

Gli Americani ora preferiscono l’ergastolo alla pena di morte

Il Numero dei condannati a morte negli USA è il più basso da 27 anni

Esecuzioni imminenti negli Stati Uniti  di Rick Halperin

La Pennsylvania ha abolito l’isolamento dei condannati a morte

Contestato Singapore per l’esecuzione di un trafficante di droga

Notiziario: Iran, Oklahoma, Texas

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 novembre 2019

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Le vignette di Anni sulla pena di morte sono scelte dalla redazione della “bottega”; le abbiamo riprese da www.brogi.info

 

Giuseppe Lodoli
Ex insegnante di fisica (senza educazione). Presidente del Comitato Paul Rougeau per il sostegno dei condannati a morte degli Stati Uniti.
Lavora in una scuola di Italiano per stranieri di Sabaudia (LT) (piu' che altro come bidello).

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