Scor-date: 21, 22 e 24 giugno

 21 giugno di ogni anno

Le 7 stelle principali della costellazione delle Pleiadi sono in bella evidenza al principio dell’estate per scomparire prima dell’inverno. Per questo tanti popoli le considerano speciali e infatti esistono molti miti che le cantano: dagli antichi Greci sino a tribù pellerossa (amerinde o come preferite chiamarle) che pensavano di essere venute dalle Pleiadi. Come ha ricordato di recente un episodio di «Magico Vento» (il fumetto creato da Gianfranco Manfredi, già citato in codeste “scor-date”) cerimonie in onore delle Pleiadisi svolgevano sul pianoro di una montagna sacra, il Mato Tipi (o Devil’s Tower) che aveva la vetta mozzata e solcata sui fianchi da quelli che sembrano lunghi graffi; la leggenda vuole che li abbia fatti un orso gigantesco mentre inseguiva 7 capi indiani che poi fuggirono in cielo. Un altro mito irochese racconta che le Pleiadi erano 7 bambine mai stanche di ballare. Per chi vuole saperne di più (e sa l’inglese) c’è www.councilfire.com/sp/pleiades, consigliato da Manfredi.

Comunque con le Pleiadi entriamo in estate. Facciamo qualche buon proposito. Del tipo: prima dell’inverno buttiamo giù il governo.

 

22 giugno 1947

La banda Giuliano e altri pretesi “indipendentisti” il 22 giugno 1947 assaltano sedi del Pci e Camere del lavoro in molti Comuni palermitani e fanno strage a Partinico dove fra l’altro muore Giuseppe Casarrubea. Ma un suo omonimo (e parente) lavora oggi alla ricerca di verità che lo Stato ha voluto nascondere.

Poche e pochi navigano sul sito della Cia (neanche io, visto che ignoro l’inglese) a leggersi i documenti segreti che vengono regolarmente desecretati grazie al Freedom Act. Peccato perchè si toglierebbero certe illusioni sulla nostra sovranità ben più che “limitata” e sul ruolo degli Stati Uniti (e del Vaticano). Siccome alcuni di questi documenti non più segreti sono stati utilizzati per nuove ricerche storiche, è utile segnalare tre libri recenti, tutti pubblicati da Bompiani – fortunatamente in edizione economica – e scritti dallo storico siciliano che appunto porta il nome di Giuseppe Casarrubea: il primo lo ha scritto da solo, gli altri due con la collaborazione dell’argentino Mario Cereghino.

Il primo è uscito nel novembre 2005: «Storia segreta dalla Sicilia» (con il sotto-titolo “dallo sbarco alleato a Portella della Ginestra”). Libro impressionante che fa largo uso di documenti statunitensi e inglesi desecretati. Del resto un ex capo della Cia, William Colby, nelle sue memorie aveva placidamente ammesso: «L’Italia è stato il più grande laboratorio di manipolazione politica clandestina. Molte operazioni organizzate dalla Cia si sono ispirate all’esperienza accumulata in questo Paese e sono state utilizzate anche per l’intervento in Cile»; l’educata anzi asettica parola “intervento” va tradotta “sanguinoso golpe”. In questo libro sono agghiaccianti i documenti e le testimonianze sul Vaticano (in particolare la protezione a Junio Valerio Borghese; cfr pagina 231 ecc). L’ultima frase del libro ci ricorda come «la continuità fra vecchio regime (fascista) e nuovo Stato» sia una pesante ipoteca sull’Italia che stava nascendo.

Nell’aprile 2007 esce «Tango connection» ovvero “L’oro nazifascista, l’America latina e la guerra al comunismo in Italia 1943-1947”. I due autori tornano, con nuovi documenti, sul «patto scellerato, siglato nel dopoguerra, fra Cosa Nostra, eversione neofascista e intelligence americana» o per meglio dire statunitense. Ma anche qui abbondano uomini del Vaticano e ovviamente banchieri.

Terzo libro, uscito nel luglio 2009, è il voluminoso (490 pagine) «Lupara nera» col sotto-titolo “La guerra segreta alla democrazia in Italia 1943-1947”. 

