«Resurrezione»

Franco Ricciardiello e db: doppia ovazione a Elena Di Fazio e al suo romanzo (in edicola per tutto novembre)

Nessunǝ scrive fantascienza come Elena Di Fazio

di Franco Ricciardiello

Questo romanzo, vincitore del premio Urania 2020, mi conferma nell’opinione che già avevo maturato con la lettura di Ucronia del 2018: oggi in Italia non c’è nessunǝ che scriva fantascienza come Elena Di Fazio.

Resurrezione meriterebbe di essere tradotto all’estero, per dimostrare a quale livello sia giunta la fantascienza italiana, e come sia in grado di emanciparsi da modelli ereditati a oltre oceano. Se fosse stato scritto a inizio del decennio scorso, quando Valerio Evangelisti trascinò con sé in Francia un’ondata di autori italiani, ne avrebbe rappresentato la punta di diamante. Vorrei anzi fare all’autrice il miglior augurio che riesco a immaginare per chi scrive science fiction: che venga ripubblicato da Mondadori in una collana non di genere, in modo che che non sia riconoscibile come tale e ǝ lettorǝ se lo godano senza inevitabili pregiudizi.

Di Fazio sceglie uno degli archetipi più antichi e tenaci della FS: il primo contatto con una razza aliena — nello spazio esterno, quando esploratori umani incontrano vita senziente su altri mondi, oppure sul nostro pianeta, con il motivo dell’atterraggio del disco volante. L’autrice ha scelto quest’ultima variante; a sfogliare la casistica deglǝ autorǝ che l’hanno preceduta su questa strada, troviamo:

  • una minaccia assoluta per la razza umana: è l’alieno invasore, da La guerra dei mondi di Wells al ciclo avventuroso di Harry Turtledove, passando per L’invasione degli ultracorpi di Jack Finney, un tópos che ha vissuto una stagione di gloria al tempo della guerra fredda, incarnandosi soprattutto in un filone cinematografico a sè stante;
  • infiltrazioni segrete che minacciano la natura dell’umanità, come Invasori silenziosi di Robert Silverberg o Fratello Termite di Patricia Anthony ;
  • invasioni benintenzionate e forse paternalistiche, come Le guide del tramonto di Arthur Clarke, che si risolvono in un avanzamento per la razza umana;
  • puzzle da risolvere, giocati sulla difficoltà di una comunicazione inter-razziale, come Storia della tua vita di Ted Chiang o Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Strugackij.

Le ultime due casistiche prevedono di solito intrecci meno avventurosi, che permettono un discorso sulla natura dell’umano. Non è un caso che Di Fazio scelga quest’ultimo scenario, e che per dimostrare di non temere le sfide più impegnative, decida oltretutto di coniugarlo con uno dei temi più divisivi della fantascienza. Mi riferisco alla trascendenza, alla tematica della religione. Ne risulta un mix che farebbe tremare i polsi i molti autori e autrici, con il rischio del politicamente corretto e le sue trappole semantiche in agguato dietro l’angolo.

Più impegnativa è la sfida, migliore può essere il risultato: Resurrezione mi ha veramente fatto fare un balzo sulla sedia, e pur conoscendo quasi tutto ciò che Di Fazio ha scritto in precedenza, è andato decisamente oltre le mie aspettative.

Lo scenario iniziale è quello del primo contatto sulla Terra, l’inizio decisamente in media res: otto esseri alieni sono già arrivati sulla Terra quarant’anni fa, per morire subito, appena usciti nell’atmosfera terrestre. Da allora sono tornati puntualmente ogni cinque anni, sempre in otto, tramite un wormhole, che nella prima parte del romanzo l’autrice chiama spesso ponte Einstein-Rosen in riferimento all’entanglement quantistico. Gli alieni, originari di una luna di un pianeta intorno a Epsilon Andromedæ, non scelgono di arrivare né sul territorio degli Stati Uniti, come la quasi totalità degli extraterrestri nella letteratura americana, né a Lucca, bensì nel continente africano, nell’immaginaria isola delle Fragole che appartiene alla Mauritania. La loro fisiologia è veramente un enigma, al pari della motivazione che li porta sulla Terra: si manifestano con una forma troppo esemplare per non essere simbolica, il tetraerdo, e sembra che a ogni nuova uscita di otto alieni nel wormhole, evolvano progressivamente biologia e organi interni per adattarsi all’atmosfera e alla gravità terrestre.

