Primo maggio 1947: Giuliano e la strage di Portella

 Lella Di Marco chiede: come ricordarla degnamente? perché fu commessa? chi furono gli esecutori e i mandanti?

Portella della Ginestra: monumento alle  vittime della strage

Anche oggi – primo maggio 2021  – chiediamo la verità? Forse la conosciamo anche se nessuno l’ha mai detta. Che ruolo ha avuto Salvatore Giuliano nel massacro?

Io vorrei trasformarmi in un enorme cespuglio di ginestra  e far cadere dal cielo una leggera e silenziosa pioggia di quel fiore . Anche quel periodo appartiene alla mia storia  e io – perdonatemi la soggettività – non posso essere che la mia Storia …

Quel fiore spontaneo che nasce e cresce  nei territori aridi dell’altopiano, materializza perfettamente la forza e la resistenza  dei contadini di lì: Portella delle ginestre si trova a pochi chilometri da quella che prima era chiamata piana dei greci  e successivamente piana degli albanesi, come a perenne testimonianza  dei passati insediamenti stranieri succedutisi  in pacifica convivenza.

Di fatto io c’ero anche quel primo maggio, se non  in presenza. Conoscevo nei minimi particolari quel che si diceva di Giuliano  perché mia nonna paterna, particolarmente curiosa e intrigante, divorava le riviste dell’epoca che ne avevano fatto un mito. Una irresistibile telenovela per distrarre  soprattutto le lettrici da altro…

Giuliano era il bandito buono, rubava ai ricchi per dare ai poveri. Viveva in rifugi segreti eppure concedeva continuamente interviste.   Era soprannominato il Re di Montelepre. Scriveva anche poesie (?) e diffondeva pensieri d’amore. Cito a memoria perchè non ho trovato riscontri in rete: «trascorro  il mio tempo sotto le stelle , facendo l’amore con attrici miss e zitelle-  mi godo la  vita vivendo lontano- scrivendo e firmando sempre Giuliano».

Quale era la sua reale condizione?  Perché non fu mai arrestato? Le verità sono tante; tutte vere e tutte false come “le brillanti operazioni” di polizia  che portarono alla sua morte.  E’ vero che  la polizia c’era a Castelvetrano (in provincia di Trapani) ma  la narrazione ufficiale era falsa del tutto. …

Mio zio, allora a Trapani, era a capo della squadra mobile che guidò il manipolo di esperti cecchini. Quel giorno tornò a casa esausto e sconvolto, anzi incredulo, dicendo che di Giuliano avevano  ritrovato soltanto il corpo privo di vita e che  erano stati costretti a sparare in aria per  simulare che fossero stati  loro. Era il il 5  luglio 1950.  Trapelò poi la notizia che era stato ucciso, prima che arrivasse la polizia, con un inganno, dal suo fidato e inseparabile amico  Gaspare Pisciotta. A sua volta Pisciotta, come da copione, fu avvelenato in carcere con una tazzina di caffè.

Sembra una storia di oggi: non si scopre nulla e ci si infogna nei rinvii. Tanto vale lasciar  perdere … e passare alla prossima strage.

Se in quel primo maggio 1947 i proiettili sulla folla inerme di contadini furono sparati da fucili in dotazione a reparti statali… qualche sospetto viene.

Forse vi sembrerà incredibile ma Salvatore Giuliano è rimasto IL RE DI MONTELEPRE, per sempre. La gente di quel paesino continua ad amarlo e a riconoscerlo come eroe. La sua tomba – ma conteiene davvero i suoi resti mortali? – ogni giorno  è allietata da  fiori freschi, portati da mani ignote.

Eroe o traditore? Separatista asservito agli americani? Né l’uno né l’altro?  Saperlo per noi cambia qualcosa?

 un manifesto del ministero dell’Interno annuncia la taglia per la cattura dei banditi Salvatore Giuliano e Rosario Avila (fotografia di Federico Patellani, 1946)

 

Una spruzzata di poesia, canto, musica e colore su “Turiddu”

I versi di Ignazio Buttitta e i cantastorie fanno vibrare di emozione iniziando a costruire il mito popolare del “picciotto” che piaceva al popolo, come un riscatto da miseria e povertà senza violenza ma con dignità.  

Come racconta ad esempio http://www.irsap-agrigentum.it/cantastorie.html la storia di Turiddu inizia nel 1943 quando, dopo aver comprato un sacco di grano al mercato nero, per sfamare sè e la famiglia, sulla strada di casa ha uno scontro a fuoco con i carabinieri, i quali non sentendo ragioni volevano sequestrarglielo. Nella spararoria muore un carabiniere e Giuliano si dà alla macchia. […] Come dicono i versi della cantata:

«accattari un cirinu oppuru un lazzu,
significava fari ntrallazzu».

