Road to LL (Lem + Lovecraft)

di Effemme Dibbì alias Fabrizio Melodia e Daniele Barbieri

Siamo stati stimolati a scrivere codesto articolo da una doppia pagina di “Alias-domenica” (inserto settimanale del quotidiano «il manifesto») del 12 settembre.

Sul lato sinistro Giampiero Moretti parla dei racconti di Stanislaw Lem (raccolti da Mondadori sotto il titolo «Universi») mentre sul lato destro Marco Petrelli ragiona su «I taccuini di Randolph Carter» di Howard Phillips Lovecraft (in una nuova traduzione da Einaudi): potete leggere i due articoli in rete così https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=L%27invisibile+procede+della+direzione+dei+nostri+sensi e così https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=Smarrita+la+chiave+ai+reami+dell%27infanzia con l’occhiello «frontiere fantascientifiche» a sinistra e «fantascientifiche frontiere» a destra.

Nel cartaceo c’è un “ponte” sotto i due articoli: «Quel che unisce e quel che divide Lem e Lovecraft» di Umberto Rossi (vedi https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=Quel+che+unisce+e+quel+che+divide+Lem+e+Lovecraft) ed è proprio qui che noi due ci inseriamo.

Così parte Umberto Rossi:

«Difficile immaginare due scrittori più diversi di Howard Phillips Lovecraft e Stanisław Lem. Il primo vissuto nella prima metà del Novecento, negli Stati Uniti (che non ha mai lasciato), bianco anglosassone protestante, animato da pregiudizi nei confronti degli immigrati che affluivano nel suo paese in quegli anni, in primis gli ebrei dall’Europa orientale; scrittore visionario, ha messo in scena mondi e entità da incubo in storie angosciose dove incombe continuamente un altro mondo dalle geometrie non euclidee, abitato da creature semidivine il cui aspetto è così mostruoso da fare impazzire noi umani.

Lem invece è polacco di discendenza ebraica, anche se non credente; emigrato a Berlino e assolutamente cosmopolita, ha scritto nella seconda metà del secolo, armato di un’intelligenza lucida e tagliente, che giunge al paradosso e al limite del conoscibile attraverso ragionamenti logici e ben fondati sulla scienza, grazie anche alla sua formazione, come medico prima e poi come studioso della cibernetica; è un narratore algido che non perde mai il controllo, autore di una fantascienza visionaria sì, ma ben diversa dagli incubi cupi del suo collega americano.

Sembrerebbe che questi due scrittori siano accomunati soltanto dall’iniziale del cognome, eppure qualcosa li lega: un tema caratteristico dell’immaginario fantascientifico si ritrova in misura maggiore o minore sia in Lem (si pensi a romanzi come Solaris o a L’invincibile) che in Lovecraft (i cui “grandi antichi” sono anche e soprattutto esseri radicalmente alieni, provenienti da un altro spazio-tempo). E se il territorio della fantascienza è connotato da una serie di figure ricorrenti (i robot, gli androidi, il viaggio nel tempo, l’astronave, e così via) e da temi condivisi (il sublime tecnologico, la visione utopica o distopica, la catastrofe, l’incontro con l’alterità assoluta, e altri ancora), è proprio uno di quei temi a interessare Lem, e ossessionare Lovecraft: quello della fine dell’antropocentrismo».

Siamo d’accordo con Rossi, anche se a pignoleggiare è azzardato classificare Lovecraft come fantascienza: sull’affollato albero del fantastico lui abita piuttosto sul ramo horror o – per dirla con Wikipedia (e non solo) – «le sue opere sono una contaminazione tra horror, fantascienza soft, dark fantasy e low fantasy, descritte, anche da lui stesso, col termine weird fiction».

Occorre meglio capire come mai due persone così diverse si siano “arrampicate” sui rami del fantastico ritrovandosi dentro incubi a volte abbastanza simili.

Proviamo a vedere cosa li ha portati a quell’esito ripartendo dalle biografie.

Stanislaw Lem si dedicò con grande passione allo studio della filosofia, per seguire poi le orme paterne intraprendendo gli studi di medicina. Li interruppe in seguito all’occupazione nazista della Polonia, dovendo lavorare per sopravvivere: fece il meccanico durante tutto il conflitto mondiale, un’esperienza che lo avrebbe formato in modo indelebile. Dopo la fine del conflitto, riprese gli studi dedicandosi alle scienze biologiche e cibernetiche – un modo di mettere “la meccanica” nella filosofia – fino alla svolta del 1951 con il romanzo «Il pianeta morto» che gli causò non pochi problemi con la censura (stavamo per scrivere sovietica, anche se paeliamo della Polonia) tanto da portarlo a smettere di scrivere per un periodo.
Nota e sottolineata con la penna rossa l’infanzia difficile di HPL (così i suoi ammiratori chiamavano Lovecraft) con il padre rinchiuso in ospedale psichiatrico e una madre iper protettiva che non lo faceva uscire di casa facendogli credere di avere un aspetto orribile. Il nonno materno gli aprì le porte delle sua biblioteca stracolma di letteratura gotica e fantastica e il piccolo Howard si fece risucchiare dai racconti di Edgar Allan Poe e di Lord Dunsany, che saranno i suoi maggiori ispiratori.

