¿Quién decide nuestro futuro digital?

Recensione al libro curato da Alainet – Agencia Latinoamericana de Información dedicato a riflettere sul futuro digitale in America latina di fronte al pericoloso incedere delle multinazionali del gruppo “GAFAM” (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft).

di David Lifodi

Nella società digitale i dati trasformati dagli algoritmi in intelligenza artificiale rappresentano uno dei fattori cardine nello sviluppo dell’economia e costituiscono la principale fonte del potere e della ricchezza. Una volta (e sotto certi aspetti ancora oggi) essere proprietari della terra significava rivestire un ruolo che permetteva di ridurre in schiavitù contadini, operai, interi popoli o classi sociali, ma nella nostra epoca questa funzione viene esercitata da chi possiede la proprietà intellettuale.

Parte da queste premesse, ben sintetizzate dalla giornalista Sally Burch, il libro ¿Quién decide nuestro futuro digital?, curato da Alainet – Agencia Latinoamericana de Información e dedicato ad analizzare il ruolo di internet in America latina, i diritti digitali collettivi, l’accesso alla rete come diritto umano e strumento di lotta sociale e la sovranità digitale in un continente dove le nuove tecnologie hanno giocato un ruolo di primo piano nel permettere a Bolsonaro di conquistare il Planalto o a diffondere montagne di fake news contro candidati presidenziali invisi al sistema.

È in questo contesto che, tra aprile e la metà di maggio, sono stati organizzati i seminari Utopías o Distopías: los pueblos de América Latina y el Caribe ante la era digital per riflettere sul futuro digitale nell’ambito della comunicazione, dell’istruzione e del lavoro a partire dall’assunto elaborato dal processo Internet Ciudadana: se la rete è un luogo dove socializzare, ma anche condurre un lavoro politico, non è possibile lasciarla nelle mani delle transnazionali che controllano, impongono le proprie regole e talvolta censurano.

Come ha acutamente osservato Javier Tolcachier, ricercatore del Centro Mundial de Estudios Humanistas, giornalista dell’agenzia internazionale di notizie Pressenza ed esponente del Foro de Comunicación para la Integración de NuestrAmérica, lo sviluppo delle rete sociali, di cui sono proprietarie in gran parte le corporazioni transnazionali, non è coincisa con la crescita della libertà di espressione, ma, al contrario, ha significato imporre una battuta d’arresto, tramite un sistema di censura globale, nei confronti del pensiero critico.

Al contrario, le reti sociali hanno contribuito a piene mani a veicolare messaggi d’odio contro donne e minoranze etniche, richiedenti asilo e rifugiati, comunità lgbt ecc…, senza contare le cosiddette attività di geoblocking promosse da governi repressori contro organizzazioni e attivisti che consideravano particolarmente scomodo il lavoro di giornalisti o difensori dei diritti umani.

La sfida per l’inclusione digitale risiede, innanzitutto, nel rendere internet accessibile a tutti: attualmente la tariffa mensile per navigare tramite banda larga raggiunge una media tra i 25 e i 35 dollari in paesi come Messico o Cile rispetto ai 19 degli Usa.

Inoltre, secondo i dati dello studio “Las oportunidades de la Digitalización en América Latina frente al COVID-19”, soltanto il 67% dei sudamericani accede a internet, con enormi differenze tra coloro che risiedono nelle aree urbane e rurali e nei 33 paesi dell’America latina non più di otto hanno avuto la possibilità di aiutare gli studenti tramite la consegna di dispositivi digitali durante la pandemia: un motivo in più per migliorare le politiche legate al futuro digitale in tutto il continente.

Uno studio del professore universitario argentino Alfredo Moreno ha evidenziato le difficoltà di paesi come Brasile, Messico, Ecuador e Cile ad usufruire di servizi di rete a banda larga di buona qualità, mentre Blanca Ruiz, comunicatrice sociale di Via Campesina ha sottolineato come le aree rurali del continente latinoamericano, storicamente isolate, siano state costrette, loro malgrado, a rimanere tagliate fuori a causa delle difficoltà di connessione nelle zone meno accessibili di ciascun paese.

A questo proposito, la Coordinadora Latinoamericana de Organizaciones del Campo (CLOC) si è dedicata a studiare gli aspetti principali delle innovazioni tecnologiche, che assumono un ruolo di primo piano connesse agli aspetti del ciclo biologico delle coltivazioni e ai sistemi produttivi, unendo il tema della sovranità alimentare a quella tecnologica.

In un contesto in cui le piattaforme digitali hanno contribuito ad accentuare lo sfruttamento e la disumanizzazione, ricorda l’organizzazione messicana Sursiendo pensando a colossi come Amazon o Walmart, risalta in maniera sempre più evidente l’impatto devastante del capitalismo digitale e, per questo motivo, urge ogni giorno di più adoperarsi affinché il futuro digitale appartenga alla società civile, in America latina e in tutto il mondo, e non più alle transnazionali denominate “GAFAM” (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft).

¿Quién decide nuestro futuro digital?

AA.VV.

Agenzia di notizie Alainet – America latina en movimiento, 2021

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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