Ponte Morandi: i grandi disastri delle privatizzazioni
Una riflessione a partire dal disastro del 14 agosto 2018.
di Olivier Turquet (*)
Quando si ricordano delle tragedie o, meglio, delle stragi, come sarebbe opportuno chiamare quella che ci sconvolse tutti guardando le immagini di un ponte sul quale la maggioranza degli italiani era passato almeno una volta scomparire in una nube di polvere, si dovrebbe avere la decenza e il dovere di trarre delle conclusioni.
Io vorrei che qualcuno contasse i morti diretti e indiretti dell’ondata di privatizzazioni dei beni pubblici dagli anni ‘70 del secolo scorso in poi. E vorrei che aggiungesse anche i morti indiretti, le persone rovinate, impoverite e poi si facesse una valutazione.
Perché è da quell’epoca che ci viene ripetuto il mantra che le privatizzazioni sono utili, che i servizi migliorano, che la competenza privata è di gran lunga superiore a quella pubblica, con un livello di propaganda e malafede veramente impressionante.
E anche quando il popolo (dicono sovrano) decide che l’acqua deve essere pubblica come con il famoso referendum c’è sempre qualcuno che fischietta e che regala a enti privati l’acqua pubblica, con risultati che non si contano in morti, meno male, ma in aumenti spropositati di bollette, senza manutenzione, senza servizi ai cittadini.
Come nel tema dell’ambiente siamo con il solito “businness as usual”: le soluzioni sono quelle che generano utili, non utile sociale né soluzione sostanziale del problema.
Vogliamo aggiungere le Ferrovie? Le Poste? Parlare dei grandi complessi industriali che erano stati la colonna portante della ricostruzione dell’Italia? Abbiamo venduto tutto il bene comune ai privati e lo abbiamo condito con la salsa ideologica, pragmatista e rapace del “privato è bello”. E i privati non hanno manutenuto, hanno inquinato, hanno alzato i prezzi, hanno monopolizzato…
E di fronte alla strage del Polcevera già vediamo la macchina dell’insabbiamento al lavoro, nonostante le buone intenzioni di alcuni magistrati; perché la privatizzazione della giustizia, privatizzazione invisibile, consiste nel fatto che se hai i migliori avvocati vinci sempre. Già ci hanno raccontato, con dovizia di cavilli, che chi aveva risparmiato sulla manutenzione non poteva essere né messo in galera, né gli si poteva chiedere risarcimento perché c’era la clausola x che lo salva sempre…
Allora diciamo con chiarezza quello che è evidente: solo l’interesse pubblico può garantire il bene comune. E nemmeno questo sarà sufficiente perché il bene comune va amministrato da gente che crede nel bene comune e che si mette al servizio della comunità e che la comunità ha i mezzi e il potere di controllare casomai si confondessero nella via, mezzi trasparenti, precisi e decisivi. E nei casi, come quelli sempre più preoccupanti di educazione e sanità, va chiarito che la concorrenza con gli enti privati deve esserci in condizione di parità.
Perché anche nei settori ancora prevalentemente pubblici risulta chiaro il giochetto a massacrare e non far funzionare le strutture pubbliche in modo da indurre le persone a usare quelle private. Questo nel sistema sanitario ed educativo lo possiamo misurare con mano e lo abbiamo più volte documentato sulle nostre pagine.
Questo ragionamento non lo vediamo presente nel momento attuale, se non in frange politiche e sociali che non occupano il centro della politica e della società e questo deve preoccuparci e indignarci ma anche farci riflettere sulle azioni che possano invertire questa tendenza e ridare peso al bene comune e alla sua gestione collettiva. Non sarà per caso ogni volta che anche nel piccolo mettiamo in moto cose basate sulla solidarietà, sul dare disinteressato, sullo scambio vediamo sorgere relazioni e risultati che appartengono a quel mondo futuro a cui aspiriamo e verso cui camminiamo.
