Scor-data: dal 17 febbraio 1943

Cagliari: centinaia di morti sotto le bombe “amiche”

di db (*)

Una quantità impressionante di sangue scende come un ruscello nei ripidi scalini che portano alla cripta. Il capo fabbricato che ha la chiave di quel rifugio non ha fatto in tempo ad aprire. Le persone in cerca di asilo vengono massacrate dagli “spezzoni”: grandi frammenti di metallo che prima di toccare terra volano in senso orizzontale tagliando, mutilando, uccidendo. Così nel febbraio ’43 le Fortezze Volanti statunitensi uccidono un centinaio di persone davanti alla cripta di santa Restituta nel centro di Cagliari.

Dopo 60 anni nello stesso luogo 19 attori-attrici non professionisti ritrovano memorie, parole, dolore, gesti, di quei giorni. In scena anche persone con i capelli bianchi ma che nella magia del teatro recuperano i pantaloncini corti o l’infausta divisa da Giovane fascista. L’angoscia per qualcuno che non si ritrova, il razionamento, le bugie del regime lette (a sbafo) sul quotidiano locale, le battute che si mescolano alla rabbia, al terrore, alla «incosciente spensieratezza dei bambini»… In chiusura una frase dell’«Unione sarda» datata 11 giugno 1940: «L’annuncio dell’Italia in guerra è stato accolto da Cagliari fascista con la fierezza e la serenità dei forti».

La sera del 29 luglio i cagliaritani si sono affollati nella cripta: stupiti i giovani, commossi tutti. E’ una tappa di «La guerra dentro casa», importante progetto dei Cada Die Teatro per recuperare la memoria perduta. La raccolta di testimonianze e questo primo «montaggio» teatrale – sarà replicato il 25 e 26 ottobre al teatro La Vetreria – sono opera di Pierpaolo Piludu (con la collaborazione scientifica di Giulio Angioni) che già portò in scena nel ‘97 «Quelli dalle labbra bianche» di Francesco Masala, una “Spoon River” dei sardi mandati a morire in Russia dalla follia del fascismo (anche «Sos Laribiancos», questo il titolo originale, torna in scena: il 16 agosto al festival jazz di Berchidda con Paolo Fresu dal vivo).

«Ancora in questi giorni sto raccogliendo testimonianze, alcune davvero agghiaccianti. Esiste una sorta di rimozione collettiva di ciò che accadde a Cagliari tra febbraio e maggio del ‘43 quando gli americani distrussero più del 70% della città; eppure pochi mesi dopo vennero accolti quasi da tutti come “i liberatori”. Mi piacerebbe parlare anche di questa amnesia» spiega Piludu.

Secondo le cifre ufficiali nel solo mese di febbraio a Cagliari morirono 416 persone. In realtà le vittime furono di più e tantissime le persone ferite, mutilate. Quasi tutti gli abitanti – in gran parte donne, bambini e vecchi – dopo i primi “spezzonamenti” e bombardamenti di febbraio decisero di abbandonare la città sfollando in paesi vicini e lontani.

Il progetto di ricerca è partito quasi senza sostegni; enti e amministrazioni, pur lodando l’iniziativa, non aiutano in alcun modo il lavoro di Piludu che sta raccogliendo in video le voci di tutti i testimoni. Solo l’Istituto etnografico di Nuoro e la cattedra di Antropologia di Cagliari danno una mano.

«Dopo 64 anni la maggior parte degli adulti sopravvissuti ai bombardamenti non c’è più. Sono ancora vive alcune migliaia di persone, “gli ultimi bambini e ragazzi del ‘43”. Bisogna fare in fretta» insiste Piludu: «soltanto loro possono testimoniare in prima persona cosa accadde in quei mesi a Cagliari. La loro voce può diventare un monito contro le guerre a venire».

Molti anziani raccontano che sino al 17 febbraio il suono degli allarmi e la corsa verso i rifugi sembrava solo un grande gioco; invece altri ricordano di avere vissuto con paura anche i primi passaggi di aerei nel 1941. Racconta Albina – in quei giorni aveva 5 anni – che un pomeriggio lei e la famiglia non fecero in tempo a correre al rifugio. Cercarono protezione vicino al muro portante e alla madre che teneva in braccio l’ultima nata, di due mesi. Ascoltarono il rombo delle Fortezze Volanti che sorvolavano a bassa quota la città, il fragore delle bombe e delle case vicine che crollavano. La loro abitazione non fu colpita ma il cuore della sorellina cessò di battere…

In quasi due anni la ricerca ha coinvolto 40 anziani. «A ogni testimone consegniamo un vecchio mattone chiedendo di riportarlo con una foto, un disegno, un breve pensiero o un piccolo oggetto che abbia un legame con le giornate del 1943» racconta Piludu. Nel teatro La vetreria a Pirri è stato allestito un set per le video-riprese dei racconti e sono stati filmati i luoghi ancora segnati dai bombardamenti. Tutto il materiale registrato sarà catalogato e archiviato. Per ogni testimone una scheda con i dati e, ove possibile, immagini degli anni ’40 relative a lui, alla famiglia e all’abitazione. Oltre allo spettacolo teatrale (quella del 29 luglio è una specie di “prima stesura”) verrà pubblicato un libro e sarà montato un documentario (40-50 minuti) con le storie più significative ma anche “micro-cortometraggi” (5 minuti al massimo) con alcuni registi sardi. Infine una mostra sulla città prima e dopo gli attacchi aerei ma anche una video-installazione con frammenti di vecchi filmati e foto di Cagliari degli anni ’40, immagini e voci dei testimoni. Una parte del materiale filmato verrà proposto nelle scuole.

BREVE NOTA

Questo mio articolo è uscito (al solito: parola più, parola meno) su «Liberazione», mi pare – conservo ordinatamente quasi tutto… tranne i miei articoli – il 30 luglio 2009. Mi è parso opportuno riprenderlo per le «scor-date».

Segnalo che domenica 17 febbraio 2013 un documentario racconterà quei giorni attraverso la memoria collettiva popolare: sarà presentato al teatro Massimo di Cagliari alle 10,30. Inoltre alle 13 andrà su Rai-3: si chiama «Cagliari 1943. Quando scappavamo col cappotto sul pigiama» di Pierpaolo Piludu, montaggio Marco Gallus, immagini in stop motion di Sabrina Anna Piras, regia Cristina Maccioni e Pierpaolo Piludu, sigla dei Crc Posse.   (db)

 

Redazione
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  • Massimo Ruggeri (Energu)

    Mi sarebbe piaciuto aver letto prima questo articolo e potuto così vedere il programma su Rai3. Nella stessa Sardegna è diffuso il luogo comune che la guerra sia passata solo di ‘striscio’. Tra l’altro nel luglio dello stesso anno anche Roma scoprì tragicamente di non essere inviolabile col bombardamento/mitragliamento di S.Lorenzo. -Energu-

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