Vogliono quindi stabilirsi definitivamente sul nostro pianeta? Se così è, perché allora arrivano sempre e solo otto pemberiani (questo è il nome affibbiato loro dai terrestri), che ogni volta sopravvivono qualche ora in più della precedente? E perché, infine, dagli scarsissimi scambi di comunicazione sembra di capire che questa nona missione sarà “definitiva”, che potrebbe significare l’ultimo contatto?

Protagonista principale di Resurrezione è Aurora Ferlito, romana, laureata in filosofia, convocata con sua stessa sorpresa sull’Île dei Fraises dal Keiri, (Keples Exo-Life International Research Institute) l’ente sovranazionale istituito per gestire il contatto con gli alieni.

Per inciso: a differenza di altrǝ autorǝ che hanno immaginato colossali mobilitazioni statali, magari gestite dal Pentagono, dalla Cia o dall’Fbi, Di Fazio abbassa le pretese. Certo esiste un controllo ONU, ma il Keiri è totalmente dipendente da un finanziamento privato (una multinazionale di bibite che è spassosa metafora della Coca-Cola) e l’esercito mauritano condivide la sorveglianza dell’isola insieme al contingente internazionale. Addirittura, con una correttezza veramente poco “Pax Americana”, l’onore del primo benvenuto ufficiale è riservato al presidente della Mauritania — scelta difficile da immaginare in un romanzo di SF anglosassone.

Resurrezione si mantiene in un equilibrio perfetto fra speculazione filosofica, realismo procedurale (le dinamiche del Keiri e il protocollo di contatto sono di una plausibilità difficilmente superabile) e azione. L’intero terzo finale del romanzo infatti è un’azione incalzante che conduce inesorabilmente alla risoluzione finale del conflitto narrativo — e, devo dire, senza eccessi dinamici che forzerebbero la volontaria sospensione dell’incredulità.

Poche e marginali sono le cadute di qualità: per esempio, l’identità dei Figli di Abramo, la setta che individua nei pemberiani una fonte di male assoluto, o l’affrettata (e dubbia) spiegazione dell’unico episodio violento verificatosi nel rapporto con gli alieni. In compenso, incomparabili sono i punti di forza: uno stile sobrio e misurato, che non risparmia momenti crudi, ma che non indulge a uno psicologismo che sposterebbe l’attenzione dalla vicenda ai personaggi; le lievi tinte esotiche non sono di maniera, ma funzionali all’ambientazione; la gerarchia dei simboli scivola via impercettibile, nel sottotesto, ma c’è tutta, dal rosso delle fragole alla forma matematica dei pemberiani, e via dicendo; infine, vero tocco di genialità è quella meta-letteratura che l’autrice riesce a inserire organicamente nell’intreccio, un bellissimo omaggio, con la figura di John Templeton, lo scrittore di fantascienza (che scrive in italiano!) trascinando così a forza il genere letterario all’interno degli elementi della trama.

Elena Di Fazio, Resurrezione, Urania 1696, novembre 2021: € 6,90 (4,99 ebook)

 

«E’ tutto più grande di noi» … ma valeva la pena

di db

Lo dico subito: con «Resurrezione» Elena Di Fazio ha scritto un gran libro, non perdetevelo. Mi ha preso dalle prime righe e non mi ha più mollato. Un paio di volte mi sembrava che il ritmo rallentasse ma era per prendere lo slancio e saltare ancora più in alto. E ogni volta che ho pensato “adesso succede questo” l’autrice mi ha fregato cambiando le carte in tavolo sotto il mio naso: fra l’altro con evidenti necessità logico-narrative (tranne forse in una circostanza) e non per il gusto di fare uscire i piccioni dal cilindro.

Non voglio dirvi nulla della trama e anzi inviterei chi comprerà questo libro a non sbirciare nemmeno la quarta di copertina che (inevitabilmente) un pochino fa “spoiler”. A me pare così bello farsi stupire a quasi ogni pagina. Parafrasando la nota frase di Shakesperare citata in apertura mi sbilancio a scrivere: «ci sono più cose in questo romanzo che negli Urania dell’ultimo anno».