(*) Link all’articolo originale: https://www.pressenza.com/it/2023/08/ponte-morandi-i-grandi-disastri-delle-privatizzazioni/
foto di Michele Ferraris via wikimedia
In “bottega” ci siamo occupati più volte della tragedia del Ponte Morandi:
Ponte Morandi: un crimine bipartisan
Ponte Genova: che c’entra Fabrizio De André
Modello Genova e modello Fincantieri
Ponte di Renzo Piano, Terzo Valico e Gronda: l’impostura continua

RICEVIAMO da RIFONDAZIONE COMUNISTA
Genova, Rifondazione: Ponte Morandi, le responsabilità di Meloni e La Russa
Nel settimo anniversario della strage del Ponte Morandi rivendichiamo con orgoglio di essere stati l’unico partito a opporsi alla privatizzazione delle autostrade. Lo facciamo per sottolineare l’ipocrisia del finto cordoglio dei privatizzatori che portano la responsabilità politica del crollo e della buonuscita miliardaria che hanno ricevuto gli azionisti della società che non ha garantito la sicurezza. Ribadiamo che il crollo del Ponte Morandi è stata una strage causata dalla sciagurata privatizzazione delle autostrade voluta dal centrosinistra e dalla destra. Ai privati furono garantite concessioni con regole tutte a loro favore e una totale assenza di controlli. Chi era stato responsabile della mancata manutenzione del ponte alla fine è stato persino premiato con una montagna di soldi. Fu il governo Berlusconi a approvare per legge le convenzioni e a inserire persino una clausola assurda che garantiva in qualsiasi ipotesi di scioglimento del rapporto concessorio l’indennizzo per il concessionario. La norma salva-Benetton fu votata all’epoca del quarto governo Berlusconi che annoverava tra i ministri Giorgia Meloni, Ignazio la Russa, Raffaele Fitto, Bernini, Calderoli, Carfagna e Gelmini. Ed è stata proprio questa clausola assurda che ammorbidì il parere della commissione di esperti incaricati dal ministro Toninelli che qualificarono in termini di inadempimento la condotta di ASPI ma consigliarono cautela rispetto alle conseguenze finanziarie nel caso di una pur sacrosanta risoluzione unilaterale. Sulla base di questa norma berlusconiana del 2008 i governi Conte 2 e Draghi, invece di riprendersi la concessione, decisero di ricomprare per 9,5 miliardi le quote della società concessionaria Atlantia. Si può discutere se vi fossero i margini per una scelta diversa, ma è sicuro che grazie alla norma voluta dal governo Berlusconi la politica ha arricchito i Benetton anche dopo la strage. Le 43 vittime sono state ammazzate due volte perché l’asservimento della politica ai gruppi economici privati è proseguita anche dopo il crollo nonostante siano emerse dalle indagini evidenti prove della mancata manutenzione.
Il crollo del Ponte Morandi è il simbolo del fallimento delle privatizzazioni e della subalternità della politica di centrosinistra e centrodestra agli oligarchi della nostra economia.
Quello delle autostrade è stato un gigantesco furto ai danni del popolo italiano, un simbolo del saccheggio del patrimonio pubblico e dei beni comuni dell’ultimo trentennio.
Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e tanti altri responsabili politici di quel disastro oggi ostentano il cordoglio senza la dignità di chiedere scusa per le proprie responsabilità.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale, Jacopo Ricciardi, segretario regionale Liguria, Gianni Ferretti, segretario federazione Genova del Partito della Rifondazione Comunista
RICEVIAMO DAL “CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO” (di Milano)
… Ricordiamo la testimonianza di Gianni Mion, ex Ad della holding dei Benetton Edizione, ex consigliere di amministrazione di Aspi e della sua ex controllante Atlantia, all’udienza che si è tenuta a Genova nel processo Ponte Morandi, ha riportato alla attualità della cronaca il tragico crollo del ponte, e lo schifoso rimpallo delle accuse tra i responsabili e consulenti del gruppo privato dei Benetton e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sulla pelle della gente.
La testimonianza, che si riferisce ad una riunione del 2010, otto anni prima del crollo, recita: «Emerse che il ponte aveva un difetto originario di progettazionee che era a rischio crollo. Chiesi se ci fosse qualcuno che certificasse la sicurezza e Riccardo Mollo (allora Direttore Generale di Aspi) mi rispose “ce la autocertifichiamo”. Non dissi nulla e mi preoccupai . Era semplice: o si chiudeva o te lo certificava un esterno. Non ho fatto nulla, ed è il mio grande rammarico».