24 giugno 1928
Al peso il romano Leone Jacovacci fa registrare 72 chili contro i 70 del milanese Mario Bosisio. E’ la rivincita fra i due ma soprattutto si sfidano due italiani con in palio il titolo europeo dei pesi medi. C’è poi un particolare puramente cromatico che non dovrebbe avere alcuna importanza ma che in epoca fascista ha il suo peso: la pelle di Leone è molto scura.
L’incontro si svolge a Roma il 28 giugno del 1928. Dopo un durissimo match vince, ai punti, Jacovacci.
E’ il quarto italiano ad aggiudicarsi un titolo europeo (il terzo nella categoria dei medi) ma il primo mulatto (meticcio o come vi pare) italiano a vincere un titolo sportivo. Il secondo “non bianco” a vincere un titolo nel pugilato (prima di lui il franco-senegalese Battling Siki). Ma anche se le orrende leggi razziali sono lontane dieci anni, la vittoria di Jacovacci apre una ferita nel fascismo, saldamente al potere. L’ala più razzista si scatena: contro ogni evidenza (ci sono i filmati Luce, così scomodi che in seguito verranno tagliati e ritoccati) la «Gazzetta dello sport» nega che il titolo sia meritato. Adolfo Cotronei, firma di punta della «Gazzetta» scrive che «tutte le ombre e tutto il nero non sono gradite alla mia psiche». Contro i meticci «degenerati», contro il «sangue negro» parte una campagna furibonda.
Come finirà? E’ una storia appassionante che consiglio di leggere per intero nel libro di Mauro Valeri: «Nero di Roma», pubblicato da Palombi nel 2008. Cose d’altri tempi. Ma rileggete quella frase sopra: «un particolare… che in epoca fascista ha il suo peso». Oggi dunque non conta. O sì?
UNA PICCOLA NOTA

care e cari, da quando è nato IL DIRIGIBILE (www.ildirigibile.eu) tengo una rubrica quotidiana (salvo sabato e domenica) di scor-date. Eccone qualcuna … se ve la siete persa. Per la scor-data del 23 giugno andate su codesto blog a rileggervi il mio pezzo sulle «piscinine» in sciopero a Milano … nel giugno 1902. Quella di oggi, 27 giugno, dunque è sul “Dirigibile”. (db)

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

  • Caro dibbì,

    alcune note sulle Pleiadi. Secondo i criteri dell’Unione Astronomica Internazionale, l’organismo di riferimento internazionale per l’astronomia, le Pleiadi non sono una costellazione, ma sono parte della costellazione del Toro. In questo contesto si dice che le Pleiadi sono un asterismo (o asterisma, non l’ho mai capito), cioè un disegno di stelle che ha un nome proprio, ma formalmente non è una costellazione. Questo ovviamente secondo i criteri scientifici attuali, che sono basati sulle culture occidentali.

    Le costellazioni come vengono comunemente intese oggi sono frutto di un lavoro di riordino fatto all’inizio del XX secolo dagli astronomi, per mettersi d’accordo una volta per tutte e tutti su dove cominciava una costellazione e finiva l’altra, qual era il suo nome etc. Infatti prima poteva capitare che un astronomo francese parlasse (invento) della costellazione di Re Luigi e un astronomo prussiano di quella di Kaiser Franz, per poi scoprire che si trattava della stessa costellazione…

    … Sì, perché le costellazioni, come noto, sono disegni con le stelle frutto della fantasia dell’umanità. Le stelle di una costellazione non sono davvero vicine tra loro nello spazio e non hanno nulla a che fare una con l’altra, tranne rarissimi casi.

    Anche l’idea di costellazione come disegno ha diverse interpretazioni. Quella più diffusa dice che la costellazione è il disegno che si forma unendo le stelle con linee, stile Settimana enigmistica. Per la scienza moderna invece è la regione di cielo che contiene le stelle del disegno e anche altre, intorno, che del disegno non fanno parte. Per i Greci, per esempio, certe stelle NON erano in nessuna costellazione, perché non appartenevano a nessun disegno. Per un astronomo di oggi ogni stella appartiene a una costellazione fissata.

    Ora, non so che significato abbia il termine costellazione nell’astronomia amerinda. Proprio perché sono costruzioni di fantasia. può benissimo essere, anzi lo trovo molto probabile, che le Pleiadi siano una costellazione per quella cultura. Questa nota pignola è per sottolineare che non lo sono per l’Unione Astronomica Internazionale e quindi non far brutta figura in società:

    http://www.iau.org/public/constellations/

    Per farmi perdonare ricordo che l’Unione Astronomica Internazionale ha anche deciso che stelle e costellazioni non potevano prendere nomi di personaggi della politica. Loro si riferivano a Re Luigi e Kaiser Franz, ma credo che anche i lettori di questo blog digiuni di astronomia possano apprezzare la lungiranza di quegli scienziati, per mestiere abituati appunto a guardare lontano, ma senza dimenticare quello che ci è vicino.

    Ora ho una riunione di lavoro, quando ho tempo aggjiungo un’altra noticella sulle Pleiadi.

