Scor-data: 10 gennaio 1775

Muore decapitato il ribelle antizarista Pugacev

di Fabrizio Melodia (*)

Nel 1775 scompariva una figura a metà strada fra leggenda e fattualità storica, il ribelle cosacco Emel’jan Ivanovic Pugacev, in italiano indicato spesso come Emiliano Pugasciof: fu il condottiero di una eccezionale ribellione cosacca contro il totalitarismo della zarina Caterina II di Russia, di cui avrebbe parlato anche Aleksandr Puskin nel suo romanzo storico «La figlia del capitano» (del 1836).
Grande indole ribelle, rude e feroce, capace di grandi slanci di generosità quanto di attacchi di megalomania acuta, considerato dagli studiosi un precursore dei populisti, Pugacev ancora adesso incarna un mito negli annali delle ribellioni.
Fu l’esasperata risposta ai sistemi di colonizzazione delle terre incolte imposte dagli zar, più che mai assolutisti e sempre meno propensi a riforme a favore del popolo, il quale veniva trasportato a forza come manodopera servile nei territori semidesertici e costretto a lavorare in condizioni disumane.
Figlio di un proprietario terriero cosacco del Don, Pugacev, sposatosi da poco a una ragazza cosacca, prese parte nel 1758 alla guerra dei Sette Anni contro la Prussia, in qualità di sottotenente, partecipando con successo alla battaglia di Bender sotto il comando del conte Pietro Panin, meritandosi un congedo per invalidità.
Dopo essere uscito dall’esercito, Pugacev si ritrovò alla sbando, conducendo una vera e propria vita da vagabondo, arrestato spesso con l’accusa, apparentemente infondata, di essere un disertore dell’esercito della zarina Caterina II.
Trovò rifugio presso i monasteri dei Vecchi Credenti, un movimento religioso russo che nel 1666/67 si oppose strenuamente alle scelte della gerarchia cristiano ortodossa russa, arrivando a separarsi con un deciso strappo in segno di protesta contro le riforme ecclesiastiche del patriarca Nikon, continuando a praticare gli antichi rituali antecedenti tali riforme.
I Vecchi Credenti accolsero l’ex soldato come un figliol prodigo e su di lui ebbero una fortissima influenza, tanto da essere probabilmente la scintilla che portò Pugacev ad autoproclamarsi zar Pietro III (defunto da tempo) e a guidare l’insurrezione dei cosacchi Jaik, la quale portò a una più vasta insurrezione nella regione del Basso Volga. Pugacev aveva le idee molto chiare: voleva rivestire il ruolo del defunto marito di Caterina II, spodestato con la violenza da quest’ultima e riparare a tutti i torti che tale governo aveva portato. Per far ciò Pugacev, forte della sua precedente esperienza militare, organizzò adeguatamente la sua milizia guerrigliera sul modello di quello della Zarina, rendendola persino più efficiente con una fitta rete di spionaggio e informazioni, resa possibile dalla costante collaborazione dei monaci dei Vecchi Credenti, che stilavano e portavano a destinazione tutte le missive dettate da Pugacev.
In tali missive, Pugacev esortava i contadini a unirsi a lui nella lotta contro Caterina II: dopo la vittoria tutti avrebbero avuto pane, sale e terreni.
Le truppe di Pugacev riportarono notevoli successi, aiutate forse dall’inefficienza dell’esercito di Caterina II, la quale – in una lettera al filosofo illuminista Voltaire – si riferì a essa come a uno scherzo di cattivo gusto. Davvero un’incauta visione da parte della zarina, visto che all’inizio del 1774 tutte le roccaforti sul Volga e sull’Ural erano in mano ai ribelli: la regnante pensò bene di mettere una taglia di 28.000 rubli sulla testa di Pugacev, vivo o morto.
Le forze armate di Pugacev, composte principalmente da reggimenti tartari e baschiri, dopo aver conquistato Kazan molto rapidamente durante la rivolta contro il governatore Von Brandt, misero a ferro e fuoco la regione, distruggendo e incendiando i monasteri, le chiese e la maggior parte delle industrie cittadine, con grande disappunto di Caterina II: chiunque si opponeva veniva ucciso pubblicamente dai ribelli.
Fu il conte Pietro Panin, sotto il quale Pugacev aveva militato durante il servizio militare, a organizzare la prima controffensiva efficace, ostacolato non poco dalla difficoltà dei trasporti nella regione del Basso Volga e da un esercito messo insieme in fretta e furia, mentre per mesi l’esercito di Pugacev riportava una vittoria dopo l’altra.
Inaspettatamente nell’agosto 1774, l’esercito guidato dal generale Ivan Ivanovic Mikhelson riportò una vittoria ai danni dei ribelli vicino alla cittadina di Caricyn, dove Pugacev dovette fare il conto con decine di migliaia di morti e prigionieri.
Dall’altro lato fu attaccato dall’esercito di Panin, il quale riprese la città di Pensa, infliggendo la sconfitta definitiva alla ribellione.
I suoi stessi compagni catturarono Pugacev mentre tentava la fuga attraverso i monti Urali e lo consegnarono a Panin per aver risparmiata la vita: Aleksandr Suvorov lo rinchiuse in una cassa metallica e lo mandò a Mosca, dove fu decapitato pubblicamente il 10 gennaio 1775.
Per approfondire:
Marco Natalizi,
«La rivolta degli orfani. La vicenda del ribelle Pugacev», Donzelli Editore

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 10 gennaio avevo, fra l’altro, queste ipotesi:
49 avanti Cristo: Cesare passa il Rubicone; 1634: una lettera di Descartes dopo il processo a Galilei; 1778: muore Linneo; 1856: Cavour regala terre sarde; 1859: nasce Francisco Ferrer (già in blog); 1862: muore Colt; 1946: prima assemblea Onu; 1961: muore Hammett (già in blog); 1870: Rockfeller fonda la Standard Oil; 1910: nasce Alioune Diop; 1917: muore Buffalo Bill; 1923: nasce Silvio Corbari; 1924: nasce Max Roach; 1927: «Metropolis»; 1936: Francia, programma del Fronte Popolare; 1975: arrestato Giorgio Canciani e tre giorni dopo Gianfranco Spadaccia, segretario del Partito Radicale… E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (
db)

 

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