I ricchi e i latifondisti avevano i granai pieni. Questa ingiustizia fa scattare in Giuliano la rivolta. Nasce il Bandito Turiddu […] Ma quando la banda di Giuliano spara sui contadini a Portella, Turiddu non ha più dalla sua parte il popolo.
La storia si conclude con la morte di Giuliano a causa del tradimento di Gaspare Pisciotta – «Il cugino Traditore» – che fu poi avvelenato in carcere. Come dicono i versi della cantata:

«a tazza di cafè di dda matina
pi zuccaru ci avia la strichinnina».

La storia si conclude con versi carichi di rabbia e indignazione:
«ora nun semu chiù cu l’occhi chiusi,
sapemu Giulianu zoccu fù,
nni ficiru di iddu tutti l’usi,
ca ci sirbia e ora un serbi chiù.
Sti genti sunnu ancora allu cumannu,
Sicilia, finu a quannu? sinu a quannu?».

 

In “bottega” vedi Scor-data: 22 giugno 1947 ma anche E’ morto Giuseppe Casarrubea, rappresentante della Sicilia migliore.

 

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

La Bottega del Barbieri

3 commenti

  • angelo maddalena

    grazie Lella, però volevo che mi spiegassi il passo finale: “Eroe o traditore? Separatista asservito agli americani? Né l’uno né l’altro? Saperlo per noi cambia qualcosa?”

  • LELLA DI MARCO

    grazie a te, per avere posto il problema tanto reale quanto a dir poco metafisico … quale
    verità è mai emersa da fatti e misfatti nella Sicilia-italica ma anche nella penisola…. ? Ne parlo perchè alla mia età sono allegramente inc….ta MA MOLTO MOLTO MOLTO… e il silenzio non mi si addice . I ricordi fanno parte della mia storia ed io , come tutt* sono la mia storia. I ricordi nel tempo sono diventati , sempre più, consapevolezza sul POTERE le sue crudeltà, delitti, stragi, menzogne depistaggi … e VERITA’ sospese … E noi siciliani -pensatori indipendenti e separati non separatisti . critici, dissenzienti non conniventi …abbiamo soltanto il POTERE DEL NOSTRO PENSIERO E DELLE NOSTRE PAROLE…. da lasciare almeno come testimonianza …. A te una pioggia di petali di garofani rossi e di ginestra – simbolo di forza coraggio lotta passione antagonismo amore e inclusione e che la riflessione-ricerca continui…

  • domenico stimolo

    Lo scritto di Lella di Marco è molto efficace, poiché stimola la riflessione, la ricerca e l’indagine sul principale fatto di sangue – collettivo che ha caratterizzato gli anni della nuova e giovanissima Italia repubblicana.

    Una tragedia “mitica”, per l’Italia di ieri e di oggi, consumatosi a Portella della Ginestra, davanti al “sacro” sasso di Barbato ( prende il nome da Nicola Barbato, tra i massimi fondatori e dirigenti dei Fasci Siciliani dei Lavoratori, della fine ottocento). Una Tragedia assassina “cantata” con grande vigore nei decenni successivi da, sindacalisti, storici, poeti, canta storie, ricercatori della verità.
    Una storia che sembra ormai lontana nel tempo. Sempre forte, però, e ben radicata nella Memoria degli eredi delle Lotte per la conquista delle terre , da parte degli affamati di sempre: braccianti e giornalieri. Che si innerva nell’alveo delle tanti stragi ( casi unico in Europa) che sono state realizzate in Italia dopo la sconfitta della dittatura fascista.

    Nei settantaquattro anni trascorsi si è, almeno nel praticato costume generalizzato, consolidata una nuova Sicilia. I mali atavici – anche se ammodernati – del perverso connubio politico-affaristico-mafioso, permangono.
    Sulla strage del 1° maggio 1947 sono molte le bibliografie di riferimento. Anche se ancora non c’è una Verità ufficiale di Stato.
    Ne ricordo alcune particolarmente significative:

    * Il più recente( 2018): “Portella della Ginestra, Strage di Stato”, di Emanuele Macaluso, deceduto nel gennaio 2021.

    * “Portella della Ginestra e la guerra fredda”, di Francesco Renda – storico della Cgil siciliana-.

    * “ Storia segreta della Sicilia”, Storia segreta della Sicilia, di Giuseppe Casarrubea, storico, scomparso negli anni recenti ( 2015) , figlio di un sindacalista della Cgil ucciso nel giugno del 1947 a Partinico ( il paese dove operò per lunghi anni Danilo Dolci).
    Sul retro della copertina del libro è scritto tra l’altro ( a cura di Nicola Tranfaglia) – riprteso dalla prefazione – : “ …..Grazie alle ricerche e ai documenti ritrovati negli ultimi anni, assai difficilmente contestabili, Casarrubea propone una ricostruzione totalmente nuova e problematica dei misteri che circondano quella che ormai si può definire come la prima strage di Stato dell’Italia repubblicana…..”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *