RRS 2 – La Giornata della memoria

   La seconda (*) puntata – proposta da Andrea Bernagozzi – di una Round Robin Story (**) in “bottega” per qualche sabato

RRS-polipoDUE

Quella mattina David salta fuori dal letto come una molla. Non è mai stato un dormiglione, quasi nessuno lo è in famiglia. I suoi genitori si svegliano presto, il padre per fare gli esercizi e poi andare al lavoro, la madre per preparare la colazione prima al marito, poi ai figli.

Sua sorella Abbey invece ha sempre fatto fatica a uscire dal letto. Mentre si lava, David ripensa a quando erano piccoli. Abbey sfoderava tutto il repertorio classico pur di rimandare l’inevitabile: si girava dall’altra parte, metteva la testa sotto le coperte, si tappava le orecchie, protestava prima bofonchiando, poi alzando sempre più la voce fino quasi a urlare… «Sono una ragazza, non vado a scuola» diceva: «Perché mi devo alzare anch’io come David? Non è giusto!».

Sì, David lo rammenta bene, o almeno crede che sia così. Se non si può fidare dei ricordi scolastici, perché dovrebbe fidarsi di quelli di famiglia o di qualsiasi altro? Finora non ne ha mai parlato con Horty ma prima o poi dovranno affrontare l’argomento. Ha l’impressione che anche loro, su questo punto, stiano cercando di rimandare l’inevitabile.

Comunque quella è la grande giornata. Oggi conoscerà Ursula. Sono diversi giorni che lui e Horty si incontrano dopo le lezioni, con la scusa di studiare insieme. Per ragazzi della loro età e estrazione sociale è una cosa normale. La copertura però taglia fuori Ursula. Una ragazza che studia? Insieme a due maschi? «Attireremmo troppo l’attenzione» aveva detto Horty.

La scuola oggi è chiusa. Per la giornata di festa sono previste iniziative e manifestazioni in diverse zone della città. Tutti possono partecipare, giovani e anziani, maschi e femmine… È l’occasione che Horty e David aspettavano per incontrare Ursula senza destare sospetti.

È l’occasione che soprattutto David aspettava. Dalle parole di Horty si è fatto l’idea che Ursula sia davvero molto brillante, intelligente… e magari anche carina, chissà.

Non l’ha mai chiesto a Horty per vergogna. Non per il normale imbarazzo fra adolescenti quando si parla di ragazze, David non è un imbranato, sa come cavarsela in quelle situazioni. No, non gli ha chiesto nulla proprio per vergogna. «Sai, Horty, stiamo scoprendo un gigantesco complotto da cui dipendono le sorti dell’umanità. A proposito com’è Ursula?»: non suona bene, aveva pensato David. Aspettiamo. Anche in questo caso, rimandiamo.

Oggi l’attesa finirà. David si fa bello e si veste elegante. Dopodiché scende per andare a fare colazione.

***

Abbey lo sta aspettando a tavola, insieme alla mamma. David all’inizio è sorpreso che la sorella sia già lì, poi ricorda che è una giornata di festa per tutti, anche per chi non va a scuola. Ecco perché si è alzata presto anche lei. David era così perso nei suoi pensieri che se ne stava dimenticando. Smette di fantasticare e si concentra, per evitare di tradirsi.

«Buongiorno, David. Wow, ti sei messo davvero in ghingheri» lo saluta Abbey; «Jane sarà molto, molto contenta» aggiunge, maliziosa e divertita.

«Buongiorno mamma, buongiorno Abbey». David conosce le buone maniere e saluta la madre prima della sorella. «Mi spiace ma non verrò con le tue amiche» dice mentre si siede e comincia a spalmare il burro sulla fetta di pane caldo: «vado a una manifestazione dall’altra parte della città».