Ma se taccio sulla trama allora di cosa vi parlo? Innanzitutto consigli (esche, se preferite) per lettori-lettrici “con speciali bisogni”. Già a pagina 18 arrivano i filosofi – anzi le filosofe: due – e poco dopo i teologi. Se siete collezioniste/i di sponsor inverosimili troverete qui robaccia e ironia. Questa storia dei «wormhole» non vi è chiara? O invece amate Epicuro? In entrambi i casi qui c’è da arrotare i denti. Occhio a Dick, Swift e soprattutto alla Svizzera. E orecchio a Glenn Miller. Se siete integralisti religiosi (capitati per sbaglio su codesto blog) sappiate che Di Fazio proprio-proprio-proprio non fa per voi; c’è persino una maternità del tutto fuori dai canoni, roba da far arrossire l’eterologa Maria di Nazareth. Infine avviso per i ghiottoni: temo che la fragola atlantica non esista perchè l’île des fraises, così ben descritta nel libro, non esiste o perlomeno io ho trovato questo nome in riferimento al Canada e non alla Mauritania; se sbaglio avvisatemi.

Dopo i consigli un paio di frasi citabili.

«E’ follia aspettarsi una mente esente da bias cognitivi».

Questa ve la dico in greco (come fa l’autrice): «Ψυχή και σώμα».

«Io credo nei microscopi non nei proiettili».

E questo dialogo: «E’ diventato tutto più grande di noi, vero?»… «Lo è sempre stato» che si tradurrà in un elogio della fantascienza (ma più non posso dire).

Ancora: dopo i due «immagina» (alle ultime pagine) forse per associazione di idee penserete a John Lennon e/o a Fredric Brown oppure a qualche altro «vecchio inventore di storie scadenti»: forse però tutto quello fin qui detto «è il parto fantasioso della mia mente». Ah, non c’è un posto dove nascono (o muoiono) le idee perchè sono in viaggio da sempre.

Faccio mia (estrapolando, è ovvio) la domanda finale del romanzo: «ne è valsa la pena?». Sì, pur se vi spaventeranno le tre possibilità – anzi quattro – con cui «Resurrezione» si conclude (forse) … certamente valeva (e varrà) la pena camminare con Elena Di Fazio e con i suoi splendidi protagonisti, umani e alieni. Ma alieni davvero.: del resto noi esseri umani non siamo già così alieni a noi stessi da aver paura di accettare le differenze o persino di nominare le donne?

Dopo aver scritto la mia recensione (mica volevo farmi influenzare, eh-eh) lho letto quella di Franco Ricciardello: anche se non svela il finale lui racconta molto della trama; ma a parte questa diversa scelta io sottoscrivo ogni sua parola.

Aggiungo solo 3 brevi PS, più sul “personale”.

UNO

Dopo questo bel regalo Urania continuerà a coccolarmi: infatti a dicembre è annunciato «Starplex» di Robert Sawyer che è fra gli autori (viventi) il mio preferito (insieme a Cory Doctorow)… e spero il vostro. Finora non ne ha sbagliata mezza. Eh? Non lo conoscete? Beh, che aspettate? Sguinzagliatevi fra biblioteche, e-book, bancarelle: regalatevi Sawyer.

DUE

Questo è un ps ancora più personale, potete saltarlo. In coda all’Urania 1696 ci sono i racconti finalisti del premio «Urania Short 2021»: ovvero «Anima neurale» della milanese Veronica De Simone, «Lo stato gassoso dei fantasmi» della bolognese Elisa Franco e «Aedri» dell’altro milanese Valentino Sani … con la scheda per votare. Un anno fa (cfr Del Popolo Riolo e Zelazny in edicola ovvero…) dopo lunga meditazione feci una dichiarazione di voto. Quest’anno mi asterrò: i racconti sono buoni però nessuno dei tre mi ha impressionato in modo particolare.

TRE

Quest’ultimo PS è personalissimo e quasi paramedico. Leggendo in quarta di copertina la breve nota biografica su Elena Di Fazio vedo che nel 2017 ha vinto il premio Odissea con il romanzo «Ucronia». Ohibò e perchè io non l’ho letto? Fu per me un anno letargico? Mi punse la tze-tze e sonnecchiai per mesi? Però care e cari della mia fanta-cerchia più intima è anche un po’ colpa vostra: perchè in questi 4 anni nessuna/o mi ha svegliato, avvisato, sgridato, morso sul collo? Se «Ucronia» è bello anche solo la metà di «Resurrezione» allora è bellissimo. Mi metto in caccia.

 

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • Non so che dire, se non GRAZIE a tutti e due per aver letto il romanzo e per questa doppia recensione che mi lascia con la lacrimuccia di commozione.
    île des fraises è come la Rokovoko di Queequeg: esiste, ma non sulle mappe!
    Grazie ancora,
    Elena

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