Roma spietata: ricorrere ai ripari di fronte a…

di fronte all’ennesima minaccia di sgombero sia pure limitato Lettera aperta di «Cittadinanza e minoranze» all’assessora Barbara Funari 

 

 

Oltre venti persone, fra cui una disabile e una donna incinta verrano messe in strada se non si dovesse ricorrere subito ai ripari.

contro l’ipotesi avanzata per l’ennesima volta di dare ricetto solo a mamme con figli minori o disabili e mandare gli/le altri/e per strada, cittadinanza e minoranze invia  all’assessora alle politiche sociali del comune di roma una proposta risolutiva.

è radicale, ma  in linea con la costituzione. La proprietà, secondo alcuni/e sarebbe sacra, ma la vita di ogni persona lo è certamente di più. 

Lettera apertall’Assessora Barbara Funari

Gentile assessora,

le scriviamo in spirito di collaborazione, con l’intento di contribuire alla soluzione di un caso grave ed urgente che fra i tanti che seguiamo è al momento quello che riteniamo sia da affrontare con la massima decisione ed urgenza. L’occasione è giusta per affrontare anche una questione di carattere generale, anch’essa importante, grave e non rimandabile.

Si profila ancora uno sgombero. Riguarda tre famiglie senza fissa dimora che ne hanno già subito un altro, anni fa, dal Campo River ad opera dello stesso Comune di Roma che anni prima ve le aveva regolarmente immesse.

Fra di esse una versa in condizioni straordinariamente difficili. Composta dai genitori,una figlia affetta dalla sindrome di Down ed un figlio con moglie incinta di 7 mesi, dopo aver peregrinato a lungo all’estero ed in Italia alla ricerca di una sistemazione, da 3 anni ha trovato rifugio insieme ad altre due famiglie in una vecchia fabbrica abbandonata che si trova al KM 2,7 della via Tiberina.

All’epoca della occupazione noi stessi, insieme a don Paolo Loiodice, il vescovo che aveva nel suo stemma episcopale la bandiera dei Rom e del quale avrà sentito parlare, l’aiutammo ad acquistare i materiali per costruirsi da sé all’interno del capannone un box per dividersi dagli altri occupanti. Successivamente con le stesse modalità ha acquistato e montato un pannello fotovoltaico per l’illuminazione. Quando la piccola disabile vide la luce batté le mani ed andò a chiamare i vicini di occupazione affinché l’ammirassero.

Questa famiglia ha sinora tirato avanti alla men peggio facendo comunque studiare i tre figli (la primogenita è ora in Svizzera a completare un corso da parrucchiera ed estetista) e curando la giovanissima disabile che più volte e per diversi motivi ha ricoverato al Bambin Gesù.

Quattro giorni fa le forze dell’ordine hanno hanno consegnato alle tre famiglie l’ingiunzione di lasciare l’immobile, su istanza della proprietà che vuole tornarne nella disponibilità. All’operazione è stata presente anche personale del V Dipartimento del Comune dipendete dal suo Assessorato, che ha dichiarato di poter sistemare in una casa famiglia solo la moglie con la figlia disabile E’ la solita prassi secondo la quale possono ricevere aiuto solo mamme con figli minori o disabili; gli altri membri non minorenni possono andare per strada!

Se questa prassi è comunque inaccettabile, tanto che il più delle volte è respinta e vi sono legali che ne sostengono la illeicità, nel caso in questione è di una crudele assurdità: la ragazza disabile per continuare a vivere non può fare meno né dell’affetto del padre e del fratello al quale è abituata né del loro aiuto materiale che sinora l’ha sostenuta molto. Senza dire che la madre non potrebbe provvedere da sola a tutte le esigenze della figlia malata.

Per questo Assessora la preghiamo: intervenga lei e trovi una soluzione immediata per questo caso.

Ma non basta. E’ indispensabile che al più presto rimuova questa prassi che pretendendo di smembrare le famiglie non ci tratteniamo dal definire incivile ed insulsa.

Ben comprendiamo che soluzioni facili per casi del genere non ve ne siano. Ma riteniamo ed invochiamo che in casi estremi si possa, anzi si debba ricorrere a rimedi straordinari. E’ qui che deve intervenire la Politica.

Confortati dall’autorevole parere del Vice Presidente Onorario della Corte Costituzionale, il giurista prof Paolo Maddalena, che ha reso pubblico il suo parere secondo il quale le proprietà private in disuso ed abbandonate diventano di proprietà pubblica e sono da considerarsi bene comune, le chiediamo di proporre senza indugio al Sindaco Gualtieri di attivare i suoi poteri e procedere all’esproprio a termini di Legge dei tantissimi immobili in disuso esistenti a Roma. Vi è un esempio che ha fatto giurisprudenza, al riguardo. Quello di Sandro Medici che da presidente di un Municipio, surrogandosi ai poteri non attivati dal Comune, provvide all’esproprio di immobili nei quali immise famiglie senza dimora. La Magistratura, espletati tutti e tre i gradi di giudizio ha definitivamente sentenziato che Sandro Medici ha agito correttamente. La via, dunque, è stata aperta, non resta che percorrerla.

Nell’attuale Giunta Capitolina siede un altro testimone di quella coraggiosa stagione: l’Assessore Andrea Catarci.Anch’egli può essere di supporto per eliminare la vergogna degli sgomberi e dei senza fissa dimora, cioè di cittadini e cittadine cui sono negati i Diritti che la Costituzione garantisce in teoria e alle Istituzioni di prossiità, quali i Comuni, tocca garantire di fatto per non venir meno all’obbligo ad essi assegnato dalla Carta Costituzionale che al comma 2 dell’art. 3 sancisce:<E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che, …, impediscono il libero sviluppo della persona umana…>.

La povertà, dunque, non è colpa da ascriversi ai poveri ma alle Istituzioni che non ne rimuovono le cause.

Noi restiamo in fiduciosa attesa da lei e dal Sindaco Gualtieri di risposte concrete, signora Assessora.

L’associazione di promozione sociale «Cittadinanza e Minoranze»

Roma 28 giugno 2022.

 

Redazione
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