«David!» esclama sorpresa Abbey: «ma come, me lo avevi promesso, anzi ce lo avevi promesso, alla mia festa di compleanno. Oggi è la Giornata della memoria, capita una sola volta l’anno, è uno dei momenti più belli che abbiamo per stare insieme, non puoi bidonarmi così e non puoi bidonare così Jane!». Pronuncia queste ultime parole molto lentamente, quasi marcando ogni singola sillaba. La sua delusione è reale ma l’espressione in volto rivela che in fondo l’uscita del fratello non la sorprende.

«Non ho promesso proprio un bel niente, né a te né a Jane. Ho detto che ci avrei pensato, tutto qui. Tu e io siamo abbastanza grandi per andare dove vogliamo da soli, non dobbiamo più farci da balia a vicenda». David è più grande di Abbey di un anno. «E quanto a Jane, è una tua amica, non la mia fidanzata».

«Bravo, cavatela così, come al solito». Abbey si alza dal tavolo. È arrabbiata per davvero. Prende le sue cose. «Jane sarà molto, molto dispiaciuta». Non ci sono più malizia e divertimento. Va verso la porta, sta per uscire, all’improvviso si ferma. Fissa la maniglia per qualche secondo, poi si gira e aggiunge: «E tu non gli dici niente, mamma?».

La madre la guarda, annuendo. David capisce che prima, mentre non c’era, hanno parlato di lui. Hanno un piano. “Accidenti, ho proprio la testa altrove, dovevo accorgermene subito che qualcosa bolliva in pentola” pensa. Che possano essere… spie? Mamma e sorella?

«Quando c’è di mezzo un complotto mondiale, non puoi fidarti di nessuno», gli aveva detto Horty.

«Buongiorno, mamma. Buongiorno, fratello» saluta Abbey educatamente. Malizia e divertimento sono di nuovo presenti.

«Buongiorno, Abbey. Saluta Jane e divertitevi alla Giornata della memoria» risponde affettuosamente la mamma.

«Buongiorno, sorella» risponde David, facendo finta di nulla.

Abbey esce e chiude la porta alle spalle, delicatamente. David si aspettava che l’avrebbe chiusa con più decisione. “Quell’ultima battuta le ha permesso di scaricare la rabbia” pensa.

Ora tocca a lui e alla sua mamma. Sono soli nella stanza. Chi farà la prima mossa? David decide di continuare a prepararsi il panino. Ora spalma la marmellata sopra al burro.

«David, mio caro, posso farti un domanda?» chiede la mamma, indicando la teiera in tavola.

«Certamente, mamma» risponde David. Prende la teiera e le versa una tazza di té caldo. Poi lo prende anche lui.

«Grazie David, sei molto gentile» dice la mamma. Fa una pausa, poi continua: «alla manifestazione dove vai, c’è anche quel tuo nuovo amico, Horty?».

David ha un sussulto ma riesce a nasconderlo, almeno spera di esserci riuscito. La mamma, una spia? Non riesce a crederlo. Ma tutto quello che stanno vivendo è incredibile. «Sì mamma, c’è anche Horty». Inutile mentire, la mamma se ne accorgerebbe immediatamente.

«Vi vedete spesso da quando l’hai incontrato alla festa, mi pare. Studiate insieme al pomeriggio tutti i giorni».

«Sì, abbiamo scoperto molti interessi in comune» risponde David. “Uhm, non avrò detto troppo?” pensa. Non ha trovato di meglio da dire. “Non sono proprio nato per fare l’agente segreto”.

«Questo è molto bello David, e papà e io siamo molto contenti che sia così» commenta la mamma sorseggiando il té.

La tensione è troppa e David decide di prendere l’iniziativa. «Mamma, parlami chiaramente, per favore. Non sono più un bambino. Che cosa mi vuoi dire?». Spera, con la sua intraprendenza, di non aver superato una soglia pericolosa.

«David, mio caro, non te la prendere. Questo ragazzo si è presentato alla nostra festa senza essere invitato e questo non è bello. Ti stupisce che ti chieda di lui? Per quello che ne so, potrebbe essere un poco di buono».