    Grazie per la pazienza, Andrea

  • Caro dibbì,

    questa è una correzione seria. Leggo: “Le 7 stelle principali della costellazione delle Pleiadi sono in bella evidenza al principio dell’estate per scomparire prima dell’inverno”. In realtà le Pleiadi non scompaiono affatto prima dell’inverno, anzi sono ben visibili proprio durante l’inverno dell’emisfero boreale!

    In tarda estate compaiono all’alba, poco prima del sorgere del Sole. Man mano che si avvicina l’autunno l’ora in cui si alzano sopra l’orizzonte è anticipata; quando sarà inverno compariranno già al tramonto e saranno visibili per tutta la notte.

    Quando dalle nostre parti comincia l’estate, la Terra nella sua orbita attorno al Sole si trova in una posizione nello spazio da cui non possiamo vedere le Pleiadi, perché si trovano più o meno dietro al Sole. Sono cioè in cielo DI GIORNO: se spegnessimo il Sole con l’interruttore, le vedremmo in cielo anche all’ora di pranzo!

    La Terra gira attorno al Sole andando proprio nella direzione delle Pleiadi, per cui nella seconda parte dell’estate “sbucano” da dietro al Sole e quindi si vedono all’alba. Mentre la Terra prosegue il suo moto intorno al Sole, le Pleiadi compaiono sempre più prima dell’alba: nessun mistero, è la Terra che, spostandosi nello spazio, fa sì che dalla nostra posizione le vediamo sempre più distanti dal Sole. Finché arriva l’inverno, quando la Terra si troverà in un punto della propria orbita dal quale si vede, se mi permettete l’espressione, il Sole a sinistra e le Pleiadi a destra: non si possono vedere più insieme, anzi Sole e Pleiadi sono da parti opposte rispetto al nostro pianeta. Per questo motivo quando il Sole tramonta ecco, all’incirca, che sorgono le Pleiadi.

    (E viceversa. Lo sa bene Saffo, la poetessa greca che si lamentava delle sue notti solitarie cantando che “Tramontata è la luna e le Pleiadi / a metà del suo corso è la notte / il tempo passa e io dormo sola”. Un lettore normale è commosso dallo struggimento dell’artista per l’amante che non c’è, un astronomo invece pensa “Be’, sta in Grecia, è la fine dell’inverno, forse ha freddo e per quello non vuol dormire da sola”.)

    Poi la Terra continua la sua rivoluzione intorno al Sole e le Pleaidi passano nuovamente più o meno dietro al Sole: durante la primavera scompaiono nella luce del tramonto e poi più nulla, finché in tarda estate eccole comparire prima dell’alba. E la giostra continua.

    Quindi le Pleiadi ci faranno compagnia durante l’inverno. Questo non vuol dire che non ci si debba dedicare ai buoni propositi, ovviamente.

    Grazie per lo spazio concessomi e per un po’ non rompo più, Andrea

  • carissimo Andrea,
    ovviamente il tuo attacco pleiadico alla mia ignoranza (anzi: ignoranzità) costellare (costellazionesca?) ha colpito nel segno. Mai fidarsi della memoria, degli orsi e dei pellerossa. Così dando fondo ai miei ultimi risparmi (in pratica ho venduto un po’ di ori arrivatimi dal bisnonno Vercingetorige) sono corso in libreria e ho acquistato “L’ atlante delle costellazioni” (Zanichelli: 54,40 euri: mica noccioline) di Eckard Slawik e Uwe Reichert. Ora studio, così so tutto e posso osservare il cielo, mese per mese, senza vergogna. Per ringraziarti di avermi spinto a questo doloroso (economicamente) ma doveroso e piacevole (contrap-)passo ti dedico queste parole di Esiodo che aprono il libro. “Quando le stelle delle Pleiadi, nate da Atlante, si levano allora inizia a mietere, e ara quando tramontano. Se però Orione e Sirio sono arrivati in mezzo al cielo, e Aurora rosata guarda Arturo, allora… cogli e porta a casa l’uva” eccetera. Ecco quel che (mi) ci vuole: un po’ di uva. La pigierò e berrò alla tua salute. Grazie. Hic e niente nunc. (db)

  • Caro dibbì,

    conosco non pochi tra colleghe e colleghi che, dopo anni di attività di ricerca astronomica con borse borsine e borsette varie, insomma precari, sono stati lasciati a casa sul più bello, arrivederci e grazie. Non pochi hanno trovato posto nell’editoria scientifica, tra libri di testo per le scuole e volumi di divulgazione. Insomma, con quei 54,40 euri dimostri di voler ampliare il tuo orizzonte culturale e contribuisci al sostentamento di lavoratori della conoscenza: un gesto doppiamente meritorio. Sono io a ringraziarti e bevi un bicchiere di succo d’uva anche per loro.

    Un caro saluto a Esiodo, Andrea

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *