Ravenna: il cemento-amianto c’è, la bonifica no

Un esposto in procura che dà un’idea di dove si incagli il piano amianto di Bonaccini (e Cgil-Cisl-Uil)

Alla Procura della repubblica di Ravenna

e per conoscenza Noe di Bologna, Ausl, sindaco di Ravenna, Regione Emilia-Romagna e chiunque interessato.

Signor procuratore, da tempo qualche nostro socio osservando, forse distrattamente, la copertura di alcuni immobili situati a Ravenna in zona via Salona-via Montecatini , si era chiesto se davvero nel 2017 (!) quelle coperture potevano ancora essere in cemento-amianto. La risposta positiva al quesito giungeva, dopo esplicita domanda, dalla Ausl di Ravenna il 28.12.2017.

Ma è sorto a questo punto un altro, più inquietante interrogativo: come è possibile che a 25 anni dalla legge 257/92 un sito produttivo dismesso non sia ancora stato bonificato?

Dalle foto che alleghiamo emerge:

  1. una condizione di vetustà e di degrado molto avanzati;
  2. la presenza di numerosi frammenti di cemento amianto appoggiati sul resto della copertura;
  3. la presenza di muschi e licheni;
  4. la scarsa presenza di grondaie (quando presenti in qualche modo mitigano i fenomeni di dispersione delle fibre che si fermano “appallottolate” in grumi di polveri nelle grondaie stesse);
  5. la presenza di avifauna (in particolare abbiamo fotografato gruppi di piccioni) che con le zampe è in grado di trasportare e diffondere ulteriormente le fibre staccatesi spontaneamente.

Si tratta di diverse centinaia di metri quadrati di cemento-amianto verosimilmente data la “età” contenenti anche amianto anfibolo (anche se ciò è dimostrabile con certezza eventualmente solo dopo lettura al microscopio elettronico del materiale prelevato). Ammesso che (è difficile anche perché le lastre sono state fabbricate prima della metà degli anni ottanta dello scorso secolo) si tratti solo di amianto crisotilo, si tratta sempre di sostanza cancerogena. Ci si chiede cosa e chi abbia consentito alla proprietà (o in assenza di una proprietà in grado di rispondere ai suoi doveri) o alla autorità sanitaria locale di non intervenire a tutt’oggi.

Quante fibre ha disseminato nell’aria e nel suolo questa copertura considerato che, dai dati scientifici, risulta che una tettoia in cemento-amianto comincia a spargere fibre nell’ambiente già dopo 18 mesi di esposizione outdoor?

Come è noto fenomeni meteoclimatici (superfluo richiamare i livelli di forza e di velocità raggiunti dal vento nelle ultime settimane a Ravenna), piogge acide, escursioni termiche (con i relativi fenomeni indotti di crioclastismo), eventi tellurici (anche “lievi”) sono in grado di determinare gravi processi di erosione e dispersione di fibre cancerogene.

Quante fibre sono finite nell’ambiente, nell’aria, nel suolo e, in parte nelle vie respiratorie e/o digestive di residenti di Ravenna, la cui dispersione era evitabile se fosse stata fatta una bonifica tempestiva o, in subordine, fossero stati fatti interventi di incapsulamento, manutenzione e monitoraggio?

Né dalle informazioni ricevute dalla Ausl deduciamo la esistenza di date certe per gli interventi di bonifica. Troviamo soltanto vaghi ed aleatori progetti per il futuro. Ci è stato infatti riferito che «… per i diversi edifici sono in essere attività di programmazione e pianificazione di una completa bonifica». Dunque non risulta esistere – già depositato – un piano di lavoro ai sensi dell’articolo 250 del decreto 81/2008.

L’esperienza storica nel nostro Paese dimostra come, per questioni che pure dovrebbero essere gestite con procedure ordinarie dalle istituzioni sanitarie, fare appello alle procure della repubblica “velocizza” gli interventi.

In questo caso non ci aspettiamo soltanto questo, pur importante, vantaggio/effetto, per modo di dire, “secondario”; chiediamo anche e comunque che si indaghi – se la Procura di Ravenna lo riterrà opportuno – su eventuali omissioni e/o colpevoli ritardi.

Come abbiamo detto è, di per sé, fattore di sorpresa e di amarezza il raccapricciante e pericoloso stato dei luoghi e delle coperture, a più di 25 anni dalla legge 267/1992 su «Norme per il divieto dell’uso dell’amianto».

I cittadini di Ravenna vorrebbero certamente poter contare sia su una bonifica immediata sia su misure di monitoraggio e diagnosi precoce ma anche su una indagine che spieghi per quale motivo non si sia intervenuti con la necessaria tempestività.

A disposizione per ogni eventuale approfondimento. In fede.

Gilberto Gaudenzi, operaio in pensione, presidente AEA-Ravenna

Vito Totire, medico del lavoro, presidente nazionale AEA

N.B. Alleghiamo alcune foto che documentano lo stato di degrado delle lastre in cemento-amianto.

NOTA DELLA “BOTTEGA”  – nel testo che ci è giunto abbiamo trovato un refuso, infatti verso la fine dell’esposto si cita la legge 267-92 invece di quella 257-92 (come giustamente riportato in precedenza).

Redazione
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Un commento

  • Roberto Giardini

    Se avete voglia di farvi un giro a Godo di Russi vi faccio vedere come la Orogel spa tramite la ditta appaltatrice Comaco sta operando a 15 ml di quota per togliere lastre di eternit del 1960. Senza la minima protezione perimetrale ne DPI ma soprattutto sbarcando due lastre alla volta solo spruzzate da un lato a bordo del cestello. Ho foto e video ma potete verificare di persona venendo in orario di lavoro. Ho già segnalato a cosa all’Ausl di Ravenna, i quali credo siano venuti a vedere….ma di fatto non è cambiato nulla. Sono preoccupato perché oltre a me a stretto contatto del fabbricato oggetto di intervento vivono alcune decine di persone. Roberto Giardini 346 6793832 robertogiardini@hotmail.it

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