«Hai ragione, mamma. Ma ti assicuro che non è un poco di buono».

«Sono contenta che tu me lo dica. Sai, tu sei un ragazzo molto sveglio, David, quindi ti accorgeresti se ci fosse qualcosa che non va».

«Per esempio, mamma?». David cerca di bere il té restando il più calmo possibile.

«Per esempio, se Horty facesse uso di stupefacenti».

«Non è così, mamma, te lo posso assicurare. Non è un drogato né uno spacciatore». David si chiede se sua mamma sia davvero preoccupata che lui possa frequentare cattive compagnie oppure se stia utilizzando qualche tattica da spia per farlo parlare.

«Grazie, David. Posso farti un’altra domanda?».

«Certo che sì, mamma». “Forse è una tattica” pensa allarmato David.

«Horty mi sembra molto attaccato a te».

«Sì, mamma, siamo molto amici. Abbiamo tanti interessi in comune, te l’ho già detto».

«Solo amici?».

La domanda secca coglie David di sorpresa. Smette di spalmare la marmellata, appoggia il panino nel piatto. Si pulisce le mani con il tovagliolo e si volta per guardare la madre negli occhi.

«Che cosa intendi, mamma?». “Oppure spia” pensa. La madre regge il suo sguardo ma David non vi coglie segni di sfida.

«Mi hai confermato che Horty è molto attaccato a te. Tu sei molto attaccato a lui?».

«Cioè?» sbotta David, quasi gridando. Subito si pente di aver alzato un po’ la voce. «Scusa, mamma» aggiunge.

«Grazie, David, per le tue scuse. Sei proprio un bravo ragazzo. Ma sai bene che un maschio adolescente può avere le idee molto confuse quando si tratta di decidere se uscire con le ragazze oppure… i ragazzi».

David realizza all’improvviso che, da quando ha conosciuto Horty, non vede più le amiche di Abbey. Finché c’è da studiare ha un senso. Ma oggi che è festa… Comprende che sua mamma e sua sorella, mentre lui non era ancora arrivato per la colazione, hanno parlato di come ha cambiato atteggiamento negli ultimi giorni. Che imbarazzo! Non bastava la cospirazione che riscrive la storia, ci mancava anche che sua sorella e sua mamma si mettessero a spettegolare di prima mattina se lui è…

«Gay. Tu mi stai chiedendo se Horty e io siamo gay» dice David, sempre guardando la mamma negli occhi.

«Caro David, l’omosessualità» la mamma pronuncia questo termine abbassando la voce, come se qualcuno potesse sentirli «è una cosa molto grave, per tanti motivi. Lo sai, vero?».

«Sì, lo so, mamma», risponde David. Spie, complotti, intrighi… Negli occhi di sua mamma vede solo un’affettuosa preoccupazione. Si convince di avere una immaginazione troppo vivida. La mamma è solo la mamma. Gli sta facendo un discorso da genitore a figlio, non un interrogatorio.

«Con Horty non ci droghiamo né ci baciamo, o peggio. Studiamo insieme e nel quartiere dove vive hanno organizzato una bella iniziativa per la Giornata della memoria. E per tua informazione ci sono tante belle, belle ragazze in quel quartiere». La butta lì, facendo intravedere che non è solo per Horty che va in quella zona della città.

In fondo, non è molto lontano dal vero” pensa David.

«Grazie, David, ora sono molto più rilassata. Ti ringrazio per essere stato così onesto con me. Ora finisci il tuo panino».

David si era dimenticato del panino. Mentre lo mangia, la madre si alza e va in cucina per pulire il fornello. David finisce la colazione, poi va verso la cucina anche lui. Bussa alla porta.

«Avanti» dice la mamma. David apre la porta e si sporge appena. Non è bene che entri in cucina.

«Grazie della colazione, mamma, la tua marmellata era buonissima» dice: «ora esco, ci vediamo stasera. Buongiorno, mamma».

