Psichiatria e tirannia: due libri recenti

«Strappi» e «Hanno legato la zia Lina». Per chi il 13 maggio è a Pisa appuntamento al Newroz.

«Hanno legato la zia Lina» è un libro del 2020 (ma, causa Covid, sono saltate tutte le presentazioni previste) mentre «Strappi» (ne abbiamo scritto qui) è recentissimo. Qui sotto un estratto del primo e notizie sull’autrice.

 

L’esperienza della contenzione fisica
Il dialogo con la zia Lia, legata al letto in un reparto di medicina in ospedale, costringe l’autrice a entrare in contatto con quanto vissuto nel corso della propria vita professionale e tenuto per molti anni sotto silenzio. L’esperienza della contenzione fisica viene infatti narrata attraverso gli incontri con esseri umani reali, pazienti, operatori, familiari e attraverso l’incursione nei saperi e nelle pratiche che sono state prodotte nel corso del tempo. L’evoluzione interiore dell’autrice si muove in parallelo, mettendo a nudo le paure, le ambiguità, le incertezze, le contraddizioni che si snodano via via, fino a giungere alla consapevolezza che è necessario uscire dall’indifferenza e prendere posizione, perché, parafrasando Einstein, «il mondo non è minacciato dalle persone che fanno il male, ma da quelle che lo tollerano». L’intero testo è teso quindi ad accorciare le distanze tra sé e l’altro e invita il lettore a identificarsi con un’esperienza, di cui si può essere tutti protagonisti, all’interno di un copione in cui le forme del potere si manifestano in tutte le loro sfaccettature. Il linguaggio e lo stile rendono il libro accessibile a tutti, anche quando ci si addentra nel mondo degli addetti ai lavori, nell’intento di mettere in luce la parte attiva di ciascuno e stimolando chi legge a coltivare una delle qualità indispensabili dell’essere umano: la capacità di indignarsi e vivere l’impegno che ne consegue. La storia della zia Lia, al pari degli spunti autobiografici dell’autrice, si sviluppa tra le pagine a testimonianza dell’unicità, e al contempo dell’ordinarietà, delle vite di ciascuno di noi. Vite che chiedono di essere vissute e lasciate andare con la dignità che meritano.

Sonia Ambroset (Milano 1956) è psicologa e criminologa. Ha lavorato in diversi contesti (carcere, scuola, servizi del territorio, psichiatria, anziani, oncologia, università) svolgendo attività clinica, supervisione, formazione. Da quindici anni lavora nel mondo delle Cure Palliative sia all’interno di strutture dedicate, sia al domicilio dei pazienti. Diverse sono le pubblicazioni a suo nome. Tra le più recenti: Stand by. Stati vegetativi e dintorni (2011), Ultima Madre (2016) e Quando tutto è dolore (2017). Condivide con Eleanor Roosevelt il principio secondo il quale è necessario fare ciò che «senti giusto nel tuo cuore, perché verrai criticato comunque. Sarai dannato se lo fai, sarai dannato se non lo fai».

Il 13 maggio – dalle 17,30 – al Newroz (via Garibaldi 72) di Pisa doppia presentazione con il collettivo Antonin Artaud.

 

Redazione
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