Scor-data: 7 aprile 1803

Nasce Flora Tristan

di Giancarla Codrignani (*)

FloraTristan

Mi piacerebbe che Flora potesse visitare oggi la Francia e il Perù, venire da noi a fare due chiacchere. Magari insieme con Fourier, nato anche lui il 7 aprile. Lei era del 1803, nata in una famiglia che vantava una leggendaria discendenza da Montezuma; ma a Parigi non era ritenuta abbastanza “perbene” perché, a causa della mancata trascrizione del matrimonio dei suoi genitori, era “illegittima”. Per giunta, morto il padre, i conflitti diplomatici avevano comportato il passaggio dei beni peruviani ai parenti lontani e l’incameramento da parte della Francia di quelli spagnoli. Così la ragazza Flora, negli anni Venti del XIX, finì per andare a bottega da un incisore e – due secoli fa non era facile per una donna pensare di accedere a libere professioni – a 18 anni si adattò a sposare il padrone. Neppure allora era la soluzione giusta per una ragazza poco adattabile. Impossibilitata dalla legge a chiedere il divorzio, abbandonò il marito portando con sé i bambini per tornare a vivere con la madre e a lavorare come governante. Recuperata la relazione con lo zio paterno, si recò in Perù, Paese affascinante ma feudale, razzista, cattolico, corrotto, con pochi ricchi e troppi miserabili. Rientrò in Francia, confortata da un piccola rendita accordatale dallo zio peruviano e incominciò a scrivere articoli sulla sua esperienza di viaggio, poi raccolti in libro. Un libriccino in cui è possibile ravvisare il carattere della formazione personale fu «La necessità di fare accoglienza alle donne straniere» in cui proponeva un servizio di assistenza per le difficoltà del soggetto più vulnerabile dell’immigrazione, sapendo che per esempio in Perù le donne, a prescindere dalle classi sociali, godevano di maggior autonomia e in Francia sarebbero state peggio. Intanto il marito abbandonato non cessava di perseguitarla e di reclamare i figli: arrivò al femminicidio sparandole con la pistola. Flora si salvò e il tribunale condannò l’uomo a vent’anni: fu la liberazione, necessaria per potersi dedicare all’impegno sociale a favore delle donne e degli sfruttati. In un’esperienza, soprattutto conoscitiva, a Londra approfondì le condizioni di classe di una società che diventava industriale dividendo radicalmente i privilegi dei ricchi dalla miseria dei poveri e producendo lo sfruttamento dei bambini e la disperazione dei bordelli. Conobbe le prime organizzazioni operaie e socialiste e si rese conto che era lì la prospettiva di giustizia per riscattare le miserie del mondo. Senza illusioni sugli interventi positivi dei governi ma nemmeno sulle azioni unilaterali di lavoratori limitati dal corporativismo e privi di unità organizzativa, si fece portatrice dell’idea di una rivoluzione pacifica e moderata che emancipasse attraverso le battaglie di legalità. La borghesia francese si era emancipata con la rivoluzione usando le lotte dei lavoratori per prendere il potere per sé al posto dei re e i nobili. I lavoratori, che non avevano alleati, dovevano usare l’arma del diritto per essere «testa e braccio a se stessi».

Lei, che aveva scritto poco – pregevoli romanzi e memorie di viaggio – si fece editrice e a sue spese pubblicò «L’Union ouvrière» per diffondere le sue idee e risvegliare negli uomini e nelle donne la volontà di cambiare le cose senza le tradizionali contrapposizioni di forza che li avrebbero visti sconfitti anche quando si fossero illusi di aver vinto. L’ambito giuridico era quello più sicuro per realizzare conquiste, anche se lente e graduali rispetto all’impazienza del bisogno. Le «Promenades dans Londres» pubblicate nel 1840 anticiparono di pochi anni le idee di Engels e di Marx, anche se il giudizio sul sistema sociale liberale, per natura oppressivo, comportava per Flora un diverso progetto: l’assunzione collettiva di responsabilità di tutti «i lavoratori delle città e delle campagne, che non possiedono nulla, né terra né capitale né potere politico» per unirsi in un grande disegno emancipatorio, superando le divisioni del corporativismo «ibrido, meschino, egoistico e assurdo».