«Grazie, David. Buona Giornata della memoria!».

Mentre David sta uscendo di casa, la madre lo raggiunge e gli dice: «Sai, David, pensavo che un giorno di questi potresti invitare Horty a pranzo. Mi piacerebbe conoscerlo meglio».

«Grazie, mamma, sei molto gentile. Glielo chiederò certamente».

«Buona Giornata della memoria di nuovo, caro David».

«Grazie e buongiorno di nuovo anche a te».

Si salutano con un bacio sulla guancia. Mentre cammina verso la metropolitana, David avverte lo sguardo di sua mamma sulla nuca.

***

«Perché Ursula non c’è?». La delusione di David è palpabile.

Horty non si aspettava una reazione di questo genere. «Non preoccuparti, non l’hanno scoperta». Immagina che sia per questo che David è nervoso. «Ci sono novità. Conosci il blog Alto castello?».

«Mai sentito nominare» risponde David. «Non posso seguire le migliaia di blog che ci sono». Si chiede se è stato troppo scortese con Horty. Cerca di recuperare il suo autocontrollo.

Horty però non se la prende. «Neanch’io lo conoscevo, infatti. Me l’ha segnalato Ursula. Il blog tratta soprattutto musica e cinema. Ursula ha notato alcune cose nei post».

«Per esempio?».

Horty si guarda in giro. Il sole splende in cielo e non fa troppo freddo per essere la fine di gennaio. Sono seduti su una panchina, circondata da alberi sempreverdi, in un giardino pubblico. La banda in piazza suona a tutto volume. Per quello che possono immaginare hanno fatto del loro meglio per non essere intercettati. Le chiome degli alberi sono folte e impediscono che siano ripresi da una telecamera. La musica disturba le intercettazioni di un microfono. Per precauzione si fregano le mani, tenendole molto vicino al viso. Così coprono la bocca, nel caso che siano controllati da una spia che sa leggere le labbra. Nessuno si può sorprendere che nel mezzo dell’inverno si riscaldino le mani all’aperto.

Per questo Horty ritiene di essere al sicuro, probabilmente più che in una stanza al chiuso. Quindi continua: «Hai in mente quando alla festa di tua sorella ho citato il trattato sulla tolleranza?».

«Sì, ricordo» dice David.

«Ecco, Ursula ha colto alcuni riferimenti simili. Sembravano essere messi lì apposta. Allora è entrata in contatto con l’autore del blog».

«Come ha fatto? Non era troppo rischioso? Può essere una trappola! Perché non ce ne ha parlato prima?».

«Calma David, non ho tutte le risposte. Ho pensato anch’io quello che dici tu. Ricordi però che eravamo d’accordo di cercare altri come noi, no? È quello che ha fatto Ursula. Ora ti sto solo raccontando come sono andate le cose, per quello che so io».

«Hai ragione, scusa. Vai avanti».

«Okay, zero problemi. Dicevo, Ursula ha contattato Phil…».

«Chi è Phil?».

«L’autore del blog si chiama Phil».

«Okay scusa di nuovo, continua».

«Ecco, non so bene come siano andate le cose, ma pare proprio che anche Phil sia uno di noi».

«Quindi anche lui ha una memoria alternativa? Rammenta quello che ha studiato a scuola e anche le altre cose che ricordiamo noi?».

«Esattamente. Ma c’è di più».

«Cioè? Non tenermi sulle spine, Horty!».

«Quando Phil ha visto Ursula, ha detto che si ricordava di lei perché, ehm, frequentano la stessa scuola. Ha detto proprio così, al presente».

«Possibile? Le donne non vanno a scuola, anche se noi abbiamo una memoria vaga che fosse così». David è perplesso.

«David, che cosa c’è di impossibile in questa storia? Noi ci ricordiamo di liberté, egalité, fraternité, ma non l’abbiamo mai studiato, giusto?».

