Scor-data: 13 marzo 1983

El Salvador: Marianela García Villas, collaboratrice di Monsignor Romero, viene uccisa dal battaglione militare Atlacatl

di David Lifodi (*)

Marianela García Villas era una delle esponenti della Chiesa salvadoregna che aveva scelto l’opzione per gli oppressi di fronte al regime militare che, tra la fine degli anni ’70  e l’inizio degli anni ’80, aveva fatto precipitare in un buco nero El Salvador. Lavorava con i preti operai nei quartieri popolari del paese e denunciava i crimini della dittatura, finché non fu arrestata dall’esercito il 13 marzo 1983 mentre stava cercando di documentare l’utilizzo di armi chimiche da parte dei militari in chiave antiguerriglia: Marianela andò incontro prima alla tortura e poi alla morte.

Marianela García Villas è una voce profetica non solo della Chiesa salvadoregna, ma dell’intera America Latina: “Presto sentirete parlare di me perché mi ammazzeranno”, disse una volta. Sapeva bene quale sarebbe stata la sua fine: il suo assassinio avvenne un giorno prima che si recasse alla Commissione Onu, a Ginevra, per rendere pubblico il suo rapporto sulle violazioni dei diritti umani commesse dalle Forze Armate di El Salvador. Sulle sue tracce si era messo il terribile battaglione (para)militare Atlacatl, responsabile delle peggiori violazioni dei diritti umani del paese, tra cui il massacro di El Mozote del 17 gennaio 1982, quando un piccolo villaggio fu raso al suolo perché i suoi abitanti appoggiavano i guerriglieri del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (Fmln): Marianela fu catturata mentre stava cercando di mettere in salvo le vittime di un bombardamento aereo nel villaggio di Las Bermudas (nel Cuscatalan). La ragazza doveva sparire: aveva le prove che testimoniavano l’utilizzo di napalm e fosforo bianco responsabili della morte di centinaia e centinaia di campesinos salvadoregni. Inoltre, ci fu il tradimento del suo partito, la Democrazia Cristiana, da cui proveniva il presidente di El Salvador José Napoleon Duarte, il primo a volerla morta. Dal 1974 al 1976 la giovane religiosa fu deputata proprio della Democrazia Cristiana, ma la corrente progressista del partito fu messa presto in minoranza a vantaggio della potente ala borghese, di orientamento ultraconservatore e vicina a quella parte di clero fortemente reazionario che vedeva la Teologia della Liberazione come fumo negli occhi.  Quando Marianela divenne presidenta della Commissione dei Diritti Umani del suo paese, lasciò il partito e la Dc salvadoregna tirò un sospiro di sollievo. Pur molto giovane, era nata nel 1948, Marianela aveva cominciato presto a comprendere il dramma dell’ingiustizia sociale presente nel suo paese e ne aveva parlato durante i suoi viaggi in giro per l’Europa. Nel 1982 Marianela venne anche in Italia, parlò con alcuni deputati del Pci e, una volta giunta la notizia della sua morte, anche l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, partecipò ad una commemorazione che si svolse a Roma. Poco prima aveva lasciato il suo testamento in un intervento pubblicato sul quotidiano spagnolo El País: “Non ci importa se ci chiamano sovversivi, traditori della patria; non ci importano gli arresti e le vessazioni che abbiamo patito per difendere i prigionieri politici; non ci importano le distruzioni con le bombe delle nostre sedi e delle nostre case: continuiamo a lottare con la voce e con la penna, e con il pensiero angosciante che possa arrivare la morte”. Del resto, il mese di marzo è stato drammatico per i religiosi salvadoregni durante gli anni della guerra civile che ha insanguinato El Salvador fino al 1992: il 13 marzo 1977 padre Rutilio Grande, collaboratore di monsignor Oscar Romero, fu assassinato dal regime, che ordinò l’omicidio sull’altare dello stesso Romero il 24 marzo 1980. Il corpo di Marianela fu ritrovato presso l’obitorio di San Salvador crivellato di proiettili: la dittatura non vedeva di buon occhio né la sua attività investigativa (in qualità di avvocato aveva fondato l’Asociación Latinoamericana de Derechos Humanos e rappresentava una spina nel fianco per il regime riguardo ai diritti umani), né il suo lavoro con altri esponenti di spicco della Chiesa operaia salvadoregna, tra cui Ernesto Barrera (anch’esso ucciso dall’esercito, il 28 novembre 1978) e Alfonso Navarra (a cui i militari spararono a morte l’11 maggio 1977). Eppure la Chiesa ufficiale abbandonò Marianela, così come aveva fatto con Oscar Romero, Rutilio Grande e gli altri sacerdoti progressisti: solo nel 1978 la Chiesa salvadoregna denunciò “lo stato di persecuzione”, ma non mosse un dito di fronte al massacro di laici e religiosi impegnati per la giustizia sociale. Una volta Marianela disse: “Così muore, con grandezza, la gente comune nel Salvador: dandosi il cambio, senza pretese e senza fanfare, nel compito lasciato interrotto, aspettando il proprio turno”. Alla storia tragica di Marianela, definita “avvocato dei poveri, sorella degli oppressi e voce degli scomparsi”, si interessarono un intellettuale di prima grandezza come Raniero La Valle (all’epoca senatore della Sinistra Indipendente) e Linda Bimbi (latinoamericanista della Fondazione Internazionale Lelio Basso), che raccontarono la sua storia nel libro Marianella e i suoi fratelli: una storia latinoamericana (Presenze, 1983), basato sulle conversazioni avute con lei tra il 1981 e il 1982 durante i suoi viaggi di denuncia in Europa.

Le uniche armi di Marianela, pacifista convinta, erano una macchina fotografica e un registratore che documentavano l’orrore di El Salvador e la persecuzione nei confronti dei campesinos: riuscì a sensibilizzare il suo paese sul tema dei diritti umani e pagò con la vita il suo impegno a fianco degli emarginati e degli oppressi nonostante la sua provenienza da una famiglia benestante. Il ricordo di Marianela vive ancora oggi nel popolo salvadoregno.

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info.

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

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