Crescendo HPL si appassionò alla chimica, arrivando ad allestire un piccolo laboratorio in cantina mentre la nonna materna lo aveva introdotto all’astronomia e lui arrivò a ipotizzare l’esistenza di Plutone molto tempo prima che l’astronomia ufficiale ne facesse menzione: una piccola grande scoperta personale che tornerà nei suoi racconti con i mostri provenienti da Yuggoth.
Il giovane Lovecraft soffriva di esaurimenti nervosi. Inoltre la famiglia, a causa degli investimenti sbagliati dello zio materno, precipitò in una condizione di povertà da cui non si sarebbe più ripresa.
HPL svolse il lavoro di revisore di testi altrui per quasi tutta la sua breve vita, morirà infatti a 46 anni per un tumore all’intestino.
Tornando a Lem, dopo «
Il pianeta morto» scrisse nel 1955 il romanzo «La nube di Magellano» per poi arrivare al suo periodo più prolifico e filosofico con «Pianeta Eden» (1959) dove per la prima volta c’è il tema dell’incomunicabilità fra intelligenze aliene, «Ritorno all’universo» e il celeberrimo «Solaris» (entrambi del 1961).
Grazie alle sue conoscenze di cibernetica e astronautica, Lem rappresenta in modo assai realistico i viaggi stellari ma non è questo che più gli interessa quanto creare un forte contrasto fra il realismo della narrazione e l’introspezione (filosofica, a volte religiosa) in cui spinge i personaggi, portandoli a un viaggio interiore – a cui nessuno può sottrarsi – spesso dagli esiti assai incerti: un cammino distante anni luce eppure sempre così vicino.
L’incomunicabilità fra l’essere umano e l’Altro da Sè riveste un aspetto fondamentale dell’opera di Lem: il linguaggio sembra incapace di costruire un ponte fra il Sè e l’ Altro, una tematica filosofica assai cara all’esistenzialismo moderno ma anche alla religione, in particolare alla trascendentalità divina.
Anche per Lovecraft l’altro da sè riveste importanza ma se Lem guarda con “rassegnazione” all’alterità e all’incomprensibilità, per HPL si spalancano le porte dell’incubo e dell’orrore soprannaturale. Quasi tutti i suoi racconti sono attraversati dalla totale impotenza e incapacità di comprensione degli esseri umani. Da ricordare l’inquietante invenzione lovecraftiana del libro maledetto “
Necronomicon” scritto dall’arabo folle Abdul Alhazred e contenente tutto quello che c’è da sapere sugli orrori soprannaturali ma senza la possibilità di sconfiggerli o controllarli. Chi legge quel libro è condannato alla follia.
I protagonisti di Lovecraft sono semplici spettatori delle vicende in cui si ritrovano coinvolti, veri e propri antieroi totalmente incapaci di influenzare gli eventi; con l’eccezione del personaggio Randolph Carter che si rifiuta di subire il suo destino.

Nel racconto «Il richiamo di Cthulhu» HPL scrisse: «Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l’incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d’ignoranza in mezzo a neri mari d’infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d’insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura».

Qui la differenza con Lem è marcata. Per entrambi resta però la scelta del fantastico nel tentativo di uscire dalle gabbie: quelle più personali di HPL e quelle di regime per Lem.

Umberto Rossi conclude così: «Questa strana coppia trova nella fantascienza uno spazio di incontro e di confronto: prova evidenre dell’ampiezza e della complessità di questo territorio dell’immaginario». E noi siamo d’accordo solo in parte: perchè se fantastico e fantascienza hanno in comune di offrire gli “attrezzi” per evadere dalla realtà che opprime restano grandi le differenze nel muoversi fuori dalle scienze o invece tentare di muoversi all’interno delle conoscenze moderne. Nonostante le sue passioni giovanili per astronomia e chimica Lovecraft si è mosso come antimoderno mentre Lem ha scelto – con dolore mitigato dall’ironia, con un sapere critico che non si rifugiava nell’età oscura – di affrontare i mostri.

Qualcos’altro in “bottega”?

SUL VERSANTE LEM

A esempio due romanzi, se vuoi, di fantascienza e Stanislaw Lem: viaggio nel pianeta del silenzio ma anche Una pillolina di fantascienza filosoficae Lineamenti di filosofia del linguaggio alieno nella fantascienza (entrambi di tal Melodia)

 

SUL VERSANTE HPL

Io sono ProvidenceSì, viaggiare: anche a Kadath… (entrambi di Melodia)  e volendo Martemix nel D-stran-fant-Day ma anche Sicurezza ‘vo cercando: il futuro è un [in] pericolo? (di fm-db)

La Bottega del Barbieri

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