«Sì, è vero, è tutto assurdo… Ma io non ricordo altri compagni di classe rispetto a quelli che conosco. Ho la sensazione che fossi a scuola anche con altre persone, però non saprei riconoscerle camminando per strada».

«Anch’io. Evidentemente per Phil è diverso».

«Ma come può essere che fossero… siano… insomma, non so che dire, hai capito… compagni di classe?».

«Andavano, vanno alla stessa scuola, non nella stessa classe. Così ha detto Phil a Ursula. E poi che c’è di strano? Abbiamo tutti più o meno la stessa età».

«Quindi anche Phil è un ragazzo?» chiede David.

«Perché, pensavi fosse un adulto? Che cosa te lo ha fatto credere? Ricordi forse qualcosa anche tu?». Horty è così eccitato all’idea che smette di fregarsi le mani.

«No, niente, sono un bel po’ confuso…» dice David. Fa segno a Horty di rimettersi le mani di fronte al viso.

«Comunque Phil ha idee interessanti sulla congiura. Ursula mi ha detto che usa il linguaggio tecnico della musica e del cinema per illustrare la sua ipotesi. Parla di alternate take, le registrazioni di versioni differenti di uno stesso brano. Di reboot, quando si rifà un film già uscito, ma cambiando parte della storia, dei personaggi…».

«Cambiare la storia? Sembra interessante».

«Sono d’accordo. Ursula ha detto che Phil sa come ci possiamo incontrare, tutti e quattro, in un luogo sicuro. Stanno organizzando l’incontro e ci faranno sapere».

«Stanno?».

«Sì, Ursula e Phil. Ursula mi ha detto che lei non si ricorda di Phil bene come lui ma sente che ci sono grandi affinità tra loro».

«Ah» esclama David. «Bene, sono contento». Guarda di fronte a sé, nel vuoto. Non sa che cosa provare. La situazione è troppo più grande di lui.

La banda smette di suonare. «Ora dobbiamo andare, altrimenti qualcuno potrebbe chiedersi che ci facciamo appartati qui mentre tutti sono in piazza per la Giornata della memoria» dice Horty.

«Sì, certo» risponde David. Si chiede se anche la mamma di Horty gli ha chiesto di lui come ha fatto sua mamma stamattina.

Si alzano dalla panchina e raggiungono la fila fuori dal negozio di elettronica. Il presentatore sale sul palco allestito davanti alla vetrina. Comincia a parlare al microfono, anzi a urlare, per arringare la folla: «Benvenuti, ragazzi e ragazze! L’anno è appena cominciato e la memoria del vostro smartphone com’è?». Rivolge il microfono verso la folla.

«Piena!» risponde la folla, quasi all’unisono.

«Sapete perché è piena? Perché il modello del vostro smartphone è…» fa una pausa prima di indirizzare nuovamente il microfono sotto il palco.

«… Vecchio!» gridano tutti insieme.

«E oggi perché siamo qui? Perché oggi escono i modelli di smartphone…» continua il presentatore.

«… Nuovi!»: un vero e proprio boato scuote la piazza.

«Benissimo, siete bravissimi!» dice il presentatore. «Nuovi e con sempre maggior memoria a disposizione, per archiviare le immagini, i filmati, i messaggi di amiche e amici! Così non ci dimenticheremo di nessuno dei bei momenti della nostra vita! È per questo che chiamiamo questa festa…». Ancora il microfono verso la folla.

«… La Giornata della memoria!». Se prima era un boato ora è un’eruzione vulcanica in piena regola.

«Siete pronti laggiù al servizio d’ordine?» chiede retoricamente il presentatore: «perché tra un po’ tutte queste belle persone vorranno entrare di corsa per accaparrarsi l’ultimo modello!». Quattro omaccioni vestiti stile Men in black stanno in piedi vicino alla porta, con le braccia conserte, guardando fissi davanti a loro. Guardano il presentatore e fanno un piccolo, ma coreografico cenno con il capo. Poi due si avvicinano alle transenne, altri due alla porta principale. La folla urla, le persone si accalcano, il presentatore comincia il conto alla rovescia: «Cinque, quattro, tre, due, uno… Buona Giornata della memoria!».

