Ricordando Claudio Giusti a un mese dalla morte

testi di Alessia Bruni (*) e della redazione di Pressenza

Claudio Giusti al World Congress Against the Death Penalty, Oslo 2016

CLAUDIO GIUSTI (5 settembre 1951 – 23 gennaio 2021)

a cura di Alessia Bruni

In questa pandemia abbiamo perso Claudio Giusti, di Forlì, che per tutta la vita è stato studioso e militante per i diritti umani e contro la pena di morte.

Laureato in scienze politiche con una tesi sul dissenso in Unione Sovietica, aveva una formazione da ricercatore e storico che metteva al servizio dei diritti umani.

In una sua nota autobiografica scriveva: «Claudio Giusti ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al congresso di fondazione della Sezione Italiana di Amnesty International, nel 1975, ed è stato uno dei fondatori, nel 2002, della World Coalition Against The Death Penalty. Ha scritto una quantità di articoli e ha tenuto innumerevoli conferenze e seminari sui diritti umani e la pena di morte (ma anche su fumetti e cartoni animati)».

In Amnesty per anni, contribuì alla nascita di numerosi gruppi locali di attivisti, anche ricoprendo il ruolo di responsabile a livello regionale dell’addestramento dei gruppi. Era convinto che per difendere i diritti umani fosse necessaria una buona organizzazione, una forte preparazione e un confronto con il movimento a livello internazionale. Generosissimo, si è sempre speso per intervenire ovunque ci fosse bisogno di supporto.

All’attivismo aggiungeva la riflessione teorica. Il suo saggio “Cosa sono veramente i diritti umani” («Il Pensiero Mazziniano» 3/1998) era stato apprezzato da Norberto Bobbio. Il testo in cui la pena di morte era considerata una violazione del principio di uguaglianza era stato apprezzato da Roger Hood.

Claudio si riteneva fra le pochissime persone in Italia esperte di pena di morte, e questo era per lui motivo di sconforto poiché era convinto che l’Italia, per la sua tradizione abolizionista, avrebbe potuto svolgere un ruolo importante nel panorama internazionale. Ha sempre cercato di formare abolizionisti, sia prestandosi come oratore sia scrivendo un manuale su come parlare in pubblico di pena di morte.

Claudio si era specializzato sulla pena di morte statunitense, perché su di essa esiste una mole imponente di informazioni, che invece scarseggiano in Paesi che ne fanno largo uso come la Cina o l’Iran. Negli anni ha partecipato ai World Congress Against the Death Penalty a Strasburgo, Parigi, Ginevra, Madrid, Oslo in cui incontrava i sui amici di penna internazionali tra cui Roger Hood, Bill Pelke, entrambi recentemente scomparsi.

È possibile consultare gli scritti di e su Claudio Giusti qui:

http://www.osservatoriosullalegalita.org/special/penam.htm

http://www.facebook.com/claudio.giusti.545

http://www.astrangefruit.org/

https://www.ildialogo.org/ShowIndex.php?sez=nopenamorte

(*) ripreso dal 240esimo «Foglio di collegamento» del Comitato Paul Rougeau

Claudio Giusti durante una delle sue innumerevoli conferenze (Foto di Elab. Pressenza da Youtube)

Scomparso Claudio Giusti, studioso e lottatore contro la pena di morte

della Redazione Italia di PRESSENZA (25 gennaio 2021)

E’ giunta ieri la triste notizia della scomparsa di Claudio Giusti, studioso e militante contro la pena di morte da tempo immemorabile ed anche collaboratore di Pressenza su questi temi dagli inizi dell’agenzia.

Abbiamo chiesto a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, di ricordarlo e lo ha fatto con queste parole.

Claudio riteneva di essere il più grande esperto di pena di morte al mondo. Probabilmente lo era. O forse no, ma poco importa. Si proponeva come conferenziere su temi di giustizia nazionale e internazionale e riceveva inviti. Aveva una sua reputazione, una rete di contatti. 

Soprattutto, Claudio aveva un ardore polemico fuori dal comune. Mandava delle mail spiritate contestando dati e informazioni. Criticava le ricostruzioni mainstreaming sulla grazia a Sacco e Vanzetti. Era il suo chiodo fisso.

Una volta, erano gli anni Ottanta, nella sede di Amnesty International di Bologna pose sul tavolo i notiziari della sezione italiana e di quella francese. Indicando il secondo, prendendolo in mano e sfogliandolo, mi disse tre volte: “Qui c’è ciccia”. 

Ho tenuto in mente quelle parole da allora, riproponendomi sempre di “mettere ciccia”, ossia contenuti, non essere mai solo forma ma “ciccia”.

La vita di Claudio è stata “ciccia”, tanta. Lo scrive, con affetto, uno che secondo lui era un pirla.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

 

La Bottega del Barbieri

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