«Dipende quindi unicamente da voi sfuggire al labirinto di dolore, miseria e umiliazioni in cui deperite». Per dare vita al progetto ogni lavoratore e lavoratrice di ogni Paese avrebbero dovuto ogni anno versare una, anche piccola, quota associativa all’organizzazione operaia che, recuperando grandi somme, avrebbe potuto, in ogni Paese, costruire scuole gratuite e dare assistenza sanitaria garantita, pensione e cultura. Per assicurare la pace al sistema, la trasformazione sociale doveva essere autenticata dalla presenza in Parlamento di un “difensore del popolo”, un tribuno che presentasse proposte di legge per il riconoscimento dei diritti del lavoro, la cui superiore civiltà doveva prevedere anche le libertà individuali, il divorzio e l’abolizione della pena di morte. Ma soprattutto occorreva, all’interno stesso del movimento dei lavoratori, il riconoscimento delle donne come componente necessaria al rinnovamento sociale, perché le loro condizioni erano ancora peggiori di quelle degli uomini, essendo a parità di lavoro sottopagate. Si tratta di due liberazioni, quella dei lavoratori e quella delle donne, che debbono procedere assolutamente insieme, in democrazia.

Flora non era una teorica che si contentasse di pubblicare idee. Andava personalmente a sostenerle sulle piazze e nelle sale da conferenze, diffondeva opuscoli stampati a sue spese anche a dispetto degli interventi repressivi delle forze dell’ordine pubblico. Pubblicò un diario («Tour de France») delle sue esperienze in cui emerge la forza critica della sua personalità (contestava l’ipocrisia degli intellettuali ipocritamente democratici e dei politici socialisti solo a parole!) e la positività delle speranze che riponeva perfino nell’imprenditore, iniquo solo perché attaccato al denaro, ma soprattutto nel popolo che le dà “gioia” e che la segue e la seguirà anche quando morirà precocemente, nel 1844. L’accompagnerà in corteo nel suo funerale e le costruirà un monumento con scolpita la sua «union ouvrière».

Davvero, vorrei sapere che cosa penserebbe Flora di noi donne: sarebbe felice che abbiamo avuto riconoscimento e diritti? con chi farebbe amicizia? la Merkel? la Cristoforetti? la Schimborska? Che cosa direbbe della Sinistra che – non dal tempo della sua morte (1844) ma nemmeno da quella di Marx (1883) – procede senza mai domandarsi che cosa muta nel suo progetto mentre il mondo provvede di suo a cambiare ogni cosa, radicalmente? Sai che bello rifare un po’ di contabilità storica insieme e scoprire che, tutto sommato, non abbiamo fatto questo grande cambiamento, salvo la tv e il computer. Sono sicura che Flora direbbe che, se ci fossero stati ai suoi tempi, lei li avrebbe usati meglio.

(*) Come sa chi frequenta codesto blog ogni giorno – per due anni, cioè dall’11 gennaio 2013 all’11 gennaio 2015 – la piccola redazione ha offerto (salvo un paio di volte per contrattempi quasi catastrofici) una «scor-data» che in alcune occasioni raddoppiava o triplicava: appariva dopo la mezzanotte, postata con 24 ore di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; ma qualche volta i temi erano più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi.
Tanti i temi. Molte le firme (non abbastanza probabilmente per un simile impegno quotidiano). Assai diversi gli stili e le scelte; a volte post brevi e magari solo una citazione, una foto, un disegno… Ovviamente non sempre siamo stati soddisfatti a pieno del nostro lavoro. Se non si vuole copiare Wikipedia – e noi lo abbiamo evitato 99 volte su 100 – c’è un lavoro (duro pur se piacevole) da fare e talora ci sono mancate le competenze, le fantasie o le ore necessarie.

Abbiamo deciso – dall’11 gennaio 2015 che coincide con altri cambiamenti del blog, ora “bottega” – di prenderci un anno “sabbatico”, insomma un poco di riposo, per le «scor-date». Se però qualche “stakanovista” (fra noi o all’esterno) sentirà il bisogno di proporre una nuova «scor-data» ovviamente troverà posto in blog; come accade oggi con Giancarla Codrignani.

Nell’anno di intervallo magari cercheremo di realizzare il primo libro (sia e-book che cartaceo?) delle nostre «scor-date», un progetto al quale abbiamo lavorato fra parecchie difficoltà che per ora non siamo riusciti a superare. Ma su questa impresa vi aggiorneremo.

Però…

(c’è quasi sempre un però)

visto il “buco” e viste le proteste (la più bella: «e io che faccio a mezzanotte e dintorni?» simpaticamente firmata Thelonius Monk) abbiamo deciso di offrire comunque un piccolo servizio, cioè di linkare le due – o più – «scor-date» del giorno, già apparse in blog.

Speriamo siano di gradimento a chi passa di qui: buone letture o riletture

La redazione (in ordine alfabetico): Alessandro, Alexik, Andrea, Barbara, Clelia, Daniela, Daniele, David, Donata, Energu, Fabio 1 e Fabio 2, Fabrizio, Francesco, Franco, Gianluca, Giorgio, Giulia, Ignazio, Karim, Luca, Marco, Mariuccia, Massimo, Mauro Antonio, Pabuda, Remo, “Rom Vunner”, Santa, Valentina e ora anche Riccardo.

 

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

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