Horty e David hanno urlato anche loro, senza convinzione. Sono fra gli ultimi in fila, lontani dal negozio. Seguendo lo show del presentatore, entrambi rabbrividivano ma non per l’emozione o per la temperatura. Ricordano un’altra Giornata della memoria, legata a una tragedia immane, talmente indicibile che Horty e David si sono chiesti se poteva essere accaduta per davvero, se il loro ricordo non fosse distorto, esagerato, falso. Mentre facevano finta di studiare insieme spesso hanno confrontato i propri ricordi di quella vicenda. Speravano di trovare qualche indicazione che non fosse vera, che ricordassero piuttosto la trama di un film o di una fiction televisiva.

Purtroppo non l’hanno trovata. Lo shock è stato tale che l’idea di partecipare a quella festa era diventata insopportabile. Temevano però che il loro atteggiamento sarebbe stato considerato strano. Per questo hanno deciso di andare lo stesso. David poi aveva trovato sollievo al pensiero che avrebbe visto finalmente Ursula.

«Evviva la Giornata della memoria!» continua a gridare il presentatore nel microfono, mentre i primi fortunati possessori dell’ultimo modello di smartphone escono dal negozio e cominciano a registrare filmati e scattare fotografie, suscitando l’invidia di chi è ancora in fila.

Non si dimenticheranno nessuno di questi bei momenti” pensa David.

[LA RRS CONTINUA fra 7 giorni]

 

(*) qui la prima puntata: http://www.labottegadelbarbieri.org/rrs-1-horty-ci-prova/  

(**) Cos’è una «Round Robin Story»? E’ un gioco di scrittura… Una storia dove autori/autrici si susseguono, a turno, per scrivere “al buio” (cioè senza una sceneggiatura) pezzi di una storia; di solito chi inizia… è “condannato” anche a concludere, cioè a tirare fuori il finale.
Divertente ma difficile.

Barare è lecito ma certo molte amicizie si sono rotte per chi trascina una RRS trooooooooppo fuori dai binari. Facciamo un classico esempio. C’è una famosa striscia di SNOOPY alla macchina da scrivere, all’incirca così: nella prima vignetta il bracchetto scrive «era una notte buia e tempestosa»; nella seconda vignetta aggiunge: «in un ospedale un medico fece un’importante scoperta»; terza vignetta: «una nave pirata apparve all’orizzonte»; e nella quarta vignetta uno Snoopy assai perplesso riflette «mi sa che sono nei casini».. Ecco questo è un rischio.

L’altro pericolo è che chi scriverà la “puntata finale” alla fine ignori “del tutto” gli altri e le altre che hanno giocato. Scorrettissimo no?

Qui in “bottega” alcune persone hanno accettato di giocare, come vedrete. Ogni sabato… finché ci saranno giocatori/giocatrici: abbiamo messo nel conto una decina di puntate, forse due di meno (diserzioni?) o forse due di più (altre pazze e altri pazzi si vogliono aggiungere?). Il “buio” fa paura e affascina.

Il logo della nostra RRS – Round Robin Story appunto – è stato disegnato da Energu che lo varierà (spesso? sempre?) un poco a seconda dell’estro, del sole o no, della variabile Zyx, del vino.

Ci ritroviamo qui fra 7 giorni. (db)

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • Ci tengo a sottolineare quello che scrive dibbì: la Round Robin Story è un GIOCO di scrittura. Quindi giochiamo. Non sono né un autore né un’autrice, sono un fisico che lavora all’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, ho partecipato per divertimento. Autrici e autori veri, che non mancano tra lettori e contributori di questo blog, mi perdonino le inevitabili ingenuità. Grazie a dibbì per avermi invitato a giocare!

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