Primarie a Roma per un evanescente centrosinistra

di Gianluca Cicinelli

Va in scena a Roma lo spettacolo delle primarie. In questo fine settimana finalmente sapremo chi sfiderà per il centrosinistra Virginia Raggi alle elezioni per il nuovo sindaco della Capitale. Non è che i romani non dormissero più per l’angoscia, ma ci si sarebbe aspettati che dopo 4 anni di gestione a 5 stelle del Campidoglio, giudicata in maniera negativa dal 66% dei romani secondo un sondaggio di poche ore fa di Roma Today, fosse pronto non soltanto un nome di buon livello ma soprattutto un’idea di città diversa e sostenibile. L’impressione che hanno tutti, romani e osservatori esterni, è che nessuno voglia fare davvero il sindaco di Roma, stessa impressione nel campo avverso del centrodestra, che solo pochi giorni fa ha individuato il suo candidato. L’altra impressione è che in questo contesto in cui nulla sembra impedire al candidato istituzionale del Pd Roberto Gualtieri, già ministro dell’economia, di vincere le primarie le stesse servano in realtà a contarsi dentro la coalizione per decidere il peso del proprio pezzetto. Gli altri sono Giovanni Caudo, presidente del terzo municipio, Imma Battaglia, candidata di Liberare Roma, Cristina Gancio, espulsa dai 5 stelle e in corsa per il Partito Socialista Italiano, Stefano Fassina, deputato di Leu, Tobia Zevi, con i suoi 38 anni il più giovane, Paolo Ciani, esponente della comunità di Sant’Egidio.

Dando una scorsa ai nomi si noterà che a sinistra del Pd c’è ben poco. Caudo, già assessore nella giunta Marino e quindi costretto proprio dal Pd a dimettersi con tutta la giunta, può vantare un’esperienza di partecipazione popolare interessante nel suo municipio, moltissime le iniziative culturali messe in piedi da lui e dal suo anomalo e infaticabile assessore alla cultura Christian Raimo, ma non c’è molto altro da proporre come modello per risolvere i problemi di Roma. C’è poi Liberare Roma, un movimento che si definisce civico ed ecologista, messo in piedi dal presidente del municipio VIII Amedeo Ciaccheri e dall’europarlamentare Massimiliano Smeriglio. Neanche stavolta è riuscita l’operazione di portare al voto una lista unica alla sinistra del Pd. Il candidato a Sindaco Paolo Berdini, l’urbanista ed ex assessore della giunta Raggi, alla fine sarà sostenuto soltanto da Rifondazione Comunista e dal Pci oltre che da alcuni comitati civici. Corre da sola invece Potere al Popolo, che propone come sindaca Elisabetta Canitano, ginecologa impegnata da sempre nel sociale.

Roma è vicina al collasso. Economico e sociale. Sull’orlo della bancarotta, salvata soltanto perchè Capitale d’Italia, è chiaro a tutti che la disastrosa gestione di Virginia Raggi ha soltanto accelerato una crisi che si è andata strutturando negli ultimi venti anni. Ma l’elemento più trascurato in questo inizio di campagna elettorale, fatta eccezione per le gite della domenica organizzate dai candidati verso le periferie romane con cappello e calzoncini da safari per mostrare pietre luccicanti ai selvaggi, è il deterioramento del tessuto sociale. Certo i rifiuti, certo i trasporti, il verde pubblico, le strade, le mancate gare d’appalto per paura della criminalità, questi sono i grandi problemi della Capitale, ma su tutti spicca un dato: Nel 2019, prima del covid, circa il 40% dei contribuenti romani presentava un reddito inferiore a 15 mila euro, con 35.780 domande per il Reddito di Cittadinanza e 6629 pensioni di cittadinanza. E subito dopo, nel 2020, 21160 persone si sono rivolte ai centri d’ascolto delle parrocchie per poter beneficiare di cibo e alloggio. La figura sociale dominante in città, per sopravvivere, è ormai quella dell’equilibrista della povertà.

Sembrebbe il terreno privilegiato d’intervento per la sinistra che fu e invece la parola “sociale” viene soltanto nominata, talvolta agitata, ma in una maniera percepita come vuota dai cittadini. Anche per questo gli organizzatori temono una partecipazione molto scarsa alla primarie di domenica prossima, impossibile ripetere le 100 mila presenze del 2012 per Marino, difficile raggiungere le 43 mila presenze che portarono Giachetti alla sfida con la Raggi nel 2016. La prevalenza del politicismo sulla politica, cioè dell’autoreferenzialità dei partiti distanti dai problemi reali, non viene certo superata a Roma dall’ambiguità del rapporto tra Pd e M5s, in teoria alleati a livello nazionale e nella giunta che guida la Regione Lazio, dove la capacità di manovra politica della Raggi dentro e fuori i 5 stelle si è dimostrata di gran lunga superiore alla capacità di gestire la Capitale. Nel frattempo a garantire ai poveri della città un tetto, un pasto e un’ipotesi di futuro ci pensano le miglaia di volontari di Caritas, Sant’Egidio e altre associazioni laiche, dove i giovani sono numerosissimi. Un dato che, se qualcuno volesse fermarsi a riflettere un momento per valutarlo, potrebbe costituire la base per riconnettere un tessuto di attivismo politico che abbatta definitivamente il ceto politico della sinistra che fu, per costruire un soggetto politico nuovo, che difenda la parte debole della città dall’assalto delle speculazioni economiche e politiche.

ciuoti

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